Archivi tag: letteratura sudamericana

Libri dall’Uruguay

Montevideo

Mario Benedetti, Fondi di caffè, La Nuova Frontiera: Claudio percorre a ritroso la sua vita e riscatta aneddoti, persone e avvenimenti storici che hanno segnato la sua esistenza: episodi che come fondi di caffè si sono sedimentati nel suo passato e che hanno costituito le fondamenta della sua vita.
Con questo esercizio del ricordo, frammentario perché così è la memoria, lo sguardo di Mario Benedetti si sofferma su momenti chiave nell’esistenza di un uomo: l’esperienza del piacere e l’accettazione del dolore, la scoperta dell’amore, il sesso, lo sviluppo di una coscienza sociale.

Mario Benedetti, La tregua, Nottetempo: “Signore maturo, esperto, posato, quarantanove anni, senza gravi acciacchi, ottimo stipendio”: così si descriverebbe Martín Santomé, il protagonista di questo classico della letteratura sudamericana. Schiacciato dalla noia di una vita da impiegato di commercio, vedovo con tre figli ormai grandi, guarda al trascorrere del tempo con tranquilla disillusione. E tutto rimarrebbe immobile fino al suo pensionamento, se in ufficio non venisse assunta la giovane Avellaneda, timida e chiusa in una silenziosa bellezza: per lei Santomé sente nascere un amore insperato, che lo porterà a vivere una relazione clandestina, rimettendo il tempo in movimento. Come Svevo in Senilità, La tregua racconta la capacità straordinaria che ha la vita di prendere il vento e gonfiare le vele, per poi, caduto il vento, tornare alla quiete della bonaccia. Con questo romanzo Benedetti ha acquistato notorietà internazionale: il libro ha avuto piú di cento edizioni, è stato tradotto in una ventina di lingue e adattato per il teatro, la radio, la televisione e il cinema.
Un estratto: http://www.edizioninottetempo.it//media/products/files/leggi-qui-le-prime-lagine-del-libro-d96.pdf

Tutti i libri di Mario Benedetti: https://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Benedetti#Opere

Daniel Chavarría, Quilombo, Marco Tropea: “Questo aereo va a Cuba, maestro.” È la frase – un dirottamento – con cui si chiude la prima parte dell’avventura che è stata la vita di Daniel, trascorsa a girare il mondo alla ricerca di idee, amori, battaglie. Molti anni prima… Ne ha diciannove, Daniel (uruguayano con sangue calabrese, corso e basco nelle vene), quando s’imbarca su una nave che, speronata una petroliera, si trova con una falla nello scafo e un incendio a prua. Ci riprova su un mercantile francese, senza chiedersi dove lo porterà. Si è innamorato follemente di una passeggera, e pensa che ovunque andrà lei, andrà lui. A Madrid, città di suoni e di luci, scopre di potersi guadagnare da vivere facendo il cicerone al Museo del Prado. Non ne ha l’autorizzazione né la preparazione? Non sarà certo questo a fermarlo. Ma all’età di Daniel è l’irrequietezza a indicare la strada. E così lui finisce a Casablanca, dove diventa l’amante di una sefardita tenutaria di un bordello, e poi in giro per l’Europa, ambulante in Italia, spaccapietre in Belgio, indossatore, operaio, socio di un mafioso in Germania. Gli anni sono passati. Ora Daniel parla sei lingue, è un uomo ricco di esperienza e di sapere. Cittadino del mondo, è pur sempre legato alla sua terra: l’America del Sud. Narrazione avventurosa per una esistenza decisamente straordinaria, Quilombo è anche l’affresco storico di un’epoca, un racconto sociale e politico dell’Europa e dell’America Latina dal dopoguerra in poi.

Daniel Chavarría, Quell’anno a Madrid, Il Saggiatore: Spinto dal desiderio di scoprire il mondo, Daniel lascia Montevideo e si imbarca su un transatlantico per Londra. A bordo c’è una donna molto particolare e, per seguirla, Daniel cambia meta e approda a Madrid. Ma il loro amore travolgente si consuma in poco tempo. È solo quarant’anni dopo, quando il ragazzo di allora è diventato uno scrittore famoso, che si ritrova faccia a faccia con quel periodo così intenso e bruciante, e con un enigma inaspettato per cui diventa un detective innamorato della propria preda.

