Elizabeth von Arnim, Elizabeth a Rügen

Elizabeth von Arnim, The Adventures of Elizabeth in Rügen, pubblico dominio. Pubblicazione originale 1904.

Il mio incontro con Elizabeth von Arnim è stato casuale, ma questo incontro casuale, che probabilmente non sarebbe mai avvenuto in maniera volontaria, ha fatto nascere un amore solido e duraturo.

Con Elizabeth a Rügen (questo il titolo dell’edizione italiana, pubblicata da Bollati Boringhieri) sono arrivata al settimo libro letto di questa autrice, e ne ho già altri pronti ad aspettarmi. I suoi libri in lingua originale sarebbero disponibili gratuitamente su Project Gutenberg se il sito non fosse stato oscurato in Italia, ma potete comunque trovarli su altri siti che offrono libri di pubblico dominio per il download gratuito.

Elizabeth decide di fare un viaggio sull’isola di Rügen, nel nord della Germania, un luogo molto amato dai turisti. Vorrebbe girarla a piedi, ma non trova amiche disposte ad accompagnarla e, per le convenzioni sociali dell’epoca, andare da sola sarebbe del tutto inaccettabile. Decide così di girarla in carrozza con il fido August e la domestica Gertrud. Il suo intento è quello di scrivere una sorta di guida turistica, ma ben presto il libro finisce per diventare qualcosa di completamente diverso, quando la donna incontra casualmente la cugina Charlotte, che non vedeva da dieci anni. Così alle descrizioni dell’isola, dei villaggi, dei paesaggi e delle locande, si intreccia quella delle avventure vissute insieme a Charlotte.

La massima aspirazione di Elizabeth (in questo come in altri libri dell’autrice) sarebbe quella di trascorrere del tempo in solitudine a godere delle bellezze del paesaggio e, sostanzialmente, a riposarsi dalle fatiche di moglie e madre. Purtroppo Charlotte decide di unirsi a lei e non la lascerà per un minuto. Elizabeth ha inoltre la sfortuna di incontrare una coppia di turisti inglesi composta da una signora, moglie di un vescovo anglicano, e suo figlio Brosy. I due inevitabilmente si attaccano a lei proprio come la cugina, ed ecco che l’agognata tranquillità va a farsi benedire.

Charlotte è un personaggio bizzarro per l’epoca: una donna tedesca che ha studiato a Oxford, un’intellettuale che ha sposato un famoso professore di quarant’anni più anziano, il quale però è più attratto dalla bellezza della giovane moglie che dalle sue capacità intellettive. Soffocata in un matrimonio rivelatosi il contrario di quello che sperava, Charlotte scopre il femminismo e diventa autrice di pamphlet in cui rivendica a gran voce l’emancipazione femminile, pur mostrando enormi contraddizioni nella vita quotidiana. Si trova a Rügen da sola dopo essere praticamente scappata dal marito, e decide così di accompagnare la cugina Elizabeth nel suo viaggio.

Come spesso accade nei libri di questa autrice, grande importanza rivestono le riflessioni argute di Elizabeth, donna che pur sembrando conformarsi alle aspettative della società tedesca dell’epoca, tuttavia risulta più emancipata di quanto si potrebbe pensare, tanto che appunto decide di intraprendere questo viaggio da sola, senza la sua famiglia. Elizabeth vuole tranquillità, vuole stare lontana dalle preoccupazioni quotidiane e godersi un viaggio per conto suo, ma dopo l’incontro con la cugina purtroppo non potrà più farlo.

Il libro è pervaso da una sottile ironia, da molta arguzia, ed è di fatto divertente e dispensatore di molti sorrisi. Molti dei libri di von Arnim sono così. L’umorismo di questa autrice è caratteristico e peculiare, ed è quello che rende tanto godibili i suoi libri, oltre alla supposta leggerezza che però quasi sempre nasconde riflessioni e problematiche più profonde.

