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Libri dal Cile

 

Santiago del Cile

Marcela Serrano, Arrivederci piccole donne, Feltrinelli: Sono cugine ma si sentono sorelle, sono clonate dalle eroine di Piccole donne: Nieves (Meg), Ada (Jo), Luz (Beth) e Lolla (Amy). I loro genitori hanno dilapidato la fortuna ereditata dal mitico antenato, José Joaquín Martínez. Quando erano bambine le cugine si riunivano per le vacanze, con Oliviero (Laurie), il fratellastro di Luz, nella proprietà familiare (El Pueblo), gestita dalla zia burbera e generosa che manteneva l’oziosa parentela: furono questi gli ultimi anni privilegiati, di giochi spensierati e innocenti bisticci tra donne, lontano dagli sconvolgimenti sociali cileni. Poi ci fu il colpo di stato dell’11 settembre 1973, l’arresto di Oliviero e l’esilio di Ada a Londra, innamorata di Oliviero e rivale di Lolla. Quando inizia il romanzo, nel 2002, la famiglia è sparsa per il mondo e le tre cugine sopravvissute sono in attesa di rincontrarsi: Nieves, rimasta a Santiago, ha sposato un bravo ma squattrinato ragazzo, Lolla ha avuto una movimentata vita sentimentale ed è diventata un’ambiziosa economista, Luz è morta in Africa tra i poveri che aiutava. Quanto a Oliviero, salvatosi dalla prigione, ha studiato negli Stati Uniti dov’è diventato un brillante avvocato. Ada, collaboratrice editoriale e aspirante scrittrice in vari paesi europei, sogna ancora il cugino che, dopo il divorzio dalla moglie americana, ha finito per sposare Lolla. L’attentato delle Torri Gemelle (altro fatidico 11 settembre) dà un tocco di drammaticità epocale alle vicende private.
Il romanzo, dichiaratamente un remake di Piccole donne, riesce a sorprendere non solo nel mostrarci che le sorelle March, dovutamente rispolverate, sono tuttora capaci di emozionarci, ma anche e soprattutto per l’ingegno dimostrato nella tessitura dei personaggi, protagonisti e insieme narratori di una saga ricca di sottigliezze psicologiche femminili e accenti epocali: l’ambientazione in Cile, dagli anni settanta in poi, permette una panoramica avvincente sulle trasformazioni della società cilena negli ultimi decenni. Inoltre, la diaspora della famiglia Martínez dà luogo a schizzi vivaci su Londra, Parigi e Barcellona negli anni settanta, sugli yuppies americani (Lolla, Oliviero) negli anni ottanta-novanta e sullo sgomento generale dopo l’attentato alle Torri Gemelle.
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2014/06/03/marcela-serrano-arrivederci-piccole-donne-cile/

Marcela Serrano, Noi che ci vogliamo così bene, Feltrinelli: Ana, Maria, Isabel e Sara si prendono una vacanza da figli, mariti, lavoro e raccontano, si raccontano. E sono storie di resistenza, come quella della combattuta e combattiva Maria; di rinuncia, come quella di Sara che ha escluso di vivere con un uomo; di vuoto di ogni passione, come per Ana; o della schiavitù di marito e figli di Isabel. Ed è la storia anche di un Cile politicamente inquieto, tra la dittatura di Pinochet e la transizione ai tempi moderni.
E fra rabbia e ironia, pena e amore, le quattro donne rinvengono quella forza magicamente femminile che le unisce tra loro e alla Storia, e trovano il bandolo della matassa delle loro esistenze nella profezia di una vecchia guaritrice.
Il destino era già scritto nelle quattro carte: bastoni, ori, coppe, spade; e se l’avessero ascoltata, si sarebbero potuti risparmiare tante lacrime, molta solitudine, un miscuglio di tranquillanti e alcol, e parecchie altre croci.

