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Braulio Muñoz, Quaderni peruviani (Perù)

Braulio Muñoz, Quaderni peruviani (tit. originale The Peruvian Notebooks), Gorée, 2009. Pubblicazione originale 2006. Traduzione dall’inglese di Claudia Menichella.

Braulio Muñoz, peruviano nato nel 1946, vive da decenni negli Stati Uniti dove insegna Sociologia. Generalmente utilizza l’inglese per i suoi testi accademici e lo spagnolo per i suoi testi narrativi, ma per questo romanzo ha fatto un’eccezione, dando voce al protagonista direttamente nella lingua che lo ospita, l’inglese.

Il protagonista, Antonio Alday Gutiérrez, vive negli Stati Uniti da 22 anni, dopo esservi entrato illegalmente a 18 anni passando per il Messico. Antonio è originario di Tacora, Lima, Perù, dove si dilettava a fare l’attore e viveva insieme ai genitori e ai due fratelli maggiori, figli di prime nozze della madre. Gli si presenta l’occasione, quasi fortuita, di fuggire clandestinamente negli Stati Uniti, e la coglie al volo. Dopo anni di vicissitudini riesce a essere regolarizzato e si stabilisce a Lima, Delaware County, Pennsylvania, dove lavora come guardia notturna in un centro commerciale. Da Lima a Lima: un cerhio che si chiude? All’inizio del libro lo troviamo che ha appena commesso un omicidio (ma non sappiamo chi sia la vittima, anche se lo immaginiamo prestissimo) e sta aspettando la polizia.

Come dice l’autore nelle domande rivoltegli alla fine del libro a mo’ di postfazione, si potrebbe dire che questo sia un libro sull’identità prima ancora che sull’immigrazione o sulla vita di Antonio Alday Gutiérrez, anche se certamente è tutte e tre queste cose insieme.

Antonio negli Stati Uniti diventa Anthony Allday, poi ci spiegherà come avviene la metamorfosi del nome che prelude alla metamorfosi del suo personaggio. Ho detto “personaggio” e non “persona”, perché Anthony Allday è un personaggio fittizio costruito a tavolino, un personaggio che non esiste e che niente c’entra con Antonio Alday Gutiérrez. E nonostante questo arriverà a sostituire Antonio Alday Gutiérrez, tanto che sarà questo a scomparire e a smettere di esistere. Salvo riemergere prepotentemente alla fine, che poi è l’inizio del romanzo: una volta commesso l’omicidio, il protagonista torna a percepire se stesso come Antonio Alday Gutiérrez e smette di riferirsi a se stesso come Anthony Allday.

Nel ripercorrere la sua vita e le azioni che lo hanno portato a commettere il delitto, vediamo che si parla alternativamente di Toño/Toñito (il protagonista da bambino e adolescente in Perù), Antonio Alday Gutiérrez (il protagonista dopo l’emigrazione clandestina e poi dopo l’omicidio) e Anthony Allday (il protagonista nella sua vita stabile negli Stati Uniti).

Sembra tutto molto confuso ma leggendo il romanzo non c’è niente di complicato o confuso, è solo difficile da spiegare per me ora. Leggendo invece viene tutto molto naturale e si riesce a seguire le vicende del protagonista senza fatica alcuna.

Antonio si inventa una vita negli Stati Uniti: è un ricco commerciante di abiti che fornisce persino al Pentagono, viaggia in tutto il mondo per lavoro, è un uomo ricco, famoso e impegnato. Questa è la versione per i parenti rimasti in Perù, le pochissime volte che si sentono o le ancor meno volte che si vedono. La versione per gli amici e i conoscenti statunitensi è che lui è il rampollo di una ricca famiglia peruviana che ha deciso di condurre una vita diversa da quella che gli era stata predestinata.

Come vediamo, dunque, Anthony Allday è pura finzione, ma una finzione creata con tale perizia che il protagonista riesce a farla sua senza alcun tipo di problema. El Azar (il caso), però, è dietro l’angolo, e il problema viene a bussare alla porta del protagonista sotto forma di suo cugino Genaro, venuto in visita dal Perù. Come farà ora il protagonista a portare avanti la sua finzione, quando sarà costretto a mostare al cugino che vive in una topaia, lavora come guardia notturna, e insomma non è il grande imprenditore che la famiglia lo crede?

La colpa però è in primo luogo di Anthony/Antonio stesso, perché è stato lui per primo a mantenere i contatti epistolari con la famiglia e a esprimere la sua nostalgia (vera? falsa?) per i familiari e il desiderio di rivederli. Voleva dunque Anthony/Antonio essere smascherato perché non sopportava più di vivere una vita in cui neppure un solo piccolo particolare era vero? Oppure si è trattato semplicemente di un lapsus, un errore, un eccesso di zelo?

Il lettore rimane con queste domande per tutta la durata del romanzo e, per parte mia, ho trovato interessante cercare di dar loro una risposta. A parer mio sì, il protagonista voleva essere smascherato perché non riusciva più a sostenere la finzione, salvo poi pentirsene e non riuscire a capire come porvi rimedio, per poi pentirsi di nuovo del rimedio trovato.

Insomma, Quaderni peruviani è secondo me un libro molto più profondo di quanto possa apparire in superficie, e ci si possono trovare numerosi piani di lettura, di cui secondo me quello dell’identità e della maschera è il più interessante. In quest’ottica si potrebbe sviscerare il romanzo per ore e non credo che si finirebbe di parlare di tutto quello che contiene.

Se potete, leggetelo, vale davvero la pena. Purtroppo Gorée, la casa editrice che l’ha pubblicato, non esiste più, quindi ci si dovrà affidare ai remainders, all’usato o alle biblioteche.