Il testamento

Alda Merini

Alda Merini, 1931-2009 (foto Lapresse da corriere.it)

Se mai io scomparissi
presa da morte snella,
costruite per me
il più completo canto della pace!

Ché, nel mondo, non seppi
ritrovarmi con lei, serena, un giorno.

Io non fui originata
ma balzai prepotente dalle trame del buio
per allacciarmi ad ogni confusione.

Se mai io scomparissi
non lasciatemi sola;
blanditemi come folle!

3 novembre 1953

da Paura di Dio (1955), in Fiore di poesia, Einaudi

La tempesta

Prospero. Thou poisonous slave, got by the devil himself
Upon thy wicked dam come forth!

Enter Caliban.

Caliban. As wicked dew as e’er my mother brushed
With raven’s feather from unwholesome fen
Drop on you both. A south-west blow on ye
And blister you all o’er.

Prospero. For this, be sure, tonight thou shalt have cramps,
Side-stitches that shall pen thy breath up, urchins
Shall for that vast of night that they may work
All exercise on thee: thou shalt be pinched
As thick as honey-comb, each pinch more stinging
Than bees that made ‘em.

Caliban. I must eat my dinner.
This island’s mine, by Sycorax my mother
Which thou tak’st from me. When thou cam’st first,
Thou strok’st me, and made much of me wouldst give me
Water with berries in’t, and teach me how
To name the bigger light, and how the less,
That burn by day and night. And then I loved thee,
And showed thee all the qualties o’th’isle,
The fresh springs, brine-pits, barren place and fertile.
Cursed be I that did so! All the charms
Of Sycorax – toads, beetles, bats light on you!
For I am all the subjects that you have,
Which first was mine own king; and here you sty me
In this hard rock, whiles you do keep from me
The rest o’th’island.

Prospero. Thou most lying slave
Whom stripes may move, not kindness! I have used thee,
Filth as thou art, with humane care, and lodged thee
In mine own cell, till thou didst seek to violate
The honour of my child.

Caliban. O ho, O ho! Would’t had been done!
Thou didst prevent me. I had peopled else
This isle with Calibans.

Miranda.* Abhorrèd slave,
Which any print of goodness wilt not take,
Being capable of all ill! I pitied thee,
Took pains to make thee speak, taught thee each hour
One thing or other. When thou didst not, savage,
Know thine own meaning, but wouldst gabble like
A thing most brutish, I endowed thy purposes
With words that made them known. But thy vild race,
Though thou didst learn, had that in’t which good natures
Could not abide to be with. Therefore wast thou
Deservedly confined into this rock, who hadst
Deserved more than a prison.

Caliban. You taught me language, and my profit on’t
Is, I know how to curse. The red plague rid you
For learning me your language!

Prospero. Hag-seed, hence!
Fetch us in fuel – and be quick, thou’rt best,
To answer other business. Shrug’st thou, malice?
If thou neglect’st, or dost unwillingly
What I command, I’ll rack thee with old cramps,
Fill all thy bones with aches, make thee roar,
That beasts shall tremble at thy din.

Caliban. No, pray thee!
- I must obey. His art is of such power,
It would control my dam’s god Setebos,
And make a vassal of him.

Prospero. So, slave. Hence!

Exit Caliban.

*

Prospero. Tu, schiavo pestifero, concepito dal diavolo in persona
con la tua perfida madre, vieni fuori!

Entra Calibano.

Calibano. Una rugiada malefica quanto quella che mia madre raccoglieva
con penne di corvo da paludi pestifere
possa ricadere su di voi! Possa soffiare un vento di libeccio
che vi ricopra di piaghe.

Prospero. Per queste parole, sii certo, stanotte avrai crampi,
e trafitture ai fianchi da mozzarti il fiato; folletti irti come ricci,
nelle profondità della notte, eserciteranno su di te
la loro opera: avrai tante punture
quante vi sono celle in un alveare, ognuna più acuta e pungente
delle api che la provocano.

