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Cose notevoli che accadono in giro

Libri: l’ARPAT (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana) organizza un gruppo di lettura sul disastro di Bhopal, ritenuto il peggior disastro industriale della storia. La notte tra il 2 e il 3 dicembre 1984, a Bhopal, in India, quaranta tonnellate di gas letali fuoriuscirono dalla fabbrica di pesticidi della Union Carbide. 8000 furono i morti nell’immediato e 12000 in seguito. Il libro scelto per l’occasione è Mezzanotte e cinque a Bhopal, di Dominique Lapierre e Javier Moro. Per partecipare bisogna iscriversi mandando un’email; la discussione si terrà il 3 giugno alle 16.30 a Firenze presso la Direzione di ARPAT, Via Porpora 5 (aula C). Tutte le informazioni si trovano qui.

Arte: avete tempo fino al 25 maggio per vedere la mostra Arte genio follia, ideata da Vittorio Sgarbi, al Complesso museale Santa Maria della Scala di Siena. La mostra è discreta ma non eccezionale, con alcune cose notevoli: dipinti di George Grosz, Victor Brauner, Hieronymus Bosch, Edvard Munch, Vincent Van Gogh, Max Ernst… Ma, soprattutto, con lo stesso biglietto potrete visitare anche la piccola mostra La lente di Freud, dedicata a opere grafiche in cui è sviluppata la tematica dell’inconscio. Di gran lunga più bella della mostra principale, offre gioielli assoluti, dalle Carceri d’invenzione di Giovan Battista Pranesi, ai Caprichos di Francisco Goya, passando per le opere di Alfred Kubin, di Richard Müller, di George Grosz, e altro ancora. Imperdibile. Secondo Exibart è aperta fino al 21 giugno, non ho ben capito se è vero (nel catalogo è data fino al 22 febbraio, ma io l’ho vista una settimana fa).

Teatro: purtroppo penso che quelle di Firenze siano le ultime date per ora, ma se vi dovesse capitare non perdetevi per nulla al mondo l’Odissea di César Brie con il suo Teatro de los Andes, un adattamento del testo omerico che segue vari fili conduttori, il più importante dei quali è certamente la lettura di Ulisse come moderno migrante. Uno spettacolo capace di mischiare momenti esilaranti ad altri di assoluta tragicità; attori bravissimi e a tutto tondo (oltre a recitare, danzano, suonano e cantano), scenografia essenziale ma perfetta. Uno degli spettacoli più belli che abbia visto in questa stagione.

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Il gatto

Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore pieno d’amore;
ritira gli artigli della tua zampa,
e lascia che io mi tuffi nei tuoi begli occhi
di metallo e d’agata.

Quando le mie dita a lungo accarezzano
la tua testa e il tuo dorso elastico
e quando la mia mano freme di piacere
nel toccare il tuo corpo elettrico,

mi ritorna alla mente la mia donna. Il suo sguardo,
profondo e freddo come il tuo,
dolce animale, taglia e penetra come un dardo,

e, dai piedi alla testa,
un effluvio penetrante, un profumo pericoloso,
aleggiano attorno al suo bruno corpo.

Charles Baudelaire, traduzione di Rosangiola Re (l’unica che ho disponibile in questo momento, da questo libro)

*

Le chat

Viens, mon beau chat, sur mon cœur amoureux;
retiens les griffes de ta patte,
et laisse-moi plonger dans tes beaux yeux,
mêles de métal et d’agate.

Lorsque mes doigts caressent à loisir
ta tête et ton dos élastique,
et que ma main s’enivre du plaisir
de palper ton corps électrique,

je vois ma femme en esprit. Son regard,
comme le tien, aimable bête,
profond et froid, coupe et fend comme un dard,

et, des pieds jusques à la tête,
un air subtil, un dangereux parfum,
nagent autour de son corps brun.

*

Il quadro è di Renoir, l’immagine viene da questo sito.

On the Medusa of Leonardo da Vinci in the Florentine Gallery

Medusa

I

It lieth, gazing on the midnight sky,
   Upon the cloudy mountain-peak supine;
Below, far lands are seen tremblingly;
   Its horror and its beauty are divine.
Upon its lips and eyelids seem to lie
   Loveliness like a shadow, from which shine,
Fiery and lurid, struggling underneath,
The agonies of anguish and of death.

II

Yet it is less the horror than the grace
   Which turns the gazer’s spirit into stone,
Whereon the lineaments of that dead face
   Are graven, till the characters be grown
Into itself, and thought no more can trace;
   ‘Tis the melodious hue of beauty thrown
Athwart the darkness and the glare of pain,
Which humanize and harmonize the strain.

III

And from its head as from one body grow,
   As [  ] grass out of a watery rock,
Hairs which are vipers, and they curl and flow
   And their long tangles in each other lock,
And with unending involutions show
   Their mailèd radiance, as it were to mock
The torture and the death within, and saw
The solid air with many a raggèd jaw.

IV

And, from a stone beside, a poisonous eft
   Peeps idly into those Gorgonian eyes;
Whilst in the air a ghastly bat, bereft
   Of sense, has flitted with a mad surprise
Out of the cave this hideous light had cleft,
   And he comes hastening like a moth that hies
After a taper; and the midnight sky
Flares, a light more dread than obscurity.

