Benny Barbash, Il piccolo Big Bang

Benny Barbash, Il piccolo Big Bang (tit. originale Hamapatz haqatan), Giuntina, Firenze 2011. Traduzione di Shulim Vogelmann. 119 pagine, 12 euro.

Un romanzo breve, o racconto lungo, che è un piccolo gioiellino di simbolismo e divertimento. La storia è quella di un uomo che è grasso, e dunque prova le diete più assurde nel tentativo di dimagrire. Finché non prova la dieta delle olive, un nocciolo gli rimane in gola e un albero di ulivo comincia a crescergli nell’orecchio. La storia è raccontata nel suo stile divertente e dai periodi lunghissimi dal figlio dodicenne di quest’uomo, che non ha grande ruolo nella vicenda, se non come narratore.

Nel raccontare questa strana favola Barbash ci racconta della difficile convivenza fra due popoli, quello ebreo e quello palestinese, parlando dal punto di vista ebreo oltranzista. Ovviamente il giovane narratore potrà difficilmente avere un’opinione propria in merito alla questione, ma assorbe le idee dei suoi genitori e soprattutto di sua nonna, che è praticamente una fondamentalista di destra. Le idee della famiglia sono chiuse e xenofobe, ma i componenti della famigliola poco immaginano che la vicenda dell’uomo possa andare a influire sul teso rapporto fra ebrei e palestinesi.

Si potrebbe forse dire molto di questo breve romanzo, ma vi voglio lasciare il piacere della scoperta e della lettura.

Tra l’altro, volendo sul sito dell’editore è possibile leggere il primo capitolo.