Tutti i libri di Marcela Serrano: http://it.wikipedia.org/wiki/Marcela_Serrano

Isabel Allende, La casa degli spiriti, Feltrinelli: “Ci sono molti bambini che hanno sogni divinatori, ma queste cose passano quando perdono l’innocenza”
Una saga familiare del nostro secolo in cui si rispecchiano la storia e il destino di tutto un popolo. Un grande affresco che, per fascino ed emozione, può essere paragonato, nell’ambito della narrativa sudamericana, soltanto a Cent’anni di solitudine di García Márquez. L’amore, la magia, il mistero, i sogni si mescolano alle violenze e agli orrori della guerra cilena che portò all’ascesa di Pinochet. Alle Tre Marie, splendida tenuta di proprietà di Esteban Trueba, si intrecciano le passioni dei diversi protagonisti: Clara, la moglie del proprietario, trascorre un’esistenza avvolta nei ricordi; Férula, sorella di Esteban, dedica la sua vita agli altri; Blanca è innamorata di un servo del padre, Pedro, che avrà parte nella guerriglia della rivoluzione; Alba, la nipote, dovrà invece affrontare la dittatura mentre Esteban scoprirà, proprio a causa dei tragici eventi politici del suo paese, di amare innanzitutto la sua famiglia.
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2013/04/27/la-casa-degli-spiriti/

Isabel Allende, Ritratto in seppia, Feltrinelli: Figlia di tutti e di nessuno, Aurora del Valle cresce prima con i nonni materni, poi sotto la guida dell’anticonformista nonna paterna, Paulina del Valle, che le apre, quasi per caso, il mondo della fotografia. Con la passione della neofita, Aurora fissa al lampo di magnesio gruppi di famiglia, case, paesaggi, personaggi, finché non si rende conto di poter leggere attraverso questi “ritratti in seppia” non solo la realtà visibile ma anche le verità più riposte, i sentimenti più segreti. L’immersione nel passato segue quasi per istinto, automatica. Tutto viene a galla: nodi del sangue, passioni, avventure, intrecci, storie di famiglia e storie del mondo. Con magnifica sapienza, Isabel Allende ci offre una straordinaria saga famigliare che fonde personaggi già apparsi in La figlia della fortuna e La casa degli spiriti. Ritratto in seppia si rivela, insomma, come il secondo capitolo di una ideale trilogia, di un unico grande ininterrotto narrare che copre più di un secolo di storia.

Tutti i libri di Isabel Allende: http://www.feltrinellieditore.it/autori/autore/allende-isabel/

Roberto Bolaño, 2666, Adelphi: Delle molte leggende alla cui nascita Bolaño stesso ha contribuito, l’ultima riguarda la forma che 2666 avrebbe dovuto assumere. Si dice infatti che l’autore desiderasse vedere i cinque romanzi che lo compongono pubblicati separatamente, e se possibile letti nell’ordine preferito da ciascuno. La disposizione, ammesso che sia autentica, era in realtà un avviso per la navigazione in questo romanzo-mondo, che contiene di tutto: un’idea di letteratura per la quale molti sono disposti a vivere e a morire, l’opera al nero di uno scrittore fantasma che sembra celare il segreto del Male, e il Male stesso, nell’infinita catena di omicidi che trasforma la terra di nessuno fra gli Stati Uniti e il Messico nell’universo della nostra desolazione. Tutte queste schegge, e infinite altre, si possono in effetti raccogliere entrando in 2666 da un ingresso qualsiasi; ma fin dall’inizio il libro era fatto per diventare quello che oggi il lettore italiano, per la prima volta, ha modo di conoscere: un immenso corpo romanzesco oscuro e abbacinante, da percorrere seguendo una sola, ipnotica illusione – quella di trovare il punto nascosto in cui finiscono, e cominciano, tutte le storie.

Roberto Bolaño, Il Terzo Reich, Adelphi: Appena mette piede nella sua stanza d’albergo sulla Costa Brava, il giovane Udo Berger ottiene, dopo molte insistenze, che gli venga portato un grande tavolo, sul quale piazza il wargame di cui è campione assoluto e di cui intende elaborare nuove e più audaci strategie: il Terzo Reich. L’atmosfera è delle più beatamente, ottusamente balneari. Eppure, quasi subito, sentiamo che non tutto è luce, e che nell’ombra sono in agguato fantasmi inquietanti. Né ci vorrà molto perché la liscia superficie della routine vacanziera si incrini: e dalle fenditure vedremo apparire qualcosa in cui non potremo che riconoscere il Male. A mano a mano che l’estate si spegnerà, l’albergo, svuotandosi, assomiglierà pericolosamente a quello di Shining – mentre noi, insieme a Udo (sempre più ossessionato dal suo gioco, e risoluto a trovare il modo di portare alla vittoria l’esercito tedesco nella seconda guerra mondiale), cominceremo a interrogarci sugli eventi ominosi a cui andiamo assistendo. A chiederci, per esempio, che cosa abbia davvero in mente Frau Else, l’affascinante ed enigmatica proprietaria dell’albergo, o perché il Bruciato, l’uomo dal corpo e il volto coperti di cicatrici ripugnanti che vive sulla spiaggia, abbia ingaggiato contro Udo una lunghissima partita di Terzo Reich – una partita che sembra trasformarsi, a poco a poco, in una cruenta, allucinata «lotta per la vita e per la morte». Ma soprattutto ci chiederemo per quali tortuose vie quel che avviene nel gioco influenzi gli avvenimenti del mondo reale – o non è piuttosto il contrario? Pubblicato a sette anni dalla morte dell’autore, questo romanzo del primo Bolaño rivela già tutta la forza e la sapienza della sua scrittura, la sua capacità di evocare atmosfere di sorda, velenosa minaccia.

