Mark Twain, A Dog’s Tale – 1904

Non so se questo racconto di Mark Twain sia mai stato tradotto in italiano, probabilmente è presente in qualche raccolta di suoi racconti, se ne esistono. In inglese si trova in vari siti perché è ormai nel pubblico dominio.

La narratrice di questo racconto è una cagnolina, figlia di un San Bernardo e di una Collie, molto legata alla madre anche se poi verrà venduta a un’altra famiglia di umani. La madre ama sfoggiare la sua conoscenza del vocabolario, per cui butta paroloni qua e là, ma evidentemente non ne conosce il significato. Gli altri cani però non se ne accorgono e la ammirano. Quando la protagonista/narratrice entrerà a far parte della sua nuova famiglia, inizieranno sia le gioie che i dolori…

Ho trovato molto carino questo racconto, in particolare perché narrato con gli occhi di un cane, che vede gli umani dal suo punto di vista, che è ovviamente diverso dal nostro. Nonostante la grazia e pur essendo delizioso, è molto triste nel finale, ma vale la pena di essere letto.

Titolo: A Dog’s Tale
Autore: Mark Twain
Casa editrice: pubblico dominio
Pubblicazione originale: 1904
Numero di pagine: 52

William Hope Hodgson, The House on the Borderland (La casa sull’abisso)

William Hope Hodgson, The House on the Borderland, e-artnow. Pubblicazione originale 1908.

La casa sull’abisso è un breve romanzo che si ascrive al genere lovecraftiano, detto anche horror cosmico: un genere che pone l’enfasi sullo sconosciuto e l’incomprensibile, più che sugli aspetti a cui più spesso associamo l’horror (Wikipedia). In realtà, trovo che in questo caso l’etichetta di horror cosmico sia calzantissima (La casa sull’abisso è il non plus ultra dell’horror cosmico), mentre quella di lovecraftiano sia fuorviante: casomai è Lovecraft a essere hodgsoniano, dato che da questo libro ha attinto a piene mani. A sua volta Hodgson attinge a piene mani da H.G. Wells.

Due uomini in vacanza trovano un misterioso rudere affacciato su un abisso e, lì vicino, trovano un manoscritto che costituisce il nucleo di questo romanzo. Il testo è stato redatto da un uomo senza nome che dice di essere chiamato pazzo dai suoi compaesani, ma che cionondimeno ci racconta le proprie bizzarrissime esperienze. Scontri con uomini-maiali, esperienze extra-corporee, incontri con divinità di vari pantheon del mondo, fine del sistema solare: c’è un po’ di tutto in questo romanzo, tanto che sembra molto meno breve di quanto non sia in realtà (in teoria sono circa 150 pagine, in pratica sembrano almeno il doppio). C’è da dire che questa sensazione di lunghezza non deriva solo dall’innumerevole quantità di avvenimenti a cui il nostro va incontro, ma anche dalla pesantezza della narrazione.

Per me è stata una rilettura successiva a una prima lettura fatta da adolescente e ho constatato che non ricordavo niente di questo libro. Quindi sono contenta di averlo riletto, anche per valutare se il mio giudizio fosse ancora simile (all’epoca mi era piaciuto ma non mi aveva entusiasmato). Inoltre ora l’ho letto in lingua originale, cosa che spesso mi piace fare con i libri che avevo originariamente letto in traduzione a causa delle mie allora scarse conoscenze della lingua originale. Devo dire, purtroppo, che questa volta il mio giudizio è stato ancora più tiepido della prima volta. Intendiamoci, è una pietra miliare dell’horror d’annata e ha fatto tantissimo per tutto quello che è venuto dopo, Lovecraft in primis. Però l’ho trovato noioso e troppo wellsiano. La parte che ho preferito è stata quella in cui assistiamo all’assalto delle cose-maiali, mentre la parte dedicata al sistema solare è stata per me terribile.