Calibano. Devo inghiottire il rospo.
Pure, è mia quest’isola, mi viene da mia madre, Sicorace,
e tu me la sottrai. Al tempo in cui giungesti
mi accarezzavi e mi tenevi in gran conto e mi davi
infusi di bacche e mi insegnavi come
chiamare la luce maggiore e la minore
che ardono giorno e notte. E allora ti amavo
e ti ho mostrato tutti i pregi dell’isola,
le fresche sorgenti, le pozze d’acqua salata, i luoghi fertili o sterili.
Maledetto me per averlo fatto! Tutti i sortilegi
di Sicorace, rospi, scarafaggi, pipistrelli, si abbattano su di voi!
Poiché io sono tutti i sudditi che voi avete,
io, che un tempo ero re di me stesso; e ora mi relegate
in questa dura roccia, e mi rubate
il resto dell’isola.

Prospero. Schiavo bugiardo,
che solo la frusta può piegare e non la dolcezza!
Io ti ho trattato, sebbene non fossi che letame,
con umanità, e ti ho accolto nella mia stessa grotta
fino a quando tu non cercasti di violare l’onore di mia figlia.

Calibano. Oh, oh, se almeno vi fossi riuscito!
ma tu me l’impedisti, che altrimenti avrei popolato
l’isola di Calibani.

Miranda.* Schiavo abominevole,
su cui mai potrà imprimersi il marchio della bontà,
sei capace di ogni male! Io ho avuto compassione di te,
mi sono dato la pena di farti parlare, ti ho insegnato di ora in ora
questa e poi quella cosa. Quando tu, selvaggio,
non conoscevi ciò che dicevi, ma usavi suoni inarticolati
come il più bruto degli esseri, io dotai i tuoi primitivi pensieri
di parole che li rendevano accessibili. Ma la tua razza infame,
sebbene tu riuscissi a apprendere, aveva in sé qualcosa che le nature gentili
non possono tollerare. Per questo sei stato
giustamente confinato in questa roccia, tu che hai meritato
più che la prigione.

Calibano. Mi avete insegnato a parlare, e il mio solo vantaggio
è che ora so maledire. La peste bubbonica vi stermini
per avermi insegnato la vostra lingua!

Prospero. Seme di strega, via!
portaci ancora legna da ardere; e tienti pronto – sarà meglio per te -
a eseguire altre faccende. Scrolli le spalle, maligno?
Se trascuri o fai malvolentieri
quel che ti chiedo, ti saprò tormentare coi crampi della vecchiaia,
riempire tutte le tue ossa di fitte, farti ruggire
così che tremeranno le bestie al tuo strepito.

Calibano. No, ti prego!
Devo obbedire: la sua arte ha una tale potenza
che saprebbe piegare il dio di mia ade, Setebos,
e farne un vassallo.

Prospero. E dunque, schiavo, via!

Esce Calibano.

* Molte lezioni moderne assegnano tutta questa battuta a Prospero anziché a Miranda.

Da: William Shakespeare, La tempesta (tit. originale The Tempest), Mondadori, Milao 1991. Traduzione di Alfredo Obertello.

*

Qui si può leggere l’intera opera in italiano.
Qui si può leggere in inglese.

Centro di ascolto uomini maltrattanti

Avevo già sentito parlare di questo nuovo  progetto di Artemisia, qualche giorno fa. Oggi però mi è capitato di vedere un cartellone, e mi è piaciuto così tanto che ho voluto comunicarvelo. Così tanto che ho voluto comunicarvelo qui, e non sul taccuino, perché così magari c’è più gente che ci si imbatte.

Partiamo dall’inizio. Artemisia è un ottimo centro antiviolenza di Firenze, proprio sopra casa mia. Dico ottimo non per esperienza diretta, ma perché lo conoscevo da tempo, per fama, perché non è nuovo a progetti interessanti. Intanto, vi invito a visitare il sito, anche se non siete di Firenze, perché contiene molto materiale informativo, dettagliato e chiaro, che è utile a tutte le donne – indipendentemente dal fatto che abbiano subito violenza o meno.

