Aldo Busi, La camicia di Hanta

Aldo Busi, La camicia di Hanta, BUR.

Finora avevo letto un solo libro di Aldo Busi, una quindicina di anni fa credo, e non mi era piaciuto neanche un po’. Ho pensato però che questo, essendo un diario di viaggio, potesse rivelarsi interessante… e ho sbagliato clamorosamente! Prima di tutto è difficile definirlo diario di viaggio: sì, nasce dagli appunti presi da Busi durante il suo viaggio in Madagascar, ma del Madagascar parla assai poco, più che altro è un viaggio intorno al suo ombelico, e del resto è sbagliato a prescindere aspettarsi qualcosa di diverso da un personaggio ego-centrato come Busi. Apparentemente quello che Busi riesce a descriverci del Madagascar è solo il peggio, in particolare la povertà estrema e la prostituzione minorile. Parentesi di luce: Hanta, una ragazza bellissima che confeziona una camicia per l’autore.

Ho letto una recensione in cui si afferma che questo libro sarebbe una satira sul turismo di massa. In un certo senso può anche essere così, se consideriamo che l’autore incontra un sacco di turisti che sono proprio l’emblema del turismo massificato da villaggio turistico. Fra tutti, la coppia di italiani che fa mille milioni di foto che così potrà riguardarsi tornando a casa. Premesso che non c’è niente di sbagliato nel fare foto quando si viaggia, il punto è che uno dovrebbe anche godersi le esperienze nel momento in cui le sta vivendo e non solo immortalarle in foto ricordo. Letta questa recensione ho proseguito la lettura del libro con uno sguardo diverso, ma resta il fatto che l’ho odiato profondamente.

Il recensore citato dice che questo libro non è adatto a chi cerca un “panegirico romanticista sull’Africa”. Io non cercavo sicuramente niente del genere, solo un resoconto onesto su un viaggio in un paese di cui non so niente. Un resoconto che poteva certo farmi vedere il brutto del paese, poiché ce n’è, ma che facesse anche vedere cosa invece c’è di bello. Invece, lo ripeto, questo è solo un resoconto di Aldo Busi su Aldo Busi.