V

‘Tis the tempestuous loveliness of terror;
   For from the serpents gleams a brazen glare
Kindled by that inextricable error,
   Which makes a thrilling vapour of the air
Become a [  ] and ever-shifting mirror
   Of all the beauty and the terror there—
A woman’s countenance, with serpent-locks,
Gazing in death on Heaven from those wet rocks.

Percy Bysshe Shelley, 1819

*

Ecco la traduzione di Roberto Sanesi, tratta da questa raccolta:

Sulla Medusa di Leonardo da Vinci nella galleria fiorentina

I

Giace fissando il cielo della mezzanotte, supina
   su una vetta montana annuvolata; più sotto,
possono scorgersi terre lontane e tremolanti;
   l’orrore e la bellezza sono in lei divini.
Sulle sue labbra e le palpebre sembra posarsi
   la grazia come un’ombra, da cui splendono
livide e ardenti, che sotto si dibattono,
le agonie dell’angoscia e della morte.

II

Pure è meno l’orrore che la grazia a volgere
   in una dura pietra lo spirito di colui che osserva,
là dove i lineamenti di quella morta faccia
   sono scolpiti, finché tutti i caratteri si mutano
a diventare lei stessa, e perfino il pensiero li smarrisce;
   è il melodioso colore della bellezza, gettato
attraverso le tenebre e il bagliore della pena,
che fa umana e armoniosa l’impressione.

III

E dal suo capo sorgono, come da un unico corpo,
   pari all’erba che spunta da un’umida roccia,
chiome che sono vipere, si torcono, fluiscono,
   intrecciano i lunghi grovigli fra loro,
e infiniti viluppi mostrano uno splendore di metallo
   quasi a irridere la morte e le torture intime,
e con le loro mandibole scheggiate
segano l’aria solida. E da una pietra accanto

IV

un velenoso ramarro scruta ozioso quegli occhi di gorgone,
   mentre nell’aria, attonito, un pipistrello orrendo
è svolazzato con folle sorpresa da quella caverna
   dove la luce spaventosa era entrata violenta,
e si precipita come farfalla notturna
   dietro una fiaccola; e il cielo della mezzanotte
ondeggia balenando, una luce assai più terrificante
di quanto non lo sia l’oscurità.

V

È la grazia tempestosa del terrore; poiché dalle serpi
   lampeggia un bagliore di rame, attizzato
in quegli avvolgimenti inestricabili, che muove
   attorno un vapore vibrante dell’aria, e lo rende
un sempre mutevole specchio di tutta la bellezza
   e di tutto il terrore di quel capo: il volto d’una donna
di chiome serpentine che nella morte fissa gli occhi al cielo
dall’alto dell’umide rocce.

*

Il quadro, attribuito a Leonardo da Vinci, è probabilmente opera di un pittore fiammingo e si trova agli Uffizi.

Alla volta dell’isola

Arnold Böcklin, L'isola dei morti
Alla volta dell’isola, a fianco dei morti,
fin dal bosco abbracciati al tronco scavato,
le braccia attorniate da cieli-avvoltoi
le anime cinte da saturnei anelli:

così, liberi ed estranei, vogano costoro,
i maestri del ghiaccio e della pietra:
fra il clamore di boe sprofondanti,
fra i latrati del mare color squalo.

Essi vogano, vogano, vogano -:
Voi, morti, voi, nuotatori, avanti!
Ingabbiato anche questo nella nassa!
E domani svapora il nostro mare!

Paul Celan, Di soglia in soglia, Einaudi, 1996, traduzione di Giuseppe Bevilacqua.

Di seguito l’originale:

Inselhin

Inselhin, neben den Toten,
dem Einbaum waldher vermählt,
von Himmeln umgeiert die Arme,
die Seelen saturnisch beringt:

so rudern die Fremden und Freien,
die Meister vom Eis und vom Stein:
umläutet von sinkenden Bojen,
umbellt von der haiblauen See.

Sie rudern, sie rudern, sie rudern -:
Ihr Toten, ihr Schwimmer, voraus!
Umgittert auch dies von der Reuse!
Und morgen verdampft unser Meer!

*

Il quadro è L’isola dei morti, di Arnold Böcklin, questa è la terza versione del 1883 e l’immagine è tratta da http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Arnold_B%C3%B6cklin. Può darsi che non c’entri molto con la poesia, visto che secondo Bevilacqua si tratta di un «tentativo di portarsi al di là della morte e dello sterminio per ritrovare la soglia indimenticata della prima esistenza, l’Itaca che è stata inghiottita dal mare della storia». Tuttavia, è quello che mi è venuto in mente leggendola.

Private Flat # 4

La mia amica I. mi informa di questa iniziativa che avrà luogo a Firenze il prossimo fine settimana, diffondo volentieri la notizia:

Quando l’appartamento privato diventa uno spazio per l’arte contemporanea: a Firenze è giunta la quarta edizione di Private Flat, progetto ideato dal gruppo Meridiano 12. Per tre giorni sette appartamenti, disseminati nel tessuto urbano, vengono ripensati e diventano luogo di esposizione per giovani artisti italiani e internazionali. Sette gruppi di curatori elaborano un progetto specifico per ogni cellula, interpretando le diverse possibilità dell’arte contemporanea.

Tutte le informazioni le trovate su http://www.privateflat.it/