Anna Wiener, La valle oscura

Anna Wiener, La valle oscura (tit. originale Uncanny Valley), Adelphi, 2020. Traduzione dall’inglese di Milena Zemira Ciccimarra.

Sarò sincera, questo libro è stato una tortura. L’idea era interessante: raccontare la Silicon Valley nel bene e soprattutto nel male, svelandone i lati oscuri. Il primo quarto del libro è stato, in effetti, abbastanza interessante. Poi ha cominciato a ripetersi e a sbrodolare, fino a diventare un intruglio insopportabile. Non come quando mandi giù una medicina amara, no: la medicina fa schifo ma almeno serve, questo invece non serve proprio a niente.

Anna Wiener ha 25 anni e lavora nell’editoria a New York. A un certo punto, non è che si capisca bene perché, decide di lasciare New York (da cui non era mai uscita!) e di trasferirsi a San Francisco per lavorare nel settore del tech. Per i soldi, pare di capire. Non per il successo, proprio e solo per guadagnare di più. Legittimo. Wiener però non ha alcuna formazione di tipo tecnologico, non è programmatrice, non è ingegnere informatico, è un’umanista e le piacciono i libri. Tuttavia, trova lavoro in un’azienda di analisi dati prima, e in un’azienda di software open source poi, anche se ovviamente non in un ruolo tecnico.

Ed ecco subito la cosa più irritante di questo libro: Wiener non nomina mai nessuna delle aziende di cui parla. Non solo quelle per le quali ha lavorato (che avrebbe anche potuto avere senso, se avesse rivelato qualche grande segreto, ma ci torno fra un attimo), ma neanche quelle che cita di sfuggita o che c’entrano molto relativamente con il suo lavoro, essendo più che altro parte della quotidianità di ciascuno. Per esempio, “il social network che tutti odiavano”. Mica Facebook, no? “Il grande negozio online”. Oddio, che grande ed efficace modo di nascondere che sta parlando di Amazon. E così via. Nessuna, dico nessuna azienda ha un nome. Ma dirò di più, proprio niente ha un nome. A un certo punto un personaggio cita una famosa frase del Trono di Spade, ma mica penserete che Wiener possa nominare il titolo del romanzo? Certo che no, è semplicemente “un famoso romanzo fantasy”.

Allo stesso modo, pochissime delle persone di cui l’autrice parla vengono chiamate per nome. Solo i suoi amici e il suo fidanzato. In questo caso potrebbe avere senso per dare l’idea della spersonalizzazione attiva nella Silicon Valley, invece visto quanto sopra ha senso probabilmente solo nella testa dell’autrice.

Comunque, se proprio siete curiosi, qui c’è chi si è preso la briga di identificare tutto e tutti. Diciamo però subito che nella maggior parte dei casi, qualunque persona frequenti internet capirà perfettamente di che aziende si sta parlando, vedi gli esempi sopra. Quindi, esercizio del tutto inutile se non per irritare i lettori. O almeno me.

Detto questo, il rischio di un libro come questo era dietro l’angolo: finire per suonare come il racconto (a quanto pare è un memoir, dice il sottotitolo dell’edizione originale) di una persona privilegiata, annoiata, che vuole i soldi ma allo stesso tempo aborre il modo per guadagnarli, e schifa tutti quelli che come lei vogliono i soldi. In effetti spesso schifa anche se stessa, quindi un minimo di autocritica c’è, però sembra più di superficie che di sostanza, onestamente. Il succo, in ogni caso, è: la Silicon Valley e l’industria del tech fanno schifo. Va bene, è il suo punto di vista.

Ora, tante delle cose che Wiener racconta possono essere interessanti per chi non conosca quel mondo, però sarebbe bastato un articolo di giornale, per la miseria. Altro che 300 pagine. Tuttavia, seppure molto parzialmente e incidentalmente, è un mondo di cui ho avuto una minima esperienza avendo lavorato per una delle tante aziende che cita, seppure in Europa e non in America, quindi le cose erano parecchio diverse, anche se con un fil rouge comune. Tuttavia, per me non è stato un libro che mi ha aperto gli occhi su qualche realtà totalmente aliena. Ma a dire il vero, fatico a pensare che possa esserlo per qualcuno.

