Tempo di libri… ma non solo

Io sinceramente non avrei voluto scrivere di Tempo di Libri, perché visito poche fiere e raramente ne scrivo, ma questa volta ho pensato di fare un’eccezione per vari motivi.

Volevo farvi vedere una foto del mio consistente bottino, ma sono troppi e li devo ancora sistemare, così dovrete farne a meno.

Alla fiera sono andata il primo giorno, mercoledì 19, perché mi veniva più comodo prendermi tre giorni di “ferie” (quando sei freelance non hai ferie, chi è come me libero professionista lo sa) e inoltre ero allettata dall’idea di andare in un giorno infrasettimanale quando avrei trovato meno caos, perché come forse saprete io odio la folla. Mi dicono però che folla non ne avrei trovata mai, in nessun giorno (speriamo in domani, tuttavia). Se da un lato questo non mi stupisce considerato il basso livello dell’offerta culturale di questa fiera, dall’altro invece, al contrario, mi stupisce assai in quanto si trattava della prima edizione della fiera e io sarei stata (o meglio, sono stata) curiosa di vederla, soprattutto se fossi stata a Milano, per tacere del fatto che mi sono fatta 500 e passa km per andarci, e credo di essere stata l’unica a parte gli espositori a farsi un viaggio del genere.

La fiera l’ho trovata estremamente sotto tono, con pochissima gente tanto che all’ingresso dopo un’ora dall’apertura la signorina non poteva cambiarmi i soldi, giusto per farvi capire. Inoltre mi è sembrata un mercato rionale più che una fiera di rinomanza nazionale e con pretese di essere forse la più importante fiera d’Italia dopo Torino. E credo che il Salone del Libro rimanga tuttora la fiera più importante, grazie al boicottaggio di Milano operato da molti editori. Per carità, gli stand e gli espositori erano tanti, ovviamente con larga presenza dei più grandi gruppi editoriali come Mondadori e GEMS, che personalmente non ho visitato perché i loro libri li trovo in qualsiasi libreria, non ho bisogno di andare alla fiera del libro per comprarli o anche solo vederli. Mi ha colpito (negativamente) anche la massiccia, arrogante e prepotente presenza di promoter aggressivi quali Mondolibri (che mi ha fermato sei volte, le ho contate), Greenpeace, Medici Senza Frontiere, Genio in 21 giorni. Per carità, a parte la prima e l’ultima, Greenpeace e MSF sono ovviamente associazioni meritevolissime, le quali però non ho bisogno di sostenere facendomi abbordare in fiera né per strada. Per non parlare dell’angolo cucina, ma di quello si sapeva.

Fra gli editori che ho scoperto e che mi sono piaciuti tanto voglio citare solo Magenes e Edizioni Santa Caterina. La prima si occupa di mare in tutte le sue sfaccettature e aveva allo stand una ragazza simpaticissima e gentile che mi ha fatto piacere conoscere, seppure di passaggio. Pubblica dunque libri sul turismo marittimo, diari di viaggio/reportage da destinazioni marine, alcuni libri di narrativa legati al mare, testi specialistici di subacquea ecc. Naturalmente non so niente di quest’ultimo tema, ma ho trovato l’offerta della casa editrice interessante e variegata seppure il settore possa apparire molto ristretto. Tanto che da loro ho acquistato ben tre libri. La seconda casa editrice che ho citato, invece, è l’editore del Collegio universitario femminile Santa Caterina da Siena di Pavia e pubblica tra l’altro una bellissima collana legata al Master universitario Professioni e prodotti dell’editoria: i libri, tutto di estremo interesse per gli addetti ai lavori, sono scritti a più mani dagli studenti del master e, come mi è stato detto, bisogna tenere presente che non si tratta (ancora) di professionisti del settore, ma i titoli mi sono sembrati molto interessanti, per esempio quello legato al mestiere di traduttore o quello che parla della professione di editor. Libri che ovviamente ho preso.

Mi ha fatto molto piacere incontrare amici vecchi e nuovi e vedere finalmente dal vivo persone che stimo da un decennio e con cui non avevo mai avuto l’opportunità di parlare di persona. Il mio lavoro di public relations come al solito è stato carente perché, nonostante il mestiere che faccio lo esiga, mi ritengo assai poco portata per questo tipo di approccio al potenziale cliente. Tuttavia ho avuto modo di ottenere preziosi consigli lavorativi che terrò ben a mente.

Un aspetto tanto interessante quanto deprimente della fiera, e quello che di sicuro mi ha colpito maggiormente, è stato l’incontro dedicato alla presentazione di un importante progetto del quale non avevo mai sentito parlare, Un ebook per Amatrice. Vi spiegherò subito perché è stato deprimente, ma prima consentitemi di dire perché è interessante e importante. Si tratta di un progetto realizzato dalla sezione di Gorizia dell’Università degli Studi di Udine e coordinato da due professori che hanno lavorato a stretto contatto con gli studenti, con la collaborazione di Amazon e di Amatrice 2.0. Cosa c’entra Amazon? È semplice: la multinazionale ha donato 20 Kindle alla popolazione di Amatrice, per aiutarla a risollevarsi dagli effetti del terremoto soprattutto dal punto di vista psicologico. Vi sono state analoghe iniziative patrocinate da altre associazioni, come quella che vi ho segnalato della libreria Kindustria. Le trovo tutte iniziative molto meritevoli perché, se è certamente vero che la priorità assoluta è aiutare queste popolazioni a ricostruire le proprie case distrutte dal terremoto, è altrettanto vero che è anche importante provvedere a risollevare psicologicamente queste persone, e io credo che la lettura sia un ottimo mezzo per farlo.

