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Joseph Sheridan Le Fanu, In a Glass Darkly

Joseph Sheridan Le Fanu, In a Glass Darkly, e-artnow, Praha 2017.

Questo libro, che in Italia è stato pubblicato qualche anno fa da Miraviglia con il titolo Un oscuro scrutare (sì, come il libro di Philip K. Dick, anche se non c’entra niente – il titolo viene da un verso della Bibbia), contiene cinque racconti del soprannaturale: Green Tea, The Familiar, Mr. Justice Harbottle, The Room in the Dragon Volant e il più famoso Carmilla.

Avevo letto Carmilla tanti anni fa, forse addirittura una quindicina, e ricordo solo che non mi era piaciuto molto. Sinceramente non saprei dirne il motivo, perché ora che l’ho riletto mi è piaciuto tantissimo e l’ho trovato di gran lunga il migliore della raccolta. La storia, penso, è nota: si tratta della prima vampira lesbica della storia della letteratura, che anticipa di venticinque anni Dracula di Bram Stoker. Carmilla è una ragazza bellissima di circa 18-19 anni che capita per caso al castello di un gentleman inglese che vive con la figlia, in Stiria, Austria. La figlia è emozionatissima quando scopre che a Carmilla sarà consentito restare con loro per qualche mese: la ragazza, più o meno coetanea di Carmilla, vive infatti una vita molto solitaria e non vede l’ora di avere un’amica che possa allietare la sua monotona quotidianità. Carmilla si rivela essere una ragazza molto strana, e tra l’altro si palesa come perdutamente innamorata della sua ospite. Se ci pensate, il tema di una vampira lesbica è davvero “forte” nel 1872, quando questo racconto è stato pubblicato.

Questo, così come gli altri racconti della raccolta, si svolge in un’atmosfera di soprannaturale e orrore strisciante, molto gotico. L’orrore si insinua lentamente nella narrazione, palesandosi in maniera strisciante e, quasi, difficile da percepire all’inizio. Ma ben presto l’atmosfera si fa più pesante e terrificante, fino al climax finale, che puntualmente arriva in tutti i cinque racconti.

Un’altra storia che mi è piaciuta molto è la prima, Green Tea, dove un uomo è perseguitato da una scimmia che è anche un fantasma, o un’allucinazione? Sembra quasi schizofrenico il protagonista di questo racconto, se non fossimo invece in una storia di fantasmi. E, ovviamente, finisce nel sangue e nell’orrore.

Anche gli altri racconti sono molto belli, e interessante è The Room in the Dragon Volant, dove non vi è realmente un elemento soprannaturale, ma comunque c’è la solita atmosfera tesa, gotica, angosciante.

Le Fanu è un autore eccezionale: si sente molto che scrive nell’Ottocento, a volte la prosa è un po’ pesante, ma quanto ad atmosfere soprannaturali e angosciose secondo me ha pochi rivali. Un libro che consiglio molto se vi piace il genere.

Libri dall’Irlanda

Scogliere di Moher

Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray, Feltrinelli: Pubblicato nel 1890 sul “Lippincott’s Monthly Magazine” Il ritratto di Dorian Gray provoca subito grande curiosità nel pubblico, che nel protagonista riconosce facilmente lo stesso Wilde. Si disse che la storia era noiosa e immorale, i personaggi semplici marionette. Wilde, smesse le vesti del provocatore brillante, difese con grande dignità l’autonomia dello scrittore dalla morale, insistendo nel sottolineare le implicazioni etiche del racconto. La nuova traduzione di Benedetta Bini mette in rilievo il linguaggio fastoso ed elegante dell’autore; la prefazione di Aldo Busi, aggressiva e irriverente, salva e valorizza questo grande testo difendendolo da successivi “incauti prefatori”.

Oscar Wilde, De Profundis, Feltrinelli: Il De Profundis è una lunga lettera a Lord Alfred Douglas, il giovane amato da Wilde, scritta nei primi mesi del 1897 nel carcere di Reading dove Wilde si trovava da quasi due anni per il reato di sodomia. È l’opera che ci permette di accostarci al vero mondo dell’autore, di riconoscere l’uomo e lo scrittore nel suo aspetto non mistificato. Una volta uscito di prigione, Wilde affidò il manoscritto all’amico giornalista Robert Ross, che ne fece due copie dattiloscritte. Una fu inviata allo stesso Douglas, che negò di averla mai ricevuta. Nel 1905, quando ormai Wilde era morto da cinque anni, Ross pubblicò un’edizione ridotta dell’originale col titolo di De profundis, che rimase a tutte le edizioni successive. L’originale fu affidato nel 1909 da Ross al British Museum, con la condizione espressa che non fosse dato in visione per cinquant’anni. La seconda copia dattiloscritta fornì il testo per la “first complete and accurate version” pubblicata da Holland nel 1949. In realtà quando, nel 1959, il manoscritto fu reso pubblico, fu possibile stabilire che i dattiloscritti contenevano parecchie centinaia di errori.

