Klaus Mann, La svolta

Klaus Mann, Der Wendepunkt, Rowohlt, Reinbek bei Hamburg 1993.

Questo libro, l’autobiografia di Klaus Mann, è stato pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1942 e originariamente scritto in inglese. L’edizione tedesca è stata riveduta e ampliata dallo stesso autore e, anziché fermarsi al 1942, arriva fino al 1945. Pubblicata in Germania dopo la morte dell’autore, approda in Italia grazie al Saggiatore con il titolo La svolta. Ignoro se l’edizione italiana sia stata tradotta dall’inglese o dal tedesco, ma vedo online che conta appena 463 pagine contro le 738 dell’edizione tedesca, il che mi fa pensare che sia stata tradotta dalla versione inglese, la quale ha ben 300 pagine in meno rispetto alla tedesca.

Klaus Mann, figlio secondogenito di Thomas Mann, è nato nel 1906 e morto suicida nel 1949. Ha vissuto moltissimi anni negli Stati Uniti, auto-esiliatosi subito dopo l’avvento al potere di Hitler. Il Reich gli tolse la cittadinanza tedesca e fu per un po’ apolide, per poi ricevere la cittadinanza dall’allora Repubblica Ceca e acquisire in seguito la cittadinanza americana, da lui molto desiderata.

Klaus ha sempre avuto un rapporto molto stretto con la sorella Erika, di appena un anno maggiore, tanto che spesso si presentavano come gemelli. Molto si è scritto di Klaus Mann: che sarebbe stato il “figlio fallito” di Thomas Mann, che sarebbe stato in conflitto con il padre a causa della propria omosessualità dichiarata, che non ci sarebbe stato alcun punto di svolta nella sua vita… Tutto questo, a parer mio, perde d’importanza di fronte alla portata artistica e di documento storico e biografico di questa autobiografia, scritta quando l’autore non aveva ancora 40 anni. Del resto non vi è praticamente traccia di queste (oserei dire morbose) questioni nel libro di Klaus Mann, per cui non vedo perché dovrei stare a trattarle qui, anche perché se proprio vi interessano troverete un sacco di articoli in proposito.

Come scrive il nipote Frido Mann nella postfazione, questa autobiografia si può dividere in tre parti che affrontano tre tematiche principali: l’infanzia e il rapporto con la sua famosa famiglia, la carriera di scrittore e infine l’impegno politico e militare contro il Terzo Reich.

La prima parte dedicata all’infanzia e all’adolescenza è scritta in un registro ironico piacevolissimo da leggere. Klaus parla del rapporto con i genitori, con i nonni materni e paterni, con i suoi cinque fra fratelli e sorelle, con i suoi compagni di scuola e amici. Naturalmente per il lettore riveste o può rivestire particolare interesse la parte che riguarda il padre, il famoso premio Nobel Thomas Mann. E tuttavia non è questo rapporto il tema principale dell’autobiografia, e se vi interessa la storia della famiglia Mann dovrete cercare altrove. Klaus parla con molto affetto dei suoi familiari e ci racconta che loro bambini avevano un soprannome per ciascuno, per esempio il padre era “il Mago”. Racconta diversi aneddoti della storia di famiglia e delle sue prime amicizie, racconta soprattutto il clima che si respirava in casa e fuori, che sostanzialmente era un clima come dicevo affettuoso, seppure non idilliaco, naturalmente.

Crescendo, Klaus conosce innumerevoli persone comuni e innumerevoli personalità della cultura del tempo. Alla fine del libro c’è un indice analitico con tutti i personaggi menzionati, e vi dico solo che è lungo 7 pagine scritte fitte. La maggior parte dei nomi sono famosi o famosissimi, ma sono talmente tanti che sarebbe davvero inutile fare degli esempi. Pensate solo alle personalità della letteratura, del teatro, della politica, della musica di quell’epoca: Klaus conosceva tutti o quasi, naturalmente soprattutto in ambito di lingua tedesca, ma non solo. Infatti Klaus ed Erika viaggiarono molto da ragazzi, facendo anche un giro intorno al mondo, e conobbero così importanti personalità anche di altri paesi, ad esempio francesi e americani. Erika stessa si sposò in seconde nozze con il famoso poeta W. H. Auden, un matrimonio di comodo per entrambi affinché la donna potesse ottenere la cittadinanza britannica dopo essere stata privata di quella tedesca.

