Walter de la Mare, La donna in miniatura – 1921

Walter de la Mare, Memoirs of a Midget, pubblico dominio.

Questo romanzo, il cui titolo sarebbe letteralmente traducibile come “Memorie di una nana”, è stato pubblicato in Italia da Alet come La donna in miniatura. Sconsiglio di leggere la presentazione della versione italiana perché, almeno quella presente su Goodreads, è del tutto fuorviante.

Questo romanzo è costituito dalle memorie di una donna piccolissima (trovo il titolo italiano molto azzeccato), la signorina M., di cui non sapremo mai il nome ma soltanto l’iniziale. In queste memorie la signorina M. racconta della sua infanzia e giovinezza, fino ai 21 anni, ovvero la maggiore età a quell’epoca.

Veniamo a sapere che la signorina M. rimane orfana piuttosto presto, perché i genitori muoiono a poca distanza di tempo l’una dall’altro. La ragazza ha pochi soldi di rendita perché il padre ha sperperato tutto, ma questa piccola rendita le consente di andare a vivere con la signora Bowater in un altro paesino del Kent, non lontano da dove è nata e cresciuta. La signora Bowater si affeziona tantissimo alla signorina M., la tratta quasi come se fosse un membro della famiglia, e questo affetto è ricambiato. La signora Bowater ha una figlia, Fanny, che non vive con lei ma va a trovarla durante le feste. Fanny è una ragazza bellissima, intelligente, e la signorina M. se ne innamora perdutamente, non ricambiata. Poco dopo la signorina M. conoscerà un ragazzo più o meno delle sue stesse dimensioni, il quale a sua volta si innamorerà perdutamente di lei, non ricambiato dato che la ragazza non fa che pensare a Fanny.

Le due ragazze sembrano diventare amiche, ma Fanny è tanto bella quanto capricciosa e, una volta tornata a casa sua, non scriverà quasi mai alla signorina M. se non per chiederle dei soldi, che la ragazza, innamoratissima, non può negarle, anche a costo di rimanere in ristrettezze. La signorina M. diventa amica anche del ragazzo, il quale non cesserà di amarla di un amore sincero per tutto il romanzo.

A un certo punto la signorina M. finisce a Londra, dove una conoscente della signora Bowater, la signora Monnerie, decide di portarla con sé – non per gentilezza, si scoprirà in seguito, ma come pezzo da collezione.

Le vicissitudini della signorina M. non sono finite qui, fino a giungere a un finale che mi è piaciuto molto più del resto del libro in quanto sembra dare un senso a tutto ciò che c’è stato prima.

La particolarità della signorina M. è che si tratta appunto di una “donna in miniatura”, come dice il titolo italiana: non è affetta da deformazioni, è in tutto e per tutto una bella ragazza, solo che è minuscola, tanto che i bambini a volte pensano che sia una bambola e la reclamano per sé. Naturalmente non tutti i bambini avranno questa reazione, ci saranno anche quelli che le correranno dietro prendendola pesantemente in giro.

La vita della signorina M. sembra felice, ma non lo è davvero: sia per il suo amore sfortunato e non ricambiato, sia perché viene spesso trattata con sufficienza dalla maggior parte delle persone, anche se non da tutte. Non arriva davvero a essere considerata un fenomeno da baraccone (seppure alla fine questo sarà destinato a cambiare…), ma è comunque considerata alla stregua di un oggetto tanto carino. Addirittura, quando pensano che non senta, i suoi ospiti si spingono fino a dire cose del tipo “ha pensieri praticamente umani”, anche se non sono le parole precise perché non le ricordo esattamente. Di conseguenza la gente si stanca facilmente di lei, quando la novità della “nanetta” carina si esaurisce nel giro di qualche tempo.

Penso che nel 1921, quando questo libro è stato pubblicato per la prima volta, il romanzo sia stato visto come molto innovativo, perché i “nani” erano ancora visti come fenomeni da baraccone, e pensiamo solo come potesse essere accolta una nana lesbica! Tuttavia non posso dire niente perché non conosco la storia della pubblicazione e della ricezione di quest’opera. Sono solo mie supposizioni.

Di fatto il libro, parlando della vita della signorina M., parla dell’essere diversi, dell’amore, del rifiuto sociale e amoroso, del valore dell’amicizia. I contenuti interessanti e “profondi” quindi non mancano. Resta però il fatto che ho trovato questo romanzo inutilmente lungo (sono 432 pagine nella versione italiana, un po’ meno in quella inglese) e, di conseguenza, spesso noiosetto. È piacevole da leggere, la vita della signorina M. è interessante e altrettanto lo sono i temi affrontati, ma l’ho trovata una lettura da prendere a piccole dosi per non rischiare di addormentarmi. Forse l’avrei apprezzato maggiormente se fosse stato meno lungo. In conclusione, ben lontano dall’essere un capolavoro, è comunque una lettura piacevole e diversa.

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