Archivio dell'autore: Marina

Leonardo Sciascia, La scomparsa di Majorana

Leonardo Sciascia, La scomparsa di Majorana, Einaudi, Torino 1985.

I morti si trovano, sono i vivi che possono scomparire.

Terzo libro che leggo di Sciascia, forse quello che mi è piaciuto di più finora. Sciascia è chiaramente un autore superbo, scrive in maniera impeccabile ed è capace di trasformare un’indagine basata su documenti e voci in una specie di romanzo giallo, che però è tanto di più. Un’opera di letteratura potente, forse così potremmo chiamarla, in modo semplice ma, direi, corretto.

Penso che tutti, o comunque moltissimi, sappiano la storia della vita e della scomparsa di Ettore Majorana, fisico siciliano nato nel 1906 e di cui si perdono completamente le tracce nel 1938. Se non ne conoscete la storia potete leggerla su Wikipedia.

Brevemente: Majorana è considerato un genio della fisica, precocissimo, riservatissimo al limite della misantropia, timorosissimo del contatto e della comunicazione con gli altri. Forse per questa sua estrema riservatezza e per questo suo paralizzante timore nei confronti della comunicazione, Majorana sviluppa molte idee rivoluzionarie e in anticipo sui tempi, scrivendole su pacchetti di sigarette che poi getta nella spazzatura. Un uomo estremamente schivo, ai limiti della nevrosi, tanto che alla sua scomparsa si parlò anche di esaurimento nervoso.

Nel 1938 Majorana scompare senza lasciare traccia: ha scritto due biglietti in cui parlava più o meno esplicitamente di suicidio, salvo poi ritrattare e dire che stava tornando, ma non è più tornato. «Prediligeva Shakespeare e Pirandello», scrive Sciascia in epigrafe al libro, citando una frase scritta da Edoardo Amaldi nella biografia di Majorana. E sì, senz’altro, perché se Majorana ha messo egli stesso in atto la sua scomparsa (e non è stato invece “fatto scomparire”, come pure si è detto), si è senza ombra di dubbio ispirato al Fu Mattia Pascal.

Le ipotesi sulla scomparsa di Majorana sono state nel corso del tempo tantissime, potete leggerle, brevemente riassunte, in questo articolo del Corriere. Sciascia decide di dire la sua in questo libro, esaminando documenti e ricordi di chi ha conosciuto l’illustre fisico. E giunge a una sua conclusione, che è quella che Majorana si sia ritirato in convento per sfuggire a una realtà terribile che lui aveva capito prima di tutti: la possibilità della bomba atomica. Un’ipotesi, quella di Sciascia, non meno verosimile di tante altre che sono state avanzate, anzi forse più verosimile di tante altre (vogliamo davvero credere che sia diventato un barbone in Sicilia?).

Il libro, come dicevo, è scritto in maniera superba, e meriterebbe la lettura anche solo per questo, pure se non siete interessati alla storia (che comunque io ho trovato di estremo interesse). Si legge in un soffio, sono 77 pagine intensissime, più, nella mia versione, una postfazione di Lea Ritter Santini che porta la mia edizione ad appena 101 pagine. Ve lo consiglio caldamente.

Nota a margine: ora ho capito da dove ha davvero preso l’ispirazione Andrea Camilleri per il suo bellissimo La scomparsa di Patò.

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Hisham Matar, In the Country of Men (Libia)

Hisham Matar, In the Country of Men, Penguin Books, London 2007.

Hisham Matar è nato nel 1970 a New York, dove il padre lavorava alle Nazioni Unite per conto della Libia. Quando l’autore ha tre anni, la famiglia ritorna in Libia, paese da cui è costretta a fuggire nel 1979 in quanto il padre è membro di un’organizzazione contraria al regime di Gheddafi. La famiglia fugge in Egitto, al Cairo, e in seguito, nel 1986, Hisham Matar si trasferisce a Londra per completare gli studi.