Infatti, Wiener non racconta niente, sostanzialmente. Se non le sue giornate passate a rispondere alle richieste di assistenza, gli amministratori delegati che si credono dio, la finta superiorità dei colleghi e in particolar modo di quelli che sono davvero “tecnici”, l’alienazione data dalla continua commistione tra lavoro e tempo libero. Eccetera. Niente di eccezionale, niente che non abbiamo già sentito da altri mille articoli o persone che in quel mondo hanno lavorato. Wiener non svela niente. Non ci sono rivelazioni dove uno dice “ah! oooh!”. Wiener non è una whistleblower, ma neppure ci si avvicina a una distanza di diecimila chilometri. Wiener parla della sua vita, che è una vita noiosa e come quella di tanti altri lavoratori di start-up o multinazionali di stampo americano. Niente di nuovo sotto il sole, ve lo assicuro.

Inoltre, l’autrice è vagamente ossessionata dal sessismo, ma in maniera un po’ incidentale, come se ogni tanto si svegliasse dal suo soporifero racconto e si ricordasse che doveva parlare di sessismo nella Silicon Valley e nel tech. Non metto in dubbio che sia un settore sessista, dato che è in prevalenza maschile. Anzi, ne sono abbastanza sicura. Ma mi dispiace dirlo, gli episodi raccontati dall’autrice non sono particolarmente sessisti. Come dice questa recensione di una donna femminista e vittima di vere discriminazioni sessiste e razziste, affermare che ogni minima cosa sia sessista o razzista riduce il potere della lotta contro le vere discriminazioni. Mio pensiero da sempre, ma fa brutto dirlo, anzi in certi ambienti è proprio vietato, tabù.

Se proprio vi sentite interessati, qui ci sono molti estratti dall’originale inglese. Qui invece c’è una bella recensione di una persona a cui il libro è piaciuto. Io però mi sento di consigliarvi di impiegare in altro modo il vostro tempo.

Viaggiare con i libri – Brasile

Cascate dell'Iguaçu
Cascate dell’Iguaçu. Di Enaldo Valadares – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=32922684

Qualche giorno fa siamo andati in Egitto, viaggiando con i libri. Oggi mi piacerebbe portarvi a visitare un altro paese lontano che al momento non possiamo visitare che attraverso i libri: il Brasile. Partiamo.

Non si può dire letteratura brasiliana senza pensare a Jorge Amado. Ho letto due suoi libri e non li ho apprezzati particolarmente, a dire il vero, ma non sono sicuramente in maggioranza dato che in generale è uno scrittore molto amato. Un suo libro meno conosciuto, ma che incarna e descrive perfettamente l’atmosfera di Bahia, è Santa Barbara dei Fulmini, dove il cattolicesimo si mischia al candomblé formando un mix unico e irripetibile. Ma se leggete qualunque altro libro di Amado troverete le atmosfere del Brasile.

Uno dei grandi romanzi del Brasile è Grande Sertão, di uno dei maggiori scrittori brasiliani, João Guimarães Rosa. Cito dalla quarta di copertina: «Favoloso altipiano del Brasile profondo, deserto-brughiera dei Campos Gerais rinverdito di improvvise palme giganti, il ‘sertão’ di Guimarães Rosa è uno spazio magico percorso nell’intrico dei suoi sentieri da santoni e banditi, popolato di mandrie e di piccoli uomini da nomi altisonanti come di eroi di saghe remote.»

Il brasiliano Milton Hatoum, originario di Manaus, in Amazzonia, ha scritto vari libri che sono stati tradotti in italiano, fra cui Ceneri del Nord, ambientato nella sua città natale: il ricco figlio di un magnate della iuta e un ragazzo di umili origini fanno amicizia sullo sfondo di una Manaus «fatiscente, vitale e ricca di contrasti». Non l’ho letto ma sembra interessante.

Se volete un thriller adrenalinico, potete leggere Amazzonia di James Rollins, nel quale il governo americano invia una spedizione nella foresta amazzonica per scoprire cosa sia successo a un partecipante a una spedizione scientifica, morto appena uscito dalla giungla.

Cercate una saga familiare che attraversa la storia? Provate Viva il popolo brasiliano di João Ubaldo Ribeiro, che in 700 pagine segue la famiglia Feneira-Dutton dal 1647 fino a tre secoli più tardi. Anche in questo caso, non l’ho letto, ma sembra interessante, se non ci si fa spaventare dalla mole.

Per sfuggire alla persecuzione nazista, dopo aver provato New York, Stefan Zweig si trasferì in Brasile, nei pressi di Rio de Janeiro, e scrisse un libro, dal titolo Brasile. Terra del futuro, che ripercorre la storia del paese dal XVI secolo fino al 1940. Vale la pena leggerlo, credo, anche se non è un libro che ho letto personalmente.

