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La casa degli spiriti

Isabel Allende, La casa degli spiriti (tit. originale La casa de los espiritus), Feltrinelli, Milano 1983. Traduzione di Angelo Morino e Sonia Piloto di Castri. 364 pagine.

All’inizio, questo libro mi ha lasciato molto perplessa. Lo trovavo incredibilmente noioso, troppo simile a Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez e troppo morboso nella descrizione di certi particolari disgustosi. Andando avanti ho cambiato idea.
Diciamo che l’ultima parte del libro è migliore della prima, almeno secondo me. Perché comincia a staccarsi da quella saga familiare à la Cent’anni di solitudine e diventa invece una sorta di romanzo storico, in cui si narra il golpe militare in Cile. Tutto questo resta comunque intrecciato alla storia della famiglia Trueba con le sue storie di magia, di spiriti e di amore, il che continua a renderlo un po’ noioso ai miei occhi, ma riconoscere nel romanzo un pezzo di storia lo rende più interessante. E allora acquista senso anche la descrizione dettagliata di particolari disgustosi come nel caso delle torture, perché si parla di cose realmente accadute e non la trovo più una concessione gratuita al macabro come era invece all’inizio.
Per cui sono contenta di essere andata avanti nella lettura, anziché fermarmi come ho pensato più volte di fare.
In ultima analisi è un libro che consiglierei a tutti, purché abbiate la pazienza di continuare anche se vi doveste arenare nel realismo magico (se invece vi piace il realismo magico, andate tranquilli, è il libro per voi).
È il secondo libro della Allende che leggo, dopo Paula, perciò non posso fare paragoni con altri libri dell’autrice. Si tratta comunque del primo libro che ha scritto, per chi non lo sapesse; è infatti uscito in Cile nel 1982.
Unica nota stonatissima: non so come fosse l’originale, può darsi fosse una scelta stilistica voluta per qualche motivo dall’autrice, ma il romanzo manca quasi totalmente di congiuntivi. Alcune frasi sono agghiaccianti («pensava che era morto»…). Leggendo, mi sembrava ogni tanto di sentire il gesso stridere sulla lavagna, e mi chiedo onestamente se ce ne fosse bisogno.

Alcuni link:

* Una recensione su un bel blog che ho scoperto da poco e che consiglio di seguire.
* Il film.
* Il sito dell’autrice (in inglese e spagnolo).
* Il sito ufficiale italiano di Isabel Allende.

Questa recensione partecipa alla sfida delle letterature altre ed è pubblicata anche sul relativo sito.

 

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La morte e la fanciulla

Come avrete notato, ho smesso la rubrica della poesia settimanale. Il motivo è che avevo un progetto più ampio, che però devo ancora capire se è possibile o anche auspicabile realizzare: principalmente lo stand-by è dovuto a una mia ansia molto opprimente che mi lascia poco spazio, ma di cui non ho voglia di parlare.

La stessa ansia fa sì che in questo periodo le mie arti recensorie (?) siano un po’ latitanti.

Ho sempre concepito questo spazio come un invito alla lettura, e il suo stand-by mi dispiace, perciò ho deciso di evolvere la "poesia della settimana" in "spunto letterario della settimana": una poesia, un passo di un romanzo, una breve citazione, qualunque cosa possa configurarsi come spunto di lettura, senza essere recensione.

Le recensioni torneranno, abbiate fede.

*

Oggi vorrei proporvi un breve passaggio da La morte e la fanciulla, pièce teatrale di Ariel Dorfman, che fin dal titolo si ispira all’omonimo quartetto schubertiano (che io adoro).
Dal testo teatrale Polanski ha tratto il film omonimo.
(Leggete anche qui).

I protagonisti sono solo tre: Paulina, che è stata torturata durante il passato regime fascista, suo marito Gerardo, chiamato a presiedere una commissione d’inchiesta sui crimini commessi dalla dittatura, e Roberto Miranda, un medico. Il Lied di Schubert ricorrerà più volte nella pièce, a causa dei suoi collegamenti con il passato di Paulina…

*

[…]

Paulina Devi far venire fuori tutto. Tutto quello che è successo. Promettimi che farai venir fuori tutto quello che…
Gerardo Tutto. Tutto il possibile. Fin dove… (Pausa). Fin dove…
Paulina È possibile.
Gerardo … riusciamo ad arrivare, diciamo così. Possiamo fare molto. Renderemo pubblici tutti i verbali. Ci sarà un rapporto ufficiale. Verrà fuori tutto, tutto quello che è accaduto, e nessuno potrà più negarlo, il nostro Paese non vivrà più i soprusi che…
Paulina E poi? (Gerardo non risponde). Ascolterete le deposizioni delle vittime, denuncerete i crimini, e poi, ai criminali cosa farete?
Gerardo Questo dipende dai giudici, non da noi. La corte riceverà una copia del verbale e poi i giudici, in base alle prove, pronunceranno la…
Paulina I giudici? Gli stessi giudici che per diciassette anni di dittatura non hanno mai alzato un dito per salvare una vita? Che non hanno mai accolto un solo habeas corpus? Il giudice Peralta che, a quella poveretta che chiedeva di suo marito scomparso, aveva risposto che magari era scappato con un’altra perché si era stufato di lei? Tu lo chiami un giudice, quello? Un giudice?

Paulina, mentre parla, comincia a ridere sommessamente ma con un’isteria crescente.

[…]

Ariel Dorfman, La morte e la fanciulla, Einaudi, 2004, traduzione di Alessandra Serra.

*

La tensione drammatica è altissima. Il testo è breve, 56 pagine. Per chi fosse interessato, il 29 e 30 novembre sarà rappresentato al Teatro Le Laudi di Firenze dall’Associazione Progetto Teatro.