Knut Faldbakken, Confine di ghiaccio (Norvegia)

Knut Faldbakken, Confine di ghiaccio (tit. originale Grensen), Giunti, Firenze – Milano 2012. Traduzione di Lisa Raspanti.

Questo ebook l’avevo preso tempo fa durante una delle offerte giornaliere sul Kindle Store e, come a volte avviene, sono rimasta un po’ delusa. La pubblicazione cavalca l’onda del giallo scandinavo, ma bisogna ricordare che non tutti i gialli scandinavi sono buoni e che comunque ci sono vari gradi di godibilità di un libro. Faldbakken non è Stieg Larsson e non è neanche Henning Mankell, il libro è discreto senza essere davvero bello.

Ma veniamo alla storia. Arne Vatne è un uomo di mezza età che ama andare con le prostitute per poi innamorarsene. Un giorno, in mezzo alla strada innevata, incontra una di queste e la investe, uccidendola. In parallelo veniamo a conoscere la storia di Jonfinn Valmann, commissario di polizia, che si occupa del caso e prende molto a cuore la storia della tratta delle prostitute. Le due storie si sviluppano in parallelo e si intrecciano.

La trama non è particolarmente originale, lo sviluppo nemmeno anche se alla fine c’è il classico colpo di scena, che però se uno ci pensa non è che sia così strano o originale. Il libro è comunque piacevole e fa passare qualche bella serata di svago, ma non è niente di particolare e proprio non può essere paragonato ai migliori autori del genere. Diciamo che se non ci fosse stata la moda del giallo scandinavo, in Italia probabilmente non avremmo mai letto Knut Faldbakken.

Ultima nota: la traduzione scorre bene e naturalmente non posso giudicare perché non conosco il norvegese, però ci sono dei toscanismi davvero fastidiosi (“a giro”, “a dritto”…), che penso una casa editrice grande e prestigiosa come la Giunti avrebbe potuto tranquillamente evitare. Insomma, ancora una volta, l’editing, questo sconosciuto!

* Knut Faldbakken.
* Il libro sul sito dell’editore.
* Una recensione su Thriller Magazine.

[Questa recensione partecipa alla sfida delle letterature altre ed è pubblicata anche sul relativo blog.]

I cani di riga

Henning Mankell, I cani di riga (tit. originale Hundarna i Riga), Marsilio, Venezia 2010. Traduzione di Giorgio Puleo.

In teoria si tratta di un poliziesco, in pratica di un thriller di spionaggio. Genere che di solito non mi piace per niente, ma questo libro è davvero bello. Più va avanti e più diventa inverosimile, è vero, ma d’altronde lo ammette l’autore stesso per bocca del protagonista. Inoltre, è proprio vero quello che dice Camilleri, che i gialli non sono romanzetti per distendersi, ma spesso e volentieri contengono anche critica sociale. Questo libro infatti si immerge profondamente nella storia dell’indipendenza dei paesi baltici, della Lettonia in questo caso.

Ma andiamo con ordine.

Kurt Wallander è un poliziotto di una tranquilla cittadina di provincia nella Svezia del sud. Per certi versi ricorda un po’ Montalbano, per la semplicità di carattere e per il rapporto con Martinsson, che sembra un Fazio svedese. Da ricordare che questa è la sua seconda indagine, ma si tratta del suo libro più famoso ed è per questo che ho deciso di leggerlo per primo.

Un giorno la vita tranquilla del poliziotto Wallander viene sconvolta dal ritrovamento in spiaggia di un canotto contenente due cadaveri che, dopo varie ricerche, si scopriranno essere due lettoni. Il caso lo porterà a collaborare dunque con la polizia lettone, e in seguito ad andare egli stesso in Lettonia, dove ferve la lotta per l’indipendenza (siamo nel 1991). Wallander farà la conoscenza di alcuni indipendentisti e verrà così a sapere qualcosa di più di questo paese per lui finora sconosciuto. Un paese ancora caldo di dittatura, pieno di misteri e contraddizioni.

È un libro che si legge tutto d’un fiato, come nella migliore tradizione del genere, ma che fa anche riflettere. Io personalmente avevo 9 anni all’epoca del disfacimento dell’Unione Sovietica, perciò non mi ricordo assolutamente nulla di quel periodo. Ecco, per certi versi questo libro può essere un modo simpatico per rimediare, per scoprire cosa accadeva nelle repubbliche baltiche, che cosa i cittadini di quei paesi erano ancora costretti a subire prima di poter vedere il loro paese libero. Il tutto mentre ci si gode la storia, legata a stretto filo con la storia dell’indipendenza della Lettonia.

Mi sento dunque di consigliare questo libro anche a chi, come me, non è un appassionato del genere thriller. Non ve ne pentirete.