Hussain Al-Mozany, Mansur oder Der Duft des Abendlandes

Hussain Al-Mozany, Mansur oder Der Duft des Abendlandes, Reclam, 2002.

Questo romanzo, che non è stato tradotto in italiano, è stato scritto in tedesco da un autore iracheno che ha vissuto in Germania per decenni e ha dunque adottato, a partire da un certo punto, la lingua del paese in cui viveva.

La trama sembrava molto interessante: Mansur, un giovane ragazzo iracheno, fugge in Germania e decide di chiedere il riconoscimento della sua origine tedesca in quanto un suo antenato era un crociato tedesco. Lo svolgimento, come vedremo, è molto meno interessante, tanto che ci ho messo un sacco di tempo a leggere questo libro di appena 271 pagine.

Mansur è un giovane militare che sta combattendo nella guerra contro l’Iran; un giorno decide di disertare, spinto probabilmente dalle parole di una giovane donna che lo aiuta quando arriva alla sua casa assetato. Il padre, che l’ha sempre maltrattato, gli promette di denunciarlo alle autorità perché non vuole che la famiglia abbia a patire delle terribili conseguenze a causa della sua diserzione. Mansur però rischia la pena di morte, ed è perciò che decide di fuggire dall’Iraq passando per la Siria e recandosi in Germania. Aveva infatti trovato in un bazar alcuni documenti risalenti all’epoca delle crociate e relativi a un certo Peter, un crociato tedesco che si sarebbe sposato con l’irachena Aischa. Mansur si convince che Peter fosse un suo antenato a causa dell’incredibile somiglianza di questo con il padre, e si rifugia quindi in Germania nel tentativo di veder riconosciuti i suoi diritti in quanto discendente di un tedesco.

La fuga di Mansur non appare molto verosimile, dal momento che non sembra avere molto di pericoloso e sembra che tutto gli vada bene, salvo un fugace incontro con i servizi segreti siriani che lo credono un siriano in procinto di scappare dallla Siria. È fin troppo facile per Mansur salire su un aereo diretto in Germania, semplicemente corrompendo alcuni agenti e dipendenti dell’aeroporto. Non ho trovato niente di verosimile in questo, ma mi sono “consolata” dicendomi che il romanzo voleva essere paradossale, scarcastico, umoristico.

Per quanto questo sia vero, non sono comunque riuscita ad apprezzare un romanzo così inverosimile e per giunta noioso.

Una volta arrivato in Germania, assistiamo alle avventure di Mansur, che ovviamente incontra subito degli arabi e in particolare un iracheno che ovviamente lo aiuterà nel suo tentativo di farsi riconoscere come persona di origine tedesca, con i diritti legali che ne conseguirebbero. Ovviamente Mansur trova subito un avvocato disponibile a seguire il suo caso. Ovviamente trova anche una donna disponibile a fargli passare qualche ora in allegria, perché ovviamente le donne tedesche, almeno le uniche due che incontriamo nel romanzo, sono irresistibilmente attratte da tutti gli arabi in generale e non possono fare a meno di andare a letto con tutti quelli che incontrano.

Insomma, un pasticcio, mi pare. Poco verosimile, divertente e umoristico solo raramente e in maniera non troppo riuscita, sessista, pieno di stereotipi e, come dicevo, noioso. Non lo consiglio davvero.

Johann Nestroy, Zu ebener Erde und erster Stock

Johann Nestroy, Zu ebener Erde und erster Stock oder Die Launen des Glückes, Reclam, 2007. Pubblicazione originale 1835.

Questa commedia è stata tradotta in italiano, con il titolo Pianterreno e primo piano, nella raccolta Teatro pubblicata da Adelphi nel lontano 1974 e mai più ristampata. Io avevo trovato il libro nella biblioteca delll’università a suo tempo e, se vi interessano il teatro e la letteratura austriaca, vi consiglio di provare a cercarlo.

Quindi avevo già letto questa pièce moltissimi anni fa, acquistandola poi in tedesco per poterla rileggere in lingua originale. Sono contenta di aver fatto passare tanti anni prima di prendere in mano questo libriccino, perché non ricordavo più quasi niente della commedia e questo ha fatto sì che potessi gustarmela fino in fondo.

La prima cosa che colpisce di Pianterreno e primo piano è l’impostazione: a sinistra c’è una parte di testo e a destra ce n’è un’altra, la pagina è dunque divisa in due parti. A sinistra abbiamo la parte che si svolge al pianterreno, a destra quella che si svolge al primo piano. I due piani e le due famiglie che li abitano si trovano nello stesso palazzo. Al pianterreno vive la famiglia Schlucker: l’uomo, padre di cinque figli, è un rigattiere e la famiglia vive nella più assoluta povertà, tanto da trovarsi a mangiare solo pane e acqua per cena. Al primo piano invece vivono Goldfuchs, un milionario, con i suoi servitori e sua figlia Emilie.

La commedia ruota intorno al denaro, tanto che Nestroy ebbe a dire che «il denaro era il punto cercato da Archimede per muovere il mondo». Denaro a profusione al primo piano, denaro che non c’è al pianterreno. In entrambi i casi il denaro è di importanza vitale, che sia perché la sua mancanza determina l’impossibilità di dare finanche una cena decente alla famiglia Schlucker, o perché Goldfuchs ne ha talmente tanto da spenderlo e spanderlo a destra e a manca.

Tuttavia c’è un altro punto focale nella commedia ed è l’amore. Adolf, il figlio maggiore di Schlucker, è innamorato, ricambiato, di Emilie, la figlia di Goldfuchs. Allo stesso tempo ci sono le storie d’amore fra i servi e i personaggi comprimari del pianterreno e del primo piano. Questo porta fin dall’inizio a una vera e propria commedia degli equivoci con lettere scambiate e conseguente caos a non finire.

La commedia è dunque molto divertente, ma non manca certamente di far riflettere sull’importanza cruciale del denaro nella vita delle persone, nonché sulla fortuna che è una ruota che gira e prima o poi tocca a tutti (e questo è vero anche della sfortuna).

Mi è piaciuta moltissimo e per tutta la lettura mi sono immaginata la scena rappresentata a teatro, sarebbe veramente bella da vedere.