Irvin D. Yalom, Le lacrime di Nietzsche

Irvin D. Yalom, Le lacrime di Nietzsche (tit. originale When Nietzsche Wept), Neri Pozza, Vicenza 2006. Traduzione di Mario Biondi.

Mi sono imbattuta in questo libro per caso: non lo conoscevo, ma un giorno era in offerta sul Kindle Store e, visto che la trama mi sembrava interessante, ho deciso di prenderlo. Ho fatto la scelta giusta, perché mi è piaciuto molto.

L’autore, Irvin D. Yalom, è un famoso psichiatra e psicoterapeuta americano, che tra l’altro è anche scrittore. Quindi conosce bene la materia di cui scrive, dato che infatti potremmo dire, con una semplificazione quasi inammissibile, che questo è un romanzo sulla psicoterapia.

I protagonisti del libro sono tutti personaggi realmente esistiti, ma si tratta tuttavia di un romanzo che non ha che deboli basi nella realtà storica. Alla fine del libro una nota dell’autore spiega quali fatti siano realmente accaduti e quali invece frutto della sua fantasia. Un appunto, questo dell’autore, molto interessante, per riuscire a capire meglio il senso della storia da lui raccontata.

Siamo nel 1882, inizialmente a Venezia. Joseph Breuer, che fu realmente un famoso medico viennese, si trova in città con la moglie per una vacanza. Riceve un biglietto da Lou Salomé, una giovane russa di 21 anni, che esige di vederlo perché il futuro della filosofia sarebbe in pericolo, in quanto un suo amico, Friedrich Nietzsche, soffrirebbe di disperazione con istinti suicidi; la donna implica che sia preciso compito di Breuer aiutarlo.

Lou Salomé fu una famosa scrittrice e psicanalista di origine russa, famosa per i suoi tanti legami con personaggi importanti dell’epoca, fra cui appunto Nietzsche, ma soprattutto Rilke. Friedrich Nietzsche invece non ha certo bisogno di presentazioni, ma va detto che all’epoca in cui lo incontriamo è un uomo di quasi 40 anni, un filosofo che ha lasciato la carriera accademica e che ha scritto due libri (Umano, troppo umano e La gaia scienza) che praticamente nessuno ha letto. Lui stesso dice che sarà probabilmente famoso soltanto negli anni Duemila.

Lou si rivolge a Breuer in quanto egli aveva sperimentato con una sua paziente, Bertha Pappenheim (nota ai suoi studenti con lo pseudonimo Anna O.), una nuova forma di terapia basata sulla parola: essa, attraverso l’ipnosi, consentiva alla paziente, che soffriva di isteria, di lasciarsi andare e “spazzare il camino”, ovvero buttare fuori tutte le situazioni brutte e spiacevoli che aveva vissuto, in tal modo riuscendo o tentando di rimuovere i suoi sintomi. Bertha Pappenheim, più nota come Anna O., fu realmente una paziente di Breuer, ed è nota al pubblico in quanto proprio su questo caso Sigmund Freud scrisse Studi sull’isteria. Breuer ebbe dunque grande importanza nella nascita della psicoterapia, o meglio della psicanalisi, sebbene si sia dedicato a tale attività soltanto per un breve periodo della propria carriera medica.

Lou vorrebbe dunque che Breuer applicasse questa terapia della parola al caso del suo amico Nietzsche, il quale soffre di gravi sintomi fisici ma anche di istinti suicidi. Il filosofo, però, non deve sapere dell’intervento della giovane, in quanto i due sono in rotta per questioni sentimentali (Nietzsche le aveva chiesto di sposarlo, ma lei rifiutò, proseguendo però l’amicizia con il terzo lato del triangolo, Paul Rée, il che fu vissuto da Nietzsche come un tradimento). Breuer, totalmente affascinato dalla giovane russa, accetta il compito, che si rivelerà più arduo del previsto in quanto Nietzsche rifiuta in tutti i modi di essere curato.

Breuer arriverà poi a comprendere che il filosofo soffre di una gravissima forma di emicrania, e metterà in atto uno strano patto terapeutico che non vi racconto perché è assolutamente essenziale alla storia ed è interessante che il lettore lo scopra da sé.

La storia scorre in maniera molto lineare, almeno fino a un certo punto, e piuttosto verosimile, sempre fino a un certo punto. Vengono citati molti brani e concetti della filosofia nietzschiana, e anche alcune lettere realmente scritte dal filosofo. Sicuramente questo romanzo mi ha fatto venire una grande curiosità di leggere almeno qualche libro di Nietzsche, la cui filosofia conosco solo per via indiretta, ma non per aver letto direttamente i suoi testi.

Come dicevo, si tratta sostanzialmente di un libro sulla psicoterapia, anche se ovviamente riveste enorme importanza la caratterizzazione più o meno fittizia dei grandi personaggi dell’epoca (personaggi di cui fa parte anche un giovane studente di medicina grande amico di Breuer, un certo Sigmund Freud). Ciò che viene tracciato è comunque la storia di come sia nata la terapia della parola, quella che è poi stata trasformata da Freud in psicanalisi e che è diverntata la psicoterapia moderna. Questa nascita è esemplificata da moltissimi racconti di quanto sia effettivamente avvenuto nello studio del dottor Breuer con Bertha Pappenheim/Anna O., e in seguito nel suo rapporto, del tutto fittizio, con Nietzsche (i due non si sono mai incontrati nella realtà). La storia della nascita della psicoterapia è tratteggiata in modo estremamente interessante, specie per chi, come me, abbia un certo interesse nella materia.

È sicuramente un libro che consiglio a chi sia interessato alla psicoterapia, ma anche agli psicoterapeuti stessi, che a mio parere potrebbero trarre godimento da questa storia, ammesso che tengano sempre a mente che si tratta di un romanzo e non di un saggio, né di una biografia. Inoltre è scritto in maniera molto semplice, narra una storia complessa con linguaggio comprensibile a qualunque lettore. Perciò penso che possa essere un romanzo interessante anche per chi non sia necessariamente interessato alla psicoterapia, ma semplicemente alle storie belle e ben scritte.

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