André Aciman, Ultima notte ad Alessandria

André Aciman, Out of Egypt, Riverhead Books, 1996. Pubblicazione originale 1980.

**Libro pubblicato in italiano da Guanda nel 2009 con il titolo Ultima notte ad Alessandria, tradotto da Valeria Bastia.**

Premetto che non ho (ancora) letto il libro più famoso di André Aciman, Chiamami col tuo nome. Nonostante ciò ho voluto leggere questo suo libro di memorie, dopo aver letto alcune recensioni su Goodreads che mi avevano fatto pensare a un’altra autobiografia che ho molto amato, La lingua salvata di Elias Canetti.

In effetti, le due autobiografie presentano dei paralleli, dovuti principalmente al fatto che entrambi gli autori sono ebrei sefarditi.

Pensavo che la famiglia che Canetti descrive nel primo volume della sua autobiografia fosse unica nel suo genere, ma mi devo ricredere leggendo questo libro.

Gli ebrei sefarditi furono cacciati dalla Spagna nel 1492 e solo dopo quasi quattro secoli il loro paese di origine sancì il diritto alla libertà religiosa, consentendo così il loro ritorno. Nel frattempo però i sefarditi si erano spostati e insediati in vari luoghi soprattutto nel bacino del Mediterraneo. Gli avi di Aciman si erano stabiliti a Costantinopoli, ma successivamente si trasferirono ad Alessandria. Lo scrittore è dunque nato e cresciuto in Egitto, paese che abbandonerà definitivamente all’età di 14 anni, nel 1965, a causa delle “sottili pressioni” esercitate dal regime di Nasser.

In questo libro Aciman narra la sua infanzia e pre-adolescenza in Egitto e la storia della sua incredibile famiglia. L’autore ci accompagna solo fino alla cacciata dall’Egitto, fermandosi subito prima della partenza della famiglia. Perciò tutto il libro si svolge in Egitto, ad Alessandria.

La famiglia di Aciman, come quella di Canetti, è variopinta e variegata. Il primo personaggio che Aciman ci fa incontrare è lo zio Vili, un convinto fascista che però finirà per lavorare come spia per il governo britannico. Conosciamo poi tutto il resto della famiglia: le nonne (la Principessa e la Santa), le zie e gli zii, il padre e la madre. La vera protagonista di questo libro è la famiglia, in un certo senso André Aciman rimane un po’ sullo sfondo: ci parla sì delle sue disastrose esperienze scolastiche, ma pare quasi farlo solo per poter meglio illustrare le reazioni della famiglia ai suoi fallimenti scolastici.

È anche difficile sottolineare singoli episodi o personaggi in questo libro che è quasi cacofonico, ma in senso buono. Lo zio Vili il fascista donnaiolo, la madre sorda tanto apprezzata dalla suocera solo finché era una semplice vicina di casa e poi considerata un’handicappata in seguito al fidanzamento con il suo bravo figliolo. Ma ogni componente della famiglia è un mondo in sé e la loro vita appare un tripudio di colore, per così dire. Non mancano inoltre, fra i personaggi, i servi della famiglia, a partire dal fedele Abdou per arrivare alla sfortunata Latifa.

Un mondo di suoni, colori, sapori, lingue. La lingua degli ebrei sefarditi è il ladino, da non confondersi con il ladino parlato nel Tirolo; ma la famiglia Aciman parla un misto di francese, ladino e italiano, con un potente odio per l’arabo e una quasi nulla conoscenza dell’ebraico, se si esclude lo zio Nessim. Pensiamo solo che per gran parte della sua infanzia il piccolo André è convinto di essere un cittadino francese, tuttavia frequenterà scuole inglesi sia ad Alessandria che in seguito, a Roma e a New York.

Questo come dicevo non c’è nel libro, ma la famiglia Aciman si stabilisce nel 1969 a New York e successivamente André ottiene la cittadinanza americana e avvia la sua carriera di scrittore e grande studioso di Marcel Proust. La scrittura di Aciman (che scrive in inglese) è meravigliosa e perfetta per rendere le particolarità della sua famiglia. Non vedo l’ora di leggere altri suoi libri, il suo stile è eccellente.

4 pensieri su “André Aciman, Ultima notte ad Alessandria

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