I libri di von Arnim, perlomeno quelli che ho letto finora, non sono mai capolavori, ma sono piacevolissimi da leggere e come sempre li consiglio caldamente, anche se so che non tutti li apprezzano, perché purtroppo molti si fermano al piano superficiale e li trovano troppo leggeri. Un approccio che consiglio è quello di guardare oltre la leggerezza e cercare di leggere anche quello che l’autrice non esplicita del tutto; pur senza far diventare preponderante questo tipo di lettura, ma anzi continuando a godere della scrittura lieve di von Arnim.

Dove trovare audiolibri gratuiti

Un paio di settimane fa vi avevo parlato di alcuni siti da cui scaricare (legalmente!) ebook gratuiti. Oggi invece parliamo di audiolibri.

Innanzitutto, che rapporto avete con questo mezzo? Ne ascoltate, vi piacciono? Io ci ho provato varie volte, anche di recente quando per un po’ ho fatto fatica a leggere a causa di alcuni problemi di vista, ma purtroppo ho fallito miseramente ogni volta. È un mezzo che proprio non fa per me, ho bisogno di seguire con gli occhi le parole per poter anche solo capire di cosa si sta parlando e seguire il filo della storia. Mi è stato detto tempo fa, da un’amica virtuale che legge solo audiolibri, che all’inizio ci vuole molta pazienza per impratichirsi e imparare ad ascoltare con attenzione. Io, purtroppo, di pazienza ne ho sempre avuta poca, quindi per adesso ho desistito.

Peraltro, non sono per nulla d’accordo con chi snobba gli audiolibri e ritiene che chi ne ascolta non stia veramente leggendo. È solo il mezzo ad essere diverso, non vedo francamente su cosa si basi l’accusa. Ci sono molte persone che li preferiscono per motivi loro (magari perché fanno quotidianamente lunghi tragitti in macchina o sui mezzi pubblici) e altrettante che li leggono perché hanno problemi di vista. Leggo spesso recensioni straordinarie, approfondite e dettagliate scritte da persone che leggono audiolibri, quindi se per qualcuno “non è leggere” è un problema suo, non di chi ne fa uso.

Ma veniamo ora all’argomento del post: dove trovare audiolibri gratuiti? Di nuovo, come nel caso degli ebook, si tratterà giocoforza di classici, che sono quindi fuori diritti e pertanto fruibili gratuitamente.

Il più famoso in Italia è probabilmente Ad Alta Voce, il programma di Rai Radio 3 dove, dal lunedì al venerdì alle 17, vengono letti libri da attori famosi e molto bravi. Se non riuscite a seguire le dirette potete ascoltare le registrazioni sul sito in qualunque momento, e spesso anche scaricarle sul vostro computer o dispositivo. Provate a spulciare un po’ il sito e ascoltare qualche spezzone: sono tutti fatti molto bene e sono gli unici che perfino io riuscivo più o meno a seguire, proprio grazie alla bravura e alla professionalità dei lettori. Una particolarità: in alcuni casi, Ad Alta Voce presenta anche libri che non sono ancora di pubblico dominio, quindi la scelta è piuttosto vasta.

Un altro sito molto noto è LibriVox: i lettori sono tutti volontari e si sente, ma alcuni hanno registrato così tante letture da essere ormai molto esperti, per cui il mio consiglio è ascoltare qualche spezzone per capire se il lettore faccia per voi, e poi segnarvi il nome per vedere cos’altro abbia registrato. La stragrande maggioranza dei libri è in inglese, ma ce ne sono anche in italiano, seppure non tanti.

Abbiamo poi Classici audiolibri, che sostanzialmente è un sito che raccoglie i link a vari audiolibri letti su altri siti. A mio parere è facilmente fruibile, si può cercare per autore, per titolo o per genere e si viene reindirizzati al sito dove si trova la registrazione.

