Viaggiare con i libri – Vienna

Vienna, Austria
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Dopo essere andati in altri contenti, oggi il nostro viaggio con i libri ci porta vicino, in Austria, per la precisione a Vienna. È una città che io trovo bellissima e che ho visitato diverse volte, non sempre per turismo ma anche per fare ricerca bibliografica per la mia tesi specialistica. Sono molti i libri che ci fanno esplorare questa città, ve ne presento solo alcuni.

In una carrellata di libri ambientati a Vienna, non si può mancare di citare il mio autore preferito, Elias Canetti: di origine bulgara (o almeno, nato nell’attuale Bulgaria, in una città che allora era parte dell’Impero Ottomano), questo autore rappresenta splendidamente lo spirito viennese, città nella quale ha vissuto per moltissimi anni e che l’ha plasmato profondamente. Potremmo citare l’autobiografia in tre volumi, ma sarò più banale e citerò invece il suo unico romanzo, Auto da fé. Questo libro ha fatto vincere a Canetti il Nobel per la Letteratura, che però gli è stato conferito qualche decennio dopo la pubblicazione del romanzo. Un libro bizzarro con protagonista il professore bibliomane Peter Kien, la cui fine è preannunciata dal titolo. Si respira Vienna a ogni pagina.

Un altro grande scrittore austriaco è stato Joseph Roth e un esempio di testo viennese può essere il famoso La Cripta dei Cappuccini, in cui l’autore canta la fine dell’Austria Felix agli albori della seconda guerra mondiale. Non sono una fan di questo libro, ma sicuramente è un testo importante.

Sullo stesso tema, la fine dell’Austria Felix, un altro libro da considerare è Il mondo di ieri di Stefan Zweig, in questo caso non un romanzo ma la narrazione appassionata e veritiera della fine di un mondo e di un’epoca. Devo ancora leggerlo, ma conto di farlo al più presto.

Un’epopea della città di Vienna è rappresentata da La melodia di Vienna di Ernst Lothar, libro che purtroppo non ho ancora letto. Narra la storia della famiglia Alt attraverso tre generazioni, dal 1888 al 1945, seguendo quindi anche la storia dell’Austria in questo lungo periodo. Molto interessante.

Con Malina, Ingeborg Bachmann ci porta in una Vienna moderna (il libro è del 1971) con la storia di un triangolo amoroso e di un assassinio. Una grande scrittrice austriaca.

Dici Vienna e dici L’uomo senza qualità, il romanzo-fiume (quasi 1800 pagine) di Robert Musil, ambientato alle soglie della prima guerra mondiale: non sono riuscita ad andare oltre le prime pagine dell’originale tedesco, ma c’è da dire che ci vuole impegno, costanza e dedizione per affrontare questo libro. Probabilmente riproverò in futuro.

Non sono solo gli autori austriaci ad aver scritto di Vienna: un inglese celebre è stato Graham Greene, che proprio a Vienna ha ambientato Il terzo uomo, dove uno scrittore aspetta un amico con cui ha appuntamento, solo per poi scoprire che è morto. O almeno così si suppone. Avendo molto amato Greene in altre letture, vorrei leggere presto anche questo suo romanzo.

Irvin D. Yalom è un altro autore non austriaco (in questo caso americano) che ha scritto un bellissimo libro ambientato a Vienna, Le lacrime di Nietzsche. Yalom è uno psichiatra e psicoterapeuta e in questo libro esplora la nascita della psicoterapia attraverso il racconto fittizio di Friedrich Nietzsche che, su richiesta dell’amica Lou Salomé, viene preso in cura dal grande medico viennese Joseph Breuer.

Quel pochissimo che ho letto dell’austriaca Elfriede Jelinek non mi ha appassionato neanche un po’, anzi. Tuttavia l’autrice ha vinto il premio Nobel per la Letteratura nel 2004, quindi qualche pregio lo avrà, seppure a me ignoto. Il suo più famoso romanzo, ambientato a Vienna, è La pianista, che non ho letto pensando sia più pornografico che altro, ma a quanto pare è importante anche la ricerca di sé. Se lo leggete fatemi sapere, comunque mi pareva fosse interessante inserirlo in questa lista.

Naturalmente ci sono tantissimi altri romanzi ambientati a Vienna, questo non è che un piccolo elenco. Se vi va potreste dirci quali sono stati i vostri preferiti, fra quelli che avete letto.

Cronache viennesi

Non so bene da che parte cominciare, perché ci sarebbe, volendo, molto da dire. Invece di andare con ordine vi racconterò così, come mi viene.

