Sandra Kalniete, Scarpette da ballo nelle nevi della Siberia (Lettonia)

Sandra Kalniete, With Dance Shoes in Siberian Snows (tit. originale Ar balles kurpēm Sibīrijas sniegos), Dalkey Archive, Champaign – London 2009. Traduzione di Margita Gailītis.

Il libro è stato scritto in lettone e pubblicato in Lettonia nel 2001, tradotto in italiano nel 2005 da Libri Scheiwiller col titolo Scarpette da ballo nelle nevi della SIberia, ormai purtroppo fuori catalogo e a quanto ne so introvabile. È per questo che ho deciso di acquistarlo in inglese in una bella edizione della bellissima casa editrice Dalkey Archive. La traduzione, occorre dirlo, è pessima, nel senso che l’inglese è penoso e me ne accorgo pure io che non sono madrelingua, ma lo trovo comprensibile perché non so quanti traduttori lettone-inglese ci siano al mondo.

L’autrice, Sandra Kalniete, è ex ministro degli Esteri della Lettonia, ex ambasciatrice  lettone alle Nazioni Unite, in Francia e all’UNESCO, attualmente europarlamentare. Nata nel 1952 in Siberia nella regione di Tomsk da genitori lettoni deportati a seguito delle purghe staliniane, con questo libro ha deciso di raccontare la storia della sua famiglia, ricostruendola attraverso gli archivi oltre alle lettere, ai diari e ai racconti dei suoi familiari.

La storia della famiglia Kalnietis e della famiglia Dreifelds (famiglia della madre) è tragica e completamente determinata dalle purghe staliniane. Famiglie orgogliosamente lettoni, i Dreifelds e i Kalnietis hanno vissuto tutta la drammatica storia del loro paese, dalla breve indipendenza alle varie occupazioni (russa e nazista e di nuovo russa), dall’annessione all’Unione Sovietica con conseguenti deportazioni in massa alla ritrovata indipendenza in anni recenti. Per qualche motivo l’autrice dedica maggiore spazio alla storia della famiglia della madre, ma non tralascia comunque di parlare anche della famiglia del padre.

Ligita Dreifelds, la madre di Sandra, è una donna bellissima come possiamo vedere dalle molte foto che corredano il testo, ma è solo un’adolescente quando la famiglia nel 1941 viene deportata in Siberia. Il padre è visto come un nemico del popolo in quanto, dopo una breve pausa russa, è riuscito a ricostruirsi una vita nella sua natia Lettonia costruendosi da sé una casa grazie ai proventi derivati dal suo appezzamento di terra. Janis Dreifelds si è conquistato tutto ciò con fatica e col duro lavoro, ma è troppo benestante per l’URSS e quindi inevitabilmente nemico del popolo. Per questo viene deportato insieme alla moglie e alla figlia, mentre i fratelli di Ligita riusciranno a mettersi in salvo. Janis muore poco dopo durante il viaggio verso la Siberia a causa delle privazioni e delle torture subite, mentre Ligita e la madre Emilija arrivano a Togur, nella regione di Tomsk, dopo un viaggio infernale in cui subiscono le peggiori umiliazioni e privazioni, a cui non erano minimamente preparate perché, così come tutti i loro compagni di viaggio, erano innocenti e pertanto credevano fermamente nella bontà delle persone e si fidavano ciecamente della loro innocenza, come se questa avesse potuto proteggerle. Cosa che ovviamente non sarà.

Ligita trascorre ben 16 anni in Siberia, salvo una breve pausa di un anno in cui viene rimpatriata, solo per poi essere nuovamente deportata con una scusa qualsiasi, insieme ad altre decine di migliaia di lettoni, lituani ed estoni. Emilija morirà mentre Ligita si trova a Riga, capitale dell’amata Lettonia, ma la ragazza non lo saprà finché non tornerà nel suo luogo di deportazione. Ligita amava la madre la follia, era la sola che le desse speranza e forza per andare avanti, perciò per lei questa morte sarà tanto più tragica. Sandra descrive una Ligita rimasta perennemente bambina, in quanto deportata all’età di 14 anni e brutalmente strappata dalla sua adolescenza per essere gettata in un’età adulta fatta solo di orrore. Ligita non è perciò riuscita a maturare e le manca quella maturità e saggezza che ci si aspetterebbe da ogni adulto. Forse anche per questo sposa Aivars Kalnietis, sei anni più giovane di lei, conosciuto in Siberia.

