Ricardo Fernández Guardia, La principessa Lulù (Costa Rica)

Ricardo Fernández Guardia, La principessa Lulù, pubblico dominio, 1926. Traduttore e titolo originale non indicati.

Per il Costa Rica sono andata sul semplice, anche per la difficoltà di reperire qualcosa di autori costaricani. Ho letto questo racconto breve breve che ho trovato su Liber Liber, scaricabile gratuitamente. Si fa prima a leggerlo che a parlarne, ma vi dico giusto due parole.

Bouez è un pittore, ha dipinto il ritratto di una donna bellissima e svela di averla conosciuta in circostanze a dir poco bizzarre: si è infatti presentata alla sua porta chiedendo una consistente somma di denaro, che avrebbe voluto guadagnarsi posando per il pittore e che le serviva per evitare la rovina alla madre. Una donna così bella ma così misteriosa: il solito principe russo non può che volerla fare sua. Misteriosa perché Bouez non ne ha mai conosciuto il nome.

L’ho trovato un racconto senza pretese, ma gradevole. Si legge in pochissimo tempo e può servire a fare la conoscenza di questo autore, di cui credo sia riperibile qualcosa in traduzione inglese (oltre che ovviamente in spagnolo, per chi ha la fortuna di leggere in questa lingua). Se avete venti minuti di tempo dategli una chance, tutto sommato è piacevole, anche se niente di straordinario.

George Barr McCutcheon, Brewster’s Millions – 1902

George Barr McCutcheon, Brewster’s Millions, pubblico dominio.

Monty Brewster diventa milionario quando suo nonno muore lasciandogli in eredità un milione di dollari. Inaspettatamente, poco dopo riceve una nuova eredità, questa volta da sette milioni di dollari. Ma le cose non saranno semplici per lui. L’anziano zio del Montana era il fratello della madre di Brewster, ma lui si era quasi dimenticato di questo parente con cui non aveva alcun contatto. I termini del testamento sono a dir poco bizzarri: l’anziano zio odiava il nonno di Monty e quindi la sua condizione è che, al compimento del ventiseiesimo anno, Monty abbia speso fino all’ultimo centesimo il milione lasciatogli dal nonno. Ma di nuovo, le cose non saranno semplici per Monty Brewster, dato che dovrà farlo in maniera per quanto possibile giudiziosa, dimostrando di essere comunque un bravo uomo d’affari. Sembra un po’ una contraddizione chiedere che il giovane rimanga in possesso solo dei vestiti che indossa, ma che al contempo spenda il suo milione in modo giudizioso, eppure proprio questa è la condizione posta dallo zio. Un amico fidato dello zio avrà il compito di vigilare sul nipote affinché i termini del testamento siano rispettati alla lettera, e solo allora potrà consegnargli i sette milioni di dollari.

Seguono le peripezie di Monty, che dovrà cercare tutti i modi possibili e immaginabili per spendere questa immensa quantità di soldi (sono tanti anche oggi, ma ricordiamoci che stiamo parlando dell’inizio del Novecento). La cosa più difficile è che gli è proibito parlarne con chicchessia, perciò gli amici e tutti gli altri non possono che considerarlo un pazzo dedito alle più folli stravaganze.

Il romanzo mi è piaciuto molto ma se devo essere sincera lo avrei visto meglio come racconto, perché dopo un po’ le spese pazze di Monty risultano un poco noiose. Inoltre ci sono momenti di grande razzismo ma dobbiamo sempre ricordare che il libro è stato scritto nel 1902, quando la sensibilità e la consapevolezza erano enormemente diverse da quelle di adesso.

Nel complesso, pur essendo sostanzialmente un libro sui soldi e su un riccone (che però ha un cuore e degli amici che gli vogliono davvero bene), l’ho trovato estremamente gradevole e mi sento di consigliarlo. Non mi risulta, purtroppo, che sia stato tradotto in italiano.

Richard Marsh, The Seen and the Unseen – 1900

Richard Marsh, The Seen and the Unseen, Wikisource.