Tutti i libri di Daniel Chavarría: http://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Dstripbooks&field-keywords=Daniel+Chavarr%C3%ADa&rh=n%3A411663031%2Ck%3ADaniel+Chavarr%C3%ADa

Sylvain Estibal, L’ultimo volo, Ponte alle Grazie: Nel febbraio 1962, in pieno Sahara algerino, una squadra dell’esercito francese scopre la carcassa di un aereo da turismo precipitato nel 1933 e mai ritrovato. Il pilota Bill Lancaster era partito da Lympne, in Inghilterra, diretto a Città del Capo, per tentare di battere il record di volo, stabilito su quel percorso. Appena diffusa la notizia dell’incidente, inizia una corsa contro il tempo che ha per protagonista la fidanzata di Lancaster, anche essa aviatrice, immediatamente partita per le ricerche e lo stesso pilota, attraverso le pagine del suo diario. Un libro d’avventura e d’amore, ma soprattutto un’ode al deserto, amato e odiato, che affascina e disorienta cambiando per sempre le vite di coloro che lo affrontano.

Eduardo Galeano, Le vene aperte dell’America Latina, Pickwick: Un reportage che attraversa cinque secoli di storia del continente latinoamericano per raccontare il saccheggio delle sue preziose risorse: l’oro e l’argento, il cacao e il cotone, il petrolio e la gomma, il rame e il ferro. Tesori depredati sistematicamente: fin dai tempi della conquista spagnola, le potenze coloniali hanno prosciugato le ricchezze di questa terra rigogliosa, lasciandola in condizioni di estrema povertà. Un testo illuminante che, intrecciando l’analisi storica ed economica con il racconto delle passioni di un popolo sfruttato e sofferente, è diventato un vero e proprio classico della letteratura latinoamericana.

Eduardo Galeano, I figli dei giorni, Sperling & Kupfer: Questo libro è un’insolita agenda, dove i giorni passati rinascono nei giorni presenti. Da ogni pagina ha origine un racconto, un evento dimenticato o conosciuto in altro modo. In ciascuna data rivivono figure provenienti da tutte le epoche e da ogni parte del mondo: i personaggi famosi, i cui nomi sono ricordati dalla Storia ufficiale, ma soprattutto gli umiliati di sempre, gli schiavi, i popoli colonizzati, i ribelli sconfitti, gli emarginati.
Sono loro, “gli invisibili che meritano di essere guardati, gli inascoltati che hanno qualcosa da dire”, i protagonisti di queste brevi, essenziali storie, scritte da Eduardo Galeano con un linguaggio poetico e dissacrante e un’ironia che non perdona nessuna ingiustizia, dall’abitudine alla guerra alla violenza contro le donne, dalle perversioni della religione alla devastazione della Terra. Sono loro a indicarci la realtà più autentica, a mostrarci come sono andate davvero le cose, se solo impariamo ad ascoltarli. Anche se, riconosce l’autore, “non è facile sentire questi sussurri, quando ci siamo abituati a una vita trasformata in un gigantesco e strepitoso spettacolo”.

Tutti i libri di Eduardo Galeano: https://it.wikipedia.org/wiki/Eduardo_Galeano#Libri

Felisberto Hernández, Nessuno accendeva le lampade, La Nuova Frontiera: Di Felisberto Hernández, Italo Calvino scrisse: “Non somiglia a nessuno: a nessuno degli europei e a nessuno dei latinoamericani, è un “irregolare” che sfugge a ogni classificazione e inquadramento ma si presenta ad apertura di pagina come inconfondibile.” E in effetti Hernández sorprende il lettore con immagini sconcertanti e surreali, in cui non di rado gli oggetti o le singole parti dell’essere umano acquistano vita propria. Coniugando in maniera magistrale il ricordo e l’invenzione, il senso dell’humour e l’inquietudine, Hernández guida il lettore in un geniale gioco di analogie e associazioni di idee e seduce chi ha la fortuna di leggerlo.

