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Gustave Flaubert, Madame Bovary

Gustave Flaubert, Madame Bovary (tit. originale Madame Bovary), Newton Compton, Roma 1993. Traduzione di Ottavio Cecchi.

Sì, ma non era felice, non lo era mai stata. Di dove veniva quella insufficienza della vita, quell’istantaneo imputridirsi delle cose alle quali si appoggiava? Se in qualche parte del mondo c’era un essere forte e bello, un’anima coraggiosa, piena, a un tempo, d’esaltazione e di raffinatezza, un cuore di poeta sotto forma d’angelo, lira dalle corde di bronzo che mandasse verso il cielo epitalami elegiaci, perché, dunque, non dovrebbe incontrarlo? Oh, era impossibile! E niente valeva la pena di una ricerca. Tutto era menzogna! Ogni sorriso nascondeva uno sbadiglio di noia, ogni gioia celava una maledizione, ogni piacere il suo disgusto, e i migliori baci lasciavano sulle labbra soltanto l’irrealizzabile desiderio di una voluttà più alta.

Ho letto questo libri pochi mesi dopo aver letto Anna Karenina. Quello mi è piaciuto di più, ma in questo mi sono identificata meglio. Intendiamoci, io non faccio né ho mai fatto né mai mi sognerei di fare nessuna delle cose fatte da Madame Bovary, ma quel senso di vuoto esistenziale, di infinita di noia, di mancanza di piacere, mancanza di interesse, nulla cosmico, è qualcosa che mi è molto noto. Che io non metta in pratica degli agiti allo stesso modo di Emma Bovary è del tutto indifferente, di fatto conosco quella sensazione.

Perciò no, non credo che Emma Bovary sia una donna vana, anche se certo fa di tutto per sembrarlo. Né è una donna annoiata nel senso comune del termine. È, piuttosto, una donna che conosce e soffre la Noia, con la N maiuscola, nel senso cioraniano del termine. Quel vuoto di tutto, vuoto di senso, vuoto assoluto, che ti divora da dentro. E che può avere le conseguenze più svariate: può diventare voglia di scomparire, di non fare niente, può diventare fame di cibo, fame d’amore, come in Emma: fame d’amore e fame di lusso. Emma Bovary ha fame, fame di riempire quel vuoto, che non riuscirà mai a colmare perché non è ad essa esterno, ma interno. Un vuoto interno, niente potrà mai colmarlo, per quanto ci si possa provare, e per forza, se non lo si sa affrontare, porta a conseguenze nefaste. A meno che non si abbia la calma e feroce rassegnazione di un Cioran, che vive la vita divorato dal vuoto della Noia, eppure la vive sempre, fino alla fine. Ma Emma Bovary non è certo Cioran.

Emma Bovary è a tratti insopportabile, a tratti fa pena (nel senso di compassione), ma sempre le sono stata vicina, proprio per tutti questi motivi. Anna Karenina, che a questo romanzo di Flaubert è molto vicino, è scritto in modo più magistrale, se così posso osare di dire, è privo di difetti, perfetto, compiuto, più di Madame Bovary. Ma Madame Bovary è un personaggio a tutto tondo, perfetto a sua volta, più umano di Anna Karenina. A mio modesto parere. Perciò, due romanzi grandissimi, in certo modo simili, eppure diversi.

Gilbert Sinoué, Erevan (Egitto)

Gilbert Sinoué, Erevan, J’ai lu, Paris 2010. 380 pagine, 7,60 €.

Non avevo mai letto nulla di Gilbert Sinoué, famoso scrittore francese nato e cresciuto in Egitto, e ho voluto cominciare con questo suo libro che in italiano è tradotto da Neri Pozza con il titolo di Armenia. Come sapete, i libri sul genocidio armeno mi interessano molto: mi interessavano già da prima, ma tanto più dopo essere stata in Armenia e avere conosciuto questo popolo straordinario. Tra l’altro nel 2015 ricorre il centesimo anniversario del genocidio, il cui inizio si fa tradizionalmente risalire al 24 aprile, giorno del rastrellamento di centinaia di intellettuali, poi brutalmente uccisi.

Sinoué ci parla di tutto questo: parte dalla presa della Banca Ottomana nel 1896 da parte di un commando di giovani armeni, parla del prepararsi e dello svolgersi del genocidio del 1915, e narra infine l’operazione Nemesi, con la quale alcuni rappresentanti armeni hanno deciso di eseguire da sé le condanne a morte in contumacia a cui sono stati condannati i responsabili del genocidio.