Nella stanza in cui Zweig si è suicidato verrà ospitato Jacques Haret, autore di un bestseller ambientato in Brasile nel romanzo Mato Grosso del francese Ian Manook. Per chi ama i gialli.

Preferite andare a San Paolo? Ecco Dov’è finita Dulce Veiga? dell’autore brasiliano Caio Fernando Abreu. Una cantante all’apice del successo scompare dopo un concerto e verrà cercata nei bassifondi di San Paolo. Il libro è ambientato negli anni Ottanta, diversi anni dopo la scomparsa della donna.

Ma il Brasile ha ovviamente anche delle ottime scrittrici, fra cui Martha Batalha, che ha scritto, tra gli altri, La vita invisibile di Eurídice Gusmão, precedentemente tradotto come Eurídice Gusmão che sognava la rivoluzione: ambientato nella Rio de Janeiro degli anni Quaranta, segue la vita delle sorelle Guida ed Eurídice Gusmão.

Per altri consigli sui libri ambientati in Brasile potete vedere qui, mentre questo articolo, oltre a vari libri interessanti, cita anche qualche film. Alessandro Raveggi, invece, ha scritto per Wired un articolo sui libri per capire l’Amazzonia.

Buone letture!

Viaggiare con i libri – Egitto

Photo by CALIN STAN on Unsplash

In questo periodo in cui siamo costretti in casa o al massimo in città o in regione da un anno, ho sentito molte persone lamentare il fatto di non poter viaggiare. Per fortuna, una cosa che nessuna pandemia ci potrà togliere è la possibilità di viaggiare attraverso i libri. Leggendo possiamo davvero girare il mondo.

Come sapete, da ormai otto anni sto facendo un (lento) giro del mondo coi libri, nel tentativo di leggere almeno un autore proveniente da ogni nazione del mondo. Ho pensato che ora mi piacerebbe invece accompagnarvi in giro per il mondo suggerendovi alcune letture che vi portino a esplorare un paese, una città, un’area: libri ambientati in un luogo particolare che vi permettano di visitarlo con la fantasia. E magari vi faranno venire voglia di visitarlo davvero quando sarà di nuovo possibile!

Oggi, per esempio, vorrei portarvi in Egitto.

Un libro che ho letto relativamente di recente e che mi è piaciuto tantissimo è Ultima notte ad Alessandria di André Aciman (più famoso per Chiamami col tuo nome). In questo libro, che è l’autobiografia dell’autore e arriva fino all’inizio della sua adolescenza, sembra davvero di respirare le atmosfere dell’Egitto di qualche decennio addietro. La famiglia Aciman è ebrea sefardita e l’autore ci fa vivere attraverso le sue pagine il modo in cui questa comunità si è integrata per quanto possibile nella società egiziana. Alessandria d’Egitto sembra viva, in questo libro.

Un autore egiziano che ha ambientato tutti i suoi libri in Egitto è Nagib Mahfuz: ho letto due suoi libri (Miramar e Il ladro e i cani) senza rimanerne entusiasta, ma è un autore importante (ha anche ricevuto il premio Nobel) e bisognerebbe almeno provare a leggere qualcosa di suo.

Se volete andare sui grandi classici, un libro molto bello che vi consiglio è Antonio e Cleopatra di William Shakespeare, che ovviamente non ha bisogno di presentazioni. Non sarà una delle migliori opere di Shakespeare, ma l’ho letta con piacere e l’ho trovata comunque affascinante.

Un giallo carino ambientato in Egitto verso la fine dell’Ottocento è La sfida della mummia di Elizabeth Peters, primo di una serie dedicata ad Amelia Peabody e all’archeologo Radcliffe Emerson. Ho letto solo il primo libro, ma ce ne sono ben 20 nella serie, e vorrei continuare perché l’ho trovato simpatico, sebbene non sia certo un capolavoro, neppure nel suo genere.

Se vi piacciono i gialli, anche Agatha Christie ha scritto due libri ambientati in Egitto: Poirot sul Nilo e C’era una volta, quest’ultimo ambientato nell’antico Egitto.

Restando nell’antico Egitto, non possiamo certo dimenticare le numerose serie di Christian Jacq fra cui, ad esempio, quella dedicata a Ramses, ma ne ha scritte molte altre. Il primo libro della serie Il grande romanzo di Ramses è Il figlio della luce, in cui Jacq narra la vita di Ramses fino all’ascesa al trono.

