[Vietnam]

Tempo fa si discuteva sul vecchio blog del fatto che non molti leggano autori provenienti da Paesi “altri”. Siamo abituati a leggere letteratura italiana, inglese, americana, spagnola, francese, tedesca, ma raramente ci spingiamo oltre i confini di queste lingue e dei Paesi in cui sono parlate. Così, su consiglio di Francesca, ho deciso di dedicare una rubrica alle letterature “altre”, quelle che provengono da Paesi che normalmente non prendiamo in considerazione e/o originariamente scritte in lingue poco frequentate. Secondo quanto riterrò più opportuno, a volte parlerò di singoli libri, altre volte farò una panoramica più generale.

Voglio iniziare questo viaggio con un Paese che, credo, veramente pochi di noi conoscono nelle sue espressioni letterarie: il Vietnam.

La letteratura in Vietnam è molto presente, a partire dai miti tradizionali e dalle poesie popolari, i cosiddetti ca dao, a cui la casa editrice O barra O, attenta alle letterature asiatiche, ha dedicato un libro: I ca dao del Vietnam, a cura di Nguyên Van Hoàn e Pino Tagliazucchi.

Nguyên Huy Thiêp
Nguyên Huy Thiêp

Sotto l’influsso dei romanzi francesi, la letteratura vietnamita moderna, così come la intendiamo noi occidentali (romanzi, racconti, poesie) si sviluppa fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. In seguito il Partito Comunista cerca di istituire una letteratura di regime, che deve educare il popolo e aderire ai principi del realismo. Negli ultimi vent’anni circa le cose iniziano a cambiare ed emergono scrittori considerati controversi come Nguyên Huy Thiêp.

Questi è uno degli scrittori più famosi del Vietnam e tra i più letti all’estero. Nel 1987 pubblica il racconto Il generale in pensione, che rompe con il realismo socialista. Di questo autore O barra O ha pubblicato tre raccolte di racconti: Soffi di vento sul Vietnam, Attraversando il fiume e Il sale della foresta. Io ho letto soltanto quest’ultimo, acquistato al Pisa Book Festival l’ottobre scorso. Per inciso, Nguyên Huy Thiêp è stato il vincitore del Premio Nonino Risit d’Âur 2008.

Il libro, tradotto da Tran Tu Quan e da Biancamaria Mancini, è uscito nel 2004 ed è giunto alla seconda edizione. Contiene sette racconti, forse a tratti un po’ difficili da seguire a causa dei nomi che per noi sono molto insoliti.

Il primo racconto, Lezioni dalla campagna, narra di una vacanza in campagna fatta dal protagonista che è, invece, un cittadino. Il ragazzo trarrà molte lezioni dalla vita assai diversa condotta nel villaggio in cui è ospite, e dalle conversazioni con il professor Trieu. Essendo i protagonisti adolescenti, ci sono anche storie di iniziazione al sesso, e a tratti l’insieme risulta un po’ volgare.

Il sale della foresta, il racconto che dà il titolo alla raccolta, è la storia di un uomo che riceve in regalo un fucile, e delle sue vicissitudini quando andrà a caccia per la prima volta.

I taglialegna è il racconto dell’esperienza vissuta dal protagonista quando va con un gruppo di taglialegna a lavorare lontano da casa, trovandosi di fronte a un mondo brutale e spietato.

La figlia della dea dell’Acqua è, a parer mio, il racconto più bello, forse perché il più onirico. In seguito a una forte tempesta viene trovata ai piedi di un albero vicino al fiume una neonata, la figlia della Dea dell’Acqua. Si narrano molte storie intorno a questa creatura quasi leggendaria. Un giorno, dopo molti anni, il protagonista la incontra e se ne innamora, cercandola poi in tutte le donne che incontrerà, e partendo infine alla sua ricerca: una ricerca che durerà tutta la vita.

Gli ultimi tre racconti, La spada tagliente, La febbre dell’oro e La virtù, esplicitamente presentati come narrazioni da parte dell’autore, si costituiscono come una sorta di racconto espanso che ruota intorno a un nucleo comune: la storia del Vietnam fra la fine del Settecento e i primi dell’Ottocento, quando Nguyên Anh si impossessò del potere sul Paese dopo aspre battaglie. Il tema storico, tranne nel primo di questi tre racconti, resta però più o meno sullo sfondo, mentre il vero nucleo della storia è altrove: un cercatore d’oro, la storia di una virtuosissima e bellissima fanciulla.

Caratteristica di Nguyên Huy Thiêp è che tutti i suoi racconti sono scritti in prima persona, tendenza sempre più diffusa nella letteratura vietnamita, soprattutto quella più recente.

Per chi fosse interessato alla letteratura vietnamita (e del Sud-Est asiatico in genere), come si sarà capito, suggerisco di tenere d’occhio la casa editrice O barra O. All’estero, credo che diverse cose siano tradotte in francese.

Per approfondire:

* “Vingt ans de littérature vietnamienne: 1986-2006”: un bell’articolo della traduttrice e critica letteraria Doan Cam Thi, che si focalizza soprattutto sulle nuove tendenze della letteratura in Vietnam. L’articolo è in francese
* la letteratura vietnamita su Wikipedia (in inglese)
* alcuni brevi ma interessanti articoli sulla letteratura vietnamita, su un sito interamente dedicato alla cultura vietnamita (in inglese)
* “La nouvelle littérature vietnamienne”: altro articolo di Doan Cam Thi, che analizza nello specifico alcune opere dei giovani scrittori vietnamiti (in francese)
* Nguyên Huy Thiêp su Wikipedia (in francese)
* un articolo su Nguyên Huy Thiêp (in francese)
* una breve lista di scrittori vietnamiti (in tedesco)
* il Vietnam Literature Project, sito che promuove la diffusione della letteratura vietnamita tradotta in lingua inglese

Infine, un’idea: chi fosse curioso di leggere questo libro e lo volesse in prestito, me lo può chiedere. Lasciate un commento o mandatemi direttamente un’email con il vostro indirizzo, ve lo spedirò. Per ora, va alla prima persona che me lo chiede: se interessa a molti non vi preoccupate, ho già una soluzione.