Non mi stancherò mai di dire che non si parlerà mai troppo di questo genocidio, considerato il primo del Novecento, quello a cui Hitler si ispirò per la distruzione degli Ebrei d’Europa. Il genocidio forse meno conosciuto della storia dell’umanità, eppure uno fra i più cruenti. Non se ne parlerà mai abbastanza se è vero che ad oggi soltanto 20 Paesi (fra cui l’Italia) lo hanno riconosciuto ufficialmente. Non se ne parlerà mai abbastanza se è vero che a tutt’oggi in Turchia esiste una legge che prevede il carcere per chi osi solo parlare di genocidio armeno. Dunque i libri, che siano romanzi o saggi, che si leggeranno e si divulgheranno su questo argomento non saranno mai troppi.

Sinoué parla magistralmente di questo evento oscurissimo della storia mondiale recente. Il suo è un vero e proprio romanzo storico ben documentato, tanto che alla fine c’è un elenco di personaggi del libro che sono realmente esistiti e hanno avuto parte attiva nelle vicende descritte, nonché delle note storiche e una bibliografia ragionata. Non so se tutto questo è stato mantenuto nell’edizione italiana, ma spero di sì. Se si può rimproverare qualcosa a Sinoué è di essere un po’ troppo frettoloso in alcuni passaggi, ma si perdona facilmente questo difetto nella scrittura.

Un libro ovviamente terrificante, come lo sono tutti i libri sull’argomento e su altri genocidi; ci ho messo dunque un po’ a leggerlo, perché non potevo superare certe piccole dosi di crudeltà giornaliere. Lo consiglio vivamente a tutti, per quanto mi riguarda è fra i libri più belli letti quest’anno.

Libri dalla Francia

Anatole France, Il delitto di Sylvestre Bonnard, Sylvestre Bonnard“A Christmas Tale…”
La definizione, proposta a vario titolo dai commentatori, suona assolutamente congrua per Il delitto di Sylvestre Bonnard, così lontano dalle cupe atmosfere del naturalismo trionfante al tempo della sua prima pubblicazione. Il protagonista ci appare in pantofole e vestaglia all’apertura dell’azione, la Vigilia di Natale, intento a contendere al gatto Amilcare il miglior posto accanto al caminetto acceso. Otto anni dopo, sarà la vigilia di San Silvestro a vedere lo scioglimento del dramma che si recita nella prima parte dell’opera, un dramma nel quale l’amore per i libri ha un ruolo determinante. Così determinante che è sembrato interessante e piacevole completare questa edizione del romanzo con un erudito e brillante saggio di Joseph Rosenblum che identifica e scheda i preziosi volumi realmente esistenti che figurano nella immaginaria biblioteca di Bonnard.
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2013/12/31/anatole-france-il-delitto-di-sylvestre-bonnard-francia/

Anatole France, L’isola dei pinguini, Isbn: Anno mille, più o meno. Un vecchio monaco quasi cieco sbarca su un’isola bretone popolata da pinguini. Scambiandoli per esseri umani, li battezza tutti. Per rimediare all’errore, Dio e i santi decidono di concedere ai volatili «un’anima, però di piccola taglia». Peccato che dalla conversione in poi, i pinguini sviluppino avidità e invidia, prepotenza e conformismo, ambizioni e pudori (il primo pinguino vestito viene violentato da un diavolo travestito da prete). A partire da questo antefatto, Anatole France traccia la storia di Pinguinia come controcanto amaro, rivelatore e irresistibilmente comico, dell’evoluzione dell’Europa dal Medioevo fino alla Rivoluzione industriale. Uno dei migliori romanzi satirici del Novecento, capace di fare arrabbiare i cattolici e infuriare i borghesi, amato da Conrad, Benjamin e Jung. Pubblicato per la prima volta nel 1908, è stato per lungo tempo considerato il capolavoro di Anatole France e paragonato a classici come La fattoria degli animali di Orwell e Il mondo nuovo di Huxley.

Anatole France, La rivolta degli angeli, Meridiano Zero: Su Parigi piovono angeli. Ogni giorno qualche puro spirito, disgustato dalla monotonia della beatitudine, abbandona il cielo, s’incarna e vive come un parigino di inizio ‘900 (è questa l’epoca del romanzo). Non sono messaggeri divini, ma personaggi alla Wim Wenders: hanno deciso, come i suoi angeli sopra Berlino, che è più interessante cavarsela da soli sulla terra piuttosto che durare eternamente nella contemplazione divina. Un avido banchiere, un musicista bohémien, un’anarchica affascinante: sono tutti angeli, anche se nessuno fra gli uomini lo sospetta. È una sorta di invasione degli ultracorpi, pacifica fino a quando Arcade, bellissimo angelo custode, non concepisce un folle progetto: rovesciare Dio, ripetere l’impresa tentata da Lucifero prima che il tempo avesse inizio. Sono stati i libri a perdere Arcade: ne ha divorati a migliaia nella biblioteca del suo custodito, il giovane aristocratico Maurice d’Esparvieu. Tanta scienza gli ha insegnato che il mondo non è la valle di lacrime descritta dai preti e ha suscitato in lui un’inestinguibile sete di vendetta contro il Dio uno e trino. Ma a Parigi è difficile pensare solo alla guerra: ci sono troppe belle donne disponibili ad avventure galanti; ci sono i loro innamorati da sfidare a duello; c’è la polizia da cui scappare, perché per un angelo è facile essere scambiato per un rivoluzionario…

