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Kim Leine, Il fiordo dell’eternità

Kim Leine, Il fiordo dell’eternità (tit. originale Profeterne i Evighedsfjorden), Guanda, Parma 2013. Traduzione dal danese di Ingrid Basso.

Kim Leine è un autore norvegese che vive in Danimarca e ha vissuto molti anni in Groenlandia. Questo libro è ambientato in Groenlandia e si svolge alla fine del Settecento, in piena dominazione danese dell’isola.

Vi avviso fin d’ora che questa recensione è piena di spoiler, quindi se volete leggere il libro vi sconsiglio di leggere oltre. C’è anche da dire che vi sconsiglio di leggere il libro, tuttavia, dato che l’ho trovato di rara bruttezza.

Morten Pedersen si trasferisce in Danimarca dal suo villaggio norvegese, e decide di farsi chiamare Morten Falck da ora in poi. Siamo nel 1782. Il giovane vorrebbe studiare medicina a Copenaghen, ma il padre vuole che segua gli studi di teologia per diventare prete, ed è quello che Morten farà, pur seguendo comunque le lezioni di anatomia della facoltà di medicina. Dopo varie vicissitudini perlopiù di carattere sessuale (più che amoroso), Morten decide di trasferirsi in Groenlandia e viene assegnato come prete missionario alla missione di Sukkertoppen. Morten, sostanzialmente, fugge dai suoi fantasmi sessuali andando in Groenlandia.

La stragrande maggioranza del libro si svolge in Groenlandia, dove veniamo a fare la conoscenza dei personaggi della Compagnia Commerciale danese, della gente della missione, e dei nativi. Vediamo che i nativi non sono i selvaggi che i danesi credono, anzi sono delle persone in tutto e per tutto uguali ai danesi, seppure con credenze e usanze diverse. In questo senso il libro è piuttosto critico nei confronti della colonizzazione danese.

Il libro, in lingua originale, si intitola I profeti del fiordo dell’eternità, allora uno s’immagina che i profeti o quantomeno il fiordo siano i protagonisti del romanzo. Niente affatto. Hanno senz’altro una parte importante, ma il protagonista indiscusso è Morten Falck con tutte le sue ossessioni e idiosincrasie.

La più grande pecca di questo romanzo è l’incapacità di far capire al comune lettore dove voglia andare a parare e l’aleatorietà nonché confusionarietà di tutto il libro. Dicevamo, i profeti e il fiordo danno il titolo al libro ma non ne sono i protagonisti. Altri esempi: a un certo punto c’è tutto un lungo capitolo in cui sembra di star leggendo una pallida imitazione di Moby Dick. Per quanto funzionale all’economia del romanzo, tuttavia risulta assai forzato e il lettore (o almeno io) un po’ si domanda che diamine ci stia a fare lì. Alla fine del romanzo c’è tutta una lunga sezione dedicata all’incendio di Copenaghen. Di nuovo, sarà pur funzionale al romanzo, perché sostanzialmente è quello che permette a Morten di tornare in Groenlandia dopo una pausa norvegese e danese. Tuttavia, sembra un po’ messo lì a forza.

Altre cose: all’inizio del libro la vedova prega con fervore prima di essere uccisa da Morten, ma nel corso del libro vediamo che la vedova è fieramente pagana e non si capisce perché a un certo punto voglia essere convertita né tantomeno si capisce questa sua fervente preghiera prima di morire, dato che non pareva credere affatto al Dio dei danesi. Inoltre, evita il contatto sessuale o affettivo con Falck per metà libro, per poi cadere nelle braccia di un Falck ridotto a brandelli dalla vita. Ma che senso ha?

Funzionali all’economia del romanzo sono senz’altro le descrizioni degli incontri sessuali di Falck, tuttavia mi ha infastidito doverle leggere nei minimi dettagli, e poi quando arriviamo alla descrizione dettagliata di una violenza sessuale per me è stato veramente troppo. Per non parlare della descrizione dettagliata di un aborto. Particolari che io ho trovato francamente schifosi per la loro minuziosa descrizione, ma sarò probabilmente io il problema.

Insomma, a fine lettura mi sfugge il senso di questo lungo romanzo (594 pagine), che ho trovato sconclusionato e frammentario, nonché disgustoso in molte descrizioni. Tuttavia la lettura scorre bene e non è faticosa, il che probabilmente lo salva dall’ignominia di una stroncatura assoluta. Tuttavia, non lo consiglierei al mio peggior nemico.

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