Golan Haji, L’autunno, qui, è magico e immenso (Siria)

Golan Haji, L’autunno, qui, è magico e immenso (tit. originale al-Kharīf, hunà, sāḥr wa kabīr), il Sirente, Fagnano Alto 2013. Traduzione dall’arabo di Patrizia Zanelli.

Attratta dal titolo meraviglioso, qualche anno fa ho comprato questo libro alla fiera Più libri più liberi, ma non lo avevo ancora letto. Diciamo subito che il titolo è la parte più bella del libro.

Questo libro è una raccolta di diciotto poesie con testo a fronte in arabo. Un libro molto elegante, il mio primo incontro con la casa editrice abruzzese il Sirente, che pubblica soprattutto, ma non solo, testi dedicati al mondo arabo e libri di autori di lingua araba. Un progetto molto interessante che vorrei approfondire leggendo altri libri dell’editore.

Golan Haji è un poeta curdo siriano, nato nel 1977 ad Amouda nel nord della Siria, da cui è fuggito nel 2011. La sua lingua madre è il curdo ma scrive in arabo. Oltre che poeta è traduttore e di professione fa il patologo.

Le sue poesie sono belle, ma piene di quel vero e proprio linguaggio poetico ricco di metafore e figure retoriche che a me personalmente rende un po’ noiosa la lettura. Direte, è naturale che le poesie siano scritte in un linguaggio poetico, e avete senz’altro ragione, ma il problema è che da molti anni leggo pochissima poesia, per averne letta troppa in passato e non sempre volontariamente. Perciò oggi lo confesso: a me la poesia risulta ostica, e certamente tale l’ho trovata in questo caso. Penso che piacerà ai poeti o a quelli che di poesia si intendono, ma se la poesia non è il vostro pane quotidiano potreste fare fatica, proprio come me.

Come avrete notato questa non è una recensione, solo un brevissimo commento al libro, perché come sempre io mi ritengo incapace di recensire la poesia, tranne alcune rarissime eccezioni. Farò dunque parlare la poesia stessa, con un estratto da “Un soldato in casa di cura”:

Gli ho chiesto tregua mentre mi invadevano
per tapparmi la bocca con le cinture di cuoio,
sicché l’urlo m’è tornato in gola
distruggendo quel che mi restava da dire.
Mi svegliano le braccia anchilosate,
per quanto ci avevo dormito sopra,
e vedo tutti quelli che mi fissavano, poc’anzi.
L’aria viene lacerata,
come la mia bocca, ma non sento niente.
Fisso un punto nel bianco sporco,
che poi si trasforma in un occhio che mi fissa,
e ovunque mi guardi mi vedo moltiplicare.
Gli sguardi mi divorano,
mentre di me non rimane
che una pelle così sottile che,
se solo la sfiorassi, sparirei.
Io sono il pane degli invisibili.
Quanto mi terrorizzano gli occhi degli atterriti!
Ogni spavento ne spaventa un altro.

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2 pensieri su “Golan Haji, L’autunno, qui, è magico e immenso (Siria)

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