Alexander McCall Smith, Morale e belle ragazze

Alexander McCall Smith, Morale e belle ragazze (tit. originale Morality for Beautiful Girls), Guanda, 2014. Pubblicazione originale 2001. Traduzione dall’inglese di Stefania Bertola.

I libri della serie di Precious Ramotswe sono spesso considerati dei gialli cozy (ovvero «un giallo ridotto all’osso, ambientato all’interno di una casa o di un piccolo paese. L’uso della violenza è minimo», come spiegato qui), anche se in realtà di giallo hanno ben poco.

Come nei primi due libri della serie, anche in questo ci sono varie trame che potremmo considerare “gialle”, ma nel senso lato del termine, mentre l’enfasi viene posta sull’ambientazione e soprattutto sui personaggi.

Per chi non conoscesse la serie, Precious Ramotswe è la proprietaria e fondatrice della Ladies’ Detective Agency N. 1, ovvero la prima agenzia investigativa del Botswana gestita da donne. Insieme a lei c’è la fida segretaria, la signorina Makutsi, mentre un altri personaggio importante è il signor JLB Matekoni, promesso sposo della signora Ramotswe. Tutti questi personaggi, e anche quelli minori, sono abbastanza macchiettistici ma simpatici, sembrano un po’ dei sempliciotti e tuttavia mentre si legge si vorrebbe quasi averli per amici nella vita reale.

Il Botswana, paese in cui sono ambientati i libri, svolge un ruolo importante ed è descritto come il miglior paese dell’Africa, quello nel quale le cose vanno meglio. La descrizione che ne fa l’autore è certamente edulcorata, eppure non manca di sottolineare alcune problematiche come ad esempio lo sfruttamento dei domestici, figlio dello schiavismo praticato in precedenza nel paese. Tuttavia, il lettore non può che innamorarsi del Botswana.

In questo libro le trame sono quattro: la prima e principale è quella di un importante membro del governo che vorrebbe smascherare un’avvelenatrice presente nella sua famiglia; poi c’è la depressione di JLB Matekoni; quindi un bambino che viene ritrovato e che non si sa chi sia e da dove venga; infine un conocorso di bellezza e moralità per ragazze. Sono tutte storie semplicistiche, che si risolvono in maniera sbrigativa e inverosimile per l’eccessiva fretta con cui giungono a soluzione. Eppure il libro è gradevole e credo sia perfetto per chi sia in cerca di una lettura leggera leggera. Tra l’altro questo terzo capitolo della serie mi è piaciuto più degli altri due. (Per chi fosse curioso/a, qui c’è la mia recensione al primo romanzo della serie).

Ottima la traduzione di Stefania Bertola, seppure con due o tre scivoloni, di cui uno mi ha fatto accapponare la pelle (si presuppone che una professionista che lavora con la lingua italiana sappia che il verbo “c’entrare” non esiste). Tuttavia, promossa.

Ngaio Marsh, Enter a Murderer (Delitto a teatro)

Ngaio Marsh, Enter a Murderer, St. Martin’s Press, edizione originale 1935.

Come dicevo poco tempo fa, dopo aver letto il primo libro della serie dell’ispettore Roderick Alleyn ho voluto proseguire quasi subito con il secondo (che in Italia è stato pubblicato da Elliot con il titolo Delitto a teatro). Questo secondo episodio è altrettanto e forse più gradevole del primo. Ha forse una marcia in più rispetto al primo titolo, in quanto la risoluzione del giallo è più credibile e meno “assurda” (bisogna essere sinceri e ammettere che nel primo libro c’era una certa dose di assurdità nella risoluzione). Alleyn risulta un personaggio un poco più sfaccettato e inoltre l’ambientazione teatrale mi è piaciuta molto, essendo io un’appassionata di teatro. Inoltre c’è da dire che il fatto che i sospettati fossero quasi tutti attori o comunque tutta gente di teatro ha reso le cose ancora più interessanti, dal momento che tutte queste persone sono abituate a recitare, il che viene molto comodo quando c’è un’accusa di omicidio.

Molto interessante anche lo svolgimento dell’omicidio: durante una rappresentazione teatrale uno dei personaggi viene ucciso da un altro personaggio, utilizzando ovviamente pallottole finte e un botto fuori scena. Ma questa volta, quando casualmente anche l’ispettore Alleyn è fra gli spettatori, la rappresentazione è particolarmente realistica. Le pallottole infatti sono vere e si inizia così a cercare il vero assassino, che non necessariamente deve coincidere con l’attore che ha premuto il grilletto. Chi ha scambiato le pallottole finte con quelle vere?

Sicuramente si sente la maturazione di Marsh come scrittrice di gialli classici e sono convinta che nel corso della serie l’autrice maturerà sempre più, perciò andrò sicuramente avanti. Tra parentesi, i libri della serie sono ben 32, quindi c’è un bel po’ da leggere!

Fred Vargas, L’uomo dei cerchi azzurri

Fred Vargas, L’uomo dei cerchi azzurri (tit. originale L’homme aux cercles bleus), Einaudi. Traduzione di Yasmina Mélaouah.

Fred Vargas mi era stata consigliata anni fa, ma direi che non ci siamo, almeno con questo primo libro. L’antipatia che ho provato per Adamsberg e per Mathilde è stata così forte da non permettermi di apprezzare davvero il libro. Sembrano due svampiti o due scemi dall’aria trasognata, a scelta, invece sono due personaggi di enorme successo ognuno nel proprio campo (Adamsberg come poliziotto e Mathilde come oceanografa) e mi chiedo proprio come sia possibile. Ho trovato invece molto interessante il personaggio di Danglard.