Di Richard Marsh avevo letto i bellissimi The Beetle e The Datchet Diamonds, due libri molto diversi tra loro, poi ho letto da qualche parte che The Seen and the Unseen sarebbe uno dei suoi libri migliori in quanto Marsh darebbe il meglio nei racconti, perciò quando l’ho trovato su Wikisource ho deciso che non potevo lasciarmelo scappare. È anche il primo libro che leggo per il mio giro del Novecento in letteratura.

Il livello di questi racconti è davvero molto alto e avrei dato pieni voti se non fosse stato per due racconti che, per quanto molto interessanti nella risoluzione, ho trovato estremamente noiosi in quanto parlano di due mondi per me privi di interesse, ovvero le corse dei cavalli e il rugby. Gli altri però sono bellissimi e a volte eccezionali.

Il mio preferito è senza dubbio il primo della raccolta, “A Psychological Experiment”. Due uomini si trovano insieme in una sorta di club: si parla di omicidi e suicidi e uno dei due, seccato e annoiato dalla conversazione, si trova a parlare con l’altro. Il tema della conversazione fra i due però non cambierà, anzi. È un racconto un po’ horror e un po’ weird, sicuramente molto inquietante. Ci sono un omicidio, animali striscianti, una misteriosa scatola, un assassino e la sua vittima. In effetti quello che avviene è un esperimento psicologico, come dice il titolo, e sia il risultato che soprattutto lo svolgimento sono davvero interessanti. L’angoscia è palpabile, l’orrore è strisciante come i rettili che fanno da comprimari nel racconto.

Mi è piaciuto moltissimo anche “The Photographs”, dove le protagoniste sono, appunto, delle strane fotografie fatte in una prigione. Un prigioniero viene fotografato per gli archivi della polizia, ma insieme a lui nelle foto sembra esserci sempre una donna che però, come testimoniano gli altri presenti alla sessione fotografica, non era assolutamente nella stanza quando sono state fatte le foto. Un fantasma? Anche questo un racconto inquietante, ma insieme anche romantico.

A seguire, “A Pack of Cards” e “The Violin” sono entrambi eccellenti anche se a questo punto la vena vagamente horror dei primi due racconti si perde e non comparirà più nel corso della raccolta. Nel primo racconto citato tutto ruota intorno a un mazzo di carte destinato a far vincere sempre il proprietario: evidentemente truccato, c’è però di mezzo anche un fantasma… forse. Un fantasma compare anche nel secondo racconto, dove un violino viene suonato da una persona che non si vede: suona sempre lo stesso pezzo, scritto da un amico del protagonista, il quale crede che l’amico scomparso sia tornato e stia appunto suonando il violino.

Mi è piaciuto moltissimo anche “A Double-Minded Gentleman”, storia di un doppelgänger o, come si direbbe oggi, di una dissociazione. Questo non ha niente di horror né ci sono fantasmi, ma ha del bizzarro e si vuole scoprire cosa sta succedendo. Chi sono i due uomini che sembrano due gocce d’acqua?

Infine, ho amato molto “The Houseboat”, dove tornano ad apparire dei fantasmi a bordo di una barca e i due protagonisti rivivono loro malgrado la scena di un omicidio accaduto qualche tempo addietro.

Non male gli altri racconti, fatti salvi appunto i due che dicevo all’inizio. C’è sempre qualcosa di inquietante e di sinistro nella maggior parte dei racconti (non proprio in tutti). Compare il sovrannaturale, ma compaiono anche i semplici casi della vita che rendono la vita bizzarra e le vicende incomprensibili ai protagonisti fino al disvelamento finale. Per me, Richard Marsh era un vero maestro ed è ingiustamente dimenticato.

S. Fowler Wright, The Adventure of Wyndham Smith

S. Fowler Wright, The Adventure of Wyndham Smith, pubblico dominio. Pubblicazione originale 1938.

Sydney Fowler Wright (1874-1965) è un autore inglese completamente misconosciuto, non solo in Italia ma anche nei paesi di lingua inglese. Pare che in vita abbia avuto alterni successi, tuttavia ha pubblicato moltissimi libri, di cui alcuni sono stati tradotti in altre lingue, fra cui almeno quattro in italiano (li trovate elencati qui, insieme a tutta la sua bibliografia). Ha scritto principalmente libri di fantascienza (in particolare dei sottogeneri distopico e post-apocalittico), ma anche diversi gialli, alcuni romanzi storici, racconti, poesie e qualche saggio, oltre a tradurre Dante.

