Boris Pahor, Quello che ho da dirvi

Boris Pahor, Quello che ho da dirvi, nuovadimensione, 2015.

Boris Pahor è triestino sloveno, infatti scrive tutti i suoi libri in sloveno. Nato nel 1913, ha la bellezza di 108 anni (!) ed è stato più volte candidato al premio Nobel per la letteratura. Questo libro nasce dalle conversazioni che ha avuto con alcuni studenti delle superiori in Friuli. Alcuni professori hanno organizzato questi incontri fra Pahor e un piccolissimo gruppo di ragazzi che avevano quasi 90 anni meno di lui, e ne è nato questo libro davvero interessante.

La parte che ho trovato più interessante è stata la prima, dove Pahor parla del tema che più gli sta a cuore, ovvero l’appartenenza a una nazione e la nazionalità. Che è diverso dalla cittadinanza. Come dicevo, Pahor è triestino, ma di lingua e cultura slovena, così come tanti altri triestini. Nel 1920, a 7 anni, assistette all’incendio (appiccato dai fascisti) del Narodny Dom, la Casa del Popolo. Questo evento lo segnò profondamente, tanto che ritorna in molti dei suoi libri.

È una storia poco conosciuta (perché come dice Pahor i libri di storia tralasciano tante cose anche importantissime): i fascisti cercarono di italianizzare gli sloveni di Trieste, non potevano sopportare che ci fosse una cultura diversa da quella italiana. Perciò, oltre a incendiare la Casa del Popolo, costrinsero gli sloveni a italianizzare i loro nomi e cognomi, gli proibirono di parlare la loro lingua, e li vessarono in ogni modo immaginabile.

Pahor aveva iniziato le elementari in sloveno, poi ci fu il divieto di parlare questa lingua e fu costretto a proseguire in italiano, cosa che lo portò ad avere numerosi problemi a livello di rendimento scolastico. Pahor leggeva di nascosto i libri sloveni, perché per lui era ed è importante rivendicare l’appartenenza alla propria cultura e nazionalità. La globalizzazione, dice, non può significare un appiattimento e un cercare di eliminare differenze che ci sono e non possono essere ignorate. Come dice lui, dall’orgoglio per la propria appartenenza nazionale al nazionalismo il passo è breve, quindi bisogna fare attenzione. Ma l’intento reale del nazionalismo è imporre la propria cultura sulle altre, e non rivendicare con orgoglio la propria appartenenza.

Anche le altri parti sono molto interessanti, particolarmente quella dove parla della sua esperienza in vari campi di concentramento nazisti, dove fu rinchiuso in quanto comunista (lui non si è mai identificato nell’ideologia comunista, però). Inoltre, Pahor parla anche del suo rapporto con la religione, con le donne e altre tematiche importanti. Il tutto racchiuso in appena un centinaio di pagine.

Mi dispiace molto che questo libro non sia maggiormente conosciuto, è un vero peccato. Secondo me lo meriterebbe, perciò se riuscite a trovarlo ve lo consiglio.

Viaggiare con i libri – Vienna

Vienna, Austria
Photo by Jacek Dylag on Unsplash

Dopo essere andati in altri contenti, oggi il nostro viaggio con i libri ci porta vicino, in Austria, per la precisione a Vienna. È una città che io trovo bellissima e che ho visitato diverse volte, non sempre per turismo ma anche per fare ricerca bibliografica per la mia tesi specialistica. Sono molti i libri che ci fanno esplorare questa città, ve ne presento solo alcuni.

In una carrellata di libri ambientati a Vienna, non si può mancare di citare il mio autore preferito, Elias Canetti: di origine bulgara (o almeno, nato nell’attuale Bulgaria, in una città che allora era parte dell’Impero Ottomano), questo autore rappresenta splendidamente lo spirito viennese, città nella quale ha vissuto per moltissimi anni e che l’ha plasmato profondamente. Potremmo citare l’autobiografia in tre volumi, ma sarò più banale e citerò invece il suo unico romanzo, Auto da fé. Questo libro ha fatto vincere a Canetti il Nobel per la Letteratura, che però gli è stato conferito qualche decennio dopo la pubblicazione del romanzo. Un libro bizzarro con protagonista il professore bibliomane Peter Kien, la cui fine è preannunciata dal titolo. Si respira Vienna a ogni pagina.