Emile Zola, Teresa Raquin, Garzanti: La disperazione non si era mai abbattuta con tanto furore su un essere umano. La sinistra verità bruciò con l’impeto in un lampo negli occhi della paralitica e s’insediò in lei con la ferocia senza scampo della folgore. Se avesse potuto alzarsi in piedi, vomitare l’orrore che l’afferrava alla gola, maledire gli assassini del figlio, avrebbe sofferto meno. Invece, dopo aver ascoltato, dopo aver compreso, era condannata a rimanere immobile, chiusa nel silenzio, a custodire quel dolore scoppiante: non aveva scampo.
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2014/01/16/emile-zola-therese-raquin/

Emile Zola, Il ventre di Parigi, Garzanti: I famosi mercati generali parigini, Les Halles, sono il grande protagonista del romanzo, «un gigantesco ventre di metallo, inchiavardato, saldato, fatto di legno, vetro e ferro». Questa moderna “natura morta”, livida di odori penetranti, di montagne di cibo, di sensazioni violente, scena di duri contrasti tra opulenza e miseria, fa da contorno alle vicende di due fratelli. Uno è un rivoluzionario radicalgiacobino, rinchiuso alla Cayenne per tentativi insurrezionali e rientrato clandestinamente a Parigi; dall’Impero ha avuto solo deportazione e fame. L’altro è un agiato charcutier delle Halles, impegnato nell’ascesa sociale; l’Impero lo ha soggiogato, schierandolo nella piccola borghesia mercantile, corrotta dal denaro e dall’arrivismo.

Tutti i libri di Emile Zola: http://it.wikipedia.org/wiki/%C3%89mile_Zola#Opere

Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe, Bompiani: Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano.)

Tutti i libri di Antoine de Saint-Exupéry: http://it.wikipedia.org/wiki/Antoine_de_Saint-Exup%C3%A9ry#Opere

Jean-Paul Sartre, La nausea, Einaudi: Dopo aver viaggiato a lungo, Antoine Roquentin si stabilisce a Bouville, in uno squallido albergo vicino alla stazione, per scrivere una tesi di dottorato in storia. La sera, si siede al tavolo di un bistrot ad ascoltare un disco, sempre lo stesso: Some of These Days. La sua vita ormai non ha più senso: il passato è abitato da Anny, mentre il presente è sempre più sommerso da una sensazione dolce e orribile, insinuante, che ha nome Nausea. Un romanzo trasgressivo e ricchissimo, sempre attuale, che ci restituisce il disagio del mondo in agonia alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Il libro più libero di Sartre, il più disinteressato e il più appassionato insieme.
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2006/01/27/la-nausea-2/

Jean-Paul Sartre, Il muro, EinaudiIl muroLa cameraErostratoIntimitàInfanzia di un capo: cinque racconti che mettono a nudo il coraggio e la viltà di fronte alla vita.
Morte, follia, impotenza, perversione e menzogna: è intorno a questi temi che si snodano le esistenze dei protagonisti del libro. Il muro della cella contro cui vanno a sbattere i pensieri di tre condannati a morte, le pareti delle stanze che chiudono tragici misteri sessuali e delittuosi, il gesto clamoroso di Erostrato contro il mondo, l’inutile ricerca di una nuova vita di Lulù e infine la tormentata coscienza di Lucien Fleurier sono i tanti frammenti di una realtà allucinata. Uscito per la prima volta nel 1947 in Italia, dove fu denunciato per oltraggio al pudore e sequestrato, Il muro è considerato l’opera di narrativa più inquietante di Jean-Paul Sartre.

Tutti i libri di Jean-Paul Sartre: http://it.wikipedia.org/wiki/Jean-Paul_Sartre#Opere

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, Newton Compton: Alla ricerca del tempo perduto è uno dei grandi capolavori della letteratura del Novecento. Attraverso le pagine di  quest’opera monumentale, articolata in sette romanzi (Dalla parte di SwannAll’ombra delle fanciulle in fioreI GuermantesSodoma e GomorraLa PrigionieraAlbertine scomparsa e Il Tempo ritrovato), ci viene rivelata un’intera società, nell’arco di tempo che va dal 1880 al 1920. Protagonista assoluta è l’aristocrazia, colta nel momento in cui si conclude la sua splendida parabola. Tutti i personaggi sono sostanzialmente dei vinti, a ognuno il tempo ha sottratto qualcosa. Soltanto la memoria sembra sopravvivere alla sua tirannia e solo nell’arte è possibile trovare un compenso al disordine del mondo.

