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Libri dallo Zimbabwe

Siamo arrivati alla fine delle mie avventure bibliografiche intorno al mondo. Questa di oggi è l’ultima bibliografia dei Paesi del mondo, ma continuano naturalmente le mie letture per il mondo!

Tsitsi Dangarembga, La nuova me, Gorée: Romanzo al femminile, La nuova me è la storia di una giovane ragazza Shona (Zimbabwe) e della sua volontà di trovare il suo posto nel mondo. È la storia del percorso che la porterà a combattere per ricevere un’istruzione adeguata, per essere rispettata in quanto donna e per essere fiera del suo essere nera. Un libro allo stesso tempo leggero e profondo, raccontato in prima persona dalla fresca voce di Tambu, la giovane protagonista capace di incantare il lettore immergendolo nei riti e nelle tradizioni Shona, ma anche di stimolare in lui una riflessione sulle varie sfaccettature che compongono la condizione di donna – una giovane donna nera che ha deciso di combattere per la propria dignità in prima persona, senza rinnegare le proprie origini, la propria cultura, la propria identità.
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2014/04/08/tsitsi-dangarembga-nervous-conditions-zimbabwe/

Alexander McCall Smith, 44 Scotland Street, Guanda: Quando spinge il portone del 44 di Scotland Street, nel centro di Edimburgo, Pat non vede l’ora di cominciare tutto daccapo. È al suo secondo anno sabbatico e una casa e un lavoro nuovi sono quello che ci vuole per ripartire. Da lì in poi dividerà l’appartamento con l’insopportabile Bruce, agente immobiliare bello e vanitoso; troverà lavoro nella galleria d’arte di Matthew, un giovane delicato ma inconcludente che di arte non capisce nulla; trascorrerà piacevoli serate con l’eccentrica vicina di casa Domenica, un’anziana antropologa dispensatrice di storie esotiche e saggi consigli sugli uomini. Intanto al piano di sotto Bertie, inquieto bambino prodigio, cerca di far capire alla madre, Irene, che preferirebbe rugby e trenini elettrici ai corsi di yoga, sassofono e italiano. A unire tutti un misterioso tentativo di furto e la caccia a un quadro che potrebbe essere una crosta o valere una fortuna…
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2015/06/03/alexander-mccall-smith-44-scotland-street/

Alexander McCall Smith, Precious Ramotswe, detective, TEA: Figlie ribelli. Mariti scomparsi. Fidanzati fedifraghi. Truffatori impiccioni. Coccodrilli spariti. Se avete un problema, e non sapete come fare o a chi rivolgervi, è il momento di bussare alla porta di Precious Ramotswe, la sola e migliore investigatrice privata del Botswana.
Non ha metodi propriamente convenzionali e le sue maniere non sono esattamente quelle di Miss Marple, ma è sensibile, affettuosa, ha uno strabiliante intuito investigativo e…, cosa non da poco, ha un amico come il signor JLB Matekoni, l’affascinante proprietario della Speedy Motors di Tlokweng Road. E le serviranno tutte le sue qualità e l’aiuto del suo prezioso amico per risolvere un caso davvero complicato: seguire le tracce di un bambino scomparso…
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2014/09/03/alexander-mccall-smith-the-no-1-ladies-detective-agency/

Tutti i libri di Alexander McCall Smith: https://it.wikipedia.org/wiki/Alexander_McCall_Smith#Opere

Nozipo Maraire, Zenzele, Mondadori: Alle soglie della vecchiaia, una donna dello Zimbabwe scrive alla figlia che si è trasferita all’estero. Seguendo la tradizione africana, che predilige il racconto come forma di insegnamento, vuole trasmetterle la saggezza maturata in anni di dure esperienze, e ciò che alla sua generazione è stato dato capire. Le parla di amore, dell’infanzia in un villaggio, di guerra, razzismo, di cosa voglia dire essere una donna (e africana), di amicizia, separazione, morte. Le racconta ciò che Zenzele non ha mai saputo dei suoi antenati, di suo padre e degli altri membri della famiglia, di chi è riuscito a mantenere il passo con la storia senza perdere il senso delle radici.

Alexander McCall Smith, 44 Scotland Street

Alexander McCall Smith, 44 Scotland Street, Anchor Books, New York 2005. 325 pagine.

Qualche mese fa, nel pieno del brutto periodo di cui vi ho accennato, mi sono messa alla ricerca di libri leggeri e/o divertenti che mi permettessero di coltivare la mia passione per la lettura senza però farmi aumentare l’angoscia. Non è stata una cosa facile perché nella mia libreria non ho libri di questo tipo, così mi sono affidata alle raccomandazioni della rete e degli amici e mi sono comprata un po’ di libri di questo genere. Fra questi alcuni libri di Alexander McCall Smith, noto soprattutto per la sua serie The No.1 Ladies Detective Agency, ma che io ho apprezzato soprattutto per la trilogia di von Igelfeld. Ad ogni modo, fra i vari libri che mi sono presa c’era anche questo 44 Scotland Street.

