Considerazioni inattuali

È da un paio di settimane che sto pensando di scrivere un post con alcune considerazioni sul mondo dei blog e della condivisione letteraria, poi alla fine oggi è scoppiata la polemica intorno a un articolo del Giornale (che non vi linko perché ne sono pieni i social media, lo troverete facilmente da voi) che, certo nel modo aggressivo tipico del quotidiano in questione, parlava del mondo delle book influencer su Instagram. Sì ok, la polemica è nata anche dal fatto che i book influencer non sono tutti donne, ma in questa sede a me non importa tantissimo.

Le mie considerazioni vertevano più che altro sulla necessità o anche l’utilità di tenere un blog di libri nel 2020.

Questo blog è nato a dicembre 2005, quindi ormai quattordici anni fa: all’epoca i blog andavano tantissimo di moda, ce n’erano parecchi, e di questi molti parlavano di libri. Però non eravamo ancora così tanti da essere in competizione fra noi, e molti di noi finivano per conoscersi e stimarsi e soprattutto leggersi approfonditamente l’un l’altro. Ho conosciuto così molte persone che avevano cose interessanti da dire e in alcuni casi (anche se pochi) siamo ancora sporadicamente in contatto. C’è chi ha proseguito nel mondo editoriale, chi fa tutt’altro, chi è diventato scrittore, eccetera eccetera. Quelli che hanno mantenuto i blog penso che si contino sulle dita di una mano, seppure ce ne sono.

Ora, per l’appunto, è l’epoca non più dei blog (o dei forum! vogliamo fare un minuto di silenzio per i forum!), ma dei social media, e se prima c’era Facebook (che per carità, c’è ancora), ora tutti sono passati a Instagram, da cui appunto i/le book influencer.

Io mi sono fatta un account Instagram esclusivamente per vedere le foto di gatti, oltre che per vedere i profili di alcuni clienti che per me è utile poter studiare. Poi le foto dei gatti le guardo su Facebook e i profili dei clienti li ho già studiati, sicché da quando ho creato l’account penso di esserci entrata forse due volte e comunque no, state tranquilli, non ho fatto neanche un post.

Da quello che vedo, e non è esclusiva di Instagram ma è un fenomeno diffuso anche su Facebook e persino nei blog che sono stati creati in tempi più recenti, l’ultima moda sono le foto delle copertine accanto al cappuccino e al dolcetto. Le prime due o tre che vedi sono carine, alla quarta viene il diabete, almeno a me. Come diceva tempo fa un amico, che poi è uno di quelli che aveva il blog ai tempi d’oro, ora chi parla di libri si limita a fare la fotina e a scrivere seppure due parole. Buon per loro eh, ma a me non è che interessi particolarmente questo tipo di comunicazione, poi comunque hanno molto seguito quindi è evidente che sono ormai vecchia io per quanto riguarda i gusti e le idee. E va benissimo così, credetemi.

Io ho sempre parlato dei libri che leggo e che scelgo per piacere personale e non perché sono l’ultimo bestseller del momento o perché me li ha mandati la casa editrice per fargli la recensione che poi in realtà è pubblicità. Molti anni fa anch’io a volte ricevevo libri dalle case editrici, ma all’epoca gli addetti stampa si prendevano il tempo di studiare i blog e mandavano i loro libri a persone che potessero apprezzarli, insomma libri vicini ai gusti del recensore. Poi hanno cominciato gli autori a mandare i propri libri, e a quel punto figuriamoci se queste persone vanesie si prendevano il tempo di capire se il proprio libro potesse o meno incontrare i gusti del potenziale recensore. Con le dovute eccezioni, naturalmente.

Detto questo, confesso che, come avrete potuto vedere, tenere un blog mi sta stufando. Perché il più delle volte non ho voglia di mettermi ad analizzare, recensire, fare commenti elaborati e interessanti. Ho pensato anche di smettere del tutto, ma alla fine non avrebbe tutto questo senso, è più sensato scrivere quando ne avverto il desiderio, senza ansia da prestazione.

