Fannie Flagg, Fried Green Tomatoes at the Whistle Stop Cafe

Fannie Flagg, Fried Green Tomatoes at the Whistle Stop Cafe, McGraw-Hill Book Company, New York 1988. 403 pagine.

Ho deciso di leggere questo libro quasi per caso, perché avevo sentito dire che era divertente. Ogni tanto ci vuole qualcosa di divertente, mi sono detta. Invece, come spesso mi accade, mi sono dovuta rendere conto del fatto che il concetto di libro/film/ecc. divertente è per me diverso da quello della maggior parte delle altre persone, o dei recensori e dei critici di sicuro. Questo libro non è affatto divertente, tranne in alcuni punti. Ma è bellissimo, perciò sono contenta dell’equivoco che si è venuto a creare, altrimenti non l’avrei mai letto.

Il libro è diviso in brevi capitoli che si alternano anche temporalmente. In alcuni di questi troviamo Evelyn Couch e Ninny Threadgoode, una donna grassa e bulimica di 48 anni e un’anziana signora di 86. Quest’ultima è ospite alla casa di riposo Rose Terrace, e piano piano lei ed Evelyn diventano amiche, anche loro in seguito a un equivoco. Evelyn infatti era andata a trovare sua suocera ma, non riuscendo più a sopportarla, se n’era andata nella stanzetta delle visite, dove questa donna di 86 anni aveva cominciato a parlarle della sua vita. All’inizio un po’ infastidita, Evelyn però la sta a sentire e ben presto diventeranno amiche per la pelle. In altri capitoli invece ci troviamo quasi sessant’anni prima, nel 1929, proprio durante la grande Depressione, quando Idgie Threadgoode e Ruth Jamison decidono di aprire un caffè nel paesino di Whistle Stop, Alabama. Alternati a questi ci sono colonne dal giornale di Whistle Stop e da altri giornali della zona, e così via fino a ricostruire un quadro completo della situazione di Idgie e Ruth nel 1929 e anni seguenti.

Il libro è bellissimo sia perché è scritto divinamente, cosa che oggi non si può dire di moltissimi libri, sia perché affronta con grande leggerezza temi importanti. Come il razzismo nel profondo Sud americano degli anni Venti e Trenta, con il Ku Klux Klan che minaccia e uccide le persone di colore e quelli che li aiutano. Che minaccerà anche Idgie, colpevole di dare da mangiare ai neri dalla porta sul retro del suo caffè. Altro tema importante, direi centrale, è la relazione fra Idgie e Ruth, che viene raccontata con estrema delicatezza senza mai nominare la parola “omosessualità”. Idgie si innamora di Ruth a 16 anni, tanto che ha delle reazioni estreme quando lei decide di tornare a casa sua in Georgia (e qui Flagg affronta anche la paura dell’abbandono, e lo fa in maniera magistrale). In seguito le due riusciranno a riunirsi e addirittura cresceranno un figlio assieme, un’idea che deve essere sembrata rivoluzionaria nel 1929, eppure tutti le trattano come una famiglia di fatto normalissima. Certo, il bambino chiama Ruth “mamma” e Idgie “zia”, ma di fatto sono due mamme, cosa che non si può negare.

E come dicevo questi temi così importanti e anche pesanti sono trattati con estrema leggerezza e delicatezza. Ci si arrabbia con Idgie quando le persone di colore vengono trattate in maniera diversa rispetto ai bianchi, ci si emoziona con lei quando Ruth torna da lei e dichiara che le starà sempre al fianco. E ci si emoziona in tanti altri momenti che non voglio rivelare. Non è un libro divertente, è casomai un libro struggente, dolcemente triste, che scuote veramente nel profondo pur non volendo fare proclami.

In italiano è stato pubblicato da BUR con il titolo Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop, e ne è stato tratto un film nel 1991 dal titolo Pomodori verdi fritti alla fermata del treno.

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