Libri letti a maggio 2022

Libri letti ad aprile 2022

Libri letti a marzo 2022

Libri letti a febbraio 2022

I migliori libri del 2021

Come sempre a fine anno si fanno bilanci: meglio non parlare di quelli personali, dopo due anni di pandemia siamo tutti immensamente sfiniti, perciò pensiamo piuttosto ai bilanci libreschi.

Nel 2021 ho letto 95 libri e ne ho abbandonati 8. Se oggi riesco a finire Senilità di Italo Svevo ne avrò letti 96, altrimenti se ne riparla nei prossimi giorni. La stragrande maggioranza sono stati ebook, a causa dei miei disagi agli occhi è il formato che ormai mi è più comodo, con i cartacei faccio fatica, specialmente dopo una giornata passata davanti al computer. Come al solito, ho letto soprattutto autori uomini e me ne dispiaccio, ma pare che io non riesca mai a bilanciare autori uomini e autrici donne. Del resto, un buon libro è un buon libro indipendentemente dal genere di chi lo ha scritto, no?

Detto questo, passiamo ai migliori libri letti quest’anno, in nessun ordine particolare.

  • Nessun dove di Neil Gaiman: non sono partita bene con questo autore, qualche anno fa, ma mi sto pian piano innamorando. Tra l’altro lo ascoltai leggere tempo fa (alla radio) ed è eccezionale come narratore dei propri libri. Questo libro mi è piaciuto immensamente e vi dico che per me è più weird che fantasy: la weird fiction è un genere che ho scoperto negli ultimi anni e che è diventato uno fra i miei preferiti, anche se preferisco quella old school. Gaiman è un ottimo rappresentante della new school.
  • La serie di Harry Potter, che ho riletto per la terza volta: ogni volta mi incanta, non smetterò mai di tesserne le lodi. E sì, questo vale anche a quasi 40 anni.
  • Quello che ho da dirvi di Boris Pahor: l’immenso Pahor parla con dei ragazzi delle superiori, raccontando loro storie della propria vita e quindi spezzoni del Novecento, in particolare riguardo la questione degli sloveni in Italia. Un libriccino minuscolo ma potente.
  • L’attentato di Yasmina Khadra: un libro di una potenza impressionante, ma anche molto crudo, in cui il grande scrittore algerino descrive alla perfezione la violenza di un popolo contro un altro (Israele vs. Palestina). Pesante come un pugno nello stomaco, ma un libro necessario e dalla prosa bellissima.
  • Gods of Jade and Shadow di Silvia Moreno-Garcia, purtroppo non (ancora) tradotto in italiano: è probabile che la scrittrice messicana diventi una dei miei autori preferiti, scrive divinamente e racconta delle storie eccezionali. Questo libro appartiene al genere fantastico (più che fantasy, anche qui) e mischia il Popol Vuh con la contemporaneità, accompagnando una ragazza e un dio nei meandri del Messico moderno. Stupendo, se leggete in inglese ve lo consiglio moltissimo.
  • La mia famiglia e altri animali di Gerald Durrell: ne ho parlato in uno degli ultimi post e non smetterò mai di tesserne le lodi. Di certo non è solo per gli amanti delle scienze naturali, degli animali e delle biografie. È un libro che non mancherà di incantare chiunque, anche se non appartiene a queste categorie.

Questi sono stati i libri del cuore di quest’anno, quelli “da 5 stelle”. Ma non possono mancare delle menzioni d’onore per libri anch’essi molto belli, seppure non entrati nell’Olimpo dell’anno:

  • Il Tripponario di Deborah Iannacci: in realtà ha preso anche lui 5 stelle, ma non me la sono sentita di inserirlo nell’Olimpo. Se leggete Trippadvisor (con due P!) su Facebook conoscete bene Deborah, che ha raccolto in questo libriccino alcuni dei più divertenti modi di dire o parole marchigiane, o meglio maceratesi e dintorni. Fa sbellicare dalle risate, ma se non conoscete le Marche difficilmente riuscirete a capirlo perché, ovviamente, è in dialetto: la celebrazione di una cultura e di un dialetto.
  • Seme di strega di Margaret Atwood: una bellissima riscrittura de La tempesta (Shakespeare, ovviamente) ambientata in un carcere canadese. Atwood al suo meglio. Consigliatissimo.
  • Le luci di Pointe-Noire di Alain Mabanckou: un memoir molto interessante dello scrittore congolese (di cui non avevo mai letto nulla), che ritorna per un brevissimo periodo nel suo paese natio e rivede tutti i parenti con occhi ormai smaliziati. Molto bello, anche se non vi piacciono i memoir, sembra quasi un romanzo.
  • Jamaica Inn di Daphne du Maurier: è passato molto tempo da quando ho letto Rebecca, avevo molta paura di leggere altro di questa autrice, per paura che non fosse all’altezza di quel capolavoro. Chiaramente non raggiunge quelle vette, ma anche questo libro è assolutamente stupendo, con un’atmosfera opprimente continua, bello bello bello.
  • Ivanhoe di Walter Scott: letto giusto qualche giorno fa. Non ricordo se ne avessi letto la riduzione da bambina, probabilmente sì, comunque non so perché ho aspettato tanto a leggerlo da adulta, è veramente bellissimo. Dispiace leggere che alcuni recensori l’abbiano abbandonato per il pesantissimo antisemitismo: questo significa non sapere inserire un libro nel contesto, né (ancora più grave, secondo me) saper capire che quella non è la visione di Scott, ma la rappresentazione di un modo di vedere dell’epoca in cui è ambientato il romanzo, il dodicesimo secolo, all’epoca di Riccardo Cuor di Leone.

C’è spazio per i libri peggiori? Di solito evito, ma stavolta mi sento cattiva (no, non è vero, però decido di darvene lo stesso un’idea). You di Caroline Kepnes: nella mia recensione dicevo di non sapere se fosse bello o brutto, infatti gli ho dato 2 stelline e non 1, ma ne ho un brutto ricordo, come dicevo è estremamente disturbante. La valle oscura di Anna Wiener è un noioso giro intorno all’ombelico dell’autrice, che vuole essere un’alternativa che aborre il mondo delle big tech e delle startup della Silicon Valley, però i soldi li vuole lo stesso.

Infine, ci ho provato con la fantascienza, ma ho avuto la conferma che non fa per me: Dune di Frank Herbert mi ha lasciato tiepida e addirittura non sono riuscita a finire La mano sinistra del buio di Ursula K. Le Guin.

Altri libri li ho abbandonati perché non era proprio il momento, come ad esempio Decameron di Giovanni Boccaccio, che pure è molto bello, o Il circolo Pickwick di Charles Dickens. Lo so, due classici fra i classici, ma magari li riprenderò in un periodo più calmo.