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Le cose che odio e che amo del Lussemburgo

Prendendo spunto dal blog QuiVienna, che a sua volta ha preso spunto da Azzurropillin, vi lascio prima della pausa ferragostana una mia personale lista delle cose che amo e che odio del Lussemburgo, che magari può essere anche utile.

Cosa non mi piace (in ordine sparso):

* gli orari dei negozi: alle 18 è tutto chiuso, qualcosa se si è fortunati chiude alle 19
* i trasporti pubblici non proprio eccellenti (con annessi autisti alquanto psicolabili)
* il costo della vita, soprattutto per quanto riguarda gli affitti e la spesa
* la ricchezza eccessiva, che pare rendere tutti un po’ annoiati
* la superficialità di tanta gente (vedi punto precedente)
* il tempo
* il fatto che la dimensione, anche mentale a volte, sia sempre quella del piccolo paese, anche in città
* la lingua
* il fatto che tanti si rifiutino di parlare tedesco, nonostante il lussemburghese sia vicinissimo al tedesco, come fonetica e come vocabolario

Cosa mi piace, sempre in oprdine sparso:

* la natura, compresi i tanti spazi verdi che ci sono in città
* l’incredibile mix di nazionalità e l’altissima percentuale di “stranieri”
* il salario minimo garantito che, se non ricordo male, dovrebbe essere il più alto del mondo
* gli stipendi
* il sistema sanitario che rimborsa all’80-90% ogni visita, compreso il dentista
* le tasse bassissime

Temo che i contro siano in numero molto superiore rispetto ai pro. Ora bisogna vedere quali pesano di più.

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Reen. Pluie. Regen. Rain. Pioggia. Chuva

Stranamente, tanto per cambiare (sono pur sempre ancora nei Paesi Bassi, denominazione regionale di cui fa parte l’intero Benelux), oggi piove, per cui la mia passeggiata salta a meno che la pioggia non decida di smettere per un po’. Ne approfitto dunque per provare a scrivere finalmente qualche cosa, ora che sono qui da quasi due mesi.

Per Lussemburgo provo alternativamente odio e simpatia: è una bella città, architettonicamente davvero notevole, pur non possedendo grandi monumenti o musei, e non classificandosi dunque subito come città dal potenziale turistico. Le case sono davvero belle, specie in alcune zone, un vero piacere da guardare. Girare a piedi può essere una scoperta, specie la sera o il fine settimana, quando non c’è praticamente nessuno e si apprezza la bellezza della tranquillità, oltre a poter cogliere il senso di un’espressione come “quartiere residenziale”. Non una macchina, non un rumore, solo belle case e grandi giardini; belle case peraltro dove la gente non ha paura, e non necessita quindi di grate alle finestre del piano terra, che possono tranquillamente essere lasciate aperte, almeno per uno spiraglio. Pochi cancelli, praticamente assenza di paura. Non si può negare che questo sia molto bello.

L’altra faccia della medaglia appare subito visibile da queste brevi righe: perché l’assenza è totale. La sera e soprattutto il fine settimana questa sembra (è?) una città morta: i frontalieri se ne tornano a casa ogni sera oppure il venerdì, quelli che qui ci abitano davvero sono proprio pochi. Questo significa anche che magari per andare a teatro, che non sai bene dov’è, la sera giri da sola per strade completamente deserte, e non potresti chiedere informazioni nemmeno a un gatto o a un cane, ché non ci sono nemmeno quelli. Del resto, paura davvero non ce n’è, perché una città così tranquilla non credo di averla mai vista.

Noia, quella sì. Ma aspetto di conoscere meglio la città, vedo che ci sono bei teatri con cartelloni interessantissimi (come ad esempio a Firenze non succedeva quasi più) – tuttavia l’altra sera allo spettacolo di danza contemporanea che mi sono regalata per il mio compleanno ho rimpianto tanto una manifestazione come Fabbrica Europa.

Ma devo ancora conoscere, testare. È ancora presto per giudicare.

Il lavoro, quello, mi piace tantissimo. Sono diventata una specie di workaholic*, una drogata di lavoro, tanto che a volte il fine settimana, se non faccio niente come oggi, mi viene l’horror vacui. Anche se ci sto bene, da sola, immensamente bene. Ho un appartamentino veramente carino, è la prima volta che vivo davvero da sola, ed è una goduria che chi non l’ha provata non può comprendere.

A proposito di lavoro, come ho già scritto su Twitter, solidarizzate almeno un po’ sciroppandovi il frutto di sei settimane “lacrime e sangue”. (Per inciso, nessuno in azienda incoraggia nessun altro a lavorare troppo, e questo secondo me è bellissimo)

A proposito di lingua, invece: nel titolo trovate le sei lingue più parlate in Lussemburgo – lussemburghese, francese, tedesco, inglese, italiano, portoghese. Ne potete aggiungere quante altre ve ne vengono in mente, le troverete senz’altro rappresentate qui. Per chi volesse avere un breve quadro della situazione multilinguistica in Lussemburgo, potete leggere qui, e vi meraviglieranno di più quelle persone (ce ne sono) che parlano solo un paio di lingue (di solito lussemburghese e francese) piuttosto che quella maggioranza che ne parla cinque. L’articolo linkato è in francese ma, seppure un po’ più breve, lo potete leggere anche in inglese.

* Naturalmente, per quanto riguarda me, sto iperbolizzando, ma questa descrizione mi ricorda tanto ma tanto una persona che lavora con me. Per dire.