Un altro grande scrittore austriaco è stato Joseph Roth e un esempio di testo viennese può essere il famoso La Cripta dei Cappuccini, in cui l’autore canta la fine dell’Austria Felix agli albori della seconda guerra mondiale. Non sono una fan di questo libro, ma sicuramente è un testo importante.

Sullo stesso tema, la fine dell’Austria Felix, un altro libro da considerare è Il mondo di ieri di Stefan Zweig, in questo caso non un romanzo ma la narrazione appassionata e veritiera della fine di un mondo e di un’epoca. Devo ancora leggerlo, ma conto di farlo al più presto.

Un’epopea della città di Vienna è rappresentata da La melodia di Vienna di Ernst Lothar, libro che purtroppo non ho ancora letto. Narra la storia della famiglia Alt attraverso tre generazioni, dal 1888 al 1945, seguendo quindi anche la storia dell’Austria in questo lungo periodo. Molto interessante.

Con Malina, Ingeborg Bachmann ci porta in una Vienna moderna (il libro è del 1971) con la storia di un triangolo amoroso e di un assassinio. Una grande scrittrice austriaca.

Dici Vienna e dici L’uomo senza qualità, il romanzo-fiume (quasi 1800 pagine) di Robert Musil, ambientato alle soglie della prima guerra mondiale: non sono riuscita ad andare oltre le prime pagine dell’originale tedesco, ma c’è da dire che ci vuole impegno, costanza e dedizione per affrontare questo libro. Probabilmente riproverò in futuro.

Non sono solo gli autori austriaci ad aver scritto di Vienna: un inglese celebre è stato Graham Greene, che proprio a Vienna ha ambientato Il terzo uomo, dove uno scrittore aspetta un amico con cui ha appuntamento, solo per poi scoprire che è morto. O almeno così si suppone. Avendo molto amato Greene in altre letture, vorrei leggere presto anche questo suo romanzo.

Irvin D. Yalom è un altro autore non austriaco (in questo caso americano) che ha scritto un bellissimo libro ambientato a Vienna, Le lacrime di Nietzsche. Yalom è uno psichiatra e psicoterapeuta e in questo libro esplora la nascita della psicoterapia attraverso il racconto fittizio di Friedrich Nietzsche che, su richiesta dell’amica Lou Salomé, viene preso in cura dal grande medico viennese Joseph Breuer.

Quel pochissimo che ho letto dell’austriaca Elfriede Jelinek non mi ha appassionato neanche un po’, anzi. Tuttavia l’autrice ha vinto il premio Nobel per la Letteratura nel 2004, quindi qualche pregio lo avrà, seppure a me ignoto. Il suo più famoso romanzo, ambientato a Vienna, è La pianista, che non ho letto pensando sia più pornografico che altro, ma a quanto pare è importante anche la ricerca di sé. Se lo leggete fatemi sapere, comunque mi pareva fosse interessante inserirlo in questa lista.

Naturalmente ci sono tantissimi altri romanzi ambientati a Vienna, questo non è che un piccolo elenco. Se vi va potreste dirci quali sono stati i vostri preferiti, fra quelli che avete letto.

Anna Wiener, La valle oscura

Anna Wiener, La valle oscura (tit. originale Uncanny Valley), Adelphi, 2020. Traduzione dall’inglese di Milena Zemira Ciccimarra.

Sarò sincera, questo libro è stato una tortura. L’idea era interessante: raccontare la Silicon Valley nel bene e soprattutto nel male, svelandone i lati oscuri. Il primo quarto del libro è stato, in effetti, abbastanza interessante. Poi ha cominciato a ripetersi e a sbrodolare, fino a diventare un intruglio insopportabile. Non come quando mandi giù una medicina amara, no: la medicina fa schifo ma almeno serve, questo invece non serve proprio a niente.

Anna Wiener ha 25 anni e lavora nell’editoria a New York. A un certo punto, non è che si capisca bene perché, decide di lasciare New York (da cui non era mai uscita!) e di trasferirsi a San Francisco per lavorare nel settore del tech. Per i soldi, pare di capire. Non per il successo, proprio e solo per guadagnare di più. Legittimo. Wiener però non ha alcuna formazione di tipo tecnologico, non è programmatrice, non è ingegnere informatico, è un’umanista e le piacciono i libri. Tuttavia, trova lavoro in un’azienda di analisi dati prima, e in un’azienda di software open source poi, anche se ovviamente non in un ruolo tecnico.