Alla fine del libro c’è una brevissima intervista dove, tra le altre cose, all’autore viene chiesto quanto ci sia di autobiografico in questo romanzo (pubblicato in italiano da Einaudi con il titolo Nessuno al mondo). L’autore risponde che si cerca sempre di trovare qualcosa di autobiografico nei romanzi, ma che il suo è soltanto un’opera di finzione. Di fatto, sebbene vi siano dei parallelismi tra la vita dell’autore e quella del protagonista di questo romanzo, Suleiman detto Slooma, la loro vicenda resta diversa.

Suleiman vive a Tripoli con i genitori. Il padre fa il rappresentante e viaggia molto spesso all’estero. In quelle occasioni la madre è a casa “malata” e deve prendere la sua “medicina” dall’odore particolare, venduta sottobanco dal panettiere. Ed è quando la madre è “malata” che racconta al figlio la storia della sua vita, salvo poi dimenticarsene quando sta meglio. Un giorno però, Suleiman crede il padre in viaggio d’affari, ma lo vede nella piazza dei Martiri con indosso degli occhiali da sole, entrare in un edificio. Quale sarà il motivo di questa bugia? Un’avventura sentimentale? O qualcosa di molto più grave?

Nessuno al mondo è il romanzo della vita di Suleiman e della sua famiglia, ma anche il romanzo della resistenza al regime di Gheddafi in Libia. Viene narrato dal punto di vista di Suleiman, nove anni, che racconta in prima persona. Vediamo tutto ciò che avviene dagli occhi di questo bambino che dimostra una stupidità ai limiti del ridicolo, che spesso sfocia in vera e propria cattiveria gratuita. Un personaggio a mio parere antipaticissimo, che tra l’altro mi è sembrato poco verosimile: in fondo ha nove anni, non è proprio così piccolo, e davvero un bambino a quell’età può essere così ingenuo? E oltretutto così cattivo? Per carità, sulla cattiveri dei bambini (alcuni bambini) si potrebbe scrivere un trattato, ma Suleiman non mi sembra credibile.

Altre cose sono poco credibili (non leggete oltre se non volete spoiler!!), come il rinnovato amore della madre per quel marito che era stata costretta a sposare a quattordici anni senza averlo mai visto prima. Comprensibilmente, la donna odia il marito per tutto il romanzo, salvo poi scoprirsene innamorata e fisicamente attratta quando viene rilasciato dai suoi carcerieri e torturatori e torna a casa massacrato dalle torture. Verosimile? Non direi.

Nonostante questo il romanzo mi è piaciuto, sebbene io non l’abbia trovato così bello come mi sarei aspettata leggendo alcune recensioni. Si parla della resistenza al regime di Gheddafi, ma vedendo il tutto dagli occhi di un bambino di nove anni: per cui capiamo cosa succeda in Libia, pur non avendo modo di approfondire. Comunque è molto interessante vedere come si svolgesse la vita quotidiana delle famiglie a quell’epoca. È un libro che consiglierei, nonostante i punti deboli che ho elencato.

Volker Weidermann, Das Buch der verbrannten Bücher

Volker Weidermann, Das Buch der verbrannten Bücher, btb, München 2009.

Questo libro, il cui titolo italiano sarebbe “Il libro dei libri bruciati”, purtroppo non è stato mai tradotto in italiano né in alcuna altra lingua. Forse si è ritenuto che non fosse interessante per un pubblico di lingua non tedesca, dato che l’autore ha deciso di concentrarsi esclusivamente sugli autori di lingua tedesca per motivi che vedremo, ma io credo che le case editrici italiane ed estere abbiano sbagliato in questo senso, perché la storia dei libri bruciati dai nazisti interessa tutti, non solo i tedeschi.

Il libro, scritto dal giornalista Volker Weidermann, raccoglie i 131 autori presenti nella lista originaria in cui furono elencati i libri da bruciare. Tutto questo in sole 253 pagine, quindi per forza di cose è stringato, ma credo che sia giusto così, perché in caso contrario sarebbe stato un po’ noioso e, forse, interessante solo per gli studiosi, a quel punto.