Muriel Barbery, L’élégance du hérisson

Muriel Barbery, L’élégance du hérisson, Gallimard, Paris 2006. 414 pagine, 7,60 euro.

L’eleganza del riccio, caso letterario del 2007, mi capitò fra le mani in francese all’unico incontro di bookcrossing che io abbia fatto in Lussemburgo. Finora non mi ero mai sentita abbastanza a mio agio con il francese da leggerlo, ma ora mi sono voluta cimentare, anche se è stato un po’ faticoso.

Le storie sono due: quella di Renée, 54 anni, grassottella e dall’alito pesante, portinaia in un palazzo di ricchi, e quella di Paloma, 12 anni, aspirante suicida e abitante nel suddetto palazzo. Le due storie parallele, che a un certo punto si intrecceranno, vengono raccontate parallelamente in prima persona dalle due protagoniste, differenziate anche da caratteri tipografici diversi.

Tutto è abbastanza noioso finché non compare Kakuro Ozu, un ricco giapponese che acquista l’appartamento del quarto piano e fa irruzione, con la sua dolcezza e saggezza, nella vita di Renée e di Paloma, giungendo a farle incontrare e a far nascere un’amicizia tra di loro.

Da quando compare Kakuro Ozu, dunque, il libro si riscatta e diventa più interessante, anche molto delicato e profondo, volendo. Per me parlare di caso letterario è davvero un’esagerazione, il libro non è stupendo, però è carino e si legge volentieri. Il finale mi ha rattristato, ma in fondo era l’unico finale possibile, e dà molto valore al romanzo.

Consigliato per passare un po’ di tempo in compagnia di una piacevole lettura, non se cercate un libro bellissimo e sensazionale.

* Il romanzo sul sito dell’editore italiano.
* Una recensione.
* Una bella intervista alle due traduttrici italiane.

Dai Sijie, Balzac et la Petite Tailleuse chinoise (Cina)

Dai Sijie, Balzac et la Petite Tailleuse chinoise, Gallimard, Paris 2000. 229 pagine.

Il narratore, di cui non viene mai detto il nome, e il suo amico Luo sono due ragazzi di diciannove anni, che vengono inviati in un campo di rieducazione in montagna in seguito alla Rivoluzione culturale. Alla rieducazione infatti venivano inviati tutti gli studenti del liceo e anche i ragazzi che, come i protagonisti di questo romanzo, non avevano fatto il liceo ma erano figli di cosiddetti “nemici del popolo” o di “borghesi”.

Nel villaggio sperduto in montagna i due faranno amicizia con il Binoclard (nell’edizione italiana il Quattrocchi), detto così perché porta gli occhiali, e scopriranno per caso che questi possiede una valigia piena di libri occidentali proibiti – gli unici libri non proibiti sono infatti quelli di chiaro stampo comunista, quindi dall’Occidente vengono solo i libri di Enver Hoxha. Dopo varie peripezie riusciranno a rubare la valigia e potranno così finalmente leggere. Leggere servirà loro anche a conquistare l’amicizia, per il narratore, e l’amore, per Luo, della Piccola Sarta, una bellissima ragazza che vive in un villaggio vicino. All’inizio del romanzo la Piccola Sarta non era che una bellissima montanara, in seguito diventa una ragazza colta, fino al sorprendente finale.

Il libro non parla tanto dei campi di rieducazione (sebbene l’argomento venga certo affrontato) quanto dell’amore per la lettura e dell’amore tout court. Un libro bello, scritto con una prosa elegante (il libro è originariamente scritto in francese da questo autore cinese che vive in Francia ormai da anni). Non bellissimo come ho sentito dire tante volte, ma comunque una lettura piacevolissima. Faccio fatica a pensare che possa entrare nella storia della letteratura, ma comunque è stato scritto da quasi 15 anni e la sua fama non accenna a diminuire.

Il libro è pubblicato in italiano da Adelphi con il titolo Balzac e la Piccola Sarta cinese.

* Dai Sijie su Wikipedia (in inglese).
* Un’intervista a Dai Sijie (in francese).
* Alcuni passi del libro su TecaLibri.
* Una recensione su Lankelot.
* Un’altra recensione.
* Il film tratto dal libro per la regia dello stesso autore.

[Questo post è pubblicato anche sul blog delle letterature altre.]