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Cinzia Mammoliti, Intervista a un narcisista perverso

Cinzia Mammoliti, Intervista a un narcisista perverso, Runa Editrice, Villafranca Padovana 2015.

«Lei era mia. Solo ed esclusivamente mia. Si perdeva ogni tanto per strade strane ma poi rientrava a cuccia tra le mie braccia.»

Un paio di giorni fa questo libro era in offerta a 0,99 € sul Kindle Store e così, incuriosita dal titolo, l’ho preso. Avevo già sentito il nome di Cinzia Mammoliti, che ha pubblicato altri libri sul tema del narcisismo e sulle vittime dei manipolatori affettivi. Non sapevo tuttavia che fosse un’importante criminologa e docente, una delle figure di spicco nel panorama della lotta alla violenza psicologica e non solo.

In questo libro l’autrice intervista un “narcisista perverso”, detto anche “maligno”. Non capisco quanto questa intervista sia vera e quanto sia invece frutto dell’esperienza della criminologa con le persone che ha incontrato nel corso del suo lavoro. Infatti, nel colophon c’è scritto: «Nomi, personaggi e luoghi sono usati in modo fittizio. Qualsiasi riferimento a luoghi o persone è puramente casuale.» Ad ogni modo, ciò che importa è che con questo breve testo (134 pagine), Mammoliti ci fa entrare nella testa di un narcisista perverso e ci fa vedere esattamente come funziona. Se il personaggio sembra a volte così crudele e sadico da apparire “caricato”, tuttavia visto quello che più volte al giorno siamo costretti a sentire dai telegiornali e leggere nei giornali, mi riesce un po’ meno difficile credere che persone di tal genere possano esistere.

La frase all’inizio di questa recensione è un’affermazione di Paolo G., il narcisista perverso protagonista di questo libro, e mi ha colpito per due motivi: il senso di possesso che l’uomo esplicita e la riduzione della donna a meno di una persona, ad animale («a cuccia»). Penso che questo riassuma chiaramente tutto ciò che passa per la testa di questi pericolosi manipolatori.

Paolo G. è indagato per maltrattamenti e istigazione al suicidio nei confronti della sua compagna, Arianna. D’accordo con i suoi medici, Mammoliti viene chiamata a intervistarlo, perché se spesso sappiamo cosa deve passare la vittima, è più raro, molto più raro, che qualche esperto ci aiuti a vedere cosa c’è nella testa del carnefice. (E se questo argomento vi interessa, e leggete in inglese, vi consiglio di approfondire seguendo un blog che mi ha lasciato a bocca aperta, Knowing the Narcissist di H.G. Tudor, un narcisista che scrive rivolgendosi alle vittime e fornendo loro il punto di vista dell’abusante. Fa accapponare la pelle per quanto è vero.)

Perché Paolo si comporta in questo modo con la donna che dice di amare? Ma è semplice: perché le donne sono tutte puttane ed è così che vanno trattate. «Vi piace sentirvi oggetti e mignotte del vostro compagno. Piace a tutte, te lo posso garantire, altrimenti non avrei tutto questo successo nel mondo femminile.»

Paolo è un uomo molto attraente, carismatico, colto, intelligente, ed è con tutte queste caratteristiche che attrae le donne, ma le tiene legate non con l’amore, non con il sesso, non con l’estetica, ma con la crudeltà, le umiliazioni: in breve, con il sadismo.

Le motivazioni vere sono poi più profonde, infatti verso la fine dell’intervista Paolo parla del rapporto con i suoi genitori e dell’infanzia atroce che ha vissuto. A un certo punto, più verso l’inizio, si lascia sfuggire una frase rivelatrice: «[Queste donne] erano come la madre che avrei sempre voluto avere.» Per cui è ben possibile che alla base di un disturbo narcisistico di personalità ci siano traumi profondi, e tuttavia com’è assolutamente ovvio e cristallino, questo non può certo giustificare il comportamento perverso di tali soggetti.

Paolo passa lunghi, lunghissimi anni con Arianna che, quando si conoscono, è una donna bellissima, intelligente, tutto ciò che un uomo potrebbe desiderare. Per poi diventare un’ombra, una morta che cammina, un’alcolizzata, una donna che infine sceglie il suicidio pur di sfuggire a quelle persecuzioni.

Se all’inizio i due si amano, piano piano Paolo comincia a dimostrare la propria perversione. La umilia, la ferisce psicologicamente, la maltratta fisicamente e sessualmente. Arianna due volte cerca di scappare da quell’inferno, ma entrambe le volte torna con lui quando lui va a riprendersela. Ed entrambe le volte scopre che il pozzo è senza fondo, che l’inferno sembra non avere mai fine perché Paolo è capace di picchi di sadismo sempre peggiori.