Il nome di questo nuovo centro è autoesplicatorio: si tratta di un centro che si occupa di offrire assistenza agli uomini che maltrattano le donne. Perché bisogna ricordare che la maggior parte delle violenze sulle donne non avvengono ad opera di sconosciuti per la strada, ma sono commesse soprattutto in famiglia: dal marito, dal padre, dal fidanzato.

Una premessa necessaria: naturalmente, nessuna attenuante è possibile per una violenza sessuale, fisica o psicologica. Chi mi conosce lo sa bene. Non ci sono scuse. Se un uomo è violento, è violento e basta – è del tutto irrilevante il contorno, il contesto.

Sta di fatto, comunque, che quando un uomo è violento, generalmente, ci sono delle cause: può avere a sua volta subito violenza, può avere dei problemi a controllare la propria aggressività. A me piace molto l’idea che qualcuno decida di dare ascolto all’uomo violento, se quest’uomo ha tanto coraggio da decidere di chiedere aiuto. Perché la violenza si può fermare, non deve essere eterna. Un uomo violento può decidere di voler capire, di voler provare a cambiare. Può capire che sta sbagliando, e può chiedere aiuto.

«Solo perché sei stato violento in passato non significa che devi esserlo di nuovo. La tua violenza è una decisione. Si tratta di una scelta che hai fatto tra le possibilità a tua disposizione e puoi scegliere di agire diversamente in futuro.

Se desideri passare da un rapporto basato sul potere e il controllo ad uno basato su intimità e rispetto, devi smettere di incolpare la tua partner per il tuo comportamento. Se vuoi costruire una relazione d’amore, che non si basi sulla paura, è necessario un cambiamento.

La violenza domestica raramente si ferma da sola. Si può essere molto sinceri quando si promette che non potrà mai accadere di nuovo. Purtroppo la maggior parte degli uomini che fanno uso di violenza e di comportamenti abusivi non possono mantenere queste promesse senza il sostegno e l’aiuto adeguato.»

Queste frasi sono tratte dal sito del Centro di ascolto uomini maltrattanti.

L’uomo violento che capisce di avere un problema può leggere il sito, è dettagliatissimo. Può anche fare il test online per capire se c’è un problema. Alla fine del test, può contattare via email un professionista, naturalmente in maniera del tutto anonima e gratuita. Può telefonare. Trova il numero in homepage.

Infine, invito tutti gli uomini, anche quelli che violenti non sono, a visitare il bel sito Maschile Plurale, dove si può leggere un appello “da uomo a uomo” contro la violenza sulle donne (a cui io sono arrivata tramite il magazine di women.it).

Dimenticavo: il cartellone. Era il volto di un uomo, e sopra c’era scritto “Io sono un violento”.

Informazioni utili: restrizioni del traffico in connessione con gli eventi del 1° febbraio

Com’è noto, dopodomani, 1° febbraio, martedì, alle sei meno un quarto del pomeriggio, il mondo finirà. Subito dopo avrà luogo il giudizio universale.

La sezione competente del Consiglio della Capitale invita i cittadini a evitare il panico. È inutile d’altro canto abbandonarsi a scene di impazienza, perché a ognuno toccherà il suo turno, senza eccezioni.

Non si renderanno necessarie restrizioni straordinarie del traffico, comunque la galleria – a causa del pericolo di eventuali crolli – verrà chiusa alle tre del pomeriggio. Da quel momento gli autobus n. 4, 5 e 56 passeranno invece che sul ponte delle Catene sul ponte Elisabetta.

I treni, le navi e gli autobus faranno servizio secondo l’orario normale, anzi, da piazza del Vigadó partirà, in via straordinaria, una nave passeggeri che (se ci sarà un numero sufficiente di persone) seguirà il corso del fiume, a mo’ di catafalco imbandierato, fino alla pittoresca contrada delle Porte di Ferro e al Mar Nero.