Felisberto Hernández, Le ortensie, La Nuova Frontiera: Celebrato da Calvino, García Márquez, Cortázar e Onetti, Felisberto Hernández è uno scrittore irregolare che sfugge a ogni classificazione. In questa nuova raccolta è finalmente pubblicato, dopo tanti anni, Le Ortensie (1949) il suo testo più lungo e più celebre.
Il protagonista, un uomo elegante che vive in una grande casa nera, nutre un’eccentrica passione per le bambole che ogni notte fa sistemare in una sorta di tableau vivant.
Un giorno, temendo la morte della moglie, fa costruire una bambola a sua immagine e somiglianza, Ortensia. A poco a poco il rapporto innocente e la percezione che il protagonista ha di Ortensia si evolvono fino a giungere alle estreme conseguenze: la bambola si umanizza mentre l’uomo si fa bambola.
Gli altri racconti che compongono la raccolta sono: La casa allagata, Pip, Il coccodrillo, Lucrezia, La casa nuova, L’avvelenata e Ursula.

Felisberto Hernández, Terre della memoria, La Nuova Frontiera: “Ora sono trascorsi alcuni istanti in cui l’immaginazione, come un insetto notturno, è uscita dal salotto per ricordare i sapori dell’estate ed è volata a distanze che nemmeno la vertigine o la notte conoscono. Ma neanche l’immaginazione sa chi è la notte, chi sceglie dentro di essa i luoghi del paesaggio, dove uno zappatore dissoda la terra della memoria e la semina di nuovo.” Nei tre racconti che compongono la raccolta Ai tempi di Clemente Colling, Il cavallo perduto e il postumo Terre della memoria l’autore uruguayano percorre gli impervi sentieri del ricordo e della memoria e indaga la materia oscura che porta alla loro formazione ed evocazione perché, come dice lui stesso, “non credo [?] di dover scrivere soltanto di ciò che so, ma anche del resto”.

Juan Carlos Onetti, Il pozzo, Sur: Il pozzo è l’esordio di Juan Carlos Onetti: scritto nel 1939, in un fine settimana in cui l’autore aveva smesso di fumare, viene tradotto ora per la prima volta in italiano.
 Anche se ammette di non saperlo fare, Eladio Linacero decide di sedersi a raccogliere le sue memorie, perché «un uomo, quando arriva a quarant’anni, deve scrivere la storia della sua vita, soprattutto se gli sono capitate cose interessanti. L’ho letto non so dove». Così ha inizio Il pozzo, come un bilancio, la presa di coscienza del presente. Pessimista, scettico e cinico, Linacero è il personaggio onettiano per eccellenza – che più si immerge nei propri ricordi più si distacca dalla realtà – e questo breve romanzo racchiude tutte le caratteristiche che i lettori di Onetti amano della sua prosa e della sua rappresentazione del mondo: quella delicatezza con cui l’autore trasforma in meraviglia ogni genere di miseria umana.

Juan Carlos Onetti, Raccattacadaveri, Sur: Cinquant’anni esatti dopo la sua prima pubblicazione, torna uno dei grandi capolavori della letteratura di tutti i tempi. Per chi già conosce l’avvolgente prosa di Onetti, sarà un piacere imbattersi ancora nel suo personaggio maestosamente meschino: Larsen, detto Raccattacadaveri o più semplicemente Raccatta. Attraverso una narrazione eccentrica e implacabile, che mescola piani narrativi e prima e terza persona, Onetti ci riporta nella sua Santa María. Qui, Raccatta deve vedersela con il prete, le mogli e i benpensanti locali che si mobilitano in una crociata contro il suo rocambolesco sogno di aprire un bordello in città. Con un’intervista inedita all’autore.