Il più famoso rogo dei libri ad opera dei nazisti fu quello del 10 maggio 1933 quando, in molte città universitarie della Germania (e soprattutto a Berlino), poco dopo la mezzanotte vennero dati alle fiamme i libri di questi 131 autori, che erano stati raccolti in una lista stilata dal bibliotecario Wolfgang Herrmann. Quasi tutti di lingua tedesca, soltanto pochi russi, americani, e di altre nazionalità, sebbene il governo del Reich dichiarasse a gran voce, per ingraziarsi le forze straniere, di non aver bruciato alcun libro di autori stranieri.

Il rogo dei libri non fu organizzato, come si crede, da uomini del partito o nomi importanti del Reich, bensì dall’organizzazione degli studenti tedeschi, la Deutsche Studentenschaft. Naturalmente i nazisti non poterono che essere felici di questa iniziativa, ma non furono loro a dare l’ordine iniziale.

Weidermann ci racconta aneddoti, vita, carriera letteraria, libri di questi autori, ridando così nuova vita agli scrittori in questione. Come dicevo, pur toccando brevemente anche gli autori stranieri, parla quasi esclusivamente di quelli di lingua tedesca, perché furono questi ad essere più fortemente colpiti dai roghi, in quanto per loro significò la perdita di pubblico, della patria, spesso anche della vita.

Moltissimi di questi autori sono stati ormai dimenticati: in alcuni casi, ci dice l’autore, per assenza di meriti letterari e di vero talento, in altri casi perché il nazismo ha vinto su di loro, riuscendo a farli dimenticare completamente. Come disse Stefan Zweig, nessuno alzò la voce di fronte a questi auto da fé, nessuno, e in seguito la paura fece più dei roghi stessi. Altri scrittori invece li conosciamo e amiamo tuttora: pensiamo a Stefan Zweig, Joseph Roth, Kurt Tucholsky, Erich Maria Remarque, e altri ancora. Tuttavia, non molti, se si pensa a quanti fossero presenti nella lista, 131.

Il libro di Weidermann è di grande interesse storico, ma anche letterario, nel senso che fa conoscere al lettore dei libri di cui molto probabilmente ignorava fino ad allora l’esistenza, e fa nascere in esso la voglia di leggere questi libri, di non dimenticarli, di scoprire per quale motivo fossero così invisi ai nazisti. Le ragioni principali dell’odio nazista nei confronti degli scrittori erano la loro appartenenza al popolo ebraico, il loro pacifismo (per questo i nazisti odiarono così tanto un romanzo fortemente anti-guerra come Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich Maria Remarque), la loro appartenenza politica, e così via.

A mio parere un libro molto interessante e importante e, come dicevo, un vero peccato che sia fruibile soltanto per le persone che conoscono il tedesco.

Gavin Francis, True North. Travels in Arctic Europe

Gavin Francis, True North. Travels in Arctic Europe, Birlinn Limited, Edinburgh 2011.

Questo libro, purtroppo non tradotto in italiano, è stato pubblicato per la prima volta in Scozia nel 2008, ed è il resoconto del viaggio che Gavin Francis ha fatto nella zona artica dell’Europa. Di Francis in Italia è stato pubblicato il libro Avventure nell’essere umano.

Gavin Francis è un medico scozzese che, lavorando in Africa, decide di non poterne più dei Tropici e inizia a pensare a un ipotetico viaggio nell’Artico. Questo viaggio diventerà ben presto realtà, e lo condurrà nelle Shetland, nelle Fær Øer, in Islanda, in Groenlandia, alle Svalbard e in Lapponia. Francis si sposta in aereo o, quando possibile, in nave da una nazione all’altra, mentre all’interno delle singole nazioni preferisce spostarsi facendo l’autostop, perlopiù.