A tutti quanti volessero presentare richiesta di prolungamento della vita si comunica sin d’ora che la loro richiesta non potrà essere presa in considerazione. Non fanno eccezione neppure le donne incinte né i neonati, benché alcuni di loro potranno giustamente lamentarsi di venire al mondo proprio dopodomani alle sei meno un quarto e di avere quindi una vita incredibilmente breve.

D’altronde saranno singolarmente fortunati tutti quelli che sarebbero morti comunque in quel momento. Quelli sì che adesso potranno ridersela sotto i baffi.

Da: István Örkény, Novelle da un minuto (tit. originale Egyperces novellák), e/o, Roma 1991. Traduzione di Gianpiero Cavaglià.

* Una breve biografia dell’autore (in inglese).
* La scheda del libro sul sito dell’editore italiano.
* Una breve ma bella recensione su Booksblog.

I miei voti per gli Oscar di Finzioni

Vi segnalavo che su Finzioni si possono votare le proprie case editrici preferite (fino al 1° novembre). Così, giusto per vostra curiosità, vi voglio indicare i miei voti:

Migliore selezione dei titoli: alla fine ho votato Adelphi, perché da tempo immemore penso che vorrei leggere tutti i libri che pubblica, o quasi. Però avevo pensato anche a e/o e a Zandonai. Inoltre, la questione è spinosa, perché dipende di che tipo di case editrici parliamo. Ci sarebbe stata anche ubulibri, casa esclusivamente teatrale con un ottimo catalogo.

Migliore grafica di copertina: ho votato Zandonai, di cui mi sono innamorata negli ultimi mesi. Prima di questa scoperta, si sarebbero contese la partita I Sognatori e Neri Pozza.

Migliore carta, impaginazione ed editing: Sellerio. Non la amo particolarmente come casa editrice, ma come carta non la batte nessuno. L’editing lascia un po’ a desiderare in quasi tutte le case editrici che conosco, purtroppo. Anche Marsilio e Forum sono ottime, comunque.

Miglior rapporto qualità/prezzo: questo è stato il punto veramente difficile. I libri, in generale, non costano affatto poco, e se costano poco, spesso, è perché la qualità non è altissima. Alla fine ho votato quella che mi era venuta in mente per prima, forse per una questione di tempistica: Las Vegas, piccolissima casa editrice che ho scoperto al Pisa Book Festival, e che conoscevo per sentito dire da Liblog. Libri belli, ben fatti, quasi tutti a 10 euro (alcuni a 12). Parlo della qualità dell’oggetto, ho inteso la domanda in questo modo. Sul contenuto non posso dire, perché ho preso un loro libro che devo ancora leggere (e chissà quando ci riuscirò). Resta da dire che ci sono altre case che si difendono bene, comunque.

Migliore casa editrice in generale: per me resta Adelphi. È una domanda un po’ così, come dicevo riguardo al primo punto, perché dipende da cosa si intende. Per la narrativa, che resta il mio genere prediletto, è sicuramente Adelphi, che mi piace anche come qualità dell’oggetto-libro, come grafica, come impaginazione e tutto il resto. Però sarà diverso per la saggistica, o per il teatro, per la poesia, e così via.

*

Due note a margine, che non c’entrano niente: vi invito a votare quello che scrivo, mi serve per capire se vi piace o no. Sotto ogni post ci sono delle stellette, votate liberamente: WordPress è una magia, ma non mi permette di sapere chi ha votato cosa e che voto ha espresso, io vedo solo la media dei voti, come la vedete voi. Perciò sentitevi liberi. E poi: se ne avete voglia, buttate di tanto in tanto un occhio al taccuino. Può darsi che ci sposti le segnalazioni, almeno alcune. Poi ci sono stralci di letture, segnalazioni di cose trovate in rete.