Tutti i libri di Juan Carlos Onetti: http://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss_2?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Dstripbooks&field-keywords=Juan+Carlos+Onetti&rh=n%3A411663031%2Ck%3AJuan+Carlos+Onetti

Cristina Peri Rossi, Le difficoltà dell’amore, La Tartaruga: Le storie d’amore sono tutte uguali anche se piene di varianti. Cristina Peri Rossi le raccoglie in tre gruppi che intrecciano racconti e si rimandano i personaggi. In un primo momento non esiste che la magia dei primi incontri, un mondo sospeso e fluttuante a mezz’aria, poi la relazione si concretizza, la vita quotidiana ha il sopravvento. Malumori e nervosismi imprevisti fanno capolino. Incontrarsi ogni tanto non è la stessa cosa che vivere insieme, mangiare insieme, dormire insieme. Quella che era la settimana più bella della vita diventa un disastro sentimentale. Ogni episodio è preceduto da riflessioni dolce-amara della scrittrice. Cristina Peri Rossi non intende esaurire le innumerevoli possibilità di un rapporto amoroso, né le varianti dei diversi protagonisti, ma fornire un affresco di emozioni e conflitti che abitano il territorio della vita sentimentale.

Cristina Peri Rossi, Il museo degli sforzi inutili, Einaudi: Protagonisti unici e senza pubblico di bizzarre pièces interiori, i personaggi di Cristina Peri Rossi si muovono sullo sfondo di scenari urbani o umani a loro brutalmente estranei, con il proprio vivido mondo marginale di nevrosi, di invenzioni, di ossessioni e di cocciutaggini. Colti nel momento della frattura – l’atleta in dirittura d’arrivo che volutamente inciampa, l’uomo che esita nel flusso di una folla automatica e decisa – o già ritratti in un proprio spazio parallelo – il bambino che vive sospeso su una corda, l’uomo senza domicilio che attende ostinato improbabili lettere – questi personaggi, ora tragici, ora comici, vivono in esilio l’altra faccia del quotidiano. Le loro vicende, che si dipanano in modo simmetrico e inverso rispetto alle consuetudini di un mondo esterno “normale”, vengono totalmente ignorate con gregaria indifferenza, o provocano scompiglio, rivelando inattese crepe sulla superficie apparentemente continua della realtà. Con tono ora spietato ora benevolo, ma anche con momenti di autentico lirismo e grazie all’abile e divertito uso della metafora, Cristina Peri Rossi dà luogo a situazioni paradossali, raccontate attraverso un minuzioso quanto assurdo realismo nell’ormai tradizionale stile del fantastico latino-americano.

Carmen Posadas, Piccole infamie, Frassinelli: In una meravigliosa villa sulla Costa del Sol, una ricca coppia di argentini offre un party a un piccolo gruppo di invitati del jet-set. Il mattino dopo il cuoco di casa viene trovato morto nella cella frigorifera. Incidente o omicidio? Alcuni dei presenti avrebbero ottime ragioni per volere la morte del celebre chef, che era, suo malgrado, venuto a conoscenza dei turpi segreti degli inviati, ora timorosi di poter essere traditi.

Carmen Posadas, Invito a un assassinio, Marco Tropea: Nella vita, le sorelle Uriarte sono andate decisamente verso destini opposti. Ágata, la minore, bruttina e con qualche chilo di troppo, è rimasta zitella, a dispetto della sua cultura e della sua sensibilità, e vive del suo lavoro di professoressa di arte e letteratura. Olivia invece, bella e capricciosa, ha condotto un’esistenza ricca, appagante, frequentando il bel mondo e inanellando un amore dopo l’altro. Ora però, per Olivia le cose si sono fatte decisamente più complicate. Il suo quinto marito è scappato con una donna più giovane, e a quarant’anni e rotti lei si ritrova sola, e per di più senza il becco di un quattrino: una ragione sufficiente per perdere interesse nella vita. E, come ultima sfida, concepisce in ogni particolare un piano per provocare la propria morte o, più precisamente, il proprio omicidio. Invita per una breve crociera su uno splendido yacht otto persone molto speciali: tutte, per oscure ragioni legate al passato, con un buon motivo per assestarle il colpo fatale. Olivia ha predisposto ogni cosa per una grande uscita di scena, compresi gli indizi che la sorella Ágata, appassionata lettrice di Agatha Christie, ma anche di Daphne du Maurier e Arthur Conan Doyle, dovrà seguire per risolvere il rompicapo, conducendo un’indagine che le cambierà l’esistenza.

