Daphne du Maurier, Rebecca

Daphne du Maurier, Rebecca, Pocket Books, New York 1943.

Questo libro, tradotto in italiano come Rebecca la prima moglie, è stato originariamente pubblicato nel 1938.

Non conoscevo Daphne du Maurier, se non di fama, ma quando ho visto che su Bookmooch era disponibile questo libro, ho deciso di richiederlo e non potevo fare scelta migliore. Mi incuriosiva questa autrice, e il primo approccio è stato assolutamente positivo, tanto che voglio di sicuro leggere altri suoi libri.

Il romanzo è molto noto, ma lo riassumerò brevemente per chi non lo conosce: la protagonista, che è anche la narratrice ed è senza nome (sappiamo solo che ha un nome molto particolare), inizia dalla fine. Lei e suo marito si trovano in una camera d’albergo e lei ha appena sognato di essere tornata a Manderley. Ci dice subito che questo è impossibile perché Manderley non c’è più ma, man mano che si prosegue la lettura e che Manderley diventa punto focale del romanzo, si tende a dimenticare questa premessa, perché Manderley è così viva che sembra impossibile che essa non esista più. Pian piano la narratrice ci racconta la storia di Manderley, che è anche e prima di tutto la storia sua, di suo marito e soprattutto di Rebecca, la prima moglie del signor de Winter. Rebecca è la vera protagonista di questo libro, pur essendo morta ormai da un anno. È morta in un incidente in barca, e il marito è devastato dal dolore. Lui e la narratrice, che diventerà la sua seconda moglie, si conoscono a Montecarlo e ritornano poi a Manderley una volta sposati.

Rebecca, dicevo, è la vera protagonista. Rebecca è ovunque: negli sguardi del signor de Winter, nei commenti del personale di servizio di Manderley, nelle allusioni dei nuovi conoscenti della seconda signora de Winter, e soprattutto nella testa di quest’ultima, la narratrice, che ne è letteralmente ossessionata. Rebecca era talmente tanto amata da tutti quanti che nessuno riesce a dimenticarla, ma il signor de Winter ha invece deciso di rimuovere completamente dalla propria memoria i tempi passati assieme, perché quello che non si ricorda non può fare male. Qualsiasi allusione a Rebecca è proibita in sua presenza, non se ne può neppure pronunciare il nome. È dunque naturale che la seconda signora de Winter, una donna giovanissima e molto insicura, finisca per essere ossessionata da Rebecca. Il signor de Winter è molto più vecchio di lei, una ventina d’anni almeno, se non di più, è ricco, è attraente, è tutto quello che una ragazza potrebbe desiderare, e la narratrice non riesce a capire perché dovrebbe volere proprio lei, così insignificante e per giunta anche povera, di una classe sociale inferiore.

La narratrice non riesce a smettere di pensare a Rebecca, e c’è da dire che coloro che la circondano non fanno che nutrire questa sua ossessione, marito compreso: infatti, la sua totale e ostinata reticenza non possono che convincere la seconda moglie che lui sia ancora innamorato di Rebecca.

L’atmosfera del romanzo è cupa e pesante, a ogni istante si teme che stia per succedere qualcosa, quasi si crede che Rebecca possa essere un fantasma che infesta Manderley (e in un certo senso lo è, anche se non tecnicamente). È un romanzo gotico della migliore tradizione. Ma è anche una storia d’amore, oltre che la storia di un’ossessione. Una storia d’amore mai banale. La seconda signora de Winter è una persona insicura, triste sebbene sia portata all’allegria, ma soprattutto, lo ripeto ancora una volta, davvero molto insicura. La narrazione rispecchia questa sua insicurezza, le frasi sono brevi, secche, proprio come la signora de Winter avrebbe potuto pensarle in quel momento. È una narrazione che guarda al passato con nostalgia ma anche con angoscia, e di questo certo ci accorgiamo, ma spesso non possiamo evitare di dimenticarci che la narratrice ha superato incolume quel periodo e che ci sta raccontando lei stessa la sua storia, ora. È come se rivivessimo insieme a lei quei momenti.

Un libro che mi è piaciuto davvero moltissimo, e che consiglio di cuore, specie se vi piacciono le atmosfere cupe e “gotiche”, le storie di ossessioni, ma anche se non disprezzate l’insicurezza altrui.

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3 pensieri su “Daphne du Maurier, Rebecca

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