Tutti i libri di Roberto Bolaño: http://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Bola%C3%B1o#Opere

Alejandro Jodorowsky, Quando Teresa si arrabbiò con Dio, Feltrinelli: “Se Dio non è qui, non è da nessuna parte; questo stesso istante è la perfezione”
Nonna Teresa si arrabbiò con Dio e con quanti continuavano a credere in Lui dopo la micidiale inondazione del fiume Dnepr.
È così che comincia la meravigliosa, magica storia di una famiglia cilena di origine ebreo-russa, una storia di antenati lontanissimi e mitici, reali e immaginari, che risalgono la corrente dei secoli attraverso la lente deformante dell’ironia e della parodia, per diventare romanzo e favola. L’incalzante fantasia di Alejandro Jodorowsky trasfigura e moltiplica gli eventi, mescolando storia e memoria, miracoli e follie. Ci sono antenati sempre avvolti da sciami d’api, stregoni e incantatori di serpenti, stupratori di vecchiette e attentatori anarchici; cappelle incantate e bordelli, terremoti, scioperi di minatori e cariche della polizia.
Una saga travolgente che sa unire alla grazia delle novelle yiddish il realismo magico latinoamericano.

Alejandro Jodorowsky, Psicomagia, Feltrinelli: Come invertire la rotta delle nostre paure, sciogliere i nodi del malessere, sfondare i muri dell’incubo? Agendo, risponde Alejandro Jodorowsky. Compiendo un atto paradossale che scuota l’immobilità patologica di cui siamo prigionieri. Un atto dettato dalla voce dell’inconscio e tradotto nella surreale poesia di una quotidianità trasgressiva e onirica. Jodorowsky ascolta, interroga, esplora il labirinto emotivo dei suoi interlocutori e pazienti. Senza interpretare. Senza forzare i significati. Come un regista abituato alle meraviglie e allo stupore del teatro, raccoglie dai gesti sospesi quello che può riavviare l’azione, riaccendere le luci della scena. Prese le distanze dalla sicumera scientifica della psicanalisi, Jodorowsky propone il semplice abbandono all'”atto psicomagico”, la confidenza tra la profondità dell’esperienza e la complice, quasi omeopatica, adesione alle forme del proprio male. Guarire è, in questa “terapia panica”, una parola stonata. Imparare a essere felici, no.

Tutti i libri di Alejandro Jodorowsky: http://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_0_15?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Dstripbooks&field-keywords=alejandro+jodorowsky&sprefix=alejandro+jodor%2Cstripbooks%2C250&rh=n%3A411663031%2Ck%3Aalejandro+jodorowsky

Luis Sepúlveda, Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, Guanda: Il vecchio Antonio José Bolívar vive ai margini della foresta amazzonica equadoriana. Ha con sé i ricordi di un’esperienza – finita male – di colono bianco, la fotografia sbiadita della moglie e alcuni romanzi d’amore che legge e rilegge in solitudine. Ma il suo patrimonio è una sapienza speciale che gli viene dall’aver vissuto dentro la grande foresta, insieme agli indios shuar: un accordo intimo con i ritmi e i segreti della natura che i gringos, capaci soltanto di sfruttare e distruggere quel mondo, non sapranno mai capire. Solo un uomo come lui potrà dunque adempiere al compito ingrato di inseguire e uccidere il tigrillo, il felino che, accecato dal dolore per l’inutile sterminio dei suoi cuccioli, si aggira minaccioso a vendicarsi sull’uomo. Questa è la storia del loro incontro, di un’epica caccia tesa al continuo confronto fra la vita e la morte. Ma soprattutto è un canto d’amore dedicato all’ultimo luogo in cui la terra preserva intatta la sua verginità.