Tutti i libri di Oscar Wilde: http://it.wikipedia.org/wiki/Oscar_Wilde#Opere

Samuel Beckett, Teatro, Einaudi: Il volume raccoglie i testi teatrali: Aspettando Godot, Finale di partita, Tutti quelli che cadono, L’ultimo nastro di Krapp, Giorni felici, Parole e musica, Commedia, Di’ Joe (tutti nella traduzione di Carlo Fruttero),Respiro (traduzione di Floriana Bossi), Non io (traduzione di John Francis Lane), Quella volta e Dondolo(traduzione di Carlo Fruttero e Franco Lucentini).

Samuel Beckett, Watt, Einaudi: Watt è il terzo romanzo di Samuel Beckett (dopo Dream of Fair to Middling Women e Murphy), nonché l’ultimo scritto in inglese. Vi si narra la storia di un uomo di mezza età e di «cultura universitaria» che va a servire nella casa di un certo signor Knott (attenzione alle omofonie dell’onomastica beckettiana: Watt si pronuncia come what e Knott come not, se non nought, zero). Al suo arrivo il servo che svolge mansioni al piano terra si trasferisce al primo piano (dove ci si occupa direttamente del signor Knott); quello del primo piano se ne va. E di questo andare e venire si nutrirà il «destino» di Watt. Il romanzo è dunque il resoconto di questo strano «servizio» cosí simile alla vita: si viene, si cerca di capire il perché e dove si è venuti, si ha la sensazione di raggiungere una qualche meta, poi si va via. Le vicende semplici ed esemplari di Watt nella casa del signor Knott (una casa verosimilmente costruita e arredata dai costruttori e dagli arredatori di Kafka) vengono però narrate da Beckett con un umorismo acre che ha pochi eguali nella storia della letteratura (forse solo il comico sadismo di Sterne può essere chiamato in soccorso). Watt, è stato notato, si comporta con l’inconoscibile casa del signor Knott (e con il mutevole, silenzioso, intangibile signor Knott) come un positivista logico che, con le sue brave griglie di pensiero, sbatte il muso contro la mutevolezza dell’essere. Ma la sua paradossale volontà logocentrita, nella generale assenza di motivazioni per ogni accadimento, per ogni scelta apparente, per ogni attimo di vita, si trasformerà ben presto in un’autentica «cognizione del dolore».
Scritto durante la guerra, in un paesino delle Alpi dove Beckett si era rifugiato per sfuggire alla Gestapo,Watt è un romanzo straordinario nel quale, senza che la guerra venga mai nominata, si delinea lucidamente non solo il fallimento del grande mito estetico joyciano di dare voce al «chaosmos», ma anche e soprattutto il lascito di sfiducia nelle «ragioni della ragione», che quella stessa guerra consegnò a tutti i sopravvissuti.
Per il testo di cerniera fra la ricchezza linguistica del primo Beckett e il delirio verbale scarnificato del Beckett successivo, era necessario realizzare una traduzione che mantenesse la felice compresenza (non piú ripetuta dallo scrittore) di questa doppia tonalità. Duro compito affrontato con singolari capacità empatiche da Gabriele Frasca, che oltretutto riesce funambolicamente a recuperare i momenti di comicità piú intraducibile dell’originale.

Tutti i libri di Samuel Beckett: http://it.wikipedia.org/wiki/Samuel_Beckett#Bibliografia