Horacio Quiroga, Racconti d’amore, di follia e di morte, Editori Internazionali Riuniti: Città e foresta, la civilizzata urbanità di Buenos Aires e la profonda frontiera della selva tropicale dove i taglialegna combattono le crudeltà di una natura più forte: fra questi due ambienti, che accompagnarono anche la sua vita “divisa”, Quiroga colloca i racconti che appaiono come i più significativi di un genere che anticipa la produzione fantastica dello scrittore. Oltre la trama distesa e chiara del narrato, si schiude e si rivela la cifra allucinata di sentimenti e sussulti che superano la norma. L’occhio umano a volte non basta a comprendere e a penetrare la materia incandescente d’un mondo intatto e inesorabilmente ferino: spesso, nei racconti “selvaggi” sono le bestie, protagoniste, a narrare per l’uomo. Così come dietro la tranquilla vita cittadina e borghese si agita il segno, altrettanto impenetrabile e pauroso, di una bestialità oscura. Prefazione di Dario Puccini.

Horacio Quiroga, Il tetto d’incenso, Sellerio: Il funzionario dell’anagrafe, protagonista di questo racconto, progetta un nuovo tetto per la sua capanna, capace di resistere alle piogge torrenziali. Ma l’arrivo di un ispettore governativo sconvolge la sua vita.

Tutti i libri di Horacio Quiroga: https://it.wikipedia.org/wiki/Horacio_Quiroga#Opere

Mauricio Rosencof, Le leggende del nonno di tutte le cose, Nova Delphi: El abuelo de la tarde è il “nonno di tutte le cose”. In queste quattordici favole Mauricio Rosencof racconta, con dolcezza e magia, il mondo e le sue creature. Concepiti durante gli anni di prigionia, i racconti suggeriscono una visione del mondo delicata e forte allo stesso tempo. Un messaggio di speranza e una celebrazione della vita e “delle cose” che, pur nella semplicità del linguaggio fiabesco, ci parlano della vittoria dell’essere umano sugli orrori della dittatura, attraverso la memoria e l’arte del racconto.

Mauricio Rosencof, Sala 8, Nova Delphi: La sala di un ospedale è vista e raccontata attraverso lo sguardo sconcertato di un desaparecido, che è stato nella Sala 8 prima di venire trasportato via e fatto sparire. I personaggi che giacciono sui letti sono creature distrutte ma non vinte, tratteggiate con commovente tenerezza. Sala 8 è una storia dove la morte è una presenza costante ma non viene mai nominata. Il dialogo con il passato, la ricerca disperata della verità e l’umanità sconsolata di chi non ha voluto arrendersi agli orrori della dittatura militare vengono raccontati dall’autore con ironia e affetto. Sala 8 è stato presentato al Museo della Memoria Haroldo Conti di Buenos Aires.

Tutti i libri di Mauricio Rosencof: https://it.wikipedia.org/wiki/Mauricio_Rosencof

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Libri dal Suriname

Paramaribo

Cynthia McLeod, The Cost of Sugar, Hope Road: The Cost of Sugar is the successful debut of Suriname’s most celebrated historical novelist, Cynthia McLeod.  First published in 1987, the novel sold 100,000 copies.
In an engrossing historical account, Cynthia McLeod takes her readers back to the 18th century (between 1765-1779) recapping the intriguing history of those rabid times through the eyes of two Jewish step sisters, Elza and Sarith, descendants of the settlers of ‘New Jerusalem of the River’, know today as Jodensavanne, the oldest Jewish settlement in Surinam, which boasts the first synagogue in the Western Hemisphere.
The Cost of Sugar is a frank exposé of life in the Dutch slave colony when sugar ruled as king – and the tragic toll it took on the lives of colonist and slaves alike.

Roberto Arlt, Un viaggio terribile

Roberto Arlt, Un viaggio terribile (tit. originale Un viaje terrible), Edizioni Arcoiris, Salerno 2014. Traduzione di Raul Schenardi. 100 pagine.

