Roald Amundsen, The South Pole

Roald Amundsen, The South Pole. An Account of the Norwegian Antarctic Expedition in the “Fram,” 1910 — 1912 (tit. originale Sydpolen. Den norske sydpolsfærd med Fram 1910 – 1912), pubblico dominio. Traduzione dal norvegese di A. G. Chater.

A quanto ne so questo libro non è stato tradotto in italiano, ma la traduzione inglese è scaricabile gratuitamente da Project Gutenberg, in quanto di pubblico dominio. Purtroppo l’ebook è fatto parecchio male, soprattutto verso la fine, con errori di battitura e frasi che si ripetono e si interrompono a metà. Cosa che, devo dire, è la prima volta che mi succede con gli ebook di Project Gutenberg, che di solito sono ben fatti. Inoltre, in questo caso si avverte la mancanza delle illustrazioni, soprattutto nella parte finale dove a queste illustrazioni, presenti nell’originale, si fa costante riferimento.

Si tratta del resoconto, scritto dall’esploratore norvegese Roald Amundsen, della sua spedizione in Antartide a bordo della nave Fram. Amundsen, insieme ai suoi compagni, fu il primo ad arrivare al Polo Sud. Prima di lui Shackleton era riuscito ad arrivare a 88° S, a soli 180 km dal Polo, ma fu costretto a tornare indietro.

La storia di questa impresa è assai particolare. Amundsen aveva previsto e organizzato una spedizione per conquistare il Polo Nord, ma Robert Peary vi arrivò (nel 1909) prima che Amundsen potesse salpare. Ufficialmente la spedizione di Amundsen avrebbe dovuto essere esplorativa, perciò sarebbe potuto partire ugualmente, ma è evidente che all’esploratore stava più a cuore battere il record che l’esplorazione scientifica. Così decise di dirigersi verso il Polo Sud, ma lo fece in gran segretezza, tanto che non solo il pubblico, ma perfino i membri dell’equipaggio, ad eccezione del capitano della Fram, non sapevano che la direzione fosse quella. Solo una volta fatta tappa a Madeira Amundsen rivelò la vera direzione della propria spedizione. 

Il viaggio ebbe luogo dal 1910 al 1912 e fu concluso con successo. Non fu privo di base scientifica, infatti gli ultimi capitoli del libro danno la parola a vari esperti che parlano delle scoperte meteorologiche, oceanografiche, geologiche ecc. fatte dagli esploratori in Antartide e nell’Oceano Atlantico. Vale a dire che gli ultimi capitoli sono piuttosto pesanti, nonché incomprensibili per le persone non addette ai lavori, ma il resto del libro è interessantissimo. Ciò non toglie però che la lettura proceda lenta, perché a tratti un po’ pesante nonostante il grande interesse.

Amundsen racconta dettagliatamente la preparazione del viaggio, il viaggio sulla Fram, l’arrivo in Antartide, la conquista del Polo Sud. Tanto dettagliatamente che il cartaceo conta 500 pagine. Nonostante la verbosità, il viaggio di Amundsen riveste un grande interesse per chiunque sia interessato alle esplorazioni, all’Antartide o più in generale alle regioni polari.

La cosa che più mi ha colpito è che, arrivati al Polo Sud, Amundsen e i suoi compagni non provano l’emozione che si sarebbero aspettati di provare. Naturalmente sono fieri dell’impresa compiuta, ma dopotutto il Polo Sud non è diverso dal resto dell’Antartide… Ma soprattutto mi ha colpito il fatto che Amundsen si sente, ed è, letteralmente dall’altra parte del mondo rispetto a quello che era il suo sogno. L’esploratore sognava infatti, e da sempre, di essere il primo ad arrivare al Polo Nord, ed eccolo ora invece al Polo Sud! Sebbene sia certamente orgoglioso di questo suo successo, l’amarezza si sente comunque nelle sue parole, anche se cerca di mascherarla.

La storia dei preparativi è decisamente noiosa e sembra più un ringraziamento pubblicitario ai suoi sponsor. La storia del viaggio in nave nell’oceano non è entusiasmante, ma racconta dettagli della vita sulla Fram che sono curiosi da leggere, come ad esempio cosa mangiavano a bordo, come si comportavano, come osservavano le feste comandate. Certamente però, e inevitabilmente, la parte più interessante è quella che compone il nucleo del libro, ovvero la storia della permanenza in Antartide e della conquista del Polo Sud. Amundsen e i suoi compagni trascorrono l’inverno in quella che chiamaranno Framheim, che sarà dunque la loro base per tutta la stagione, e in cui parte della compagnia trascorrerà un intero anno, dato che non tutti parteciperanno alla spedizione fino al Polo.

La spedizione in terra antartica non è certo priva di pericoli, anzi i tantissimi incontri con i molti spaventosi crepacci fanno venire i brividi, ma Amundsen e compagnia, a quanto dice lui, affrontavano tutto con il sorriso sulle labbra e la loro voglia costante di ridere, scherzare e soprattutto andare avanti è davvero piacevole da leggere. Ho il sospetto che nella realtà le cose siano andate un po’ diversamente: immagino che non siano mancati sconforto, paura e perfino terrore di fronte a tutte le avversità e i pericoli. Naturalmente l’autore tende a romanzare un po’ l’avventura e a mostrarla tutta sotto una luce rosea che difficilmente può corrispondere a verità. Tuttavia ciò non rende il libro meno interessante.

Qui trovate una breve pagina su Roald Amundsen e nel sito troverete altre informazioni sugli altri esploratori polari. Invece se conoscete l’inglese, oltre a consigliarvi di leggere questo bel libro, vi raccomando questo sito interamente dedicato al Polo Sud, dove c’è un’ottima e dettagliata pagina sull’esploratore Roald Amundsen.

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