Stephen King, Insomnia

Stephen King, Insomnia, Hodder & Stoughton, 2010. Pubblicazione originale 1994.

Mi sono approcciata a questo libro pensando di leggere un horror, invece, se si eccettua l’ultimo terzo, di horror non ha niente. Lo ascriverei piuttosto al genere soprannaturale. Tuttavia ciò non dovrebbe togliere nulla al godimento della lettura, perché a me il soprannaturale in letteratura piace molto.

Parto subito col dire che il libro mi è piaciuto abbastanza, ma è ben lontano dal fare il botto. È un romanzo con parti molto filosofiche, ci si interroga sullo Scopo e sul Caso presenti nelle vite umane, e c’è anche un argomento che dopo quasi trent’anni è ancora di estrema attualità, ovvero il tema dell’aborto. Viene data voce sia ai pro-life che ai pro-choice, ma i primi sono rappresentati come dei pericolosi esaltati (come in effetti spesso sono).

Mi interessava molto questo libro perché io stessa ho sofferto di insonnia grave una decina di anni fa, ma era del tipo classico, ovvero quello nel quale non riesci a prendere sonno se non verso l’alba. L’insonnia di Ralph invece è diversa, è di un tipo più raro: si sveglia sempre più presto la mattina, benché la sera riesca ad addormentarsi alla solita ora.

Quello che mi è piaciuto molto è la scelta di creare due protagonisti (e molti comprimari) avanti con gli anni, intorno alla settantina e in qualche caso anche di più. Ci sono anche personaggi più giovani, ma i principali sono anziani. È una scelta molto interessante e sviluppata egregiamente, perché questi personaggi non vengono rappresentati come simpatici vecchietti, ma come persone a tutto tondo, che non si vergognano di provare dolore e anche di amare. Penso che questo sia l’aspetto più riuscito del romanzo. Inoltre il finale è eccellente, ma chiaramente non posso svelare niente.

Per il resto, l’ho trovato troppo filosofico e troppo psichedelico per i miei gusti, molto allucinatorio. E anche troppo lungo (circa 900 pagine nella mia versione). Quindi prende la sufficienza ma non va oltre.

Infine, una nota: pare che in questo romanzo ci siano moltissimi riferimenti ad altri libri di King, ma credo di non averne colti molti perché, ahimè, finora non ho letto tanti suoi libri. Belle però le citazioni/omaggi al Signore degli Anelli.

Elizabeth Kostova, The Historian (Il discepolo)

Elizabeth Kostova, The Historian, Time Warner Books, 2005.

Ero molto incuriosita da questo romanzone di 700 pagine: ora posso dire di essermi tolta la curiosità, ma senza grande soddisfazione. Per carità, bel libro, ma niente di eccezionale.

La struttura è abbastanza particolare: abbiamo la narratrice che riporta la narrazione del padre, che riporta la narrazione di altri personaggi tra cui il professor Rossi, e questi personaggi a volte riportano anch’essi altre narrazioni. Ma non ci si perde, è comunque facile da seguire.

La narratrice è un’adolescente all’epoca dei fatti e da adulta decide di raccontare questa storia che è poi la storia del padre. Un giorno il padre trova fra i suoi libri in biblioteca uno strano libro che ha tutte le pagine bianche, eccetto le due centrali, dove è raffigurato un drago che è però una mappa. All’epoca dei fatti il padre della narratrice è un giovane storico che studia in una prestigiosa università del New England (possiamo supporre Harvard) sotto la supervisione del professor Rossi, con il quale parlerà della strana scoperta. Da qui hanno inizio le sue avventure in giro per l’Europa.

Sostanzialmente è un romanzo sulla storia di Dracula, quello vero, ovvero Vlad Țepeș, detto Dracula. Vissuto in Valacchia nel Quattrocento, è detto l’Impalatore a causa della sua passione per impalare i suoi nemici o anche semplicemente chi gli risultava in qualche modo antipatico. Ci sono ovviamente cenni al romanzo di Bram Stoker, ma questo libro si incentra sulla figura storica di Dracula e non su quella stokeriana. Chiaramente anche qui si parla di vampiri e Dracula lo è a tutti gli effetti.

Non me la sento di consigliarlo necessariamente agli appassionati di vampiri romanzeschi, quanto piuttosto agli appassionati di storia, che credo ne ricaveranno grande godimento dato che questo romanzo è completamente focalizzato sulla Storia come disciplina, nonché ambientato nel mondo accademico.

Un buon romanzo gotico, ma niente di imperdibile.

Madeline Miller, Circe

Madeline Miller, Circe (tit. originale Circe), Marsilio. Traduzione dall’inglese di Marinella Magrì.