C’è poi Audiolibri.org, che raccoglie vari libri in italiano ma anche in altre lingue: anche questo sito reindirizza ad altri siti, principalmente canali YouTube su cui è stata caricata la videoregistrazione.

Liber Liber, di cui avevo già parlato nel post sugli ebook, raccoglie anche numerosi audiolibri classici, che trovate elencati qui.

Internet Archive, di cui pure avevo già parlato, ha una nutrita raccolta di audiolibri, quasi tutti in inglese, provenienti perlopiù (ma non solo) da LibriVox.

Avevo già menzionato anche Loyal Books, dove si trovano sia ebook sia audiolibri in moltissime lingue. Al momento quelli in italiano risultano essere solo 30, ma date comunque uno sguardo.

Open Culture è un sito meraviglioso, che elenca moltissime risorse gratuite presenti in rete: ebook, corsi, film, e anche audiolibri. Sono tutti in inglese, ma potrete trovare delle perle straordinarie, per esempio alcuni racconti o libri letti dagli autori stessi. Ad ogni modo, anche se non vi piacciono gli audiolibri, il sito merita una visita perché è una miniera d’oro.

Non so se ci siano fra voi (audio)lettori che leggono in tedesco; se sì, vi consiglio caldamente vorleser.net, dove troverete tantissimi classici letti da attori professionisti. Ne ho ascoltato qualcuno e ce ne sono di eccellenti, per esempio alcuni racconti di Kafka che fanno venire i brividi.

Se invece vi interessa ascoltare audiolibri contemporanei oltre che classici, letti da attori professionisti e quindi per forza di cose più piacevoli da ascoltare, ci sono vari siti dove li troverete in vendita: c’è ovviamente Audible di Amazon, ma anche Storytel. Entrambi offrono dei periodi prova gratuiti, quindi potete vedere se offrono un servizio che vi piace prima di comprare la membership. Altrimenti potete rivolgervi direttamente a due eccellenti editori di audiolibri come Emons (che da un po’ pubblica anche libri cartacei ed ebook) e Il Narratore.

Molti dei siti che ho elencato hanno anche la propria app, per cui se preferite leggere sul vostro smartphone potete farlo tranquillamente e con comodità.

 

Dove trovare ebook gratuiti (e legali)

Se vi piacciono i classici e leggete in digitale, conoscerete senz’altro il concetto di pubblico dominio. Ovviamente, la legge sul diritto d’autore varia da paese a paese; in Italia un’opera creativa diventa di pubblico dominio 70 anni dopo la morte dell’autore. Questo vale per i libri in lingua originale, mentre diverso è il caso per le opere tradotte, dal momento che anche la traduzione è protetta dal diritto d’autore. «Nel caso di un’opera tradotta i diritti sono sia dell’autore che del traduttore, quindi l’opera entra in pubblico dominio dopo 70 anni dalla morte dell’ultimo sopravvissuto dei due». La citazione è tratta dal sito dell’AIB (Associazione Italiana Biblioteche), che in questa pagina spiega benissimo la questione del pubblico dominio, peraltro molto più complessa di come l’ho brevemente riassunta io.

Il tema è di attualità per noi italiani, perché recentemente la Procura di Roma ha posto sotto sequestro diversi siti internet nell’ambito di un’indagine sulla diffusione di copie pirata di quotidiani (se n’è parlato poco tempo fa a proposito di alcuni canali Telegram dediti a quest’attività illegale). Che c’entra questo con i libri di pubblico dominio? In teoria niente, solo che fra i 28 siti posti sotto sequestro è finito anche Project Gutenberg, che è senza ombra di dubbio il maggiore e migliore sito legale per il download di ebook di pubblico dominio. Se ne parla in questo articolo della Stampa, che riporta anche la storia di com’è nato Project Gutenberg e afferma che il sito sia di nuovo accessibile, cosa che a me non risulta, ma dipende quasi sicuramente dai DNS utilizzati.