James Joyce, Ulisse, Newton Compton: Ulisse di James Joyce, sin dal giorno della sua pubblicazione – il 2 febbraio del 1922, quarantesimo compleanno dell’autore – era destinato a mutare radicalmente le sorti della letteratura contemporanea. Il romanzo è la cronaca di una giornata reale, un inno alla cultura e alla saggezza popolare, e il canto di un’umanità rinnovata. L’intera vicenda si svolge in meno di ventiquattro ore, tra i primi bagliori del mattino del 16 giugno 1904 – data in cui Joyce incontra Nora Barnacle, la futura compagna di una vita, che nel tardo pomeriggio dello stesso giorno lo farà «diventare uomo»… – fino alle prime ore della notte del giorno seguente. Il protagonista principale, l’ebreo irlandese Leopold Bloom, non è un eroe o un antieroe, ma semplicemente un uomo di larghe vedute e grande umanità, sempre attento verso il più debole e il diverso, e capace di cortesia anche nei confronti di chi queste doti non userà con lui. Gli altri protagonisti sono il giovane intellettuale, brillante ma frustrato Stephen Dedalus – già personaggio principale del libro precedente di Joyce, Dedalus. Un ritratto dell’artista da giovane – e Molly Bloom, la moglie dell’ebreo, vera e propria regina del romanzo. Alla fine, stesa sul vecchio letto scricchiolante, Molly sarà intenta a riflettere – in un monologo di più di ventimila parole non scandite da punteggiatura – sulla giornata appena trascorsa, sul suo tradimento del marito, su ogni ricordo del passato, e sui potenziali futuri immaginati. Figura dalla solida corporeità, Molly è una donna gloriosamente istintiva,ma anche resistente a una qualunque forma di caratterizzazione categorica. Ulisse è un romanzo della mente: i monologhi interiori e il flusso di coscienza sono una versione moderna dei soliloqui amletici. Si insinuano gradualmente nelle trame dell’opera, fino a dissolvere ogni limite tra narrazione realistico-naturalista e impressione grafica del pensiero vagante. «Chiunque legga Ulisse può dichiararsi un esperto», spiega Declan Kiberd. È un testo che detta le condizioni della propria lettura.

James Joyce, Gente di Dublino, Newton Compton: Cronache della paralisi spirituale, politica e sociale di una città, i quindici racconti che compongono Gente di Dublino, primo grande esito narrativo di Joyce e opera fondamentale della letteratura europea contemporanea, sono lo specchio di un’Irlanda avvilita, frustrata, delusa: prigionieri della noia, dell’angoscia, dell’atrofia dilagante, impantanati nell’accidia più bieca, inariditi nell’animo e nei sentimenti, schiacciati da un ristagno generale che toglie ogni energia e impedisce l’azione, i protagonisti di queste storie apparentemente banali, di questi casi quotidiani privi di rilievo, di questi meccanismi consueti del comportamento umano tentano invano di fuggire da una patetica, disperata immobilità. Spogliando il racconto breve degli ultimi orpelli romantici con il suo realismo minuzioso ed essenziale, Joyce contribuì con quest’opera a conferirgli statura artistica e a farne il genere letterario più moderno.

Tutti i libri di James Joyce: http://it.wikipedia.org/wiki/James_Joyce#Opere

Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver, Garzanti: Non esiste in tutta la letteratura occidentale una condanna dell’intera umanità paragonabile a quella contenuta nei Viaggi di Gulliver: la sua critica dei valori, dalla religione alla scienza, dalla politica alla cultura, è spinta fino a minacciare le radici stesse dell’esistenza.
Ma il genio di Swift ha dato a quest’amarissima opera un assoluto equilibrio d’insieme, costruendola come un prodigioso giocattolo meccanico: il suo terribile significato allegorico è accessibile solo a chi può e vuole intenderlo, e non danneggia mai la componente immaginativa del racconto né le sue suggestive costruzioni fantastiche. Tale perfezione narrativa spiega come la più elaborata e crudele delle satire contro l’umanità abbia potuto avere la fortuna che ha avuto come libro di amena lettura e sia persino divenuta, con gli opportuni tagli, un classico per l’infanzia.

Jonathan Swift, Una modesta proposta per evitare che i figli dei poveri siano di peso ai loro genitori e al paese e per renderli utili alla società, Nuovi Equilibri: E se la soluzione di tutti i mali che affliggono la società occidentale stesse nello sbarazzarci dei petulanti, viziati, egocentrici bambini? Magari nel cuocerli a puntino e ricavarne piatti appetitosi per le nostre tavole sempre più misere?
Un suggerimento mozzafiato ci viene dal passato. Addirittura dalla penna di uno dei più grandi scrittori di lingua inglese del ‘700, Jonathan Swift, che sull’arte di mangiare i bambini a fin di bene ha scritto questo delizioso libello…

Tutti i libri di Jonathan Swift: http://it.wikipedia.org/wiki/Jonathan_Swift#Biografia_e_opere

Bram Stoker, Dracula, Mondadori: Dracula spaventa e allo stesso tempo attrae perché rappresenta il desiderio ipnotico del potere assoluto, la minaccia e la promessa di una vita libera dalla morte, dalla norma, dalla morale. Alla giustizia Dracula preferisce la vendetta, al dovere il piacere, all’amore la lussuria. Se si dovessero appagare i suoi desideri insaziabili, l’intero sistema sociale andrebbe in frantumi, ma Dracula ricorda che si può, che si deve, essere qualcosa di diverso dallo schiavo, dalla pecora mandata al macello insieme alle altre, tutte lì, in fila, con le facce pallide. La sua, di faccia, è rabbiosa, superba, terrificante, ma è quella in cui è più facile, infinitamente più facile, specchiarsi.