In conclusione, vi confesso che un formato che sto trovando assai più congeniale, e che a mio avviso è utilizzato soprattutto da quelle persone a cui veramente piace leggere e non fare pubblicità o foto carine (poi è frequentato anche da quelli, ma ho notato che sono incostanti), è Goodreads. Lì ci si può limitare a commentare i libri senza la pretesa o il dovere di sviscerarli o davvero recensirli. I commenti brevi sono consentiti, anzi a me pare che quelli lunghi non siano neanche tanto apprezzati dai più. Inoltre, Goodreads ha avuto il merito di riunire in sé due formati ormai antiquati: il blog (i suddetti commenti) e il forum (attraverso i più moderni gruppi). E quindi, se davvero volete sapere cosa sto leggendo e vi va di seguire i miei percorsi di lettura, venite di là, che secondo me è pure più divertente. Chi ama(va) il mio giro del mondo coi libri potrebbe magari essere interessato al mio gruppo Libri dal mondo.

Vi saluto, torno a lavorare e vi lascio ai vostri tè letterari.

8 pensieri su “Considerazioni inattuali

  1. Se l’articolo a cui ti riferisci è quello di Massimiliano Parente devo dirti che lo condivido e l’ho applaudito a piene mani. Influencer: professione del nulla. L’ho provato, Instagram, per un bel po’ ma se non fai parte del circuito beota sei tagliato fuori. Non parli di libri, li usi per salire sul palcoscenico. Tutto assai svilente.
    Però anche su GoodReads ho trovato persone che sono più interessate all’accumulo compulsivo di pagine lette/libri letti che all’interagire circa le letture e ciò che esse ti portano. Diciamo che è un mondo che, chi più chi meno, sta diventando troppo social e sempre meno utile.

  2. Ciao Lu! Sì, l’articolo è quello, e sono d’accordo che l’influencer sia, come dici, la “professione del nulla”. Così come concordo che molte persone, specie su Instagram ma non solo, usino i libri come qualsiasi altro prodotto che possa servire per salire su un palcoscenico.

    È vero che su Goodreads ci sono molte (troppe) persone più attente all’accumulo compulsivo, un po’ come se fosse una gara a chi legge di più, però in generale devo dire che ancora ci trovo interessanti possibilità di scambio. Credo che dipenda molto da come lo si usa, che gruppi e persone si frequentano, e così via.

  3. Tengo il mio blog dal 2003 credo, e anche io ogni tanto mi stanco, soprattutto perché non si creano più rapporti come all’inizio. Ma se poi lo chiudo, mi sembra di non leggere davvero 😮

  4. Sporadicamente ma con tanta stima! Sai che appena ho letto dell’ennesima polemica sul nulla ho subito pensato che ne avevamo parlato millemila giorni fa? Ricordi, quando lavoravo per Laurana arrivai a proporre di vendere direttamente “copertine di libri per foto”.
    Coi blog fummo pionieri, ma come ogni cosa ci sarà una selezione naturale. Quante tazzine si potranno mai abbinare alle copertine? Il lavoro che hai fatto in questi anni è stato prezioso. L’ho sempre letto con immenso piacere.

  5. Tonino, la stima è assolutamente reciproca! Ricordo benissimo la nostra conversazione sui bookstagrammers o come cavolo si chiamano. Infatti l’amico che cito sei tu 🙂

    Ti ringrazio tantissimo per i complimenti, per me è una soddisfazione immensa sapere che ci sono persone che leggono con piacere quello che scrivo.

  6. Sottoscrivo tutto, ma proprio tutto. Sarà perché ormai son vecchia anch’io.
    Da più di due anni coordino un gruppo di lettura in biblioteca e qualche giorno fa mi ha fatto molto riflettere l’osservazione di un’amica, grande lettrice, ormai molto social e poco blogger. Faceva la seguente considerazione: in un gruppo di lettura non si possono proporre autori morti. Sennò, a parte il tuo gruppo, in rete chi vuoi che ti segua?

    Infatti, per il mese di febbraio ho scelto Il maestro e Margherita, il cui autore è abbastanza morto. Pazienza. Ne parlerò con una quindicina di persone in carne ed ossa e sopravviveremo lo stesso, io e la Rete.

  7. Barbara, beh, dipende anche dal target. Non vedo perché in rete non si debba essere seguiti se si parla di un autore morto. Certo, se ti rivolgi a una fascia di lettori “deboli”, magari giovani o adolescenti, è possibile/probabile trovare maggiore seguito parlando di un autore vivo. Ma se ci si rivolge a un pubblico di lettori “forti”, non vedo perché un autore morto (del calibro di Bulgakov, tra l’altro!) debba avere meno seguito.

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