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Il libro di Emma

Marie-Célie Agnant, Il libro di Emma (tit. originale Le livre d’Emma), Edizioni Spartaco, Santa Maria Capua Vetere 2007. Traduzione di Paola Ghinelli. 124 pagine, 13 euro.

Emma è rinchiusa in un manicomio criminale con l’accusa di aver ucciso sua figlia. Flore viene chiamata a fare da interprete, ma il suo è un ruolo diverso da quello che ricopre di solito, in quanto in questo caso Emma conosce perfettamente il francese, ma si rifiuta di parlarlo. Emma viene da un’isola caraibica di cui non viene mai fatto il nome ma che è chiaramente Haiti. All’inizio è diffidente, ma poi finisce per aprirsi con la sua interprete e per raccontarle una storia, che non è la sua propriamente, ma quella della sua gente. Emma parla delle sue antenate, della sua antenata Kilima, una bantu che è stata portata nell’isola come schiava, di sua nonna Rosa, di sua madre Fifie. Di sua figlia, quella figlia che ha ucciso, Emma non parla praticamente mai.

Il filo conduttore di tutta questa storia lo scopriamo solo alla fine, nell’ultimo capitolo, ma non mi pare che possa bastare. Voglio dire, il libro rimane quasi fino alla fine un romanzo di cui non si capisce dove voglia andare a parare, ben scritto senz’altro, ma pieno dei monologhi di Emma e senza una vera storia che li inquadri. Sì, Emma è rinchiusa in manicomio per aver ucciso la figlia; sì, Flore fa da interprete per il dottor MacLeod, ma la storia esterna in cui è racchiusa la storia di Emma non è sviluppata. Forse è voluto, ma a me non è piaciuto molto.

* Marie-Célie Agnant (in francese).
* Il libro sul sito dell’editore italiano.

Questa recensione partecipa alla sfida delle letterature altre ed è pubblicata anche nel relativo blog.

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