Luis Sepúlveda, Incontro d’amore in un paese di guerra, Guanda: L’avventura e la politica, l’amore e la guerra, il viaggio e l’utopia. Tutto Sepulveda con le sue passioni e i suoi temi più cari, rappresentati in questo libro che raccoglie 24 racconti dello scrittore cileno. L’appuntamento d’amore tra un sandinista che combatte in Nicaragua contro la dittatura e la moglie di un prigioniero in mano ai rivoltosi; la notte di terrore di un ricercato politico in attesa dell’arrivo di uno “squadrone della morte”; l’impresa di dodici confinati sperduti nel mezzo del deserto cileno; l’incontro mancato tra un esule e la donna amata… E ancora: dittatori senza scrupoli, fieri malavitosi dei porti, vecchi anarchici con un’antica ferita d’amore, coppie senza più speranza, prostitute commoventi e grottesche.

Tutti i libri di Luis Sepúlveda: http://it.wikipedia.org/wiki/Luis_Sep%C3%BAlveda#Opere

Antonio Skármeta, Il postino di Neruda, Einaudi: Mario Jiménez, giovane pescatore cileno, perdutamente innamorato della bellissima e sensuale Beatriz González, un giorno decide di abbandonare il proprio lavoro e di diventare il postino di Isla Negra, un’isola dal fascino magico dove l’unica persona che riceve e invia corrispondenza è il grande poeta Pablo Neruda. Tra i due, lontani per cultura ed educazione, nasce a poco a poco un fortissimo legame d’amicizia umana e di complicità poetica, sullo sfondo di un Paese che si sta avvicinando a un tragico e drammatico destino.
Da questo romanzo l’indimenticabile film di Michael Radford, interpretato da Massimo Troisi, Philippe Noiret e Maria Grazia Cucinotta.

Antonio Skármeta, I giorni dell’arcobaleno, Einaudi: Capita che una mattina nella tua classe entrano due tizi e portano via il professore di filosofia. E se sei nel Cile di Pinochet questo vuol dire solo una cosa: che il professore rischia di diventare un desaparecido. È il pericolo che si corre quando si riempie la testa dei ragazzi con le minacciose idee di rivoluzionari come Socrate o Platone, quando si fa leggere l’Etica di Aristotele, quando si insegna che «il bene è il bene. La giustizia è la giustizia». Ma il professor Santos è anche il padre di Nico, che, seduto in un banco di quella classe, assiste impotente all’arresto (al rapimento) del genitore.
Il padre della sua fidanzata è incastrato in una situazione solo leggermente migliore. Adrián Bettini è il più bravo pubblicitario del paese… o, meglio, lo era prima che il regime lo costringesse a una specie di sofferto esilio. Quando (siamo nel 1988) Pinochet decide di indire un referendum su se stesso per dare una patina di democrazia e legittimità popolare alla sua dittatura, Bettini riceve dal famigerato ministro degli Interni una proposta che lo lascia a dir poco spiazzato: dirigere la campagna per il Sì. Pochi avrebbero il coraggio di rifiutare: ancora meno quelli che accetterebbero di guidare la campagna del No, quella del fronte delle opposizioni. Chi potrebbe essere tanto pazzo da rischiare la vita per lanciarsi in una missione così disperata come convincere un paese rassegnato, a cui hanno rubato la speranza, piegato da decenni di un regime cieco e violento, a dire No!, a urlare Basta!, a tornare a sorridere, a immaginare il futuro?
Già, chi?
Mescolando con la sua penna delicata e sensibile realtà storica e invenzione romanzesca, Skármeta regala ai suoi lettori un apologo sulla libertà e la speranza. Uno di quelli che non si dimenticano.
Un estratto: http://www.einaudi.it/var/einaudi/contenuto/extra/978880619239PCA.pdf

Tutti i libri di Antonio Skármeta: http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Sk%C3%A1rmeta#Opere

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Luis Sepúlveda, Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico

Luis Sepúlveda, Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico (tit. originale Historia de Mix, de Max, y de Mex), Guanda, Parma 2012. Traduzione di Ilide Carmignani. 82 pagine.

Max e Mix sono amici, perché non si può dire che uno sia il padrone dell’altro. Sono un bambino e un gatto, che crescono assieme nella città di Monaco di Baviera. A un certo punto nella loro vita entrerà Mex, un topo messicano che vive in cima alla libreria di Max.