Il viaggio è andato molto bene, è stato assai proficuo, da tutti i punti di vista: sia da quello “professionale” (diciamo così) che da quello personale. Lo si può ben chiamare un Literaturreise, perché è stato un viaggio di, con, nella letteratura.

L’inizio non è stato promettente: arrivo con quasi un’ora e mezzo di ritardo – anche i treni austriaci si rompono, e però ripartono dopo un’ora e non dopo trecento, e i viaggiatori sono tenuti costantemente informati – per scoprire alle 22.30 che l’albergo che avevo prenotato era versiegelt, il comune aveva apposto i sigilli. Posso ringraziare la squisita gentilezza degli austriaci se non sono andata nel panico. Alla fine mi sono sistemata in un bellissimo albergo a Hernals, un po’ più giù, sempre nel diciassettesimo Bezirk, che ha lo stesso nome.

Gli austriaci (o almeno i viennesi) sono molto particolari, nel senso che sembrano molto freddi e distaccati, nessuno guarda nessun altro, ognuno è chiuso in sé da delle pareti che però si rivelano essere di carta: in realtà sono gentilissimi e disponibili, sempre pronti ad aiutarti. Solo, si fanno gli affari loro, e non direi che questo sia un male.

Era la mia quarta volta a Vienna, ma la prima da sola, ed è tutto, ovviamente, diverso.

Girare da sola in città non è affatto un problema – poi, sono sempre rientrata presto la sera, quindi non so come sia la situazione più tardi. A parte qualche gruppo per niente rassicurante di punkabbestia con due o tre pitbull sciolti, la città è tranquilla e sicura. A questo punto riesco tanto meno a capire come possa avere tanto seguito l’estrema destra, e mi è capitato di chiedermi chi intorno a me votasse FPÖ e BZÖ, i partiti di Strache e di Haider, per intenderci. (Noterella: avete notato come i partiti meno liberali portino sempre la libertà nel nome?)

Dico la verità – il confronto viene spontaneo – mi sono sentita più a sicura che a Firenze.

Il confronto viene spontaneo anche un po’ per tutto il resto: dopotutto, Firenze è sì molto più piccola, ma si tratta pur sempre di due capitali della cultura, piene zeppe di turisti. Per esempio, la pulizia: non ci sono paragoni. O ancora, la possibilità di andare in giro per la città pur senza avere una macchina: per dire, a Firenze è praticamente impossibile, soprattutto con la chiusura delle scuole; gli autobus sono pochi e sempre in ritardo, la sera sono pochissimi e terminano all’1 – la linea notturna che va dal centro a casa mia passa fino a mezzanotte e mezza. Se non hai la macchina o il motorino sei tagliato fuori, non puoi fare niente. A Vienna ci sono centinaia di autobus, tram, metro, treni locali. C’è di tutto: frequente, efficiente. Se uno ha voglia di andare dall’altra parte della città una sera e tornare tardi, può farlo, ci sono mezzi tutta la notte, al massimo ogni mezz’ora. Così come si può abitare in un posto e lavorare in un altro lontanissimo, senza metterci ore a spostarsi. Per me tutto questo ha un che di meraviglioso, in Italia non sarebbe assolutamente possibile – che io sappia non è possibile in nessuna città italiana, neppure Milano o Roma.

Per quanto riguarda strettamente lo scopo del mio viaggio: molto proficuo, ho trovato tantissimo materiale, così tanto che un paio di critici hanno già detto qualche anno fa che questo tipo di lettura critica di Auto da fé (quello che voglio fare io con la mia tesi, intendo) è sfruttato fino alla nausea, superato, sorpassato, inutile. Eh.

La Literaturhaus è un posto molto bello, anche se non proprio l’ideale per studiare, dato che a volte ci fanno delle conferenze, letture e seminari, e non mi pare pensato davvero come biblioteca di lettura – anche se in teoria lo sarebbe. Comunque ci si sta bene, intorno ci sono scaffali e scaffali di letteratura austriaca dell’ultimo secolo, come sensazione è bellissima, di pace proprio. L’atmosfera è accogliente e rilassata, un posto molto familiare, per nulla formale. Le presentazioni e letture che fanno al di fuori dell’orario di apertura della biblioteca devono essere molto interessanti, ma non ho mai avuto l’energia per partecipare. Altre interessanti letture e presentazioni le fanno all’Alte Schmiede, altro posto che deve essere molto bello, ma dove non sono stata. Si entra liberamente, comunque. Se uno ha voglia di letteratura, a Vienna, ha sicuramente dei posti in cui andare.