Francis ha letto molte storie di autori, dell’antichità o moderni, che hanno viaggiato nell’Artico europeo, da Pitea a Karel Čapek, passando per Linneo e San Brendano. Ha letto anche molte saghe, soprattutto islandesi, come ad esempio la Egils saga. Il suo intento è seguire le tracce di questi autori, visitando i luoghi da essi visitati, e tenendo sempre a mente le saghe. Naturalmente il viaggio di Francis è più libero di così, nel senso che non si limita a seguire pedissequamente le orme degli autori del passato, ma compie anche dei giri per conto suo.

La narrazione dei viaggi di Francis si alterna nel testo alle narrazioni di questi autori e alle saghe, di cui l’autore ci dà un riassunto in più parti. Veniamo dunque a sapere come questi autori hanno “scoperto” queste terre, come vi sono arrivati, cosa hanno visto, e parallelamente scopriamo cosa ha visto Francis, chi ha conosciuto, cosa ha fatto. Le descrizioni storiche si alternano così a quelle di viaggio, naturalistiche, sociologiche, ambientaliste, umane.

All’autore queste terre sono entrate nel cuore, perciò è molto interessato alla loro sorte e, di conseguenza, all’impatto che il cambiamento climatico ha su di esse. Ci informa ad esempio che si stima che nel 2080, fra solo poco più di sessant’anni, in estate non ci sarà ghiaccio nell’Artico: una prospettiva inquietante a dir poco.

Allo stesso tempo ci narra scene di vita quotidiana in queste zone, come ad esempio il fatto che alle Svalbard in tutti i luoghi chiusi (case, negozi, chiese, ecc.) sia necessario togliersi le scarpe all’ingresso e riporle in un’apposita scarpiera situata vicino alla rastrelliera per i fucili. Fucili che devono sempre essere portati con sé per pericolo di incontrare gli orsi polari. Oppure ci parla della vita quotidiana dei Sami, ad esempio quelli che vivono al confine fra nazioni (Norvegia, Svezia, Finlandia, Russia, le quattro nazioni che ospitano questa popolazione nella sua terra, la Lapponia) e vanno a lavorare in uno Stato diverso. Un po’ incomprensibile per una persona che viene da un’isola come la Gran Bretagna, ma per noi sono semplicemente frontalieri.

Ancora, l’autore ci parla delle conseguenze della modernizzazione in posti tradizionalmente “selvaggi” dal punto di vista naturalistico: per esempio, ci dice che la costruzione di strade e tunnel nelle Fær Øer, lungi dal favorirne lo sviluppo, ha portato a una fuga della popolazione da queste isole. Oppure ci racconta come la costruzione di condomini e la “danesizzazione” fatta dai danesi in Groenlandia sia stata un disastro per la popolazione locale.

Ci parla degli innumerevoli uccelli presenti nelle Fær Øer e nelle Shetland, uccelli di cui io non ho capito nulla perché non conosco i nomi italiani, figuriamoci quelli inglesi. Ma ci racconta anche del luogo in Groenlandia dove c’è un ufficio addetto a rispondere alle lettere scritte dai bambini di tutto il mondo a Babbo Natale, ma anche del “vero” villaggio di Babbo Natale a Rovaniemi, nella Lapponia finlandese.

Il tutto è corredato da bellissime foto, che purtroppo in ebook sono molto ma molto meno belle (anche perché su un normale Kindle sono in bianco e nero), ma che per fortuna si possono trovare sul sito dell’autore.

Consigliato se vi piacciono i libri di viaggio e in particolare se vi interessa la zona dell’Artico.

Appunti di lettura

Solo una breve comunicazione di servizio: se vi interessa sapere cosa mi ha colpito dei libri che ho letto o sto leggendo (brani, citazioni, passaggi interessanti) potete andare a sbirciare il mio nuovo, piccolo blog, Gli appunti di lettura di Sonnenbarke. Per adesso c’è ben poco, ma crescerà col tempo, non temete.