Il libro è una favola sull’importanza dell’amicizia, che supera tutte le diversità e le difficoltà, perché i veri amici sono quelli che sanno aiutarsi sempre e stare sempre l’uno vicino all’altro.

Un libro forse più per bambini che per adulti, ma comunque piacevole.

Non è certo un capolavoro ed è anche un po’ ammiccante, oltre che ricordare veramente troppo da vicino Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, libro cult di Sepúlveda. Però si legge in meno di mezz’ora e piacerà senz’altro ai bambini, se ne avete, scaldando nel contempo un po’ il cuore anche a voi.

* Il libro sul sito dell’editore.
* L’incipit.

[Questo post è pubblicato anche sul blog delle letterature altre.]

Marcela Serrano, Arrivederci piccole donne (Cile)

Marcela Serrano, Arrivederci piccole donne (tit. originale Hasta siempre mujercitas), Mondadori, Milano 2005. Traduzione di Michela Finassi Parolo. 269 pagine, 5 euro.

Questo libro mi era stato donato anni fa e finalmente mi sono decisa a leggerlo. Trovo che i libri ci stiano ad aspettare e che li scegliamo sempre nel momento più giusto.

Il romanzo è una sorta di riscrittura del classico Piccole donne di Louisa May Alcott, che come tutte le mie coetanee ho letto da ragazzina, e dunque non mi ricordo molto bene. In questo libro le quattro protagoniste non sono sorelle ma cugine, ma hanno comunque un rapporto molto stretto, quasi come se fossero davvero sorelle. Insieme a loro c’è Oliverio, fratellastro di Luz e molto amato da tutte e quattro le cugine.

Inizialmente viene destinato un capitolo a ognuna delle cugine, delle quali un narratore esterno (tranne in un caso, quello di Luz, che parla in prima persona) ci racconta la storia attuale in diversi momenti, non mancando di narrarci anche la storia di quando erano ragazzine e vivevano vicine, soprattutto quando passavano le estati insieme in campagna, al Pueblo, sotto l’ala protettrice della zia Casilda. Di fatto, dopo aver raccontato la propria storia personale, ognuna delle cugine racconta la stessa storia, che è quella della loro infanzia e adolescenza comune, con tanti fatti che sono stati vissuti con intensità da tutte loro. L’amore è un grande protagonista di questo romanzo, ma è spesso un amore tormentato, soprattutto per Ada, che ama non ricambiata.

La storia di un’infanzia e un’adolescenza felici comincia dopo un po’ a mostrare delle incrinature quando si parla dell’amore infelice di Ada, delle sue fughe, di uno stupro, delle rivalità fra due delle cugine (non rivelo quali per non togliervi il piacere della lettura). Ma tutto sommato restano quattro donne che si amano moltissimo e che fanno fatica a vivere le une senza le altre.

Un bel romanzo, che si limita ad essere piacevole senza avere, secondo me, nulla di eccezionale, ma è una buona lettura e mi sento di consigliarlo soprattutto alle donne che come me hanno letto Piccole donne e ci si sono formate.

* Una recensione.
* Un’intervista all’autrice.
* L’incipit.

[Questa recensione è pubblicata anche sul blog delle letterature altre.]

