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[Incipit] Andrea Camilleri, Le ali della sfinge

Una breve introduzione: non ho mai avuto la passione per il Natale, ma nonostante questo ho deciso di preparare per voi un calendario dell’avvento librario. In che consiste? Ogni giorno, fino al 24 dicembre, pubblicherò qui l’incipit di un libro che mi è piaciuto, così che possiate avere un’introduzione al libro se non lo conoscete ancora. Una piccola cosa per ridare un po’ di vita al blog.

*

Ma indove erano andate a finire quelle prime matinate nelle quali, appena arrisbigliato, si sintiva attraversato da una speci di correnti di filicità pura, senza motivo?
Non si trattava del fatto che la jornata s’appresentava priva di nuvole e vento e tutta tirata a lucito dal sole, no, era un’altra sensazione che non dipinniva dalla sò natura di meteoropatico, a volersela spiegare era come un sintirisi in armonia con l’universo criato, perfettamente sincronizzato a un granni ralogio stillare ed esattamente allocato nello spazio, al punto priciso che gli era stato destinato fino dalla nascita.
Minchiate? Fantasie? Possibile.
Ma il fatto indiscutibile era che quella sensazione una volta la provava bastevolmente di frequente, mentre invece, da qualichi anno a questa parte, ti saluto e sono. Scomparsa. Scancillata. Anzi, ora le prime matinate gli provocavano spisso e vulanteri ‘na sorta di rigetto, di rifiuto istintivo di quello che l’aspittava una volta dovuto accettare il jorno novo, macari se non c’era niente di camurrioso che l’aspittava nel corso della jornata. E la conferma era data da come si comportava subito che nisciva dal sonno.
Ora, appena isava le palpebre, immediatamente le ricalava e sinni ristava allo scuro per qualichi secondo, mentre una volta, appena rapriva l’occhi, li mantiniva aperti, squasi tanticchia sbarracati, per agguantare avidamente la luci del jorno.
«E questo era, di sicuro, l’effetto dell’età» pinsò.
Ma a questa conclusione immediatamente s’arribillò il Montalbano secunno.
Pirchì da qualche anno dintra al commissario esistevano dù Montalbani sempre in disaccordo tra di loro. Appena uno dei dù diciva una cosa, l’altro sostiniva l’opposto. E infatti.
«Ma cos’è ‘sta storia dell’età?» disse Montalbano secunno. «Com’è possibile che a cinquantasei anni tu ti senti vecchio? La vuoi sapiri la vera virità?».
«No» disse Montalbano primo.
«E io te la dico lo stisso. Tu ti vuoi sintiri vecchio pirchì ti torna commodo. Siccome che ti sei stancato di quello che sei e di quello che fai, ti stai costruendo l’alibi della vicchiaia. Ma se ti senti accussì, pirchì come prima cosa non presenti ‘na bella littra di dimissioni e ti chiami fora?».
«E doppo che faccio?».
«Fai il vecchio. Ti pigli un cani per tiniriti compagnia, la matina nesci, t’accatti il giornale, t’assetti supra ‘na panchina, lasci il cani libero e accomenzi a leggiri principianno dai necrologi».
«Pirchì dai necrologi?».
«Pirchì se leggi che qualichi coetaneo tò è morto mentre che tu sei ancora sufficentimenti vivo, ti viene ‘na certa soddisfazione che t’aiuta a campare minimo altre ventiquattr’ore. Doppo un’orata…».
«Doppo un’orata te la vai a pigliari ‘n culu tu e il cani» disse Montalbano primo, aggelato dalla prospettiva.
«E allora susiti, vai a travagliare e non scassare i cabasisi» concluse risoluto Montalbano secunno.

Andrea Camilleri, Le ali della sfinge, Sellerio, Palermo 2006.

Il sito dei fan di Andrea Camilleri: http://www.vigata.org/

La serie di Montalbano: https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Camilleri#Serie_di_Montalbano

Il libro sul sito dell’editore: http://sellerio.it/it/catalogo/Ali-Sfinge/Camilleri/812

Andrea Camilleri, La scomparsa di Patò

Andrea Camilleri, La scomparsa di Patò, Mondadori, Milano 2000. 253 pagine, 14,46 euro.