La storia di Aivars è alrettanto tragica, anche se sarà così “fortunato” da trascorrere “solo” 8 anni in Siberia insieme alla madre Milda. Anche suo padre morirà ben presto in seguito alle torture subite. Il padre Aleksandrs non è tanto un nemico del popolo quanto un vero e proprio bandito, in quanto costretto dalle circostanze (più che dalle convinzioni politiche) a farsi partigiano durante la guerra. La famiglia sarà dunque deportata nel 1949 in quanto i familiari di un bandito sono alrettanto sgraditi all’URSS quanto il “bandito” stesso.

Nel 1952 Aivars e Ligita metteranno al mondo l’autrice Sandra Kalniete, ma dopo la sua nascita, quando Aivars si rende conto che anche la neonata deve essere iscritta nel registro e che i genitori dovranno confermarne la presenza ogni 15 giorni per garantire che non sia scappata (una neonata!), il giovane decide che “non metteranno più al mondo altri schiavi” e perciò Sandra resta figlia unica.

Le descrizioni della lunghissima deportazione e della vita in Siberia sono drammatiche a dir poco, l’autrice ha la ferma intenzione (giustamente) di mostrare al lettore, sbattendogliela in faccia, la realtà delle purghe staliniane. L’autrice per forza di cose non racconta quasi niente dei Gulag, perché i suoi nonni non sono potuti tornare per raccontarle cosa vi avvenisse, ma racconta molto del resto e questi racconti fanno accapponare la pelle. Gente costretta a mangiare ratti e carcasse di cavalli o mucche, costretta a trainare i carri quando per una ragione o per l’altra i buoi o i cavalli non sono disponibili, malattie su malattie (e ci si chiede spesso come abbiano fatto queste persone a non morire né a riportare danni permanenti), orrore, povertà estrema e disperazione. Ci si stupisce che in questo panorama tragico i due giovani si siano potuti innamorare, ma suppongo che un briciolo di speranza resti dappertutto, e che sia stata questa a consentire lo sbocciare dell’amore fra Aivars e Ligita.

Il mio consiglio per tutti è di leggere questa testimonianza che, seppure indiretta (perché Sandra è stata rimpatriata in Lettonia quando aveva appena 4 anni e mezzo), è fondamentale per capire l’orrore delle deportazioni di massa. Un libro durissimo ma incredibilmente importante.

Libri dalla Lettonia

Riga

Sandra Kalniete, Scarpette da ballo nelle nevi della Siberia, Libri Scheiwiller: Sandra Kalniete racconta la storia delle famiglie di sua madre e di suo padre, deportate la prima nel 1941, la seconda nel 1946 in Siberia, nel villaggio di Togur. I suoi genitori, deportati ancora ragazzi, s’incontrano, si sposano e nel 1952 hanno una figlia, Sandra. Dopo la morte di Stalin potranno finalmente tornare in patria, percorrendo i seimila chilometri che separano la Lettonia dalla Russia. Attraverso la storia familiare, Sandra Kalniete rivive la storia del suo paese, il breve sogno di indipendenza tra le due guerre mondiali, le tre occupazioni: sovietica, nazista poi ancora sovietica, fino al ritorno all’indipendenza nel 1990. Sandra Kalniete è stata ministro degli affari esteri, ha condotto le trattative per l’ingresso della Lettonia nell’UE.

Rudolfs Blaumanis, La zattera di ghiaccio, Sellerio: Un gruppo di pescatori è a pesca sull’orlo ghiacciato d’una costa sul mare di Bering. Uno di loro, più distante perché cerca un cavallo che si è smarrito, scoprirà in quel bianco uniforme un segnale diverso: la terra su cui si trovano non è più tale, ma staccatasi dal resto, si è fatta zattera tra i ghiacci. Un’avventurosa novella di mare.

Zenta Maurina Raudive, Briciole di speranza, San Paolo Edizioni: I pensieri di una straordinaria figura del ‘900. Zenta Maurina Raudive nasce nel 1897 presso Libau in Lettonia. Colpita a sei anni da una gravissima malattia che la condanna tutta la vita su una sedia a rotelle, partecipa in pienezza alla vita familiare, sociale, culturale e politica del suo paese. È autrice di novelle e saggi su temi filosofici e letterari. I suoi libri furono tradotti in molte lingue. Questo volume raccoglie i suoi pensieri tratti da oltre 29 opere di Zenta, sull’amore, la pace, la libertà, l’amicizia, la civiltà, il lavoro, l’arte. Il Preludio di Paola Giovetti introduce il lettore alla scoperta di questa donna che ha lasciato non solo un patria un segno indelebile.