La storia di Project Gutenberg è lunghissima, nel senso che è un’idea nata addirittura nei primi anni Settanta, e potete leggerla nell’articolo della Stampa che ho citato sopra, oppure su Wikipedia (la pagina in inglese è più esaustiva). L’azienda a cui fa capo il progetto ha sede negli Stati Uniti, perciò i libri presenti nel sito sono quelli di pubblico dominio secondo la legge americana sul copyright, che è ovviamente diversa da quella italiana o di altri paesi. Tuttavia, Project Gutenberg è un sito perfettamente legale e anzi ha uno scopo molto meritorio. È inoltre fornitissimo e si trovano classici per tutti i gusti, in varie lingue, anche se com’è ovvio quelli in inglese sono la maggioranza.

Ci sono tuttavia altri siti dove è possibile scaricare ebook gratuitamente e legalmente, anche se a mio parere nessuno è al livello di Project Gutenberg, sia come quantità di opere messe a disposizione, sia come qualità degli ebook.

In Italia il più famoso è Liber Liber, dove sono presenti sia ebook sia audolibri, tutti in italiano, tutti di buona qualità.

C’è poi Wikisource, un progetto di Wikimedia Foundation, che permette di leggere moltissime opere online o di scaricarle gratuitamente. Il progetto è disponibile in decine di altre lingue, per esempio in inglese, in tedesco, in francese, ecc.

Feedbooks è una vera e propria libreria digitale, ma oltre ai libri a pagamento, mette a disposizione centinaia di testi di pubblico dominio. Questo sito esiste in inglese, tedesco, francese e spagnolo (i link che ho inserito rimandano direttamente ai libri di pubblico dominio).

Moltissimi altri siti offrono ebook gratuiti, soprattutto in inglese, ma si trovano anche alcuni libri in italiano o altre lingue. Per esempio Many Books (richiede la registrazione che però è gratuita, i libri sono tutti in inglese e, oltre ai classici, ospita anche romanzi contemporanei messi a disposizione gratuitamente dagli autori, perlopiù emergenti), DigiLibraries (libri in inglese), Logos Library (su cui attualmente sono presenti più di 7000 ebook in italiano), Loyal Books (offre sia ebook sia audiolibri, ce ne sono anche in italiano ma non sono molti), One More Library (il link rimanda alla versione italiana, il sito originale è in inglese e potete cambiare la lingua in alto a destra; a seconda della lingua scelta verranno mostrati libri in quella lingua), The Online Books Page della University of Pennsylvania (i libri sono in inglese e il sito ospita diversi progetti interessanti, ad esempio A Celebration of Women Writers, dedicato ai libri scritti da autrici donne). Se leggete in tedesco c’è poi Zeno.org.

Discorso a parte meritano Internet Archive e la sua costola Open Library. Il primo mette a disposizione anche altri media, come ad esempio film o musica (i libri li trovate qui). Si tratta di vere e proprie biblioteche per le quali occorre una registrazione (gratuita) e che danno in prestito i libri per un periodo di 14 giorni, trascorso il quale il libro viene cancellato dal proprio e-reader/computer/tablet. Come una vera e propria biblioteca, quindi. Il problema è che i testi messi a disposizione non sono ebook, ma libri (spesso e volentieri di autori contemporanei) scannerizzati e digitalizzati, e questo ha scatenato un enorme dibattito negli Stati Uniti sulla loro legalità. Il prestito si basa sul principio del Controlled Digital Lending, che consente il prestito di libri a stampa digitalizzati, ma solo se la biblioteca che li mette a disposizione dà in prestito il numero esatto di copie che possiede fisicamente. Questo significa che se la biblioteca X possiede una sola copia cartacea del libro Y, può prestare il corrispondente digitale solo a una persona per volta. Questo principio è stato unilateralmente messo da parte con la National Emergency Library, un progetto lanciato il 24 marzo 2020 e attivo fino al 30 giugno 2020 o fino alla fine dello stato di emergenza negli USA: in questo modo le liste d’attesa tipiche delle biblioteche fisiche e digitali sono state temporaneamente sospese, rendendo possibile il prestito di uno stesso libro a più persone contemporaneamente. Da qui è scaturito il dibattito, dal momento che gli autori equiparano questa tipologia di prestito a un vero e proprio atto di pirateria. Potete leggerne qui e qui, ad esempio.