Bram Stoker, Il mistero del mare, Nutrimenti: Nei primi anni del Novecento, quando fu dato alle stampe Il Mistero del Mare, Bram Stoker era una delle figure più in vista dell’alta società londinese, da oltre vent’anni assistente personale di Henry Irving, il più acclamato attore vittoriano, e autore di alcuni libri di discreta popolarità, tra cui Dracula, “la miglior storia di demoni che abbia letto da molti anni a questa parte”, come ebbe a scrivergli Arthur Conan Doyle. Proprio l’immensa fortuna di Dracula, che dopo la morte di Stoker s’impose tra i capolavori della narrativa del terrore, ha inevitabilmente gettato ombra sul resto dell’opera dello scrittore irlandese. Così, anche Il Mistero del Mare ha finito per vivere una lunga stagione di oblio, restando pressoché sconosciuto ai lettori di molte parti del mondo, e fin qui inedito pure in Italia.
A leggerlo oggi, nel centenario della morte del suo autore, questo romanzo dal sapore avventuroso e dall’atmosfera fosca si rivela un’opera sorprendente, ben più di quanto la sua avversa sorte editoriale possa far supporre. Fulcro dell’intera vicenda è la ricerca di un antico tesoro, un capitale di monete e lingotti che lo Stato Pontificio, alla fine del sedicesimo secolo, aveva destinato alla corona di Spagna per conquistare l’Inghilterra e convertirla al cattolicesimo. Archibald Hunter, protagonista e narratore, è l’uomo scelto dal fato per sbrogliare una vicenda irta di pericoli, intorno alla quale convergono le mire di molti attori. Il destino gli riserva come compagna una giovane e indomita americana, Marjory, erede della nobile stirpe di Sir Francis Drake. Insieme a lei, Archie dovrà districarsi tra misteriosi fenomeni di preveggenza e scritture enigmatiche, inganni, rapimenti e battaglie in mare, incalzato da una perfida veggente, da un azzimato gentiluomo spagnolo e dai servizi segreti britannici e americani.
Incredibile caleidoscopio di argomenti, generi e categorie estetiche – l’amore, la politica e la crittografia; l’avventura, il neogotico e lo spionaggio; il soprannaturale, il razionale e il pittoresco – questo romanzo condensa la tradizione letteraria del suo tempo e anticipa temi e atmosfere di molta narrativa novecentesca, confermando quelle qualità che hanno fatto di Bram Stoker un innovatore, padre, con Dracula, di uno dei filoni artistici di maggiore successo nel tempo.

Tutti i libri di Bram Stoker: http://it.wikipedia.org/wiki/Bram_Stoker#Opere

George Bernard Shaw, Sia fatta la sua volontà, Chiarelettere: Un percorso intelligente e paradossale sul tradimento della lezione di Cristo, con l’auspicata distribuzione del reddito e attacchi all’accumulazione…

George Bernard Shaw, Plays Pleasant, Penguin: One of Bernard Shaw’s most glittering comedies, Arms and the Man is a burlesque of Victorian attitudes to heroism, war and empire. In the contrast between Bluntschli, the mercenary soldier, and the brave leader, Sergius, the true nature of valour is revealed. Shaw mocks deluded idealism in Candida, when a young poet becomes infatuated with the wife of a Socialist preacher. The Man of Destiny is a witty war of words between Napoleon and a ‘strange lady’, while in the exuberant farce You Never Can Tell a divided family is reunited by chance. Although Shaw intended Plays Pleasant to be gentler comedies than those in their companion volume, Plays Unpleasant, their prophetic satire is sharp and provocative.
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2014/08/16/george-bernard-shaw-plays-pleasant-irlanda/

George Bernard Shaw, Plays Pleasant (Irlanda)

George Bernard Shaw, Plays Pleasant, Penguin, Harmondsworth – New York – Ringwood – Markham – Auckland 1981. 316 pagine.