Madeline Miller ci porta a riscoprire la figura di Circe, che conosciamo in particolare grazie all’Odissea di Omero. È vero, Circe è la maga che trasforma in porci i compagni di Odisseo e che poi si innamora di lui, ma nel libro di Miller è tanto più di questo. Assistiamo infatti alla sua storia a partire dalla sua nascita, anzi addirittura dal matrimonio fra i suoi genitori, la ninfa Perseide e il dio del sole Elios.

Circe è una bambina bruttina e dalla voce simile a quella di un gabbiano, che poi scopriamo essere semplicemente più simile a quella di un mortale che a quella di una dea. Verrà sempre mal considerata dai genitori e dalla famiglia, proprio per queste sue caratteristiche la rendono tanto diversa da una dea e dalle sue cugine ninfe. Quando si scopre che Circe è una maga (un essere per il quale all’epoca non c’era ancora un nome, perché Circe insieme ai suoi fratelli è stata la prima) e che ha usato consapevolmente il proprio potere per mutare un mortale in un dio e una ninfa in un mostro, la dea viene esiliata in un’isola deserta, Eea. Qui troverà un ricco palazzo e sarà la regina dell’isola, fino a fare diversi incontri, tra cui quello con Odisseo non è che uno dei tanti, sebbene senz’altro fra i più importanti.

L’autrice rappresenta Circe come una donna prima ancora che come una dea, e come una maga prima che come una dea. Circe sembra avere infatti molto di magico e poco di divino. È un personaggio a tutto tondo che è lontano dalla malvagia trasformatrice di uomini in porci a cui siamo abituati. Ha commesso delle azioni malvagie, sì, ma lo ha spesso fatto per legittima difesa, e comunque alla base resta sempre una donna straordinaria e un personaggio che è veramente difficile non amare.

Mi sono piaciuti moltissimo il personaggio, la storia, la scrittura e anche la traduzione. Penso che non potrò esimermi dal leggere altro di questa autrice, che oltre al famoso La canzone di Achille ha scritto anche Galatea. E se ve lo steste chiedendo, Miller sa assolutamente il fatto suo e non scrive a vanvera. Un libro molto consigliato.

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Nuovi orizzonti di lettura: fantasy mitologico.

George Barr McCutcheon, Brewster’s Millions – 1902

George Barr McCutcheon, Brewster’s Millions, pubblico dominio.

Monty Brewster diventa milionario quando suo nonno muore lasciandogli in eredità un milione di dollari. Inaspettatamente, poco dopo riceve una nuova eredità, questa volta da sette milioni di dollari. Ma le cose non saranno semplici per lui. L’anziano zio del Montana era il fratello della madre di Brewster, ma lui si era quasi dimenticato di questo parente con cui non aveva alcun contatto. I termini del testamento sono a dir poco bizzarri: l’anziano zio odiava il nonno di Monty e quindi la sua condizione è che, al compimento del ventiseiesimo anno, Monty abbia speso fino all’ultimo centesimo il milione lasciatogli dal nonno. Ma di nuovo, le cose non saranno semplici per Monty Brewster, dato che dovrà farlo in maniera per quanto possibile giudiziosa, dimostrando di essere comunque un bravo uomo d’affari. Sembra un po’ una contraddizione chiedere che il giovane rimanga in possesso solo dei vestiti che indossa, ma che al contempo spenda il suo milione in modo giudizioso, eppure proprio questa è la condizione posta dallo zio. Un amico fidato dello zio avrà il compito di vigilare sul nipote affinché i termini del testamento siano rispettati alla lettera, e solo allora potrà consegnargli i sette milioni di dollari.

Seguono le peripezie di Monty, che dovrà cercare tutti i modi possibili e immaginabili per spendere questa immensa quantità di soldi (sono tanti anche oggi, ma ricordiamoci che stiamo parlando dell’inizio del Novecento). La cosa più difficile è che gli è proibito parlarne con chicchessia, perciò gli amici e tutti gli altri non possono che considerarlo un pazzo dedito alle più folli stravaganze.

Il romanzo mi è piaciuto molto ma se devo essere sincera lo avrei visto meglio come racconto, perché dopo un po’ le spese pazze di Monty risultano un poco noiose. Inoltre ci sono momenti di grande razzismo ma dobbiamo sempre ricordare che il libro è stato scritto nel 1902, quando la sensibilità e la consapevolezza erano enormemente diverse da quelle di adesso.

Nel complesso, pur essendo sostanzialmente un libro sui soldi e su un riccone (che però ha un cuore e degli amici che gli vogliono davvero bene), l’ho trovato estremamente gradevole e mi sento di consigliarlo. Non mi risulta, purtroppo, che sia stato tradotto in italiano.