In conclusione è un libro che consiglio agli amanti del genere, però lo trovo invecchiato male. Contrariamente a molti dei racconti del suo “fan” Lovecraft.

Ricardo Fernández Guardia, La principessa Lulù (Costa Rica)

Ricardo Fernández Guardia, La principessa Lulù, pubblico dominio, 1926. Traduttore e titolo originale non indicati.

Per il Costa Rica sono andata sul semplice, anche per la difficoltà di reperire qualcosa di autori costaricani. Ho letto questo racconto breve breve che ho trovato su Liber Liber, scaricabile gratuitamente. Si fa prima a leggerlo che a parlarne, ma vi dico giusto due parole.

Bouez è un pittore, ha dipinto il ritratto di una donna bellissima e svela di averla conosciuta in circostanze a dir poco bizzarre: si è infatti presentata alla sua porta chiedendo una consistente somma di denaro, che avrebbe voluto guadagnarsi posando per il pittore e che le serviva per evitare la rovina alla madre. Una donna così bella ma così misteriosa: il solito principe russo non può che volerla fare sua. Misteriosa perché Bouez non ne ha mai conosciuto il nome.

L’ho trovato un racconto senza pretese, ma gradevole. Si legge in pochissimo tempo e può servire a fare la conoscenza di questo autore, di cui credo sia riperibile qualcosa in traduzione inglese (oltre che ovviamente in spagnolo, per chi ha la fortuna di leggere in questa lingua). Se avete venti minuti di tempo dategli una chance, tutto sommato è piacevole, anche se niente di straordinario.

George Barr McCutcheon, Brewster’s Millions – 1902

George Barr McCutcheon, Brewster’s Millions, pubblico dominio.

Monty Brewster diventa milionario quando suo nonno muore lasciandogli in eredità un milione di dollari. Inaspettatamente, poco dopo riceve una nuova eredità, questa volta da sette milioni di dollari. Ma le cose non saranno semplici per lui. L’anziano zio del Montana era il fratello della madre di Brewster, ma lui si era quasi dimenticato di questo parente con cui non aveva alcun contatto. I termini del testamento sono a dir poco bizzarri: l’anziano zio odiava il nonno di Monty e quindi la sua condizione è che, al compimento del ventiseiesimo anno, Monty abbia speso fino all’ultimo centesimo il milione lasciatogli dal nonno. Ma di nuovo, le cose non saranno semplici per Monty Brewster, dato che dovrà farlo in maniera per quanto possibile giudiziosa, dimostrando di essere comunque un bravo uomo d’affari. Sembra un po’ una contraddizione chiedere che il giovane rimanga in possesso solo dei vestiti che indossa, ma che al contempo spenda il suo milione in modo giudizioso, eppure proprio questa è la condizione posta dallo zio. Un amico fidato dello zio avrà il compito di vigilare sul nipote affinché i termini del testamento siano rispettati alla lettera, e solo allora potrà consegnargli i sette milioni di dollari.

Seguono le peripezie di Monty, che dovrà cercare tutti i modi possibili e immaginabili per spendere questa immensa quantità di soldi (sono tanti anche oggi, ma ricordiamoci che stiamo parlando dell’inizio del Novecento). La cosa più difficile è che gli è proibito parlarne con chicchessia, perciò gli amici e tutti gli altri non possono che considerarlo un pazzo dedito alle più folli stravaganze.

Il romanzo mi è piaciuto molto ma se devo essere sincera lo avrei visto meglio come racconto, perché dopo un po’ le spese pazze di Monty risultano un poco noiose. Inoltre ci sono momenti di grande razzismo ma dobbiamo sempre ricordare che il libro è stato scritto nel 1902, quando la sensibilità e la consapevolezza erano enormemente diverse da quelle di adesso.

Nel complesso, pur essendo sostanzialmente un libro sui soldi e su un riccone (che però ha un cuore e degli amici che gli vogliono davvero bene), l’ho trovato estremamente gradevole e mi sento di consigliarlo. Non mi risulta, purtroppo, che sia stato tradotto in italiano.