Come tutti sapete, faccio fatica a recensire i classici, perciò posso solo scrivere un breve commento di questa incredibile raccolta di commedie. Raccolta che ho trovato anche migliore delle Plays Unpleasant.

Shaw è uno dei più grandi commediografi che siano mai esistiti, al livello di Ibsen o Strindberg. E leggere le sue opere è sempre un piacere indescrivibile, tanto che spesso mi sono trovata a ridere da sola come una scema, e per fortuna che ero in casa da sola.

Il libro raccoglie quattro commedie: Arms and the Man, che credo sia la migliore in assoluto, è una presa in giro del romanticismo che circonda il valore militare; Candida, che avevo già letto, è la storia di una donna forte amata non solo dal marito ma anche da un giovane poeta amico di famiglia; The Man of Destiny ha per protagonista Napoleone Bonaparte e una donna che si fa passare da uomo, una presunta strega; You Never Can Tell è una bella commedia in cui una famiglia separata viene a trovarsi riunita per un caso del tutto fortuito.

Un libro imprescindibile per chi ama il teatro, per chi ama la letteratura inglese/irlandese, per chi vuole saperne di più su Shaw. Leggetelo!

[Questo post è pubblicato anche sul blog delle letterature altre.]

 

Aspettando Godot

Vladimiro – Anche tu devi essere contento, in fondo, di’ la verità.
Estragone – Contento di che?
Vladimiro – Di avermi ritrovato.
Estragone – Credi?
Vladimiro – Dillo, anche se non è vero.
Estragone – Cos’è che devo dire?
Vladimiro – Di’: sono contento.
Estragone – Sono contento.
Vladimiro – Anch’io.
Estragone – Anch’io.
Vladimiro – Siamo contenti.
Estragone – Siamo contenti. (Silenzio). E che facciamo, ora che siamo contenti?
Vladimiro – Aspettiamo Godot.
Estragone – Già, è vero.

L’altro giorno in libreria questo libro mi chiamava in maniera irresistibile. In verità a me interessava L’ultimo nastro di Krapp, ma è pur vero che in questo periodo molto mi si parla di Godot.

Scriveva Vivian Mercier: «Aspettando Godot è una commedia in cui non accade nulla, per due volte». Così è, né esiste la benché minima speranza che io possa dire qualcosa di originale su un’opera tanto famosa.
Storco un po’ il naso di fronte all’interpretazione che vuole vedere Dio (God in inglese, Godo in irlandese) in Godot. Mi riesce difficile credere che Beckett fosse così banale, e poi per l’appunto, come disse egli stesso, se avesse voluto parlare di Dio avrebbe scritto God, non Godot. (Ma insomma, critici, due più due è sempre inevitabilmente uguale a quattro secondo voi… quanto siete noiosi. Credete che gli scrittori, grandi e piccoli, siano tanto poco fantasiosi quanto voi. Suvvia.)
Ritengo che questa sia semplicemente l’opera dell’incomunicabilità e della vanitas per eccellenza. Ed è inutile che io ci spenda parole, quando non ne sono capace.

A fra un po’ per il commento sul resto del libro.

E a proposito, giacché parliamo di teatro (tentiamo di), devo chiedere un consiglio ai colti fra voi. Cosa devo leggere di Brecht? (L’ho sempre detto che sono ignorante).

The Two Trees

Beloved, gaze in thine own heart,
The holy tree is growing there;
From joy the holy branches start,
And all the trembling flowers they bear.
The changing colours of its fruit
Have dowered the stars with merry light;
The surety of its hidden root
Has planted quiet in the night;
The shaking of its leafy head
Has given the waves their melody,
And made my lips and music wed,
Murmuring a wizard song for thee.
There the Joves a circle go,
The flaming circle of our days,
Gyring, spiring to and fro
In those great ignorant leafy ways;
Remembering all that shaken hair
And how the winged sandals dart,
Thine eyes grow full of tender care:
Beloved, gaze in thine own heart.

Gaze no more in the bitter glass
The demons, with their subtle guile.
Lift up before us when they pass,
Or only gaze a little while;
For there a fatal image grows
That the stormy night receives,
Roots half hidden under snows,
Broken boughs and blackened leaves.
For ill things turn to barrenness
In the dim glass the demons hold,
The glass of outer weariness,
Made when God slept in times of old.
There, through the broken branches, go
The ravens of unresting thought;
Flying, crying, to and fro,
Cruel claw and hungry throat,
Or else they stand and sniff the wind,
And shake their ragged wings; alas!
Thy tender eyes grow all unkind:
Gaze no more in the bitter glass.

William Butler Yeats