Israel J. Singer, I fratelli Ashkenazi

Israel J. Singer, I fratelli Ashkenazi (tit. originale Di brider Ashkenazi), Newton Compton, Roma 2015. Traduzione dallo yiddish di Bianca Francese e David Sacerdoti.

Se ci si approcciasse a questo libro senza saperne niente e leggendo solo il titolo si potrebbe pensare che sia la storia di due fratelli, tutt’al più una saga familiare. Naturalmente il romanzo è anche questo, ma è anche incredibilmente di più: la storia di una famiglia, sì, ma anche la storia degli ebrei di Polonia, la storia della città di Łódź, la storia dell’industria tessile polacca e di Łódź in particolare, la storia delle rivolte operaie… Questo libro è un’epopea, non un semplice romanzo. 615 pagine, ma se fossero state il doppio le avrei lette con altrettanto piacere. Mi è dispiaciuto molto separarmi da questi personaggi e da tutte queste storie, e non è una cosa che mi succede spesso.

Facciamo però un passo indietro per una piccola premessa che spieghi, a chi non lo conosce, chi è l’autore. Israel Joshua Singer è il fratello del più famoso Isaac Bashevis Singer: quest’ultimo è noto per aver ricevuto il premio Nobel per la Letteratura nel 1978. Premesso che non ho ancora letto niente del più famoso Isaac, e che questo è il primo romanzo che leggo di Israel, devo dire che fatico a credere alla minore importanza letteraria del fratello Israel. Naturalmente è rischiosissimo fare un’affermazione del genere senza conoscere bene i due autori (o addirittura non conoscendoli affatto, come nel mio caso), ed è anche e soprattutto molto avventato. Tuttavia quello che voglio dire è che I fratelli Ashkenazi è un’opera di grande importanza e magnitudine. Naturalmente cercherò di approfondire entrambi questi autori, e poi ne riparleremo, per ora complimenti a Newton Compton per aver ripubblicato i romanzi di Israel J. Singer (in catalogo ha anche Yoshe KalbLa famiglia Karnowski, che sicuramente entrano di diritto nella mia lista dei desideri).

Torniamo però al romanzo. È molto difficile per me parlarne in maniera ordinata, primo perché mi ha entusiasmato così tanto che fatico a organizzare i pensieri in maniera coerente, secondo perché c’è talmente tanto dentro questo romanzo che ci vorrebbe una tesi di 200 pagine per parlarne degnamente. Quindi perdonatemi, sarò breve e un po’ sconsclusionata.

Łódź è una piccola cittadina nel prologo, poco più che un villaggio. Ma vedremo che con gli anni crescerà tanto da diventare una delle più importanti città della Polonia, grazie alla sua fiorente industria tessile. Reb Abraham Hirsh è un uomo molto devoto ma poco attento alla moglie, perché più preso dalla devozione che interessato agli affetti familiari. Finalmente la moglie mette al mondo non uno ma due maschi, i gemelli Jacob Bunim e Simcha Meyer, ovvero i famosi fratelli Ashkenazi del titolo. Simcha Meyer, nonostante sia quello che nasce prima (cinque minuti appena), è il più piccolo dei due, e tale resterà per tutta la vita, mentre Jacob Bunim sarà il bello, l’affascinante dei due. Il rabbino aveva profetizzato a Reb Abraham Hirsh che i suoi figli sarebbero stati ricchi, ma non devoti, e questo fa soffrire molto il religiosissimo padre. Tuttavia Simcha Meyer mostra una propensione per gli studi del Talmud e spicca per la sua devozione ed erudizione, almeno da bambino e ragazzo. Jacob Bunim sembra più un sempliciotto, dotato di minore intelligenza, sebbene avvenente. Ma la profezia del rabbino si rivelerà veritiera.

Inutile che io vi stia a dire cosa succede nel romanzo, anche perché la cosa più bella sarebbe  che voi lo scopriste da soli leggendolo. Sappiate soltanto che entrambi i fratelli si inseriranno prepotentemente nell’industria tessile di Łódź e avranno grande successo, seppure in modo molto diverso. Non potrebbero infatti esistere due persone più diverse dei due gemelli.

Tuttavia, come dicevo, Singer segue anche moltissimi altri personaggi tratteggiando altre storie che prese tutte assieme fanno la Storia, quella con la S maiuscola. Quindi ci sono i primi sommovimenti operai sfocianti poi nella rivoluzione, c’è la storia degli innumerevoli pogrom subiti dagli ebrei di Polonia (verso la fine c’è il racconto del pogrom di Leopoli, e sono fra le pagine più belle e agghiaccianti dell’intero libro), c’è il racconto della prima guerra mondiale.

Altri due personaggi importanti sono Tevyeh “il mondo non sta mica finendo” e Nissan, figlio di Reb Noske “l’insegnante”. Operai (il secondo dopo essere stato cacciato di casa dal pio Reb Noske), i due sono fra i principali capi della rivolta operaia e hanno un ruolo di spicco all’interno del romanzo.

Poi si parla di tante altre cose, sebbene non siano fra i temi assolutamente principali: c’è pure violenza, non solo quella della guerra e dei pogrom ma anche quella domestica, c’è prostituzione per fame, ci sono tutti i mille orrori che purtroppo esistono ma di fronte a cui altri autori avrebbero chiuso gli occhi. In questo l’ho trovato un romanzo molto moderno, che non arretra di fronte a nessun piccolo o grande orrore, che non si tira indietro, che fa vedere la realtà così com’è.

Inoltre, se pensiamo che è stato pubblicato nel 1936, dunque prima della seconda guerra mondiale, è un libro tanto più agghiacciante perché ci fa vedere chiaramente che la sorte degli ebrei d’Europa era già scritta, dato che più volte vari personaggi (polacchi) parlano della “sorte che attende gli ebrei”, ovvero la morte e la distruzione totale. Fa venire i brividi tanto è storicamente accurato.

L’anno è cominciato da poco più di un mese, ma finora è il libro più bello di quest’anno, e lo consiglio caldamente a tutti. Non vi accorgerete neppure che siano 615 pagine. Stupendo, e grazie all’amica Nazzarena per avermelo consigliato.

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2 pensieri su “Israel J. Singer, I fratelli Ashkenazi

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