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Erkenntnis VII. Missing Elements

How could I be so immature
To think he would replace
The missing elements in me?
How extremely lazy of me!

– Björk, Immature –

Erkenntnis VI

La colpa non sta mai da una parte sola.

Erkenntnis V. Der Körper als Landschaft

Quando non ha più la maglietta la parte di lui che trovo migliore sono le bruciature
lungo tutte le braccia e le bacio senza sosta. Questo è il suo punto debole, questa è la sua
paranoia del bagno, e mi dice: Lascia stare, quelle sono brutte, e io dico: A me sembrano
bellissime
, e lui ancora non mi crede e allora io gli racconto sussurrando
di quando Danny ha portato in classe come 1 il braccio mozzato e i genitori
sono insorti ma a me è sembrato bellissimo, sigillato così nel vetro azzurro, con il palmo aperto
come un bocciolo, e lui si mette a ridere e ride finché la voce non gli raschia la gola
e io sento la stanza spostarsi, è tutta la stanza che ci trattiene, e glielo chiedo
di nuovo perché glielo posso chiedere, perché comincio ad avere un minuscolo,
prezioso baluginio di speranza; gli dico: Devo sempre andare in bagno.
Ora lui ride più piano perché gli sto baciando ogni dito,
ogni bruciatura, ogni cicatrice, ogni taglio, e dice: Mi dispiace per te Mona Azzurra Verde Grigia,
perché il permesso te lo devo dare io e invece ti proibisco di alzarti
da questo letto. La schiuma cola dentro il lavandino e si
assottiglia. Faccio per andarmene ma lui mi afferra il polso e io dico:
Voglio andarci SUBITO, ma la sua mano è come un’imbracatura
di ferro e ci sbatto contro. Le sue dita mi sfregano il polso. Tirare più forte. Tirare.
Ha la mano robusta. Tiro più che posso, butto tutto il peso del
mio corpo contro quella mano e più ancora, ed è una cosa che non mi capita mai di fare,
 non tiro mai più forte che posso, tiro sempre un po’ meno forte di quanto potrei, non si
sa mai, ma stavolta ce la sto mettendo tutta, sto puntando i piedi
sul letto per darmi più spinta, ma la sua mano è forte e nerboruta
e io dico: Lasciami!, e lui ride di me e dice: Continua a provarci se vuoi,
ma non ti lascio andare. Non ti lascio andare.

– Aimee Bender, Un segno invisibile e mio, minimum fax, pag. 238 –

Non posso celare, io. Ho la mia storia scritta sulla pelle, ci si possono passare sopra le dita come su un foglio scritto a macchina. Ci puoi passare sopra le dita.
Mi leggi in Braille, con gli occhi chiusi e le dita leggere, soffice e concentrato, la bocca socchiusa a raccogliere.
Spogliarsi non è poi così difficile, ma togliere i vestiti e le cinture di castità all’anima è uno di quei miracoli che accadono, se accadono, una volta nella vita.
Sai l’intimo di guardare (toccare) dritto dentro a una persona. Ti ci scotti le dita?


Non mi piace spiegare, ma a scanso di equivoci su una cosa così importante, questo è un inno, una dichiarazione d’amore totale.

((Der Körper als Landschaft = il corpo come paesaggio))

Erkenntnis IV. Sehnsucht nach dem Glück

Gustav Klimt, Beethovenfries: Genien. Die Sehnsucht nach dem Glück
Lei diceva che sarei diventata piccolo-borghese, che volevo esser piccolo-borghese.
Ci ho provato per anni, ma ora ho capito che la mia gioia mista di dolore è non saper disgiungere il bello dal tremendo.

Die Sehnsucht nach dem Glück (l’anelito alla felicità) è il titolo della sezione del fregio di Beethoven che vi propongo qua sopra. Il fregio è visibile alla Secession di Vienna. Qui tutte le informazioni (in inglese) sul fregio, e le immagini.
Qui trovate il testo della prima Elegia Duinese di Rilke (in italiano).

Erkenntnis III. Der Körper

Edward Weston, Nude, 1936Smettere di avere paura del proprio corpo. Smettere di considerarlo come un oggetto estraneo, un contenitore di cui disfarsi. Smettere di mortificarlo.
Se pure ti ha portato male, è tutto passato, finito, è tutto morto e sepolto. Se pure te ne è venuto male, non lui ne ha colpa, ma l’altrui ignoranza.
Puoi anche mortificarlo, ma l’ignoranza non guarda la bellezza, puoi tentare di annientarlo, puoi punirlo, ma lui corpo non ha colpe. Sbagli bersaglio.
Se lo annienti, ti annienti. Vorresti fosse estraneo, ma non lo è, contiene la tua bella mente. Lui, il tuo corpo, è te.
Se lo nutri, lo curi, lui, il tuo corpo, non è nemico. Se lo ami, lasci che sia amato; può farti sentire viva tanto quanto il tuo cervello.
Tu sei corpo, il corpo è te: non siete uno contro l’altro, siete uno dentro l’altro, siete uguali. Siete uno.

La foto è Nude di Edward Weston, del 1936, da http://www.edward-weston.com