Sylvia Nasar, A Beautiful Mind

Sylvia Nasar, A Beautiful Mind, Touchstone, New York 2002. 619 pagine.

Anni fa vidi il film A Beautiful Mind, con Russell Crowe nella parte di John Nash, e ne rimasi affascinata, tanto da decidere di comprare questo libro per saperne di più sulla vita del grande matematico e premio Nobel per l’Economia. Il libro è molto più bello del film, in quanto si tratta di una biografia e non di una biografia romanzata come era nel caso del film. Quindi è molto più vero, molto più sincero, molto più realistico, e di conseguenza molto più bello da leggere.

Ci si potrà chiedere come mai io, notoriamente non certo appassionata di matematica (tutt’altro), mi sia interessata alla vita di un matematico al punto da spingermi a leggere una biografia su di lui. È molto semplice: perché John Forbes Nash Jr., come tutti saprete per aver visto il film, soffriva di schizofrenia paranoide, e come sapete sono molto interessata alle storie di persone che abbiano problemi di salute mentale, specialmente se queste persone hanno avuto una vita così particolare come Nash, che di fatto è stato un uomo di successo nonostante i suoi evidenti problemi.

L’autrice del libro, una giornalista che si occupa di economia, parla molto, soprattutto nella prima parte, delle scoperte di Nash e dei suoi incredibili risultati nel campo della teoria dei giochi, che l’hanno poi portato a ricevere il premio Nobel per l’Economia nel 1994. Ovviamente per una persona come me, del tutto a digiuno di nozioni matematiche e scientifiche, seguire questa prima parte è un po’ difficile, anche se devo dire che Nasar scrive in maniera divulgativa e ha in mente come pubblico ideale il lettore medio, non necessariamente l’esperto di matematica. Comunque, non posso dare una valutazione della prima parte perché, appunto, non so assolutamente nulla di matematica.

Detto questo, veniamo comunque fin dall’inizio a conoscenza dell’uomo Nash, non solo del matematico Nash. Una persona molto schiva, solitaria e arrogante fin da ragazzino. Con una sessualità fluida che lo porta anche ad essere arrestato con l’accusa di omosessualità e cacciato quindi dalla RAND dove lavorava. Nash dirà sempre di non essere omosessuale e di amare invece le donne, ma Nasar racconta anche di chiare esperienze omosessuali nella gioventù del matematico. Comunque, questo non è importante a mio parere, se non nell’ottica del fatto che negli Stati Uniti degli anni Quaranta e Cinquanta ovviamente essere omosessuali era un chiaro svantaggio che poteva costare anche la carriera a molte persone. Quel che mi interessa è che Nash era un ragazzo difficile già da giovane, estremamente presuntuoso e arrogante, anche un po’ razzista, insomma, una persona davvero poco piacevole, e che infatti aveva pochi amici e non era oggetto di bullismo vero e proprio solo perché era grande e grosso e spaventava i suoi avversari/persecutori potenziali. Ma ha avuto comunque un’infanzia e una gioventù non proprio lineare: sempre per conto suo, sempre immerso in problemi matematici, sembrava probabilmente più Asperger che altro, ma vedremo in seguito che non sarà così.

Nash, da vero matematico, avrebbe voluto vincere la medaglia Fields, il “Nobel della matematica”, che viene assegnata ai giovani matematici al di sotto dei 40 anni di età. I suoi risultati nel campo della teoria dei giochi lo avrebbero certo posto come candidato ideale per una simile onorificenza, ma si decise di lasciar passare del tempo perché comunque Nash era ancora molto giovane, sotto i 30 anni, perciò si pensava che di tempo ce ne sarebbe stato in abbondanza.