Pubblicato a puntate sul giornale scozzese “The Scotsmen”, questo libro è un vero e proprio romanzo, ma strutturato in maniera un po’ particolare vista la sua origine. È infatti composto da brevissimi capitoli (generalmente un paio di pagine l’uno) che racchiudono uno sketch in sé. Vanno ovviamente letti tutti e in fila per gustarsi il libro e la storia, ma si potrebbe dire in un certo senso che ognuno di essi sia una micro storiella. Devo dire che questo rende la lettura molto accattivante, soprattutto se, come me in questo periodo, si hanno problemi di concentrazione e/o si ha poco tempo a disposizione. La struttura in brevi capitoli rende infatti possibile la lettura in un lungo arco di tempo (anche se io l’ho letto in pochi giorni) senza danneggiare la godibilità del romanzo.

La storia è, banalmente, quella del 44 di Scotland Street, un piccolo condominio in una piccola via di Edimburgo. I protagonisti sono Pat, una ragazza al suo secondo “anno sabbatico”, il suo coinquilino Bruce, che secondo il padre psichiatra di Pat soffre di disturbo narcisistico della personalità, Domenica, la vicina antropologa, il piccolo Bertie, che a cinque anni già suona il sassofono e parla e scrive correntemente l’italiano, e i suoi genitori, oltre a Matthew, il datore di lavoro di Pat, Angus Lordie, un simpatico pittore di mezz’età, e altri personaggi secondari.

Il libro è una sorta di inno d’amore per Edimburgo, città amatissima dall’autore, che però non si fa remore a farne vedere anche gli snobismi e i lati negativi. E in quanto a lati negativi, non risparmia davvero niente e nessuno: le ragazze frivole, i ragazzi narcisisti, il mondo dell’arte, la psicanalisi, le madri di bambini prodigio, e chi più ne ha più ne metta. Il tutto in un portentoso rigoglio di voci, situazioni, avvenimenti, che ben più di una volta fanno ridere il lettore, e sempre lo fanno sorridere – anche se qualche volta al lettore capita pure di arrabbiarsi o di intristirsi per alcune cose che succedono. Per esempio a me Bertie ha fatto molta pena e sua madre l’avrei presa a pugni, ma anche le loro vicende hanno sempre quel tocco di divertimento che non le fa mai sembrare troppo pesanti.

Consigliatissimo per chi voglia passare un po’ di tempo in tranquillità e serenità. Il libro è pubblicato anche in italiano, con lo stesso titolo, da Guanda.

Alexander McCall Smith, The No. 1 Ladies’ Detective Agency

Alexander McCall Smith, The No. 1 Ladies’ Detective Agency, Abacus, London 2004. 250 pagine.

Questo romanzo era l’ultimo libro del mio gruppo di lettura in Lussemburgo, quando me ne sono andata, e finalmente mi sono decisa a leggerlo. È il primo di una lunga serie di romanzi ambientati in Botswana, con protagonista Mma Ramotswe, proprietaria della No. 1 Ladies’ Detective Agency, l’agenzia di detective numero 1. Condotta da donne, ma non solo per donne, certamente.

Sul letto di morte il padre di Precious Ramotswe lascia alla sua unica figlia una considerevole eredità, dicendole che ora può così aprirsi un’attività, magari una macelleria o qualcosa di simile. Mma Ramotswe è commossa e dice al padre che aprirà un’agenzia di detective, che sarà la numero 1 in Botswana. Il padre fa solo in tempo a dire “Ma… ma…” e poi muore.

Ed è così che Mma Ramotswe apre la sua agenzia a Gaborone. Il romanzo ci parla di alcune delle sue indagini, da quella in cui ha dovuto smascherare un uomo che si fingeva il padre perduto e finalmente ritrovato di una giovane donna, a quella più seria di un bambino scomparso e finito in mano ai cosiddetti “dottori” che ancora praticano la stregoneria.

Le avventure di Mma Ramotswe sono a tratti esilaranti, e comunque sempre leggere anche se a volte McCall Smith parla anche di temi pesanti, come appunto la stregoneria, ma anche il lavoro nelle miniere o l’emigrazione, la lontananza dalla terra natia. In alcuni brani ci sono grandi verità espresse in modo anche piuttosto poetico, come appunto quando si parla della lontananza dalla propria patria.

Il romanzo è bello ma un po’ caotico, cosa che mi ha fatto abbassare un poco il gradimento generale del libro, perché salta da avventura ad avventura e, soprattutto all’inizio, sembra di leggere un libro di racconti più che un romanzo. Ma questa è tutto sommato una pecca minore, il libro è davvero godibile e mi sento di consigliarlo, anche se sinceramente non so se proseguirò a leggere la serie (composta da 14 libri).

* Il sito di Alexander McCall Smith (in inglese).
* L’autore su Wikipedia.

[Questa recensione è pubblicata anche nel blog delle letterature altre.]

Tsitsi Dangarembga, Nervous Conditions (Zimbabwe)

Tsitsi Dangarembga, Nervous Conditions, Ayebia, Banbury 2004. 212 pagine.

Era da tantissimo tempo che volevo leggere questo libro, e ora sono contenta di averlo fatto perché è veramente bello.