Ed ecco subito la cosa più irritante di questo libro: Wiener non nomina mai nessuna delle aziende di cui parla. Non solo quelle per le quali ha lavorato (che avrebbe anche potuto avere senso, se avesse rivelato qualche grande segreto, ma ci torno fra un attimo), ma neanche quelle che cita di sfuggita o che c’entrano molto relativamente con il suo lavoro, essendo più che altro parte della quotidianità di ciascuno. Per esempio, “il social network che tutti odiavano”. Mica Facebook, no? “Il grande negozio online”. Oddio, che grande ed efficace modo di nascondere che sta parlando di Amazon. E così via. Nessuna, dico nessuna azienda ha un nome. Ma dirò di più, proprio niente ha un nome. A un certo punto un personaggio cita una famosa frase del Trono di Spade, ma mica penserete che Wiener possa nominare il titolo del romanzo? Certo che no, è semplicemente “un famoso romanzo fantasy”.

Allo stesso modo, pochissime delle persone di cui l’autrice parla vengono chiamate per nome. Solo i suoi amici e il suo fidanzato. In questo caso potrebbe avere senso per dare l’idea della spersonalizzazione attiva nella Silicon Valley, invece visto quanto sopra ha senso probabilmente solo nella testa dell’autrice.

Comunque, se proprio siete curiosi, qui c’è chi si è preso la briga di identificare tutto e tutti. Diciamo però subito che nella maggior parte dei casi, qualunque persona frequenti internet capirà perfettamente di che aziende si sta parlando, vedi gli esempi sopra. Quindi, esercizio del tutto inutile se non per irritare i lettori. O almeno me.

Detto questo, il rischio di un libro come questo era dietro l’angolo: finire per suonare come il racconto (a quanto pare è un memoir, dice il sottotitolo dell’edizione originale) di una persona privilegiata, annoiata, che vuole i soldi ma allo stesso tempo aborre il modo per guadagnarli, e schifa tutti quelli che come lei vogliono i soldi. In effetti spesso schifa anche se stessa, quindi un minimo di autocritica c’è, però sembra più di superficie che di sostanza, onestamente. Il succo, in ogni caso, è: la Silicon Valley e l’industria del tech fanno schifo. Va bene, è il suo punto di vista.

Ora, tante delle cose che Wiener racconta possono essere interessanti per chi non conosca quel mondo, però sarebbe bastato un articolo di giornale, per la miseria. Altro che 300 pagine. Tuttavia, seppure molto parzialmente e incidentalmente, è un mondo di cui ho avuto una minima esperienza avendo lavorato per una delle tante aziende che cita, seppure in Europa e non in America, quindi le cose erano parecchio diverse, anche se con un fil rouge comune. Tuttavia, per me non è stato un libro che mi ha aperto gli occhi su qualche realtà totalmente aliena. Ma a dire il vero, fatico a pensare che possa esserlo per qualcuno.

Infatti, Wiener non racconta niente, sostanzialmente. Se non le sue giornate passate a rispondere alle richieste di assistenza, gli amministratori delegati che si credono dio, la finta superiorità dei colleghi e in particolar modo di quelli che sono davvero “tecnici”, l’alienazione data dalla continua commistione tra lavoro e tempo libero. Eccetera. Niente di eccezionale, niente che non abbiamo già sentito da altri mille articoli o persone che in quel mondo hanno lavorato. Wiener non svela niente. Non ci sono rivelazioni dove uno dice “ah! oooh!”. Wiener non è una whistleblower, ma neppure ci si avvicina a una distanza di diecimila chilometri. Wiener parla della sua vita, che è una vita noiosa e come quella di tanti altri lavoratori di start-up o multinazionali di stampo americano. Niente di nuovo sotto il sole, ve lo assicuro.

Inoltre, l’autrice è vagamente ossessionata dal sessismo, ma in maniera un po’ incidentale, come se ogni tanto si svegliasse dal suo soporifero racconto e si ricordasse che doveva parlare di sessismo nella Silicon Valley e nel tech. Non metto in dubbio che sia un settore sessista, dato che è in prevalenza maschile. Anzi, ne sono abbastanza sicura. Ma mi dispiace dirlo, gli episodi raccontati dall’autrice non sono particolarmente sessisti. Come dice questa recensione di una donna femminista e vittima di vere discriminazioni sessiste e razziste, affermare che ogni minima cosa sia sessista o razzista riduce il potere della lotta contro le vere discriminazioni. Mio pensiero da sempre, ma fa brutto dirlo, anzi in certi ambienti è proprio vietato, tabù.

