Madeline Miller, Circe

Madeline Miller, Circe (tit. originale Circe), Marsilio. Traduzione dall’inglese di Marinella Magrì.

Madeline Miller ci porta a riscoprire la figura di Circe, che conosciamo in particolare grazie all’Odissea di Omero. È vero, Circe è la maga che trasforma in porci i compagni di Odisseo e che poi si innamora di lui, ma nel libro di Miller è tanto più di questo. Assistiamo infatti alla sua storia a partire dalla sua nascita, anzi addirittura dal matrimonio fra i suoi genitori, la ninfa Perseide e il dio del sole Elios.

Circe è una bambina bruttina e dalla voce simile a quella di un gabbiano, che poi scopriamo essere semplicemente più simile a quella di un mortale che a quella di una dea. Verrà sempre mal considerata dai genitori e dalla famiglia, proprio per queste sue caratteristiche la rendono tanto diversa da una dea e dalle sue cugine ninfe. Quando si scopre che Circe è una maga (un essere per il quale all’epoca non c’era ancora un nome, perché Circe insieme ai suoi fratelli è stata la prima) e che ha usato consapevolmente il proprio potere per mutare un mortale in un dio e una ninfa in un mostro, la dea viene esiliata in un’isola deserta, Eea. Qui troverà un ricco palazzo e sarà la regina dell’isola, fino a fare diversi incontri, tra cui quello con Odisseo non è che uno dei tanti, sebbene senz’altro fra i più importanti.

L’autrice rappresenta Circe come una donna prima ancora che come una dea, e come una maga prima che come una dea. Circe sembra avere infatti molto di magico e poco di divino. È un personaggio a tutto tondo che è lontano dalla malvagia trasformatrice di uomini in porci a cui siamo abituati. Ha commesso delle azioni malvagie, sì, ma lo ha spesso fatto per legittima difesa, e comunque alla base resta sempre una donna straordinaria e un personaggio che è veramente difficile non amare.

Mi sono piaciuti moltissimo il personaggio, la storia, la scrittura e anche la traduzione. Penso che non potrò esimermi dal leggere altro di questa autrice, che oltre al famoso La canzone di Achille ha scritto anche Galatea. E se ve lo steste chiedendo, Miller sa assolutamente il fatto suo e non scrive a vanvera. Un libro molto consigliato.

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Nuovi orizzonti di lettura: fantasy mitologico.

George Barr McCutcheon, Brewster’s Millions – 1902

George Barr McCutcheon, Brewster’s Millions, pubblico dominio.

Monty Brewster diventa milionario quando suo nonno muore lasciandogli in eredità un milione di dollari. Inaspettatamente, poco dopo riceve una nuova eredità, questa volta da sette milioni di dollari. Ma le cose non saranno semplici per lui. L’anziano zio del Montana era il fratello della madre di Brewster, ma lui si era quasi dimenticato di questo parente con cui non aveva alcun contatto. I termini del testamento sono a dir poco bizzarri: l’anziano zio odiava il nonno di Monty e quindi la sua condizione è che, al compimento del ventiseiesimo anno, Monty abbia speso fino all’ultimo centesimo il milione lasciatogli dal nonno. Ma di nuovo, le cose non saranno semplici per Monty Brewster, dato che dovrà farlo in maniera per quanto possibile giudiziosa, dimostrando di essere comunque un bravo uomo d’affari. Sembra un po’ una contraddizione chiedere che il giovane rimanga in possesso solo dei vestiti che indossa, ma che al contempo spenda il suo milione in modo giudizioso, eppure proprio questa è la condizione posta dallo zio. Un amico fidato dello zio avrà il compito di vigilare sul nipote affinché i termini del testamento siano rispettati alla lettera, e solo allora potrà consegnargli i sette milioni di dollari.

Seguono le peripezie di Monty, che dovrà cercare tutti i modi possibili e immaginabili per spendere questa immensa quantità di soldi (sono tanti anche oggi, ma ricordiamoci che stiamo parlando dell’inizio del Novecento). La cosa più difficile è che gli è proibito parlarne con chicchessia, perciò gli amici e tutti gli altri non possono che considerarlo un pazzo dedito alle più folli stravaganze.