C’è poi la saga dell’Antico Egitto di Wilbur Smith: il primo libro, pubblicato nel 1993, è stato Il dio del fiume, e parte che quest’anno uscirà la settima puntata della serie.

Non si può non citare il Quartetto di Alessandria di Lawrence Durrell, una serie di quattro libri dedicati ad Alessandria d’Egitto e ambientati prima e durante la seconda guerra mondiale. Il primo libro della serie, uscito nel 1957, è Justine.

Un libro che sembra interessante fin dal sottotitolo è Taxi. Le strade del Cairo si raccontano di Khaled Al Khamissi, pubblicato in Italia da Il Sirente. Stando alla quarta di copertina, è un racconto della città del Cairo attraverso le voci dei tassisti. L’edizione originale è del 2006 e l’ambientazione è quindi quasi contemporanea a noi.

Se volete altri spunti di lettura, vi consiglio la pagina dedicata all’Egitto su Roma Multietnica: OK, il sito è fatto un po’ male perciò alla pagina che ho linkato non c’è niente, ma se andate sulla colonna di sinistra (da computer) potete cliccare sui vari autori per vedere le schede dedicate a loro e ai loro libri. Wikipedia ha una categoria dedicata ai romanzi ambientati in Egitto.

Caroline Kepnes, You

Caroline Kepnes, You (tit. originale You), Mondadori, 2015. Traduzione di Paola Bertante.

Attenzione: questa recensione contiene SPOILER!!!

Sicuramente l’idea di usare come narratore uno psicopatico con problemi di tipo sessuale è interessante, l’ho fatto anch’io una volta quando (qualche millennio fa) mi dilettavo a scrivere. È altrettanto interessante che il suddetto narratore-psicopatico utilizzi la seconda persona singolare, rivolgendosi tutto il tempo a “te”. Naturalmente, questo “tu” è Beck, la protagonista della sua ossessione, ma è abbastanza disturbante da leggere perché il lettore (la lettrice) potrebbe benissimo immedesimarsi in questo “tu”.

Tuttavia, il mio problema con questo libro non è che sia brutto: forse non lo è, o forse lo è. Il mio problema è che non sono neppure riuscita a capire se sia brutto o meno, tanto l’ho trovato disturbante. Immaginerete che stare dentro la testa di uno psicopatico che si ritiene romanticissimo non può certo essere piacevole.

Molte volte sono stata tentata di abbandonare, tanto più che sicuramente 422 pagine sono troppe per questo tipo di romanzo. Ma ho perseverato e, contrariamente ad altri lettori, ho preferito le parti finali a quella iniziale. Quando Joe, il nostro protagonista psicopatico, scopre che Beck ha trovato la sua scatola segreta e inizia a trattare LEI come una psicopatica, il tutto comincia a diventare ancor più agghiacciante perché siamo di fronte a qualcosa di già visto e sentito milioni di volte: il compagno psicopatico che fa gaslighting alla compagna dopo averla stalkerata nella vita reale e in quella virtuale, e infine la uccide perché lei non vuole stare con lui ma poi gli dispiace, non perché l’ha uccisa ma perché ora non potrà più stare insieme a lei.

In conclusione, come ho detto, non ho idea se questo romanzo sia bello o brutto, so solo che è terrificante e fa orrore. Sconsigliato alle persone sensibili (come io probabilmente sono).

Libri leggeri per periodi difficili

E così, è ormai un anno e qualche giorno che ci troviamo in questo periodo così complicato. Nel corso di questo anno mi è capitato di sentire molti amici lettori lamentarsi di non riuscire a leggere, mentre solo pochi mi hanno detto di aver cominciato a leggere di più (ovviamente, fra le persone che conosco io). Per me va un po’ a periodi, per cui se all’inizio facevo fatica, poi ho ripreso, ma ci sono comunque stati momenti in cui leggere è stato più difficile. In ogni caso, quello che ho notato è che (comprensibilmente, credo) ho cercato di leggere soprattutto libri più leggeri, meno impegnativi, e sono uscita raramente dalla mia comfort zone.

In ogni caso, quello che mi sento di consigliarvi è di fare esattamente quello che vi sentite di fare, perché secondo me questo non è il momento giusto per imporsi obbighi, obiettivi o costrizioni di qualsiasi tipo. Quindi, se vi va di leggere, fatelo, altrimenti non sentitevi in colpa se preferite usare il vostro tempo in un altro modo. Ognuno di noi trova il proprio modo di andare avanti, e nessuno di questi modi è sbagliato (eccetto quelli dannosi per la salute, ovviamente).

