Paolo Zambon, Inseguendo le ombre dei colibrì

Paolo Zambon, Inseguendo le ombre dei colibrì, Alpine Studio, Lecco 2017.

Paolo Zambon è un programmatore informatico italiano che vive in Canada, a Vancouver. Ha intrapreso vari viaggi in tutti i continenti in sella al suo scooter e questo è il diario del suo viaggio dagli Stati Uniti al Messico e in tutta l’America Centrale insieme alla sua compagna Lindsay.

A settembre 2014 Paolo e Lindsay si mettono in viaggio: prima saranno accompagnati in furgone alla frontiera col Messico e da qui si metteranno in viaggio per otto mesi in sella allo scooter.

Zambon dedica una grossa fetta della sua cronaca di viaggio al Messico, in cui ha trascorso tre mesi, e passa poi a narrare delle sue avventure in Guatemala ed El Salvador, lasciando purtroppo fuori dal suo resoconto gli altri paesi dell’America Centrale attraversati. È vero che se li avesse inclusi il libro sarebbe diventato davvero troppo lungo, dato che risulta già abbastanza prolisso con le sue 322 pagine. Tuttavia resta un peccato che le avventure di Paolo e Lindsay negli altri paesi siano state escluse, ma chissà che non se ne possa parlare in un prossimo libro.

L’autore dimostra di essersi documentato approfonditamente prima del suo viaggio, che dunque è sì un’avventura, ma un’avventura informata, lontana dal turismo di massa, si tratta piuttosto di un vero viaggio di immersione nella cultura dei luoghi visitati. Zambon narra infatti, accanto alla bellezza dei luoghi visitati e agli interessanti incontri fatti, anche la storia remota e soprattutto recente di questi paesi. Certo, non è un libro di storia e tantomeno ambisce a esserlo, ma dona comunque al lettore una cornice in cui inserire il viaggio di cui sta leggendo.

Per cui seguiamo Paolo e Lindsay in luoghi bellissimi ma difficili, che molto spesso sono purtroppo dominati dai narcos e dalla criminalità. Se devo fare un appunto all’autore è proprio quello di incentrare molto il suo racconto su criminalità e narcos, tanto che a volte la bellezza paesaggistica, storica e culturale sembra passare in secondo piano. Tuttavia, vista la mia totale ignoranza della situazione dell’America Centrale, è possibile che in questi paesi la criminalità sia talmente radicata da non rendere possibile un altro tipo di narrazione. Purtroppo devo ammettere di non saperne molto, anzi.

Nel loro viaggio Paolo e Lindsay incontrano personaggi davvero speciali e vengono a conoscenza di storie molto spesso commoventi, ad esempio di persone che hanno cercato di entrare illegalmente negli Stati Uniti (a questo proposito ho trovato davvero toccante l’incontro finale), o persone che facevano parte delle gang e si sono pentite. Un caleidoscopio di personaggi, vicende, storie e immagini che rende potente questo diario di viaggio.

Un altro appunto tuttavia riguarda il fatto che il libro soffre della mancanza di un correttore di bozze professionale, che si sente chiaramente durante tutta la lettura: molti i refusi e gli errori di punteggiatura, con qualche vero e proprio errore grammaticale qua e là. Un peccato.

Infine, una nota di merito per la casa editrice Alpine Studio, che non conoscevo e che mi è piaciuta molto: si dedica principalmente ai libri sulla montagna e alla letteratura di viaggio e ha in catalogo dei titoli davvero interessanti. Da tenere d’occhio.

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