Invece, verso i 30 anni di età, Nash inizia a dare segni dei primi sintomi della schizofrenia paranoide che in seguito gli verrà diagnosticata. I suoi sintomi sono soprattutto deliri, non ancora allucinazioni, almeno a questo stadio: pensa di essere il piede sinistro di Dio, l’imperatore dell’Antartide, pensa che ci sia un complotto contro di lui per arrestarlo e imporgli il servizio militare, perciò pensa di chiedere asilo politico in Europa, di rinunciare alla cittadinanza americana. Queste sono solo le punte dell’iceberg, perché di sintomi Nasar ce ne racconta parecchi, ciascuno più spaventoso dell’altro. Ma all’inizio sembrano solo delle “burle” pensate da un matematico eccentrico, non si inizia a dargli peso fin da subito. In seguito la moglie Alicia, la donna con cui ha avuto il secondo figlio (il primo era frutto di una relazione pre-matrimoniale) decide di farlo ricoverare, e saranno anni tragici. Anni in cui Nash verrà arrestato, ospedalizzato involontariamente, sottoposto a insulinoterapia – una terapia pesantissima abbandonata dalla maggior parte degli ospedali già negli anni Cinquanta, ma a cui Nash verrà sottoposto ancora all’inizio degli anni Sessanta. Tutto questo creerà problemi importantissimi alla memoria di Nash e quindi alle sue capacità cognitive, già messe a durissima prova dalla malattia.

La cosa più interessante di tutte è che Nash a un certo punto sembra guarire spontaneamente dalla schizofrenia: certo, prenderà degli antipiscotici di prima generazione che lo aiuteranno molto, ma sembra una remissione in certo modo spontanea. Un evento rarissimo nelle persone che soffrono di schizofrenia, una malattia considerata degenerativa tanto che un tempo veniva chiamata demenza precoce.

Nel libro viene analizzato il rapporto di Nash con gli altri matematici, con la sua famiglia di origine, con la moglie Alicia, con Eleanor, la donna da cui ha avuto il primo figlio, con i due figli. C’è da dire che Alicia risulta molto meno angelica che nel film, dove è praticamente raffigurata come una santa, mentre qui è una donna molto più vera, energica ma anche fragile, che a un certo punto decide di chiedere il divorzio, sopraffatta dai problemi mentali del marito, solo per risposarlo decenni dopo, ormai entrambi anziani. Nash stesso è molto meno vittima di come appaia nel film, anche se certo non si può non provare pena e tenerezza per quest’uomo geniale colpito così duramente da una malattia tanto grave.

Inoltre, il figlio minore di Nash, figlio suo e di Alicia, svilupperà a sua volta la schizofrenia paranoide in forma molto grave e violenta. Una tragedia nella tragedia.

Nash, tuttavia, in seguito alla sua remissione sembra riuscire a ritrovare le proprie capacità matematiche, anche se non certo più con la stessa brillantezza di quando era giovane, perché infatti si dice che la matematica sia una scienza per giovani. In ogni caso, è questo uno dei motivi principali che hanno fatto dubitare molti della sua diagnosi di schizofrenia, tanto che Nasar azzarda anche l’ipotesi se non si trattasse piuttosto di disturbo bipolare, che in certe forme può essere scambiato per schizofrenia. Ma pare, alla fine, che la diagnosi fosse proprio quella giusta, e che semplicemente Nash sia stato una specie di miracolato per essere riuscito a guarire da una malattia considerata inguaribile.

Un libro molto interessante che può essere letto sia dall’appassionato di matematica che dall’appassionato di salute mentale, ma anche dal lettore comune che voglia semplicemente sapere cosa si cela dietro il film, quale sia la verità, come sia stata davvero la vita di questo grande genio, peraltro morto pochi mesi fa in un incidente d’auto insieme a sua moglie Alicia. Per quanto mi riguarda, consigliatissimo.

Annunci

4 pensieri su “Sylvia Nasar, A Beautiful Mind

  1. Silvia

    Io invece ho molto amato la bellissma e profonda storia d’amore che hanno inserito nel film così da rendere il film molto piu’ interessante!!!

  2. Marina Autore articolo

    No ma anche a me è piaciuta la storia del film, solo che, essendo una storia vera, mi piace di più la verità, anche se è meno romantica e edulcorata.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...