Tutti sanno, credo, della mia passione per Camilleri, di cui amo soprattutto la serie di Montalbano ma di cui mi piace leggere anche gli altri romanzi. Così quando ho visto che la biblioteca aveva questo La scomparsa di Patò ne ho approfittato e ho fatto bene, perché si è rivelato essere uno dei migliori di Camilleri fra tutti quelli che ho letto.

Il libro è un romanzo, ma non  si svolge nella consueta modalità narrativa, bensì si dipana come un dossier. Innanzi tutto bisogna dire che l’idea di questo libro è stata data all’autore da un brano di Sciascia, che in A ciascuno il suo parla a un certo punto proprio della scomparsa di un tal Patò durante la recita del Mortorio, cioè della Passione di Cristo. Patò rappresenta Giuda in quella recita e, alla fine della rappresentazione, deve cadere in una botola. Peccato che da quella botola non uscirà mai più, né vivo né morto. Il romanzo di Camilleri è dunque il dossier di quella scomparsa, e si compone di ritagli di giornale, rapporti del delegato di Pubblica Sicurezza congiuntamente al maresciallo dei Reali Carabinieri, lettere, scritte sui muri e così via. Tutto rigorosamente fittizio, ma splendidamente verosimile. Camilleri imita dunque alla perfezione lo stile di un senatore come quello di un questore o di un semplice carabiniere. Senza uno sbavamento, senza un errore, senza un’esitazione. In realtà si potrebbe considerare questo romanzo dossieristico come un grosso esercizio di stile, e mi rendo conto che questo potrebbe pure irritare il lettore, ma a me è piaciuto tantissimo.

Consigliato a tutti gli amanti di Camilleri, agli amanti dei gialli insoliti, agli amanti della buona letteratura.

Andrea Camilleri, L’intermittenza

Andrea Camilleri, L’intermittenza, Mondolibri, Milano 2011. 171 pagine.

L’aggettivo che meglio definisce questo libro è “disturbante”. All’inizio sono stata tentata di mollarlo, ma poi ho perseverato, primo perché è Camilleri, secondo perché sono solo 171 pagine, e ne sono stata ripagata.

Camilleri ci porta questa volta nel mondo dell’imprenditoria, dove la gente è annoiata e non ha scrupoli, dove si pensa solo al profitto e al sesso, insomma in ultima analisi al piacere, di qualsiasi tipo esso sia. C’è moltissimo sesso in questo libro, moltissima imprenditoria marcia fino all’osso, molta violenza, molta incomprensione, molta superficialità. Un mondo dove non si vorrebbe vivere nemmeno pagati… ma aspetta, forse è proprio il mondo in cui stiamo vivendo. Naturalmente, Camilleri non vuole generalizzare, ma solo farci vedere che certa imprenditoria à la Berlusconi è così.

Un libro marcio, oserei dire. Perciò è normale che sia disturbante, ed è anche un bene, perché significa che l’autore sa scrivere davvero bene, per farci entrare e poi uscire disgustati da questo mondo marcio. Camilleri infatti si rivela un autore di altissimo livello, con una maestria davvero invidiabile. Questo romanzo suscita reazioni forti, e io credo che sia proprio quello che dovrebbe fare un romanzo di buon livello. Può piacere, come è piaciuto a me, o disgustare se ci si immedesima troppo nella storia, ma quello che penso è che non lasci in nessun caso indifferenti.

