Paul Collins, Sixpence House (Galles)

Paul Collins, Sixpence House. Lost in a Town of Books, Bloomsbury, New York 2003.

Questo libro è pubblicato in italiano da Adelphi con il titolo Al paese dei libri.

Avevo molte aspettative su questo libro. Paul Collins, uno scrittore americano che sta per pubblicare il suo primo libro, si trasferisce con la famiglia a Hay-on-Wye, Galles, noto come “il paese dei libri” in quanto conta una quarantina di librerie per poche migliaia di abitanti. Le premesse, dunque, c’erano tutte: che curiosità conoscere le avventure di questa famiglia in un paesino così caratteristico! Un libro sui libri (o almeno, sulle librerie)! Quanta bellezza!

No. Niente di tutto questo.

Per carità, Collins parla moltissimo sia di libri (soprattutto vecchi libri bizzarri e introvabili), sia delle librerie di Hay, sia dei librai di Hay. Questo non si può negare. Ma parla anche moltissimo della sua ricerca di una casa da comprare a Hay e delle differenze tra inglesi e americani. Ecco, a chi può importare di queste due cose? O meglio, un libro umoristico sulle differenze tra inglesi e americani potrebbe anche essere simpatico, ma che me ne importa della ricerca della casa da parte della famiglia Collins? No, sul serio.

Peraltro, le differenze fra inglesi e americani sono viste in modo sì umoristico, ma dopo un po’ irritante. Gli inglesi sono dei piccoli esserini bizzarri che gli americani faticano a comprendere, sia nel bene che nel male. Da notare tra l’altro che Paul Collins è americano fino al midollo, ma i suoi genitori e tutti i suoi parenti sono inglesi. Collins ha anche un passaporto britannico accanto a quello americano, solo per scoprire alla fine del libro che questo è impossibile e tendenzialmente illegale, perché gli Stati Uniti non ammettono la doppia cittadinanza.

Inoltre, una delle cose più interessanti e irritanti è che la famiglia Collins si trasferisce in questo piccolo villaggio gallese con la ferma intenzione di restarci ma, visto che fa fatica a trovare una casa da comprare, decide di tornare a San Francisco?! Ma mi state prendendo in giro? Tornare “a casa” solo perché non si riesce a trovare una casa da acquistare che sia esattamente come la vogliono loro?! Non può essere una cosa seria, davvero.

Il libro inizia bene, continua annoiando e finisce irritando. Insomma, oserei dire, un fallimento su tutta la linea. Non lo boccio totalmente solo perché alcune parti, in cui Collins parla di libri, sono davvero carine e anche divertenti a tratti. Tuttavia non lo consiglio.

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