Se non volete utilizzare servizi di dubbia legalità, che peraltro raccolgono perlopiù libri in lingua inglese, ma volete comunque leggere gratuitamente ebook in italiano, potete chiedere l’iscrizione a MLOL, purché la vostra biblioteca aderisca (qui c’è l’elenco di tutte le biblioteche aderenti). MLOL è una vera e propria biblioteca digitale, in questo caso assolutamente e senza dubbio legale. Per iscriversi occorre essere iscritti a una biblioteca aderente, alla quale andrà richiesta la registrazione che avverrà tramite username e password. Il numero di ebook che possono essere presi in prestito mensilmente è limitato e dipende dal sistema bibliotecario a cui afferite, per esempio nel mio (Regione Abruzzo) erano 2 ma sono stati aumentati a 3 a causa dell’emergenza COVID che ha imposto la chiusura delle biblioteche. Una costola di MLOL è Open MLOL, che mette a disposizione per il prestito libri e altri media di pubblico dominio o comunque non coperti dal diritto d’autore (alcuni autori, ad esempio i Wu Ming, mettono a disposizione i propri ebook in copyleft e quindi gratuitamente).

Ci sono poi gli audiolibri gratuiti, ma magari ne parliamo un’altra volta!

Elizabeth von Arnim, Uno chalet tutto per me

Elizabeth von Arnim, In the Mountains, pubblico dominio. Pubblicazione originale 1920.

Questo libro, che in inglese è un’opera di pubblico dominio dal titolo In the Mountains scaricabile (ad esempio) da Project Gutenberg, in Italia è stato pubblicato prima da Bollati Boringhieri con il titolo Uno chalet tutto per me tradotto da Simona Garavelli, successivamente da Fazi con il titolo Un’estate in montagna tradotto da Sabina Terziani. Io l’ho letto in originale approfittando della possibilità di scaricarlo gratuitamente.

Di Elizabeth von Arnim avevo già letto altri quattro romanzi e questo libro non fa che confermare l’ottima impressione che ho di questa scrittrice, che secondo me meriterebbe di essere molto più conosciuta.

Questo romanzo è scritto sotto forma di diario, la protagonista e narratrice è una donna inglese di cui sappiamo solo che ha avuto un terribile dolore, ma non sappiamo di che tipo. Non conosciamo neppure il suo nome. Dopo la prima guerra mondiale, questa donna decide di ritirarsi per un periodo nella sua casa sulle Alpi svizzere, che i fedeli coniugi Antoine avevano curato per lei durante la guerra, seppure prendendosi qualche libertà (Madame aveva esplicitamente detto di non volere animali, ma gli Antoine hanno deciso comunque di prendere una mucca e delle galline, per non parlare del terribile maiale, fortunatamente però già ucciso all’arrivo di Madame). In questo ambiente bucolico, la donna pensa di potersi lasciare alle spalle il passato doloroso che non cessa di tormentarla, ma ovviamente non è facile. Scrive il diario per la vecchina che un giorno diventerà, affinché questa lei anziana possa avere una testimonianza di ciò che le è successo da giovane.

La protagonista finisce per annoiarsi e incupirsi sempre più, specie il giorno del suo compleanno, che passerà da sola, ma per fortuna proprio quel giorno compariranno quasi dal nulla due donne inglesi, con cui finirà per legare, invitandole a stare con lei.