Tambudzai, detta Tambu, è una ragazzina di 13 anni quando comincia il libro, ed è lei la voce narrante della storia. Inizia il suo racconto dicendoci che non le è dispiaciuto quando suo fratello è morto. Ma non vuole essere accusata di insensibilità, e ci racconta la sua storia, che è la storia di un riscatto dalla povertà e dall’ignoranza.

Tambu è la seconda di quattro figli di una giovane coppia nell’allora Rhodesia (siamo verso la fine degli anni Sessanta), oggi Zimbabwe. Il primogenito è anche l’unico maschio, perciò nella mentalità rhodesiana di allora era normale ed evidente che fosse lui ad essere destinato all’educazione scolastica. Anche Tambu vorrebbe tanto andare a scuola, ma non ci sono i soldi e così decide di coltivare un piccolo pezzo di campo da sola. Coltiverà il mais e cercherà di venderlo, per guadagnare così i soldi per poter pagare la scuola. Dopo una serie di vicissitudini riuscirà in effetti ad andare a scuola, ma le cose si faranno per lei immensamente più facili alla morte improvvisa del fratello. Ora infatti è lei la primogenita e, non essendoci altri figli maschi, sarà possibile mandarla alla missione dove potrà studiare. Alla missione, lo zio Babamukuru è il preside della scuola, e Tambu vivrà da lui e intreccerà un’amicizia profonda con sua figlia Nyasha, una ragazzina che ha preso modi ribelli dopo essere stata in Inghilterra con la famiglia.

Il libro è il racconto del riscatto di Tambu, della sua educazione, della sua amicizia con Nyasha, ma anche delle profonde crepe che ci possono essere all’interno di un sistema apparentemente perfetto come è la famiglia di Babamukuru. Una famiglia molto tradizionalista e conservatrice, alle cui regole Nyasha si ribella profondamente, finendo per restare schiacciata dalla sua stessa ribellione.

Purtroppo alla ribellione di Nyasha viene dedicato veramente poco spazio, solo le ultime pagine, quando invece sarebbe stato un tema molto interessante. Ma Dangarembga ha scritto anche un seguito di questo romanzo, intitolato The Book of Not, che a questo punto voglio assolutamente leggere per vedere come si sviluppa da qui in poi la vita di Tambu e di Nyasha. Anche il sequel è pubblicato in Inghilterra dalle edizioni Ayebia, una casa editrice bellissima che si occupa di letteratura africana e caraibica, e che vi consiglio di tenere d’occhio se vi interessano queste aree geografico-letterarie.

In Italia Nervous Conditions è stato pubblicato dalla bellissima e purtroppo defunta casa editrice Gorée, con il titolo La nuova me: il libro si trova ancora nelle librerie online, e vi consiglio di approfittarne perché vale davvero la pena.

* Il libro sul sito dell’editore inglese.
* L’incipit.
* L’autrice su Wikipedia (in inglese).

[Questo post è pubblicato anche sul sito delle letterature altre.]

[Incipit] Tsitsi Dangarembga, Nervous Conditions

I was not sorry when my brother died. Nor am I apologising for my callousness, as you may define it, my lack of feeling. For it is not that at all. I feel many things these days, much more than I was able to feel in the days when I was young and my brother died, and there are reasons for this more than the mere consequence of age. Therefore I shall not apologise but begin by recalling the facts as I remember them that led up to my brother’s death, the events that put me in a position to write this account. For though the event of my brother’s passing and the events of my story cannot be separated, my story is not after all about death, but about my escape and Lucia’s; about my mother’s and Maguru’s entrapment; and about Nyasha’s rebellion – Nyasha, far-minded and isolated, my uncle’s daughter, whose rebellion may not in the end have been successful.
I was thirteen years old when my brother died. It happened in 1968. It was the end of term and we were expecting him home by the afternoon bus that passed through our village at three o’clock. My brother went to school at the mission where my uncle was headmaster and which was some twenty miles away from the village, to the west, in the direction of Umtali town. Sometimes, when my uncle was not too busy with reports and administration at the end of the school term, he was able to come away from his office at three o’clock in the afternoon, sacrificing the remaining hours in the day in order to bring Nhamo home. This was what Nhamo preferred. He did not like travelling by bus because, he said, it was too slow. Moreover, the women smelt of unhealthy reproductive odours, the children were inclined to relieve their upset bowels on the floor, and the men gave off strong aromas of productive labour. He did not like sharing the vehicle with various kinds of produce in suspicious stages of freshness, with frightened hens, with the occasional rich-smelling goat. ‘We should have a special bus,’ he complained, ‘like they have for students who live in Fort Victoria and in Salisbury,’ quite forgetting that these were towns, autonomous urban centres, whereas our home was in the communal lands that surround Umtali, and that since my uncle’s mission was considered to be in Umtali there was no need to hire a bus in order to ferry him and the other pupil who lived in our area home.

Tsitsi Dangarembga, Nervous Conditions, ayebia, Banbury 2004. 212 pagine.

* Il libro su SparkNotes (in inglese).
* L’autrice su Wikipedia.