Il romanzo mi è piaciuto molto ma se devo essere sincera lo avrei visto meglio come racconto, perché dopo un po’ le spese pazze di Monty risultano un poco noiose. Inoltre ci sono momenti di grande razzismo ma dobbiamo sempre ricordare che il libro è stato scritto nel 1902, quando la sensibilità e la consapevolezza erano enormemente diverse da quelle di adesso.

Nel complesso, pur essendo sostanzialmente un libro sui soldi e su un riccone (che però ha un cuore e degli amici che gli vogliono davvero bene), l’ho trovato estremamente gradevole e mi sento di consigliarlo. Non mi risulta, purtroppo, che sia stato tradotto in italiano.

Tad Williams, Otherland. City of Golden Shadow

Tad Williams, Otherland. City of Golden Shadow, DAW.

I capitoli di questo libro si alternano seguendo vari personaggi in storylines diverse che solo verso la metà capiamo essere interconnesse tra loro. Prima di capire come queste varie storie si intrecciassero, quella che suscitava in me un interesse di gran lunga maggiore era la storia di Renie e !Xabbu.

Renie è una giovane donna sudafricana il cui fratello, Stephen, finisce inspiegabilmente in coma. Il padre è un alcolizzato, la madre è morta e tutto il peso della responsabilità ricade su Renie. Giovane insegnante al Politecnico di Durban, si occupa di realtà virtuale (VR) e uno dei suoi studenti è il boscimano !Xabbu. In questa storyline non solo veniamo a comprendere come funziona la realtà virtuale in questo prossimo futuro (il libro è stato pubblicato nel 1996 e dovrebbe essere ambientato meno di cento anni dopo), ma scopriamo anche una civiltà a noi lontanissima come quella dei boscimani. Relegati ai margini del mondo, emarginati sia dai bianchi che dai neri, sono tuttavia il popolo più antico dell’Africa e forse addirittura fra i più antichi del mondo. Grazie a !Xabbu veniamo a conoscenza di molte delle tradizioni, della cultura e dei problemi di questo popolo ed è una parte interessantissima della storia.

Altra storia interessante ma intricatissima è quella di Paul Jonas, che vediamo proprio all’inizio del libro impegnato in trincea nella prima guerra mondiale. In seguito sembrerà spostarsi tra vari mondi, vagando come un uomo che ha perso la memoria di tutto, se stesso compreso.

Ci sono poi Orlando/Thargor e il suo compare Fredericks/Pithlit, che vivono in un mondo fantasy in qualche modo di tolkieniana memoria. Inizialmente la loro storia mi ha discretamente annoiato perché non era quello che mi aspettavo da questo libro, ma andando avanti i loro personaggi finiscono per farsi simpatici, reali e piacevoli.

Abbiamo poi la piccola Christabel e il suo amico, l’anziano Sellars. I genitori della bambina non vogliono che frequenti l’anziano uomo, ma Christabel disobbedisce e lo farà a suo rischio e pericolo.

Poi ci sono varie divinità che sono quelle che mi hanno più dato sui nervi, ma che si rivelano avere un’importanza di primo piano nella storia. Si tratta di divinità egizie, con Osiride a capo di tutte, e capiamo ben presto che sono uomini ricchi e potenti che giocano a fare gli dei nella realtà virtuale. Ma il loro è molto più di un semplice gioco…

In questo mondo prossimo futuro, la realtà virtuale è omnipervasiva e ci troviamo di fronte a un vero e proprio metaverso che per alcuni finisce quasi per sostituire la vita reale (RL). I motivi di questa sostituzione sono vari, ma quello che conta è che in questo mondo e in ogni parte del mondo tutti si dividono tra RL e VR e quest’ultima ha ovunque e per chiunque un’importanza fondamentale. Vedere fino a che punto si spinga l’immersione in questi mondi simulati è straniante se lo guardiamo con gli occhi di oggi, quando la realtà virtuale, la realtà aumentata, il multiverso e i giochi di ruolo online sono una realtà. Sono ovviamente tutte cose in cui non c’è niente di male, ma come tutte le cose, quando sono portate all’estremo come succede in questo mondo iniziano i problemi.

