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Hisham Matar, In the Country of Men (Libia)

Hisham Matar, In the Country of Men, Penguin Books, London 2007.

Hisham Matar è nato nel 1970 a New York, dove il padre lavorava alle Nazioni Unite per conto della Libia. Quando l’autore ha tre anni, la famiglia ritorna in Libia, paese da cui è costretta a fuggire nel 1979 in quanto il padre è membro di un’organizzazione contraria al regime di Gheddafi. La famiglia fugge in Egitto, al Cairo, e in seguito, nel 1986, Hisham Matar si trasferisce a Londra per completare gli studi.

Alla fine del libro c’è una brevissima intervista dove, tra le altre cose, all’autore viene chiesto quanto ci sia di autobiografico in questo romanzo (pubblicato in italiano da Einaudi con il titolo Nessuno al mondo). L’autore risponde che si cerca sempre di trovare qualcosa di autobiografico nei romanzi, ma che il suo è soltanto un’opera di finzione. Di fatto, sebbene vi siano dei parallelismi tra la vita dell’autore e quella del protagonista di questo romanzo, Suleiman detto Slooma, la loro vicenda resta diversa.

Suleiman vive a Tripoli con i genitori. Il padre fa il rappresentante e viaggia molto spesso all’estero. In quelle occasioni la madre è a casa “malata” e deve prendere la sua “medicina” dall’odore particolare, venduta sottobanco dal panettiere. Ed è quando la madre è “malata” che racconta al figlio la storia della sua vita, salvo poi dimenticarsene quando sta meglio. Un giorno però, Suleiman crede il padre in viaggio d’affari, ma lo vede nella piazza dei Martiri con indosso degli occhiali da sole, entrare in un edificio. Quale sarà il motivo di questa bugia? Un’avventura sentimentale? O qualcosa di molto più grave?

Nessuno al mondo è il romanzo della vita di Suleiman e della sua famiglia, ma anche il romanzo della resistenza al regime di Gheddafi in Libia. Viene narrato dal punto di vista di Suleiman, nove anni, che racconta in prima persona. Vediamo tutto ciò che avviene dagli occhi di questo bambino che dimostra una stupidità ai limiti del ridicolo, che spesso sfocia in vera e propria cattiveria gratuita. Un personaggio a mio parere antipaticissimo, che tra l’altro mi è sembrato poco verosimile: in fondo ha nove anni, non è proprio così piccolo, e davvero un bambino a quell’età può essere così ingenuo? E oltretutto così cattivo? Per carità, sulla cattiveri dei bambini (alcuni bambini) si potrebbe scrivere un trattato, ma Suleiman non mi sembra credibile.

Altre cose sono poco credibili (non leggete oltre se non volete spoiler!!), come il rinnovato amore della madre per quel marito che era stata costretta a sposare a quattordici anni senza averlo mai visto prima. Comprensibilmente, la donna odia il marito per tutto il romanzo, salvo poi scoprirsene innamorata e fisicamente attratta quando viene rilasciato dai suoi carcerieri e torturatori e torna a casa massacrato dalle torture. Verosimile? Non direi.

Nonostante questo il romanzo mi è piaciuto, sebbene io non l’abbia trovato così bello come mi sarei aspettata leggendo alcune recensioni. Si parla della resistenza al regime di Gheddafi, ma vedendo il tutto dagli occhi di un bambino di nove anni: per cui capiamo cosa succeda in Libia, pur non avendo modo di approfondire. Comunque è molto interessante vedere come si svolgesse la vita quotidiana delle famiglie a quell’epoca. È un libro che consiglierei, nonostante i punti deboli che ho elencato.

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