Richard Marsh, The Seen and the Unseen – 1900

Richard Marsh, The Seen and the Unseen, Wikisource.

Di Richard Marsh avevo letto i bellissimi The Beetle e The Datchet Diamonds, due libri molto diversi tra loro, poi ho letto da qualche parte che The Seen and the Unseen sarebbe uno dei suoi libri migliori in quanto Marsh darebbe il meglio nei racconti, perciò quando l’ho trovato su Wikisource ho deciso che non potevo lasciarmelo scappare. È anche il primo libro che leggo per il mio giro del Novecento in letteratura.

Il livello di questi racconti è davvero molto alto e avrei dato pieni voti se non fosse stato per due racconti che, per quanto molto interessanti nella risoluzione, ho trovato estremamente noiosi in quanto parlano di due mondi per me privi di interesse, ovvero le corse dei cavalli e il rugby. Gli altri però sono bellissimi e a volte eccezionali.

Il mio preferito è senza dubbio il primo della raccolta, “A Psychological Experiment”. Due uomini si trovano insieme in una sorta di club: si parla di omicidi e suicidi e uno dei due, seccato e annoiato dalla conversazione, si trova a parlare con l’altro. Il tema della conversazione fra i due però non cambierà, anzi. È un racconto un po’ horror e un po’ weird, sicuramente molto inquietante. Ci sono un omicidio, animali striscianti, una misteriosa scatola, un assassino e la sua vittima. In effetti quello che avviene è un esperimento psicologico, come dice il titolo, e sia il risultato che soprattutto lo svolgimento sono davvero interessanti. L’angoscia è palpabile, l’orrore è strisciante come i rettili che fanno da comprimari nel racconto.

Mi è piaciuto moltissimo anche “The Photographs”, dove le protagoniste sono, appunto, delle strane fotografie fatte in una prigione. Un prigioniero viene fotografato per gli archivi della polizia, ma insieme a lui nelle foto sembra esserci sempre una donna che però, come testimoniano gli altri presenti alla sessione fotografica, non era assolutamente nella stanza quando sono state fatte le foto. Un fantasma? Anche questo un racconto inquietante, ma insieme anche romantico.

A seguire, “A Pack of Cards” e “The Violin” sono entrambi eccellenti anche se a questo punto la vena vagamente horror dei primi due racconti si perde e non comparirà più nel corso della raccolta. Nel primo racconto citato tutto ruota intorno a un mazzo di carte destinato a far vincere sempre il proprietario: evidentemente truccato, c’è però di mezzo anche un fantasma… forse. Un fantasma compare anche nel secondo racconto, dove un violino viene suonato da una persona che non si vede: suona sempre lo stesso pezzo, scritto da un amico del protagonista, il quale crede che l’amico scomparso sia tornato e stia appunto suonando il violino.

Mi è piaciuto moltissimo anche “A Double-Minded Gentleman”, storia di un doppelgänger o, come si direbbe oggi, di una dissociazione. Questo non ha niente di horror né ci sono fantasmi, ma ha del bizzarro e si vuole scoprire cosa sta succedendo. Chi sono i due uomini che sembrano due gocce d’acqua?

Infine, ho amato molto “The Houseboat”, dove tornano ad apparire dei fantasmi a bordo di una barca e i due protagonisti rivivono loro malgrado la scena di un omicidio accaduto qualche tempo addietro.

Non male gli altri racconti, fatti salvi appunto i due che dicevo all’inizio. C’è sempre qualcosa di inquietante e di sinistro nella maggior parte dei racconti (non proprio in tutti). Compare il sovrannaturale, ma compaiono anche i semplici casi della vita che rendono la vita bizzarra e le vicende incomprensibili ai protagonisti fino al disvelamento finale. Per me, Richard Marsh era un vero maestro ed è ingiustamente dimenticato.