Posto, dunque, che i gusti di ognuno di noi sono diversi e personalissimi, e posto che non credo ci si debba forzare a leggere se non è quello che ci fa sentire bene, vorrei comunque darvi qualche suggerimento su alcuni dei libri che, nel corso degli anni, mi hanno fatto passare qualche momento spensierato: magari potrebbero fare questo effetto anche a voi.

La saga di Harry Potter di J.K. Rowling, ovviamente. A volte mi sento stupida a leggerla alla mia età, ma c’è da dire che secondo me è scacciapensieri (ed emozionante!) come poco altro. La sto rileggendo per la terza volta e, come le altre volte, la sto adorando.

Il genio e il golem di Helene Wecker. Questo non è propriamente un libro leggero, e non è propriamente un libro fantasy anche se la maggior parte dei lettori lo classifica come tale. È un romanzo fantastico (inteso come “letteratura del fantastico”), in un certo senso: infatti i protagonisti sono per l’appunto un genio e una golem. Tuttavia, l’ambientazione è storica, siamo infatti a New York all’inizio del Novecento. Questo lo rende, credo, un romanzo ibrido, che sfugge a una netta classificazione di genere. È un libro molto bello e non manca di profondità.

La serie di Lady Julia Gray di Deanna Raybourn, che avevo già consigliato nel mio post sui migliori libri del 2020. Non l’ho letta tutta, sono arrivata al quarto libro, poi ce n’è ancora un altro e alcune novelle, o romanzi brevi, comunque vogliate chiamarli. È una serie che mescola in modo eccellente mystery e romance, è scritta bene, è avvincente e i personaggi sono ben delineati. Possibile che qualche volta vi verrà voglia di prenderli a schiaffi, ma a me sta piacendo molto. E questo nonostante non ami i romanzi “rosa” (ma questo non è un rosa classico). Ho recensito qui il primo libro della serie, Silenzi e veleni.

Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien: che dire? Un capolavoro immenso. Anche questo l’ho riletto per la terza volta durante l’estate, e mi è piaciuto enormemente, molto più di quando lo avevo letto da ragazza. Ci sono pochi modi migliori di immergersi in un mondo fantastico che vi coinvolgerà così tanto da farvi scordare per un po’ gli altri pensieri.

Stardust di Neil Gaiman. Come dico nella mia recensione, ho un rapporto un po’ altalenante con Gaiman, ma questo libro è davvero bello e ben scritto. Di nuovo siamo nell’ambito della letteratura del fantastico. Di nuovo, è un libro capace di trasportarvi al suo interno e farvi evadere per un po’.

La serie dei vecchietti del BarLume, di Marco Malvaldi: ormai la conoscono tutti, quindi non ha bisogno di presentazioni. Per me, che ho vissuto alcuni anni in Toscana, forse è ancora più divertente, perché mi immagino proprio i vecchietti e come parlano tra di loro. Tuttavia credo che sia divertentissima anche per chi non abbia mai vissuto in questa regione. Vi avviso che secondo me i primi quattro libri sono migliori degli ultimi.

I tre moschettieri di Alexandre Dumas. Se non avete ancora letto questa meraviglia, dovete rimediare assolutamente, e non fatevi spaventare dalla mole perché nemmeno vi accorgerete del tempo che passa. Forse lo avete letto da bambini in una di quelle riduzioni che tanto andavano di moda, ma rileggetelo ora e non ve ne pentirete di sicuro.

Il nostro agente all’Avana di Graham Greene: stupendo e anche divertente. Secondo me Greene è geniale e questo è un libro eccezionale, scritto in maniera ineccepibile. Molto consigliato.

Siccome ho già menzionato alcuni libri ovvi, non vi consiglierò la serie di Montalbano perché sarebbe scontato, ma non posso assolutamente lasciare indietro Andrea Camilleri, perciò citerò La scomparsa di Patò, che forse è il mio preferito fra i suoi. Scanzonato e particolare, veramente consigliato. Qui c’è una mia breve recensione.

La serie di Thursday Next, di Jasper Fforde, di cui ho recensito qui il primo libro, Il caso Jane Eyre. Una serie davvero divertente, e molto appassionante per chi ama i libri: vi troverete tanti rimandi letterari, come si capisce fin dal titolo del primo romanzo. La consiglio caldamente.