Sostanzialmente potremmo dire che questo è un romanzo sull’amicizia, ma in effetti è anche molto più di questo. Moltissime sono le riflessioni sulla solitudine, sulla morale della buona educazione imperante che impone di essere sempre gentili ed educate e, come vedremo, questo porterà a delle situazioni del tutto ridicole. Le tre donne, e in special modo la protagonista e la cinquantenne Mrs. Barnes, cercano di non incomodarsi l’un l’altra, ma mentre la protagonista è uno spirito libero, Mrs. Barnes è rigidamente fedele all’etichetta e soprattutto non vuole essere di disturbo… finendo per esserlo davvero.

Essendo scritto sotto forma di diario, sono molte le riflessioni della protagonista, che come dicevo è uno spirito libero, controcorrente, probabilmente più avanti rispetto all’epoca. Una figura femminile di questo tipo è presente in tutti i romanzi di Elizabeth von Arnim, la quale probabilmente prendeva spunto da se stessa per queste sue protagoniste, essendo lei per prima uno spirito assolutamente anticonformista.

Molto più che negli altri romanzi di von Arnim che ho letto, ho trovato una sottile ironia e umorismo di fondo. Seppure questo aspetto sia presente in tutti i suoi romanzi, in questo si fa ancora più potente e spesso passa prepotentemente in primo piano. Penso che questa sia una delle caratteristiche più interessanti dei romanzi di von Arnim, che li rendono leggeri anche quando, in alcuni casi, la leggerezza serve a mascherare riflessioni più profonde sul conformismo richiesto dalla società inglese dell’epoca e contrastato da protagonista e autrice allo stesso modo.

Ho scoperto questa autrice per puro caso grazie a un ebook regalatomi da Il Libraio, dopodiché ho voluto approfondire la sua conoscenza, e posso assicurarvi che questo mio approfondimento non finirà qui perché questa scrittrice è davvero incantevole.

George W.M. Reynolds, Wagner, the Wehr-Wolf

George W.M. Reynolds, Wagner, the Wehr-Wolf, pubblico dominio. Pubblicazione originale 1846.

Ormai caduto nel dimenticatoio, ai suoi tempi George W.M. Reynolds era più famoso di Dickens e Thackeray. Tanto che alla sua morte, nel suo necrologio la rivista The Bookseller lo definì «lo scrittore più popolare dei nostri tempi». Noto soprattutto per il romanzo in più volumi The Mysteries of London, scritto sulla falsariga de I misteri di Parigi di Eugène Sue, ha scritto moltissimi altri romanzi, che trovate elencati qui e, con un po’ di pazienza e di lavoro di ricerca, potete scovarne le versioni gratuite in vari siti web. I suoi romanzi, incluso quello qui commentato, sono stati pubblicati a puntate e vanno ascritti al famigerato genere dei penny dreadful, pensato per le masse e che ha contribuito alla diffusione del romanzo gotico. Se siete interessati ad approfondire il mondo dei penny dreadful, vi consiglio un sito estremamente completo, Price One Penny, che riporta anche un elenco esaustivo delle varie pubblicazioni ascrivibili a questo genere. G.K. Chesterton, autore della famosa serie di padre Brown (di cui ho letto e odiato profondamente la prima raccolta, L’innocenza di padre Brown), ha scritto un testo a difesa di questo genere tanto bistrattato e mal considerato.

Per un approfondimento sulla figura e l’opera di George W.M. Reynolds consiglio le pagine a lui dedicate dal bellissimo sito The Victorian Web (bellissimo nonostante la grafica pessima) oppure, se preferite l’ascolto alla lettura, qui trovate una puntata di 45 minuti a lui dedicata dalla BBC. Molto completo anche questo articolo sul blog Ainsworth & Friends, interamente dedicato alla letteratura del XIX secolo più nota al tempo ma ormai dimenticata.

Invece, per un approfondito sguardo d’insieme sull’epoca vittoriana, vi consiglio il sito The Victorian Dictionary.