Klaus parla dunque dei suoi rapporti con scrittori, attori e altri personaggi della cultura e della politica, con molti dei quali intreccia veri rapporti di amicizia. Al contempo ci parla della sua nascente carriera di scrittore all’ombra dell’ingombrante nome del padre, da cui la paura di essere pubblicato solo per il suo cognome, mentre invece pian piano cominciano a emergere i veri talenti letterari del giovane autore. Klaus ha scritto innumerevoli libri oltre a questa autobiografia, ma ai più risulta ad oggi sconosciuto, soprattutto in Italia. Nella postfazione invece Frido Mann ci dice che all’inizio degli anni Ottanta si ebbe in Germania un vero e proprio boom, una tardiva riscoperta di Klaus Mann come scrittore, dopo essere stato ignorato in patria per tutto il dopoguerra. Una personalità troppo scomoda nella Germania post-nazista? Chiaramente antifascista ma mai comunista, Klaus era tuttavia malvisto nei circoli culturali della Germania del dopoguerra, ragion per cui non vide mai un singolo romanzo pubblicato in patria dopo la guerra e morì praticamente dimenticato in patria. Questo almeno ci dice Frido Mann nella postfazione.

All’avvento del nazismo, inizialmente Klaus sottovaluta le potenzialità pericolose di Hitler, che un giorno vede in un caffè, seduto proprio accanto a lui, e che descrive come «un ometto antipatico, ma certamente innocuo». Tuttavia poco tempo dopo sarà tra i primi a capire la pericolosità di Hitler e della sua politica, tanto che già nei primi anni Trenta scriverà che, se non si fosse fermato subito Hitler, nel giro di un paio d’anni il prezzo sarebbe stato altissimo, sarebbe costato milioni di vite umane. Profetico, o forse solo una persona che riusciva a vedere oltre.

Nel 1942-43 Klaus cerca di entrare nell’esercito americano e infine ci riuscirà, seppure con difficoltà e con tempi lunghi. Gli verrà conferita la cittadinanza americana e finalmente potrà arruolarsi e andare a combattere in Europa, dove passa molto tempo in Italia, Francia e Germania, partecipando alla liberazione. Klaus sembra quasi risorgere una volta entrato nell’esercito: ce ne accorgiamo particolarmente bene perché gli ultimi due capitoli, quelli aggiunti nell’edizione tedesca, sono composti da diari e lettere. Prima di entrare nell’esercito Klaus parla spessissimo di «desiderio di morte», in seguito sembra una persona nuova, forse perché, come dice Frido Mann nella postfazione, è riuscito a trovare una sua dimensione all’interno di un ambiente sociale, anziché essere costantemente solo (pur se circondato di amici) come lo era stato prima e come lo sarà dopo.

Di morte e soprattutto di suicidio si parla tantissimo in questo libro: moltissimi saranno i parenti e gli amici morti per suicidio, e Klaus stesso si suiciderà nel 1949 dopo un tentativo fallito appena pochi mesi prima. I suicidi degli amici lasciano Klaus completamente sconvolto, tuttavia in parte li comprende perché lui stesso ha sempre sentito questo richiamo della morte, seppure non sempre con la stessa intensità. In particolare Klaus si trova di fronte a innumerevoli suicidi durante il periodo del nazismo, perché molti non riuscirono a sopportare l’esilio, trovandosi senza patria: avevano perso la vecchia patria e non riuscivano a fare del nuovo posto in cui vivevano una nuova patria. Per non parlare del fatto che molti artisti tedeschi furono costretti al silenzio dal regime e inevitabilmente condannati all’oblio.

Per concludere posso dire che questa autobiografia riveste un interesse particolare, e secondo me non soltanto per chi conosca Klaus Mann come scrittore (io stessa non lo conoscevo affatto, e mi sono imbattuta in questo libro solo grazie a un mercatino dell’usato quando vivevo in Lussemburgo), e non solo per chi ami Thomas Mann (dato che come ho sottolineato questo libro solo parzialmente e brevemente parla davvero del padre). Questo libro, secondo me, può risultare interessante per chiunque sia interessato a conoscere la storia sociale e artistica del periodo tra le due guerre, e in particolar modo per chi sia interessato alla lettura di un libro molto ben scritto e affascinante sia per i temi affrontati che per lo stile. Dunque, mi sento di consigliare caldamente la lettura dell’autobiografia di Klaus Mann a chiunque rientri in queste categorie. Non credo che ve ne pentirete.

Annunci

2 pensieri su “Klaus Mann, La svolta

  1. Pingback: Gli appunti di lettura di Sonnenbarke

  2. Pingback: Klaus Mann, Mephisto | Sonnenbarke

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.