Finché non decide di far ricadere tutta la colpa su di lei, facendola credere pazza. «È una delle loro perversioni preferite. Ti tirano fuori il peggio e poi te lo rivoltano contro. Lo fanno per dimostrare a se stessi in primis che il mostro sei tu e così possono raccontare di essere vittime di donne isteriche e permalose che scattano per un nonnulla.» Per ben due volte Paolo fa sottoporre Arianna a TSO. Paolo non ci va giù leggero. Paolo la vuole morta psicologicamente, la vuole sottomessa, la vuole umiliata, ma è ambivalente: a tratti si rende conto di essere un perverso e un sadico, mentre altre volte sembra non capire cosa abbia fatto di male.

Paolo, inoltre, tradisce sistematicamente Arianna. Lei fa parte della categoria delle “sante”, le donne da amare, quelle materne, che non si possono insozzare con richieste sessuali particolari. Poi ci sono le “mignotte”, quelle di cui Paolo ha bisogno per sfogare la propria ossessione-compulsione sessuale. Ma non stiamo parlando di donne a pagamento (quando mai Paolo potrebbe aver bisogno di pagare una donna?!), bensì di donne che di lui si innamorano e che lui usa nelle maniere più disgustose. E poi, quando Arianna è invece pronta a tradire il suo compagno, è lui stesso che si finge un potenziale amante per poi abusarne nella maniera più raccapricciante.

Allora perché non scappano, queste donne? Sarebbe tanto semplice, no? Che stupide, no? Che ingenue. Beh, cari, non è così semplice: il narcisista perverso crea una dipendenza nella donna che ha scelto come vittima (o meglio dovrei dire nelle donne che ha scelto come vittime, perché non ce n’è mai solo una), di modo che per lei, o loro, sia difficilissimo se non impossibile lasciarlo e scappare.

Scrive l’autrice: «Una delle maggiori difficoltà che incontra la vittima nel sottrarsi a relazioni di questo tipo consiste nel far fronte al comportamento tenuto dai carnefici quando sentono che stanno per perdere la preda. Tecnicamente quello che viene chiamato luna di miele, che fa seguito a episodi di violenza intermittente e che vede l’abusante profondersi in scuse, pentimenti e promesse, è il periodo che maggiormente inganna le vittime determinandone le ricadute che, nel corso del tempo, possono anche essere numerose.»

Questo è un libro importante e dovremmo leggerlo tutti, perché ci fornisce un punto di vista insolito che è quello del carnefice. Entrando dentro la testa dell’uomo abusante riusciamo quantomeno ad avvicinarci a una possibilità di comprendere cosa si celi dietro la violenza sulle donne. Non mi fraintendete, non sto certo cercando di dire che questo libro ci aiuti a capire il colpevole o a identificarci con lui. Al contrario. Sto cercando di dire che questo libro ci consente di capire come si possa arrivare a quegli episodi di violenza che troppo spesso sentiamo in TV e a tutti quelli (milioni) di cui invece non veniamo a sapere niente, magari finché non è troppo tardi.

Questo libro è interessante perché io non sono mai riuscita a capire cosa possa spingere un uomo a maltrattare la propria compagna, cioè la donna che in teoria dovrebbe amare, ad abusarne psicologicamente, verbalmente, fisicamente e/o sessualmente, infine in casi fin troppo frequenti persino a ucciderla. Cosa lo spinge? Io non l’ho mai capito, per me la violenza è qualcosa di incomprensibile. E invece questo libro me lo ha spiegato: è il senso di possesso e la misoginia a spingere questi uomini. La donna è mia, tutte le donne sono mignotte, alle donne piace essere trattate così. La donna è mia, soprattutto. Per cui è semplice, se scappa, il narcisista perverso cerca di riprendersela, se non riesce a riprendersela la fa impazzire, o come fa Paolo la fa internare, o le fa togliere la custodia della figlia perché la dichiara pazza, e di conseguenza la fa impazzire davvero, o come fa lui la spinge al suicidio, o in altri casi la ammazza, perché la donna è sua, e non si deve permettere di scappargli.

Ripeto, un libro che dovremmo leggere tutti. Ma vi avviso che è agghiacciante, primo perché entrare nella testa di un tale sadico fa gelare il sangue nelle vene, secondo perché Paolo non ci risparmia i particolari.

Il libro non è scritto bene e l’autrice nel corso dell’intervista appare poco professionale in quanto si fa a volte irretire da Paolo. Ma questo non ha davvero alcuna importanza e non sminuisce di una virgola la necessità di questo libro, la necessità di leggerlo, l’importanza fondamentale che riveste.

Qui c’è la pagina che l’editore dedica al libro, dove è possibile leggere un’anteprima, oltre a numerose recensioni e interviste all’autrice.

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