Fatta questa lunghissima premessa, che secondo me è necessaria per fornirvi degli spunti volti a darvi un quadro del contesto in cui si situa Wagner, the Wehr-Wolf, veniamo al romanzo vero e proprio.

Se volete, qui c’è l’ebook gratuito. Non esiste una versione in italiano. Io, come forse il 99,9% di voi, non avevo mai sentito parlare di questo romanzo, ma l’ho scoperto, insieme a molti altri testi interessanti, in questo enorme ebook che attualmente trovate su Amazon.it a 0,99 €.

Il romanzo è lungo quasi 500 pagine e, credetemi, durante la lettura sembra molto più lungo. È pienissimo di personaggi e l’autore pensa di poterli seguire tutti nelle loro vicende. E non solo lo pensa, ma lo fa!

Se vi approcciate a questo libro pensando di trovare la storia di un lupo mannaro, rimarrete delusi. Certo, Fernand Wagner è, come dice il titolo, un lupo mannaro, ma la sua storia non è veramente la principale in questo romanzo (diciamocelo) caotico. La vera protagonista è infatti la bellissima Nisida di Riverola, venticinquenne di grande bellezza ma resa sordomuta dal trauma subito in seguito alla morte della madre in circostanze misteriose, avvenuta dieci anni prima.

La storia è ambientata nella prima metà del Cinquecento. Nel prologo ci troviamo in Germania, nella Foresta Nera, e facciamo la conoscenza di Fernand Wagner, un uomo di 95 anni che vive in una modesta casa insieme alla sua unica parente, l’amatissima nipote sedicenne Agnes. Il resto della famiglia è stato sterminato dalla peste, e la ragazza si prende cura di lui. All’inizio del romanzo, però, Agnes è scomparsa e il vecchio Fernand non si dà pace. In una notte tempestosa riceve la visita di un uomo (che si rivelerà poi essere Faust), che gli offre di ritornare giovane e ricco, a una condizione. Ovviamente, questa condizione è acconsentire a diventare un lupo mannaro ovvero, secondo la tradizione popolare, un uomo che, a seguito di una maledizione o un patto col diavolo, al tramonto dell’ultimo giorno del mese si trasforma in lupo ed è destinato a vivere in queste vesti fino all’alba del giorno successivo. Wagner, non rendendosi bene conto del patto che sta facendo, accetta.

Lo ritroviamo cinque anni dopo a Firenze, dove si è stabilito dopo anni di viaggi intorno al mondo. Qui, il conte di Riverola è in punto di morte e chiama a sé l’odiato figlio Francisco, a cui ha tuttavia lasciato tutti i suoi averi a causa della disabilità dell’amatissima figlia Nisida, ma a una condizione che verrà svelata in seguito. Inoltre, il conte, sul letto di morte, chiede al figlio un giuramento: il giorno stesso del suo matrimonio dovrà recarsi, insieme alla moglie, in una stanza che finora era sempre stata tenuta chiusa a chiave, dove verrà a conoscenza di un segreto.

Da qui si sviluppa tutta una serie di narrative che, come dicevo, seguono le vicissitudini dei vari personaggi. Ma appare evidente che il personaggio principale è Nisida, la figlia maggiore dell’ormai defunto conte di Riverola, la quale si innamorerà ben presto del ringiovanito Fernand Wagner.

Le vicende narrate si fanno via via sempre più bizzarre. Che siano inverosimili è inutile sottolinearlo, dato che il romanzo fa parte della letteratura gotica. Quindi misteri, terrori, svenimenti, orrore, segreti. Ma in confronto gli altri romanzi gotici sono favole per tenere fanciulle, e possiedono una logica che manca a Wagner, the Wehr-Wolf. Naturalmente il mistero principale ha una spiegazione, ma è talmente bizzarra, arzigogolata e orribile che al lettore moderno fa quasi ridere.