[Incipit] La presa di Macallè

Venne arrisbigliato, a notti funna, da un gran catunio di vociate e di chianti che veniva dalla càmmara di mangiari. Ma era cosa stramma assà pirchì tanto le vociate quanto i chianti erano assufficati, squasi che chi stava facendo catunio non vulisse fari sentiri il catunio che stava facendo.
Michilino, che era un picciliddro vicino a se’ anni ma sperto, di subito, dal lettino dove stava corcato, taliò nel letto granni indovi dormivano sò patre e sò matre. Non c’erano, si erano susuti e quindi dovevano essere loro a catuniare: infatti, appizzate le grecchie, sentì distintamente che a fare vociate che non si capivano e a chiangiri era ‘a mamà, mentre inveci ‘u papà ogni tanto interveniva a mezza voce:
«Basta, Ernestì! Basta che stai arrisbigliando ‘u paìsi! Accura, Ernestì, che se m’incazzo io finisce a schifìo!».
Levatosi a mezzo, si sforzò di vedere che ora era, la sveglia stava sul comodino della matre, quello più vicino alla sò branna, allato a una statueddra della Madonna con un lumino sempri addrumato per divozione. I nummari li sapeva leggere pirchì glieli aveva inzignati la cuscina Marietta, che era sidicina e che, a malgrado che parisse fìmmina fatta, con Michilino ci stava spesso e ci parlava e certi voti si metteva a jucari con lui squasiche fosse una picciliddra. Erano le quattro del matino. Taliò meglio il letto granni, le linzola erano pieghe pieghe e tutte arravugliate, i cuscini dalla parte della matre erano messi di traverso, signo certo perciò che ‘u papà e ‘a mamà prima si erano corcati e po’ si erano susuti. Ma che poteva essiri capitato? Pigliato di curiosità, scinnì dal letto e a pedi leggio, infilato il corridoio, arrivò darrè la porta della càmmara di mangiari che non era completamente chiusa, restava una filatura dalla quale trasiva la luce del lampadario. Accostò la faccia allo spiraglio, ma di subito si titò narrè.

Andrea Camilleri, La presa di Macallè, Sellerio, Palermo 2003. 274 pagine, 10 euro.

* Il libro sul sito dell’editore.
* La mia recensione.
* La recensione di Wu Ming.
* Un’altra recensione.

[Incipit] La forma dell’acqua

Lume d’alba non filtrava nel cortiglio cdella «Splendor», la società che aveva in appalto la nettezza urbana di Vigàta, una nuvolaglia bassa e densa cummigliava completamente il cielo come se fosse stato tirato un telone grigio da cornicione a cornicione, foglia non si cataminava, il vento di scirocco tardava ad arrisbigliarsi dal suo sonno piombigno, già si faticava a scangiare parole. Il caposquadra, prima di assegnare i posti, comunicò che per quel giorno, e altri a venire, Peppe Schèmmari e Caluzzo Brucculeri sarebbero stati assenti giusitificati. Più che giustificata infatti l’assenza: i due erano stati arrestati la sera avanti mentre tentavano di rapinare il supermercato, armi alla mano. A Pino Catalano e a Saro Montaperto, giovani geometri debitamente disoccupati come geometri, ma assunti in qualità di «operatori ecologici» avventizi in seguito al generoso intervento dell’onorevole Cusumano, per la cui campagna elettorale i due si erano battuti corpo e anima (esattamente nell’ordine: il corpo facendo assai più di quanto l’anima fosse disposta a fare), il caposquadra assegnò il posto lasciato vacante da Peppe e Caluzzo, e precisamente il settore detto la mànnara, perché in tempi immemorabili pare che un pastore avesse usato tenervi le sue capre. Era un largo tratto di macchia mediterranea alla periferia del paese che si spingeva quasi fin sulla pilaia, con alle spalle i resti di un grande stabilimento chimico, inaugurato dall’onnipresente onorevole Cusumano quando pareva che forte tirasse il vento delle magnifiche sorti e progressive, poi quel venticello rapidamente si era cangiato in filo di brezza e quindi si era abbacato del tutto: era stato capace però di fare più danno di un tornado, lasciandosi alle spalle una scia di cassintegrati e disoccupati. Per evitare che le torme vaganti in paese di nìvuri e meno nìvuri, senegalesi e algerini, tunisini e libici, in quella fabbrica facessero nido, torno torno vi era stato alzato un alto muro, al di sopra del quale le strutture corrose da malottempo, incuria e sale marino, ancora svettavano, sempre più simili all’architettura di un Gaudí in preda ad allucinogeni.

Andrea Camilleri, La forma dell’acqua, Sellerio, Palermo 2009. 191 pagine, 8 euro.

* Il sito di Camilleri.
* Camilleri su Wikipedia.
Camilleri Fans Club.
* Il libro sul sito dell’editore.
* La serie di Montalbano.
* Il sito della serie Rai dedicata a Montalbano.
* La puntata della serie Rai tratta dal libro.