Parigi viene riempita di innocui cerchi azzurri che qualcuno traccia nei vari arrondissements durante la notte. Ma Adamsberg, che a quanto pare ha un intuito tale da sapere e capire sempre tutto, sa che quei cerchi e l’uomo che li traccia non sono affatto innocui. Trasudano cattiveria. Mmm? Comunque, infatti dopo un po’ ci sarà il primo omicidio, una donna sgozzata all’interno di un cerchio. Ovviamente il nostro commissario riuscirà a risolvere il caso, ma non alla maniera dei gialli classici, bensì con il semplice intuito. Non alla Sherlock Holmes, proprio con intuizioni scese quasi dal cielo.

C’è da dire che l’autrice scrive bene, il che ha salvato un po’ il romanzo, e forse sarà proprio questo a spingermi a dare un’altra chance ad Adamsberg, ma certamente non a breve.

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Questa volta mi sono buttata sul genere crimine, che frequento spesso, quindi ho avuto gioco facile nella scelta del libro.

Ngaio Marsh, A Man Lay Dead (Giochiamo all’assassino)

Ngaio Marsh, A Man Lay Dead, HarperCollins.

Ngaio Marsh è considerata una delle regine del giallo all’inglese, anzi l’ho addirittura trovata descritta come “l’imperatrice del crimine”. Eppure se non fosse stato per i miei amici anglofoni su Goodreads non ne avrei mai sentito parlare, sicuramente ignoranza mia. Essendo un’amante dei gialli ho dunque deciso di provare a leggere qualcosa di questa acclamata (all’estero) autrice. Questo libro, che secondo Wikipedia è stato pubblicato in Italia nel 1956 con il calzante titolo Giochiamo all’assassino, è il primo romanzo della serie con protagonista l’ispettore Roderick Alleyn. Non so quanto sia reperibile il titolo in italiano, ma se vi capita tra le mani leggetelo perché è molto carino.

Ci troviamo in una dimora di campagna, proprietà di Sir Hubert Handesley, che ha deciso di dare uno dei suoi soliti e famosi piccoli party tra amici. Sono feste molto popolari e in questo caso si farà il “Murder Game”, cioè come dice il titolo italiano si giocherà all’assassino. In cosa consista questo gioco è presto detto: durante la cena il maggiordomo farà scivolare in mano a uno degli ospiti un biglietto dove lo si designa come assassino, poi in una certa fascia oraria questa persona dovrà scegliere una vittima e quindi spegnere le luci e suonare il gong. Così gli altri potranno iniziare un “processo” in cui cercheranno di individuare il colpevole. Molto divertente, no? Solo che in questo caso la vittima sarà vera. Quando si riaccenderanno le luci, una persona sarà stata effettivamente uccisa. L’ispettore Alleyn di Scotland Yard verrà chiamato a risolvere il delitto.

La trama è molto semplice e classica (il libro è del 1934, quindi in piena golden age del romanzo giallo all’inglese), perciò non dovete aspettarvi un libro con gli effetti speciali, però l’ho trovato gradevole sebbene con qualche pecca. Del resto è il primo libro dell’autrice, quindi ci sta che non sia perfetto. Sicuramente proseguirò con la serie, infatti ho già il secondo e il terzo che mi aspettano.

Nota di colore: l’autrice è neozelandese ma il romanzo è ambientato in Inghilterra ed è squisitamente inglese. Del resto, se non ho capito male, Ngaio Marsh ha studiato in Inghilterra, quindi conosceva le ambientazioni che poi è andata a utilizzare.

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Il giallo è un genere che bazzico praticamente da quando ho cominciato a leggere, quindi non è stato difficile scegliere e leggere un libro per la mia “sfida” di leggere più narrativa di genere.

Alessia Gazzola, L’allieva

Alessia Gazzola, L’allieva, Longanesi.

Avevo già letto il prequel di questa serie e l’avevo trovato abbastanza carino da voler leggere la serie vera e propria. Nel breve commento a quel libro avevo scritto che la giovane età della protagonista si sentiva, «con tutte le sue imbranataggini e le smaniette per il bel dottore». In questo primo romanzo della serie, invece, Alice è una specializzanda e dovrebbe quindi essere più adulta, ma le imbranataggini e le smaniette rimangono, pare che non sia cresciuta di una virgola.

Alice Allevi è una specializzanda in medicina legale e un giorno si trova ad affrontare il cadavere di una ragazza che aveva conosciuto il giorno prima. Dire che l’avesse conosciuta è esagerare un po’, perché si erano solo parlate in un negozio, ma pare che tanto sia bastato ad Alice per “affezionarsi” a Giulia. Ne nasce una vera ossessione per il caso, che la porta a fare una gaffe dietro l’altra, pur con le sue mille intuizioni.

Diciamoci la verità: Alice è un personaggio antipatico, non una macchietta che ispira simpatia con la sua goffaggine. Alice è imbranata e sembra fiera di esserlo. Non si applica, neanche sul lavoro, ma ha comunque buone intuizioni, almeno ogni tanto. Ha poi una storia d’amore con un uomo che la coinvolge moltissimo ed è forse la parte più gradevole del romanzo, sebbene anch’essa risulti un po’ forzata.

Tutto sommato, non è sicuramente il mio genere, ma mi ha fatto passare qualche ora piacevole di puro svago (anche se a volte la tentazione di prendere a testate la protagonista è stata forte) e in questo momento ci voleva. Forse andrò avanti con la serie.

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Nuovi orizzonti di lettura: chick-lit.