Ma parliamo più in dettaglio del progetto Un ebook per Amatrice. Dicevo che Amazon ha donato 20 Kindle, e questo progetto dell’Università di Udine offre la possibilità di donare un ebook per riempire questi Kindle: magari il proprio libro preferito, oppure semplicemente donare una certa cifra e lasciare che a scegliere l’ebook siano i responsabili del progetto, se non si vuole specificare un libro preciso. Per donare basta visitare questa pagina, e naturalmente prima potete/dovete leggere in dettaglio cosa sia questo progetto. Il progetto prevede anche una serie di incontri in giro per l’Italia, di cui quello di Milano è solo una tappa, per presentare l’iniziativa. Maggiori informazioni si possono reperire sulla loro pagina Facebook. Tra l’altro sono anche stati a Macerata proprio l’altro ieri, ma non sono tornata in tempo per segnalare l’incontro.

Allora vi chiederete perché sia stata una parte deprimente della fiera, dal momento che si tratta di un’iniziativa così lodevole. Beh, è semplice, ed è inutile nascondersi dietro un dito: perché questo incontro è stato disertato in maniera totale e completa, tanto che l’unica persona del pubblico ero io. Non ha certo aiutato il fatto che alla stessa ora vi fosse un incontro con protagonista Roberto Saviano, che pure mi sarebbe piaciuto vedere ma al quale ho preferito questo piccolo evento che per me, essendo originaria delle zone terremotate, riveste un’importanza particolare e mi sta molto a cuore. Ho trovato questa diserzione assolutamente scandalosa e chiaro indice del fatto che le tragedie sono ormai mediatizzate: quando non fanno più notizia, perché passato un tempo considerato sufficientemente “lungo”, la gente se ne disinteressa completamente e preferisce il carisma e il push mediatico di un Saviano che, sebbene io lo stimi e apprezzi moltissimo per il suo impegno, ho pensato di poterlo in ogni caso vedere e leggere su tutti i media in qualsiasi momento.

Trovo la distrazione odierna, la rapida dimenticanza delle tragedie, il disinteresse che solo poco prima era interesse nazionale, di una tristezza infinita. Che poi proprio il giorno dopo questo evento per me così importante sia venuta a sapere della gente che è andata ad Amatrice a farsi le foto con le macerie rende il tutto ancora più tragico. Trovo tutto questo triste, ma forse prima ancora disgustoso. La gente, a mio parere, mostra un interesse morboso nei confronti della tragedia, che appare interesse sincero per i primi giorni successivi alla suddetta tragedia, con gare di SMS solidali e raccolte fondi organizzate sempre a livello mediatico; ma poi si disinteressa con una rapidità tale alla tragedia da divenire drammatica. Sono solo i dettagli inquietanti a fare notizia, è solo il desiderio di essere sempre e comunque “sul pezzo” a interessare la gente comune, tanto che pure a poche settimane dalla tragedia si sono potute trovare numerose persone a dire che ormai la si doveva smettere con questo terremoto.

Io trovo lodevoli iniziative come quella dell’Università di Udine, e degne della massima diffusione (altrimenti non starei qui a parlarvene, ed è in realtà uno dei principali motivi per cui ho deciso di scrivere questo post), ma il totale disinteresse mi ha shockato, sebbene forse avrei dovuto aspettarmelo. Certo, non pensavo che ci sarebbe stata la fila a vedere questo incontro, ma mai neppure mi sarei immaginata di essere l’unica disgraziata a interessarsi dell’argomento.

Comunque, terminata la parte polemica, vorrei passare a dirvi che l’Università di Udine organizza anche una summer school sul terremoto, partendo ovviamente dall’analisi del terremoto avvenuto in Friuli nel 1976. La sede è a Gemona del Friuli e la scuola è aperta a chiunque possegga un diploma di scuola secondaria superiore. Cinque borse di studio sono offerte da Amazon alle persone residenti nel cratere del sisma 2016, perciò vi invito a informarvi perché a mio parere si può trattare di un’iniziativa estremamente interessante. Il focus del 2017 sarà su “Informazione e comunicazione: comunicare l’emergenza, riceverla, trasmetterla”, mentre quello del 2018 su “La scuola: insegnare nelle aree a rischio, riaprire le scuole, responsabilità” e quello del 2019 su “L’esodo: partire o restare, abbandonare o ricostruire”. La summer school si svolgerà dal 24 al 29 luglio. Per ulteriori informazioni vi invito a mettervi in contatto con me via email o su Facebook, non perché io abbia qualcosa a che fare con il progetto, ma perché ho avuto la fortuna di parlare a Milano con il responsabile.

E con questo penso di poter concludere, sperando di avervi lasciato con molti spunti di riflessione, sul piano culturale e non.

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3 pensieri su “Tempo di libri… ma non solo

  1. Marina Autore articolo

    Ciao wwayne! Grazie per il consiglio! Di Stephen King ho letto solo tre libri, e “Buick 8” non è uno di quelli… lo metto subito in wishlist 🙂

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