Se proprio vi sentite interessati, qui ci sono molti estratti dall’originale inglese. Qui invece c’è una bella recensione di una persona a cui il libro è piaciuto. Io però mi sento di consigliarvi di impiegare in altro modo il vostro tempo.

Viaggiare con i libri – Brasile

Cascate dell'Iguaçu
Cascate dell’Iguaçu. Di Enaldo Valadares – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=32922684

Qualche giorno fa siamo andati in Egitto, viaggiando con i libri. Oggi mi piacerebbe portarvi a visitare un altro paese lontano che al momento non possiamo visitare che attraverso i libri: il Brasile. Partiamo.

Non si può dire letteratura brasiliana senza pensare a Jorge Amado. Ho letto due suoi libri e non li ho apprezzati particolarmente, a dire il vero, ma non sono sicuramente in maggioranza dato che in generale è uno scrittore molto amato. Un suo libro meno conosciuto, ma che incarna e descrive perfettamente l’atmosfera di Bahia, è Santa Barbara dei Fulmini, dove il cattolicesimo si mischia al candomblé formando un mix unico e irripetibile. Ma se leggete qualunque altro libro di Amado troverete le atmosfere del Brasile.

Uno dei grandi romanzi del Brasile è Grande Sertão, di uno dei maggiori scrittori brasiliani, João Guimarães Rosa. Cito dalla quarta di copertina: «Favoloso altipiano del Brasile profondo, deserto-brughiera dei Campos Gerais rinverdito di improvvise palme giganti, il ‘sertão’ di Guimarães Rosa è uno spazio magico percorso nell’intrico dei suoi sentieri da santoni e banditi, popolato di mandrie e di piccoli uomini da nomi altisonanti come di eroi di saghe remote.»

Il brasiliano Milton Hatoum, originario di Manaus, in Amazzonia, ha scritto vari libri che sono stati tradotti in italiano, fra cui Ceneri del Nord, ambientato nella sua città natale: il ricco figlio di un magnate della iuta e un ragazzo di umili origini fanno amicizia sullo sfondo di una Manaus «fatiscente, vitale e ricca di contrasti». Non l’ho letto ma sembra interessante.

Se volete un thriller adrenalinico, potete leggere Amazzonia di James Rollins, nel quale il governo americano invia una spedizione nella foresta amazzonica per scoprire cosa sia successo a un partecipante a una spedizione scientifica, morto appena uscito dalla giungla.

Cercate una saga familiare che attraversa la storia? Provate Viva il popolo brasiliano di João Ubaldo Ribeiro, che in 700 pagine segue la famiglia Feneira-Dutton dal 1647 fino a tre secoli più tardi. Anche in questo caso, non l’ho letto, ma sembra interessante, se non ci si fa spaventare dalla mole.

Per sfuggire alla persecuzione nazista, dopo aver provato New York, Stefan Zweig si trasferì in Brasile, nei pressi di Rio de Janeiro, e scrisse un libro, dal titolo Brasile. Terra del futuro, che ripercorre la storia del paese dal XVI secolo fino al 1940. Vale la pena leggerlo, credo, anche se non è un libro che ho letto personalmente.

Nella stanza in cui Zweig si è suicidato verrà ospitato Jacques Haret, autore di un bestseller ambientato in Brasile nel romanzo Mato Grosso del francese Ian Manook. Per chi ama i gialli.

Preferite andare a San Paolo? Ecco Dov’è finita Dulce Veiga? dell’autore brasiliano Caio Fernando Abreu. Una cantante all’apice del successo scompare dopo un concerto e verrà cercata nei bassifondi di San Paolo. Il libro è ambientato negli anni Ottanta, diversi anni dopo la scomparsa della donna.

Ma il Brasile ha ovviamente anche delle ottime scrittrici, fra cui Martha Batalha, che ha scritto, tra gli altri, La vita invisibile di Eurídice Gusmão, precedentemente tradotto come Eurídice Gusmão che sognava la rivoluzione: ambientato nella Rio de Janeiro degli anni Quaranta, segue la vita delle sorelle Guida ed Eurídice Gusmão.

Per altri consigli sui libri ambientati in Brasile potete vedere qui, mentre questo articolo, oltre a vari libri interessanti, cita anche qualche film. Alessandro Raveggi, invece, ha scritto per Wired un articolo sui libri per capire l’Amazzonia.

Buone letture!

