Franz Kafka, America – 1927

Franz Kafka, America (tit. originale Amerika), Newton Compton, Roma 1991. Traduzione dal tedesco di Mirella Ulivieri.

Questo romanzo è stato scritto da Kafka tra il 1911 e il 1914 e mai più ripreso in mano prima della sua morte. Rimasto dunque incompiuto, è stato pubblicato nel 1927, dopo la morte dell’autore. Il meno famoso tra i romanzi di Kafka, è infatti l’ultimo che mi mancava da leggere per completare la lettura di tutte le opere del grande praghese.

Noto in tedesco anche come Der Verschollene, “lo scomparso”, racconta la storia di Karl Rossmann, un ragazzo di neppure sedici anni che è stato sedotto (violentato, diremmo meglio) da una donna di servizio della sua famiglia e quindi esiliato in America dai genitori. La donna, che avrebbe potuto essere sua madre in quanto a età, è infatti rimasta incinta, onta delle onte per una rispettabile famiglia borghese.

Il romanzo inizia al porto di New York, dove la nave con cui Karl ha fatto la traversata oceanica è appena arrivata. Per meglio dire, il romanzo inizia ancora a bordo della nave, dove Karl, già pronto a scendere con la sua valigia, si mette alla ricerca dell’ombrello dimenticato in cabina. Inizia qui la sua avventura americana e le sue disavventure, che lo porteranno dalla casa del ricco zio alle strade di New York dove è costretto a cercare lavoro.

Kafka stesso disse che voleva scrivere un «romanzo dickensiano», i critici citano Charlie Chaplin: tutto vero, ma soprattutto questo è un autentico romanzo kafkiano. Qualcuno dice che sia un romanzo più vivace rispetto agli altri scritti di Kafka, forse perfino più leggero, ma alla fine della lettura mi chiedo come qualcuno possa pensare una cosa del genere. Il romanzo è sì rocambolesco, in un certo senso, perché segue le vicende (dis)avventurose di Karl, ma è profondamente angosciante in quanto Karl vede distruggersi tutto davanti a sé. Così come profondamente angoscianti sono le descrizioni a cui Kafka ci ha abituato. Le situazioni “kafkiane” sono molte: penso all’avventura di Karl nelle cucine dell’Hotel Occidental, al suo lavoro nello stesso hotel, alla descrizione di alcuni lati della vita come servo di Brunelda.

Inoltre, angosciante è la rappresentazione che Kafka dà dei rapporti di Karl con gli altri, in particolar modo con le donne. Violentato inizialmente dalla donna di servizio (perché dalla descrizione data non si può proprio dire che sia stato “sedotto”), viene poi trattato con grande violenza e malizia da Klara, per poi finire nelle grinfie di Brunelda e Delamarche. L’aspetto sessuale è costantemente insinuato, mai esplicitamente eccetto che nel caso della violenza subita, ma in ogni caso la tensione sessuale è presente in quasi tutto il romanzo. Ed è sempre intrecciata alla violenza.

Alla fine del libro sono inseriti alcuni frammenti che Kafka ha lasciato ma che tuttavia non servono a completare il romanzo. Tuttavia nel leggere Kafka siamo abituati all’incompiutezza e ce ne dobbiamo fare una ragione.

A parer mio si tratta di un grande romanzo di un autore immenso; un romanzo non meno grande di tante altre sue opere più conosciute. Meriterebbe senz’altro di avere più lettori.

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