Questa è la prima parte di una tetralogia dal titolo Otherland, dove Otherland è uno dei mondi simulati, quello più realistico che sia mai stato creato, quello a cui tutti i personaggi del romanzo aspirano e quello che sarà la risposta a tutto. Come tutte le saghe ha un problema (per me): ogni libro è lunghissimo (questo ha 851 pagine nella mia edizione ebook) e finisce in cliffhanger pazzeschi, per cui il desiderio è teoricamente non aspettare neppure un attimo prima di iniziare il prossimo libro. Abbiamo tutti in mente Il trono di spade, no? Ecco, il mio problema è che non riesco mai a finire un libro e iniziare subito il successivo della saga, perché ho sempre bisogno di prendermi pause a volte anche sostanziali. Comunque proseguirò sicuramente.

In definitiva, il libro mi è piaciuto molto e, sebbene abbia senz’altro il difetto di dilungarsi a volte eccessivamente, è comunque ben scritto e avvincente. Purtroppo non è stato tradotto in italiano, ma se leggete in inglese e vi piace la fantascienza/fantasy (difficile ridurlo a un unico genere, direi che sia piuttosto una commistione tra i due) ve lo consiglio.

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Nuovi orizzonti di lettura: cyberpunk.

Glenn Cooper, Il debito

Glenn Cooper, Il debito (tit. originale The Debt), Nord. Traduzione dall’inglese di Barbara Ronca.

Non avevo mai letto niente di Glenn Cooper e ho scoperto questo libro grazie al mio gruppo su Goodreads, con il quale in questo bimestre stiamo leggendo dei libri sulla Città del Vaticano. La scrittura di questo autore mi è piaciuta molto e penso che senz’altro approfondirò la sua conoscenza. Ottima anche la traduzione di Barbara Ronca, davvero impeccabile.

In Italia questo libro è stato pubblicato come il secondo della serie di Cal Donovan, ma seguendo l’ordine di pubblicazione originale è in realtà il terzo e ultimo.

A Cal Donovan è stato concesso l’accesso illimitato alla sterminata biblioteca degli Archivi del Vaticano e il professore di Harvard ne approfitta per fare le proprie ricerche su un cardinale vissuto nell’Ottocento. Nel corso delle sue ricerche, però, si imbatte in un documento che porta alla luce un debito contratto dall’allora Stato Pontificio con la banca ebrea dei Sassoon nel 1848. Un prestito ottenuto con la violenza e il ricatto, che il Vaticano non ha mai ripagato. Papa Celestino VI, che con la sua lotta alla corruzione e la sua attenzione per i poveri ricorda Papa Francesco, si interessa a quel debito e chiede a Cal di indagare più a fondo. Ma non tutti nella Curia vogliono che il professore si intrometta in un vecchio affare della Chiesa e vorrebbero che Celestino mettesse da parte il suo interesse per la questione…

Il romanzo mette in evidenza la corruzione e l’attaccamento allo status quo di molti alti prelati del Vaticano, contrapposti alla bontà di Papa Celestino che vorrebbe riportare la Chiesa allo spirito originario del Vangelo, che esorta ad aiutare i poveri.

L’ho trovato interessante e ben scritto, un po’ alla Dan Brown a quello che ne so di quell’autore (che in realtà non ho mai letto). Quindi un po’ inverosimile, forse, ma sicuramente intrigante e che si fa leggere d’un fiato.

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Ho letto questo libro come parte del mio tentativo di ampliare i miei orizzonti di lettura avvicinandomi di più alla narrativa di genere. In questo caso, la mia lettura riguarda il genere thriller.

AA. VV., Doorway to Dilemma

AA. VV., Doorway to Dilemma. Bewildering Tales of Dark Fantasy, British Library, 2019.

La British Library pubblica anche dei libri e, tra questi, ha una bellissima serie chiamata Tales of the Weird, che io bramo ardentemente e che collezionerei tutta se fosse possibile. Per ora ne ho tre volumi e il primo che ho comprato è questo. Tales of the Weird, come dice il nome stesso, è una serie di libri del genere weird fiction, di cui più volte mi è capitato di parlare. Si tratta perlopiù di raccolte di racconti (è in questo formato che la weird fiction “old school” ha dato il meglio), molto spesso racconti “dimenticati” o comunque meno noti.