Tad Williams, Otherland. City of Golden Shadow

Tad Williams, Otherland. City of Golden Shadow, DAW.

I capitoli di questo libro si alternano seguendo vari personaggi in storylines diverse che solo verso la metà capiamo essere interconnesse tra loro. Prima di capire come queste varie storie si intrecciassero, quella che suscitava in me un interesse di gran lunga maggiore era la storia di Renie e !Xabbu.

Renie è una giovane donna sudafricana il cui fratello, Stephen, finisce inspiegabilmente in coma. Il padre è un alcolizzato, la madre è morta e tutto il peso della responsabilità ricade su Renie. Giovane insegnante al Politecnico di Durban, si occupa di realtà virtuale (VR) e uno dei suoi studenti è il boscimano !Xabbu. In questa storyline non solo veniamo a comprendere come funziona la realtà virtuale in questo prossimo futuro (il libro è stato pubblicato nel 1996 e dovrebbe essere ambientato meno di cento anni dopo), ma scopriamo anche una civiltà a noi lontanissima come quella dei boscimani. Relegati ai margini del mondo, emarginati sia dai bianchi che dai neri, sono tuttavia il popolo più antico dell’Africa e forse addirittura fra i più antichi del mondo. Grazie a !Xabbu veniamo a conoscenza di molte delle tradizioni, della cultura e dei problemi di questo popolo ed è una parte interessantissima della storia.

Altra storia interessante ma intricatissima è quella di Paul Jonas, che vediamo proprio all’inizio del libro impegnato in trincea nella prima guerra mondiale. In seguito sembrerà spostarsi tra vari mondi, vagando come un uomo che ha perso la memoria di tutto, se stesso compreso.

Ci sono poi Orlando/Thargor e il suo compare Fredericks/Pithlit, che vivono in un mondo fantasy in qualche modo di tolkieniana memoria. Inizialmente la loro storia mi ha discretamente annoiato perché non era quello che mi aspettavo da questo libro, ma andando avanti i loro personaggi finiscono per farsi simpatici, reali e piacevoli.

Abbiamo poi la piccola Christabel e il suo amico, l’anziano Sellars. I genitori della bambina non vogliono che frequenti l’anziano uomo, ma Christabel disobbedisce e lo farà a suo rischio e pericolo.

Poi ci sono varie divinità che sono quelle che mi hanno più dato sui nervi, ma che si rivelano avere un’importanza di primo piano nella storia. Si tratta di divinità egizie, con Osiride a capo di tutte, e capiamo ben presto che sono uomini ricchi e potenti che giocano a fare gli dei nella realtà virtuale. Ma il loro è molto più di un semplice gioco…

In questo mondo prossimo futuro, la realtà virtuale è omnipervasiva e ci troviamo di fronte a un vero e proprio metaverso che per alcuni finisce quasi per sostituire la vita reale (RL). I motivi di questa sostituzione sono vari, ma quello che conta è che in questo mondo e in ogni parte del mondo tutti si dividono tra RL e VR e quest’ultima ha ovunque e per chiunque un’importanza fondamentale. Vedere fino a che punto si spinga l’immersione in questi mondi simulati è straniante se lo guardiamo con gli occhi di oggi, quando la realtà virtuale, la realtà aumentata, il multiverso e i giochi di ruolo online sono una realtà. Sono ovviamente tutte cose in cui non c’è niente di male, ma come tutte le cose, quando sono portate all’estremo come succede in questo mondo iniziano i problemi.

Questa è la prima parte di una tetralogia dal titolo Otherland, dove Otherland è uno dei mondi simulati, quello più realistico che sia mai stato creato, quello a cui tutti i personaggi del romanzo aspirano e quello che sarà la risposta a tutto. Come tutte le saghe ha un problema (per me): ogni libro è lunghissimo (questo ha 851 pagine nella mia edizione ebook) e finisce in cliffhanger pazzeschi, per cui il desiderio è teoricamente non aspettare neppure un attimo prima di iniziare il prossimo libro. Abbiamo tutti in mente Il trono di spade, no? Ecco, il mio problema è che non riesco mai a finire un libro e iniziare subito il successivo della saga, perché ho sempre bisogno di prendermi pause a volte anche sostanziali. Comunque proseguirò sicuramente.

In definitiva, il libro mi è piaciuto molto e, sebbene abbia senz’altro il difetto di dilungarsi a volte eccessivamente, è comunque ben scritto e avvincente. Purtroppo non è stato tradotto in italiano, ma se leggete in inglese e vi piace la fantascienza/fantasy (difficile ridurlo a un unico genere, direi che sia piuttosto una commistione tra i due) ve lo consiglio.

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Nuovi orizzonti di lettura: cyberpunk.