Il protagonista-narratore è in procinto di partire per un viaggio in mare, più precisamente nell’Oceano Pacifico. Con lui partirà il cugino Luciano, noto per essere sempre nei paraggi quando ci devono essere sventure di qualche tipo. Luciano rivela al cugino che la nave ha cambiato nome nel corso del tempo, chiaro segno di sventura, come tutti sanno. Luciano viene preso un po’ per il classico uccello del malaugurio, ma disgrazie di varia entità si succederanno davvero nel corso del brevissimo romanzo. Un viaggio che sarà terribile, per l’appunto, fino ad arrivare al climax finale che non svelo, ovviamente.

Un romanzo ironico e divertente, ma anche angosciante, soprattutto nella parte conclusiva. Rocambolesco, avventuroso, non si limita al divertimento fine a se stesso ma ci fa anche vedere fin dove può spingersi l’animo umano quando è confrontato con il terrore.

Non conoscevo Roberto Arlt, ma pare che sia considerato, in patria, uno dei più grandi narratori argentini. Purtroppo pochissimo conosciuto in Italia, sicuramente questo romanzo breve o racconto lungo fa venire voglia di leggere qualcos’altro di questo autore, anche se nella postfazione il traduttore e curatore Schenardi ci svela che questo non è il “classico” Arlt. Consigliato.

Daniel Krupa, Serpenti

Daniel Krupa, Serpenti (tit. originale Serpientes), Caravan Edizioni, Roma 2014. Traduzione di Vincenzo Barca. 112 pagine.

Questo è il primo libro di Daniel Krupa tradotto in italiano, per la piccola casa editrice Caravan, attenta alla letteratura sudamericana contemporanea. Daniel Krupa è un argentino nato nel 1977. Il libro sarà in libreria dal 5 novembre.

Tre ragazzi, tardo adolescenti, decidono di andare in vacanza in campagna, nella provincia di Misiones. Non proprio il posto ideale per Fanta, che ha una vera e propria fobia dei serpenti e si documenta in modo ossessivo su tutto ciò che li riguarda. Tuttavia il loro viaggio, seppure breve, si rivelerà comunque denso di avvenimenti, una specie di rito di passaggio all’età adulta, in cui i tre saranno coinvolti in varie peripezie. Per esempio, decideranno di cucinare un beverone allucinogeno a partire da funghi raccolti personalmente da uno di loro, oppure verranno iniziati al sesso da una giovane prostituta locale in un rapporto a tre molto particolare. Fanta, inoltre, si farà male proprio all’inizio della vacanza, giocando a pallone insieme agli altri due, e il dolore (e l’infezione) lo accompagneranno fino alla fine del viaggio.

Un romanzo che ha tratti comici e divertenti, scritto con uno stile fluido e giovane. Da leggere, anche per scoprire questa bella casa editrice.

* Il libro sul sito della casa editrice.

[Questa recensione è pubblicata anche sul blog delle letterature altre.]

Libri dalla Guyana

Wilson Harris, Il palazzo del pavone, Einaudi: Da qualche anno nella rosa ristretta dei candidati al Premio Nobel ricorre il nome di Wilson Harris. Nato nel 1921 a New Amsterdam, nella Guyana britannica, di origini europee, africane e amerindie, Harris ha lavorato in gioventù come topografo, prendendo parte a numerose spdizioni scientifiche nella foresta amazzonica. Queste esplorazioni costituiscono l’evidente traccia autobiografica del Palazzo del pavone (1960) probabilmente il libro più intenso e suggestivo di Harris, prima parte del Guyana Quartet. E tuttavia queste pagine non hanno nulla del documentario scandito da avventure più o meno prevedibili, o reso esemplare dalla denuncia delle violenze di cui sono vittime gli uomini e la natura. Scrittore di lingua inglese, Harris ha voluto interpretare i miti della sua terra alla luce di archetipi universali, e per fare questo ha scelto la strada dell’allegoria, del viaggio iniziatico in un intreccio di simboli e di immagini che nel corso dei secoli si sono sedimentate nelle foreste e nelle savane, tra i fiumi e l’oceano. Un viaggio di sette giorni attraverso acque primigenie e rapinose, un sogno che cerca di aprirsi la strada verso la realtà, verso un vagheggiato luogo d’origine e di salvazione universale.