Mike Ashley, il curatore di questa raccolta, chiama la weird fiction “dark fantasy”. Infatti, la weird fiction è un genere fantastico con forti caratteristiche “nere” e spesso soprannaturali, bizzarre e quasi sempre “dark”, per l’appunto. Tuttavia, sebbene sia un bellissimo termine, lo ritengo fuorviante perché molto spesso viene usato per riferirsi ad altro, com’è spiegato qui. La weird fiction non ha niente o quasi niente a che vedere con il fantasy così come lo intendiamo comunemente, ma si avvicina piuttosto all’horror, sebbene non possa del tutto identificarsi con esso.

Come in tutte le raccolte di racconti, anche in questo caso la qualità delle singole storie è altalenante, ma il giudizio finale dell’intera antologia è positivissimo.

Ci sono due racconti che da soli meriterebbero l’intero prezzo del libro. Il primo è The Mysterious Card, con il suo seguito The Mysterious Card Unveiled, di Cleveland Moffett. Se volete potete leggere qui la prima storia e qui il sequel. Nel primo racconto, un uomo americano si rammarica di non conoscere il francese: un giorno, in vacanza a Parigi, una donna gli consegna un biglietto scritto in questa lingua e dunque per lui indecifrabile. Seguono vari tentativi di farsi tradurre il biglietto da varie persone, ma l’unico risultato è fare del nostro protagonista un reietto, abbandonato da tutti. Nel secondo racconto il mistero viene svelato e non lo immaginereste mai.

L’altro racconto che ho adorato è The New Mother di Lucy Clifford, che può essere letto per intero in questo sito dedicato al weird. Si tratta di una favola che somiglia molto a quelle dei fratelli Grimm. Due bambine sono mandate dalla mamma in paese per vedere se ci sono lettere del padre marinaio. Nonostante le raccomandazioni di non parlare con nessuno sconosciuto, si fermano a parlare con una ragazza e da lì seguiranno terribili vicissitudini. Una fiaba veramente molto nera.

Mi sono piaciuti moltissimo anche The Little Room e The Sequel to the Little Room, di Madeline Yale Wynne. Leggeteli, se volete, qui e qui. Nella casa dove è vissuta la madre della protagonista c’è una piccola stanza… o no? A quanto pare, a volte sì e altre no. Il mistero sarà svelato, appunto, nel sequel.

Altri racconti molto belli: The Prism di Mary E. Wilkins (della quale ho già recensito The Wind in the Rosebush and Other Stories of the Supernatural): una ragazza porta al collo un prisma, che ha rubato da una lampada appartenuta a sua madre. Lei sembra vederci qualcosa di strano, gli altri no. Come finirà? The Thing in the Cellar di David H. Keller: un bambino, fin da quando è un poppante, ha una paura smisurata della cantina. I genitori non ci capiscono niente e chiedono aiuto a un medico. Finirà, ovviamente, molto male. In The Three Marked Pennies di Mary E. Counselman, un giorno una cittadina viene tappezzata di innumerevoli cartelli con lo stesso annuncio: l’indomani verranno messi in circolo in città tre penny contrassegnati da tre simboli diversi, ognuno con un significato diverso. Di lì a una settimana, i tre proprietari saranno ricompensati con un’ingente somma di denaro, con un viaggio intorno al mondo, con la morte.

Altri racconti sono discreti, mentre invece non ho particolarmente apprezzato solo un paio delle storie qui contenute, fra cui (sto per dire un’eresia!) The White People di Arthur Machen. Questo autore è uno dei grandissimi della weird fiction e mi rendo conto che non apprezzarlo potrebbe significare non capire niente di questo genere; eppure è il suo secondo racconto che leggo e li ho trovati entrambi soporiferi. Leggetelo voi stessi e mi direte.

Come vedete, ho messo il link a tutti i racconti di cui vi ho parlato, perché sono tutti di pubblico dominio e quindi fruibili gratuitamente, ovviamente in inglese. Tuttavia, consiglio comunque l’acquisto del libro se vi piace il genere, perché è bello averli raccolti tutti assieme in un’antologia splendidamente ricercata da uno studioso del soprannaturale in letteratura.