Viaggiare con i libri – Egitto

Photo by CALIN STAN on Unsplash

In questo periodo in cui siamo costretti in casa o al massimo in città o in regione da un anno, ho sentito molte persone lamentare il fatto di non poter viaggiare. Per fortuna, una cosa che nessuna pandemia ci potrà togliere è la possibilità di viaggiare attraverso i libri. Leggendo possiamo davvero girare il mondo.

Come sapete, da ormai otto anni sto facendo un (lento) giro del mondo coi libri, nel tentativo di leggere almeno un autore proveniente da ogni nazione del mondo. Ho pensato che ora mi piacerebbe invece accompagnarvi in giro per il mondo suggerendovi alcune letture che vi portino a esplorare un paese, una città, un’area: libri ambientati in un luogo particolare che vi permettano di visitarlo con la fantasia. E magari vi faranno venire voglia di visitarlo davvero quando sarà di nuovo possibile!

Oggi, per esempio, vorrei portarvi in Egitto.

Un libro che ho letto relativamente di recente e che mi è piaciuto tantissimo è Ultima notte ad Alessandria di André Aciman (più famoso per Chiamami col tuo nome). In questo libro, che è l’autobiografia dell’autore e arriva fino all’inizio della sua adolescenza, sembra davvero di respirare le atmosfere dell’Egitto di qualche decennio addietro. La famiglia Aciman è ebrea sefardita e l’autore ci fa vivere attraverso le sue pagine il modo in cui questa comunità si è integrata per quanto possibile nella società egiziana. Alessandria d’Egitto sembra viva, in questo libro.

Un autore egiziano che ha ambientato tutti i suoi libri in Egitto è Nagib Mahfuz: ho letto due suoi libri (Miramar e Il ladro e i cani) senza rimanerne entusiasta, ma è un autore importante (ha anche ricevuto il premio Nobel) e bisognerebbe almeno provare a leggere qualcosa di suo.

Se volete andare sui grandi classici, un libro molto bello che vi consiglio è Antonio e Cleopatra di William Shakespeare, che ovviamente non ha bisogno di presentazioni. Non sarà una delle migliori opere di Shakespeare, ma l’ho letta con piacere e l’ho trovata comunque affascinante.

Un giallo carino ambientato in Egitto verso la fine dell’Ottocento è La sfida della mummia di Elizabeth Peters, primo di una serie dedicata ad Amelia Peabody e all’archeologo Radcliffe Emerson. Ho letto solo il primo libro, ma ce ne sono ben 20 nella serie, e vorrei continuare perché l’ho trovato simpatico, sebbene non sia certo un capolavoro, neppure nel suo genere.

Se vi piacciono i gialli, anche Agatha Christie ha scritto due libri ambientati in Egitto: Poirot sul Nilo e C’era una volta, quest’ultimo ambientato nell’antico Egitto.

Restando nell’antico Egitto, non possiamo certo dimenticare le numerose serie di Christian Jacq fra cui, ad esempio, quella dedicata a Ramses, ma ne ha scritte molte altre. Il primo libro della serie Il grande romanzo di Ramses è Il figlio della luce, in cui Jacq narra la vita di Ramses fino all’ascesa al trono.

C’è poi la saga dell’Antico Egitto di Wilbur Smith: il primo libro, pubblicato nel 1993, è stato Il dio del fiume, e parte che quest’anno uscirà la settima puntata della serie.

Non si può non citare il Quartetto di Alessandria di Lawrence Durrell, una serie di quattro libri dedicati ad Alessandria d’Egitto e ambientati prima e durante la seconda guerra mondiale. Il primo libro della serie, uscito nel 1957, è Justine.

Un libro che sembra interessante fin dal sottotitolo è Taxi. Le strade del Cairo si raccontano di Khaled Al Khamissi, pubblicato in Italia da Il Sirente. Stando alla quarta di copertina, è un racconto della città del Cairo attraverso le voci dei tassisti. L’edizione originale è del 2006 e l’ambientazione è quindi quasi contemporanea a noi.

Se volete altri spunti di lettura, vi consiglio la pagina dedicata all’Egitto su Roma Multietnica: OK, il sito è fatto un po’ male perciò alla pagina che ho linkato non c’è niente, ma se andate sulla colonna di sinistra (da computer) potete cliccare sui vari autori per vedere le schede dedicate a loro e ai loro libri. Wikipedia ha una categoria dedicata ai romanzi ambientati in Egitto.