Anche la biblioteca di germanistica dell’università è un bel posto, dove sono stata solo un giorno perché ormai avevo già fatto quasi tutto di là, e poi senza aria condizionata all’ultimo piano sotto tetto si moriva, in uno dei giorni più caldi. Comunque, è una biblioteca enorme, e se si pensa che dentro ci sono solo libri di germanistica, e che molti altri si trovano nel magazzino, è qualcosa di impressionante. Non fosse stato per il caldo, quasi quasi mi ci sarei trasferita.

L’università è altrettanto impressionante. L’edificio principale, che è poi quello in cui si trova la biblioteca, è stato costruito verso la fine dell’Ottocento e si trova sul Ring: è enorme e bellissimo, in posizione stupenda, vicino al Rathaus e al Parlamento. Dentro ci sono computer a schermo piatto a disposizione degli studenti, enormi scaloni, grandissime aule, un bellissimo cortile con tanto di panchine e sdraio dell’università. Sono stata anche a vedere il campus, che è a dir poco fenomenale: appena si entra c’è un “cortile” immenso, che è piuttosto un parco, con tanto di caffè e supermercato (!), poi ce ne sono altri nove (!!), più piccoli.

Dopo aver passato la giornata in biblioteca, nel tardo pomeriggio camminavo, in giro per la città senza una meta precisa, come mi piace tanto fare. In queste peregrinazioni ho visto diverse belle librerie, e ho anche comprato diversi libri da Kuppitsch, dove c’è una vastissima scelta di titoli a metà prezzo. Ho scoperto che la Jelinek è una sorta di leggenda nazionale, chissà se era così anche prima del Nobel. Negli scaffali i suoi libri sono sempre esposti in bella vista, e ce ne sono tantissimi. Altro autore molto rappresentato nelle librerie è Ödön von Horváth, mentre a teatro pare che vada forte Johann Nestroy.

Il sabato me lo sono preso per me, e sono stata all’Albertina, dove c’era una bella mostra sull’epoca di Rembrandt che è finita proprio il giorno dopo, e dove dal 29 maggio di quest’anno c’è una collezione permanente, grazie al dono dei coniugi Batliner, che comprende dipinti da Monet all’età contemporanea: in ordine sparso, Picasso, Fontana, Klee, Kandinsky, Chagall, Mirò, Nitsch (ugh) e tantissimi altri. Un salto anche alla Kunsthalle a vedere la mostra di Thomas Ruff che, sinceramente, non valeva la pena. E poi di nuovo a passeggiare per la città, anche se quel giorno la temperatura è calata drasticamente e in più pioveva a dirotto.

Sul piano più strettamente personale, stare per una settimana da sola è stata un’esperienza molto utile. Ho scoperto, per esempio, che non soffro la solitudine se faccio quello che mi piace. Anzi. Poi ho capito altre cose importanti che però, come ho detto a qualcuno, sono personali – non perché non si possano dire per chissà quale motivo, ma perché certe riflessioni sono intime e basta.

Una cosa che posso dire è che a Vienna da sola sono stata bene, molto bene, e che ho sentito nostalgia (di tutto e di tutti) solo quando era ora di tornare. Mi sono sentita a casa, per certi versi nella mia città. Non mi sono mancati il caos, la burocrazia, la confusione, gli scandali, la politica, gli italiani, la sporcizia, niente. Tornata a Firenze da due giorni ho già sentito di nuovo, un po’, l’angoscia. Da cosa dipende questo cambiamento netto e repentino, non so bene: immagino, dall’aver fatto quello che amo fare (ricerca – in Italia e nel sentimento del 98% degli italiani se studi sei inevitabilmente uno sfigato, uno un po’ tocco, uno scemo, se lo fai alla mia età poi devi essere proprio suonato, e anche disadattato, uno che non capisce come gira il mondo, uno che non si adatta a fare l’imbianchino) e anche dall’essere stata in una città che amo – non so, le due, in che percentuale. Da tutto questo, forse, potrei tirare delle conclusioni, ma per ora aspetto.

Servus!

Hofburg
Hofburg

Dal 14 al 21 giugno sarò a Vienna per fare ricerche bibliografiche per la tesi. Sarò qui e qui, e alloggerò qui, a Neuwaldegg, Hernals, diciassettesimo Bezirk, vicino al Wiener Wald (non proprio in centro, insomma).

Visto che non ho proprio intenzione di connettermi, dovrete aspettare il mio ritorno per post, email e quant’altro.

Vi racconterò.