Non manca niente in questo romanzo, qualsiasi cosa vi venga in mente c’è, e più è bizzarra meglio è. Il lupo mannaro, come dice il titolo, c’è. L’orribile mistero c’è. Ma ci sono anche un cristiano convertito all’Islam che fa una carriera vertiginosa, le torture dell’Inquisizione, adulteri veri e presunti, i Rosacroce, omicidi di varia foggia, gelosie parossistiche, amori intensi, e via dicendo.

Ovviamente Reynolds descrive le donne come angeliche oppure gelose e terribili, ovviamente anche gli uomini sono gelosi e vendicativi, ovviamente tutta questa gelosia e mentalità criminale è dovuta al fatto che l’azione si svolge in Italia. Per cui, alcuni recensori accusano questo romanzo di sessismo e razzismo, ma vorrei ricordare che è stato scritto alla metà dell’Ottocento e che si svolge nel Cinquecento, quindi bisogna un attimo vedere le cose nella giusta prospettiva e capire il contesto. Mi sarei, insomma, meavigliata delll’assenza di razzismo e sessismo. E di fatto c’è anche di che stupirsi positivamente, in questo romanzo. In particolare, l’autore e alcuni dei suoi personaggi mostrano un’incredibile tolleranza nei confronti degli ebrei, che vengono sì descritti come usurai, ma di cui anche si prende le difese di fronte alle persecuzioni e ai pregiudizi di cui i cristiani li fanno oggetto. Allo stesso modo, l’Inquisizione (e, per analogia, la cristianità o meglio il cattolicesimo) viene rappresentata in maniera per niente lusinghiera e si punta il dito verso le terribili atrocità commesse dalla religione cattolica. Ovviamente, essendo l’autore britannico, non era cattolico, quindi di nuovo potremmo ascrivere questa sua rappresentazione a un razzismo di stampo religioso. Resta comunque il fatto che secondo me questa accusa della malvagità di certi cristiani all’epoca in cui si svolgono i fatti è per me degna di nota.

Devo ammettere che il romanzo mi è piaciuto e mi ha divertito molto, ma bisogna fare attenzione al modo in cui lo si legge. Se, infatti, pensate di immergervi in questo romanzo trovando un Dickens alternativo o una Radcliffe al maschile, temo che ne resterete delusi, perché Reynolds non è né l’uno né l’altro. Il romanzo ha evidenti pecche, manca spesso di coerenza e di verosimiglianza (pur nel genere fantastico, un po’ di coerenza nello svolgimento dei fatti ci deve pure essere), quindi se cercate un romanzo ben scritto, vi invito a cercare altrove. Tuttavia, se decidete invece di farvi intrattenere da questo libro, non ne rimarrete delusi. Se vi approcciate al romanzo come a un’opera di puro intrattenimento che vi servirà per passare un po’ di ore spensierate, e se siete disposti a passare sopra agli evidenti difetti e alle incredibili esagerazioni, penso che vi divertirete così come ho fatto io.

C’è di certo un motivo se i penny dreadful sono oggi dimenticati, ed è che sono esagerati e spesso neanche tanto ben scritti. Chiamarli classici è un’esagerazione, ma sono secondo me molto rappresentativi di un’epoca e di un gusto che andava per la maggiore. Sicuramente la gente leggeva Dickens e Thackeray nell’Ottocento, ma le masse leggevano i penny dreadful, e se vogliamo capire un po’ meglio la società vittoriana, sarà bene che scendiamo dal piedistallo su cui la cultura accademica tende a porsi e smettiamo di guardare con sufficienza questo tipo di opere. Se c’è un motivo per cui i penny dreadful sono caduti nel dimenticatoio, bisogna ammettere che c’è anche un motivo per cui erano così famosi all’epoca in cui sono stati scritti.

Se dunque leggete questo romanzo con l’intento di divertirvi e/o di capire qualcosa in più a proposito della società vittoriana, a mio parere sarete soddisfatti