[Incipit] Arrivederci piccole donne

Verso un cielo azzurro

Arequipa, Perù, 1723

Come ogni signora aristocratica che si rispetti, Suor María Trinidad poteva contare in seno alla famiglia su una cugina caduta in disgrazia, la cui esistenza scialba e modesta avrebbe potuto governare e tenere sotto controllo in caso di necessità. Così, quando fece il suo ingresso nel convento di Santa Catalina e prese possesso dei vasti appartamenti, fece sistemare, come laica, anche Verónica de las Mercedes insieme alle domestiche; e il giorno del parto le mise fra le braccia il neonato come fosse stato partorito dal suo corpo arido; negletto e di dubbia fertilità, un corpo ermetico, senza ricordi e senza tracce di piaceri o concepimenti. Si limitò a comunicarlo alle madri superiori nel tono sicuro di chi sa di essere una persona insigne e stimata, e mise a tacere la loro irritata sorpresa raccontando la triste storia della cugina: costei si era innamorata di un commerciante forestiero (cileno, nel suo caso, la prima idea che le era venuta in mente forse per la vicinanza di quella terra), si era unita a lui nel sacro vincolo del matrimonio, aveva concepito un figlio e subito dopo era stata abbandonata. Da tale diserzione era sorta la necessità di entrare in convento, cosa che Suor María Trinidad, nella sua comprensiva protezione, aveva reso possibile offrendole un ambiente caldo all’interno del proprio seguito, una vera e propria corte che si era portata dietro in quel convento dove tutti erano lieti per quella sua fervida e pia vocazione.
Martínez, José Joaquín Martínez, così si chiamava il padre, era il primo nome che le era venuto in mente quando glielo avevano chiesto, senza sospettare che in quel momento stava dando origine a una lunga dinastia. Il piccolo José Joaquín – gli avevano dato il nome del padre anche se questi era sparito – crebbe e si formò nel candore vellutato del convento di Santa Catalina nella città di Arequipa, gattonando in mezzo a lunghe vesti grevi e maleodoranti, imparando a leggere il latino prima dello spagnolo e mangiando biscotti e frutti di mare a qualunque ora perché nessuno lo controllava.
Alla prematura morte di Suor María Trinidad, il giovane José Joaquín a soli sedici anni di età abbandonò il convento e la presunta madre Verónica de las Mercedes per andare, a quanto disse, alla ricerca del padre; il che significava tenere strette le briglie del cavallo e puntare diritto verso sud, sempre diritto, a sud del Sud, con le bisacce piene della cospicua eredità che gli aveva lasciato colei che credeva essere sua zia.
Il Cile fu un caso, una parola pronunciata nella fretta, ma era il luogo dove José Joaquín aveva deciso di stabilirsi. Non trovò il padre, ma un bellissimo appezzamento di terra a sud della capitale che acquistò e fece proprio con lucenti monete d’oro.

Marcela Serrano, Arrivederci piccole donne (tit. originale Hasta siempre mujercitas), Mondadori, Milano 2005. Traduzione di Michela Finassi Parolo. 269 pagine, 5 euro.

* L’autrice su Wikipedia.
* Una recensione del libro.
* Un’intervista a Marcela Serrano.
Piccole donne di Louisa May Alcott, in pdf su Liberliber.

[Incipit] Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico

Potrei dire che Mix è il gatto di Max, oppure che Max è l’umano di Mix, ma come ci insegna la vita non è giusto che una persona sia padrona di un’altra persona o di un animale, quindi diciamo che Max e Mix, o Mix e Max, si vogliono bene.
Max e Mix, o Mix e Max, vivevano in una casa di Monaco di Baviera e la casa era in una strada fiancheggiata da alti ippocastani, splendidi alberi che d’estate offrivano una bella ombra e che furono sempre la grande gioia di Mix e la grande preoccupazione di Max.
Quando Mix era piccolino, approfittando di una distrazione di Max e dei suoi fratelli, uscì in strada, sentì il richiamo dell’avventura, si arrampicò sui rami più alti di un ippocastano e, una volta lassù, scoprì che scendere era più difficile che salire, perciò tenendosi ben stretto al ramo cominciò a miagolare per chiedere aiuto.
Max, che era altrettanto piccolino, salì sull’albero deciso a riportare giù Mix, ma quando arrivò ai rami più alti guardò in basso, ebbe le vertigini e scoprì che nemmeno lui era capace di scendere.
Un vicino di casa chiamò i pompieri, che arrivarono con un grande camion rosso pieno di scale. Dal basso, i fratelli di Max, i vicini e il postino gridavano: «Non ti muovere, Max! Non ti muovere, Mix!»
Il capo dei pompieri aveva un casco spelndente e prima di salire sulla scala telescopica volle sapere chi si chiamava Max e chi si chiamava Mix.
Nel frattempo, sul ramo più alto dell’ippocastano, Max teneva stretto Mix e gli diceva: «Accidenti, guarda che guaio abbiamo combinato… Mix, promettimi che non ti arrampicherai mai più in cima a un albero senza aver prima imparato a salire e scendere dai rami più bassi.»
Questo Max lo disse sul ramo più alto dell’ippocastano, perché Mix era suo amico e gli amici si danno man forte, si insegnano tante cose, condividono i successi e gli errori.
Una volta a terra, Max e Mix ascoltarono gli ammonimenti del capo dei pompieri e tornarono a casa tutti coperti di polline di ippocastano.

Luis Sepúlveda, Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico (tit. originale Historia de Mix, de Max, y de Mex), Guanda, Parma 2012. Traduzione di Ilide Carmignani. 82 pagine.

* Luis Sepúlveda su Wikipedia.
* Una recensione.