Se è un autore ormai totalmente dimenticato, come mi sono imbattuta nei suoi libri? Semplice: una volta mi sono messa a spulciare un pochino Project Gutenberg Canada e questo titolo mi ha incuriosito.

The Adventure of Wyndham Smith, noto anche come Wyndham Smith: His Adventures in the 45th Century, è ambientato nel lontano futuro, appunto nel 45° secolo. In questo distante futuro, l’umanità ha praticamente raggiunto la perfezione: non ci sono più guerre, conflitti, malattie, ma neanche emozioni. Come sappiamo, la perfezione non è mai realmente tale, anzi molto spesso è proprio il contrario di quella che poteva essere l’intenzione originaria. Quindi i cinque milioni di persone rimaste vivono in un mondo amorfo, piatto, per nulla interessante, del tutto de-vitalizzato. Figuratevi che non ci sono più nemmeno le stagioni e sono stati sterminati quasi tutti gli animali. Come dicevo, sono le emozioni che mancano, principalmente: quindi non solo quelle negative, ma anche quelle positive.

In tutto questo, Wyndham Smith, un simpatico studente di medicina del 20° secolo, viene portato in questo futuro distopico e “alloggiato” nel corpo di Colpeck-4XP (non ci sono più neanche i nomi in questa società). Il passaggio mi è risultato un po’ fumoso, così come alcune altre parti del romanzo, sebbene la storia sia comunque abbastanza chiara.

Arrivato in questa società “all’avanguardia”, Wyndham Smith/Colpeck-4XP si trova di fronte alla necessità di dire la sua in un’importantissima decisione: si è deciso, praticamente all’unanimità, di porre fine alla razza umana, per mostrare al Creatore la futilità di tutto. Sì, non ha molto senso, ma nel libro è spiegato un po’ meglio; ovviamente resta una follia allo stato puro. Wyndham/Colpeck è l’unico a esprimere un voto contrario, prendendo alla sprovvista il Consiglio: in teoria, il mancato raggiungimento dell’unanimità avrebbe dovuto significare rinunciare al proposito, in pratica però si decide di andare comunque avanti, lasciando Wyndham al suo destino, che sarà probabilmente molto breve.

Inaspettatamente, una donna decide di seguire la decisione di Wyndham, ma non potrà farlo apertamente perché non le sarebbe permesso. A Wyndham è stato consentito solo perché non era più davvero il Colpeck originario, ma solo un “primitivo” trasportato in un corpo contemporaneo.

Il libro è la narrazione di come i due cercheranno di perseguire il loro scopo: Wyndham apertamente e Vinetta nella segretezza più completa. (A proposito, Vinetta è l’unica ad avere un nome anziché un codice, per motivi che verranno spiegati nel romanzo).

È un libro interessante e molto bizzarro; purtroppo, come dicevo, è un po’ fumoso e confuso in alcune parti, quindi non lo posso promuovere a pieni voti, però l’ho trovata una lettura piacevole e interessante, sia da un punto di vista storico che dal punto di vista strettamente letterario e di intrattenimento.

Forse un giorno approfondirò la conoscenza di questo dimenticato emulo di H.G. Wells.

Alcuni link per approfondire:

  • I libri di S. Fowler Wright su Faded Page, altro sito canadese di ebook di pubblico dominio (come dicevo, ce ne sono anche su Project Gutenberg Canada)
  • Un sito interamente dedicato a S. Fowler Wright, dalla grafica orribile ma dal contenuto piuttosto interessante
  • I libri cartacei di S. Fowler Wright, per chi ama la carta (non ho capito se spediscono anche in Italia, però)
  • La pagina dedicata all’autore su The Encyclopedia of Science Fiction (interessante e completa)

Elizabeth von Arnim, Due gemelle in America

Elizabeth von Arnim, Christopher and Columbus, pubblico dominio. Pubblicazione originale 1919.

*Libro pubblicato in italiano da Bollati Boringhieri con la traduzione di Simona Garavelli, prima con il titolo Cristoforo e Colombo e successivamente Due gemelle in America. L’originale inglese, Christopher and Columbus, può essere scaricato gratuitamente da qualsiasi sito di ebook di pubblico dominio.*

La mia passione per Elizabeth von Arnim non è un mistero, perciò quale modo migliore per iniziare il nuovo anno che leggere un suo libro? Questo romanzo non è particolarmente conosciuto ma, come tutti i suoi libri, è molto gradevole. Senza dubbio non è fra i suoi migliori, anzi diciamo la verità, a tratti è anche un po’ noiosetto (500 pagine sono tante per questa storia), però rimane una lettura piacevole.

Anna-Rose e Anna-Felicitas sono due sfortunate gemelle di 17 anni, ma non sono identiche, almeno nell’aspetto. Sono tuttavia due bellissime ragazze, sebbene tendano a dimostrare qualche anno in meno dei loro 17 anni. Siamo agli inizi della prima guerra mondiale e le due sorelle hanno la sfortuna di avere un padre tedesco e una madre inglese. Quando il padre muore, la madre le porta con sé in Inghilterra, ma presto muore anche lei, lasciandole con gli zii Alice e Arthur. Zia Alice le tollera, in quanto figlie della sorella, zio Arthur invece non le sopporta proprio, soprattutto perché tenersi in casa due tedesche in quel periodo è davvero una pessima idea. Decide così di lavarsene le mani spedendole in America e affidandole alla protezione di una coppia di amici di Boston, lasciando di riserva un’altra coppia di Acapulco nel caso le cose non dovessero andare come previsto.

Le gemelle partono così in nave, dove incontrano il simpatico Mr. Twist, un americano che lavora con la Croce Rossa in Francia e sta tornando a trovare l’anziana madre. I tre fanno amicizia e ben presto Mr. Twist diventa il loro protettore. Molte volte nel corso del romanzo l’autrice ripeterà che Mr. Twist è una madre mancata (sì, una madre, non un padre): è stato proprio programmato dal buon Dio per essere madre, purtroppo però il Signore deve aver commesso un errore assegnandogli il genere maschile. Mr. Twist è infatti una super chioccia, tratta le gemelle come due figlie, le protegge, le consola, le conforta, le aiuta, a volte anche si arrabbia con loro proprio come farebbe una mamma, e non gli passa neanche per la testa di pensare a loro come ad altro che due bambine. Chiaramente è l’unico a considerarle tali, quindi non si rende subito conto del pericolo corso nella bigotta America, dove la gente mormora vedendo un uomo e due bellissime fanciulle insieme senza che sia chiaro il loro legame di parentela (perché devono per forza essere parenti, altrimenti non potrà che trattarsi di bieca abiezione).

Le avventure delle gemelle e di Mr. Twist sono a tratti esilaranti, a tratti tenere e a tratti tristi. L’odio provato da tutti nei confronti delle tedesche è quasi caricaturale, per esempio quando zio Arthur fa un primo tentativo di mandarle come infermiere in un ospedale inglese e vengono maltrattate da tutti. Ma temo che, al di là dei momenti chiaramente caricaturali, l’odio di inglesi e americani nei confronti dei tedeschi agli inizi della prima guerra mondiale fosse assolutamente rispondente al vero.

Come tutti gli altri libri di von Arnim, è un libro molto carino, pieno di humour, simpatico, ma non rifugge da accenni un po’ più profondi, nello specifico appunto relativamente all’odio bovino nei confronti di tutti i tedeschi. Ma è molto più leggero degli altri suoi romanzi: le riflessioni che nasconde sotto la leggerezza di fondo, mi pare, sono poche; credo che qui l’autrice abbia voluto più che altro scrivere un romanzo leggero e gradevole. Di solito la sua leggerezza nasconde altro, ma qui non tanto. Forse è per questo che l’ho apprezzato meno degli altri, tuttavia resta un libro gradevole che consiglio, però non utilizzatelo come primo approccio a questa autrice.