Gamal al-Ghitani, Al di là della città

Gamal al-Ghitani, Al di là della città (tit. originale Shath al-madinah), Edizioni Lavoro, Roma 1999. Traduzione dall’arabo di Barbara Benini.

Questo è un libro salvato dal macero. Edizioni Lavoro è la casa editrice della CISL e, oltre a pubblicare testi su politica, lavoro e società, ha delle collane dove pubblica romanzi e altri libri non legati al mondo del sindacato. Fra cui questa collana, L’altra riva. Le vecchie edizioni dei libri di questa collana sono vendute, tutti gli anni, alla fiera Più Libri Più Liberi di Roma a prezzi scontatissimi perché destinate al macero, o almeno questo è quanto scrivono allo stand della casa editrice. Fatto sta che, se non ricordo male, presi questo libro, senza conoscerlo affatto, a 2 euro. E sono contenta di averlo fatto.

Per buona metà del romanzo non sono riuscita a capire se mi piacesse o meno e, in caso positivo, se mi piacesse molto o così così. È un libro strano. Il protagonista è un anziano professore del Cairo che, a causa della malattia di un collega, viene invitato al suo posto a partecipare alle celebrazioni per i 900 anni dell’università in una città di cui non conosciamo il nome, sappiamo solo che è una città europea. Nemmeno del professore conosciamo il nome. Nessuno dei personaggi di questo romanzo ha nome, eccetto uno, che, si scoprirà poi, probabilmente non è la persona che dice di essere, quindi di fatto il nome è fittizio. Andando avanti nella lettura, tuttavia, ci rendiamo conto che il protagonista non è affatto il professore, ma la città senza nome.

Questa città ha una torre pendente e un’università importantissima, il che ovviamente ci fa subito pensare a Pisa; e tuttavia non si tratta di Pisa, ma di una città non definita posta in uno stato federale dell’Occidente. Abbiamo tanti indizi, ma non sapremo mai realmente la sua identità, né è importante che lo sappiamo. Nella città l’aspetto più importante è la rivalità fra università e comune. Tutto nasce da un problema di fondo: è nata prima l’università o il comune? L’università ha, appunto, 900 anni, ma il comune quanti ne ha realmente? Da questo nasce appunto una rivalità quasi sanguinolenta, non nel senso che porti a fatti di sangue, ma nel senso che è onnicomprensiva e, vedremo, invalidante per chi provi a mettersi contro di essa o cerchi di esplorarla.

Alle vicende del professore si alternano le vicende della città stessa, della quale vengono raccontati molti aneddoti, legati alla torre, ma non solo. Vediamo dopo poco che la simbologia numerologica è importantissima, sebbene non eccessivamente sottolineata: l’autore cerca di passarla quasi sotto traccia, dando degli input messi quasi a caso nel corso del romanzo. È il numero 7 che si ripete in continuazione: sette sono le porte della città, sette le stanze della torre, e così via. Facendo una ricerca in rete scopro che il numero 7 è «simbolo per eccellenza della ricerca mistica, rappresenta ogni forma di scoperta e conoscenza. Con il numero Sette andiamo all’esplorazione delle parti più intrinseche dell’esistenza fino a giungere alla scoperta, non solo del suo scopo, ma anche del suo significato più profondo. Il Sette è considerato il numero della filosofia e dell’analisi, ma anche della solitudine e della completezza» (fonte). Anche Wikipedia ci viene in aiuto, spiegandoci la simbologia del numero 7 nelle varie religioni e credenze popolari.

Nella seconda metà il romanzo si fa più interessante, quando realtà e finzione vengono a intrecciarsi e sovrapporsi in maniera che non capiamo più dove l’una finisca e l’altra inizi. Il romanzo acquista caratteri di magia, quando la città comincia a mutare accartocciandosi su se stessa o semplicemente diversificandosi di minuto in minuto. Ad esempio, in macchina, il professore si volta e vede che la strada dietro di lui è scomparsa, quasi come se si trovasse sul set di un film dove quello che è dietro scompare per lasciare spazio a quello che è davanti. In seguito alcune vie si modificano sotto gli occhi del professore, che a volte non riuscirà più a capire bene dove si trovi, a causa della perdita dei punti di riferimento. Allo stesso modo, le persone hanno un’ambiguità caratteristica: per esempio, la donna che lo porta in giro in macchina si rivelerà non essere mai esistita, mentre come dicevo l’unico personaggio dotato di nome, al-Maghrebi, si rivelerà così sfuggente da non risultare reale – o invece lo è e non viene riconosciuto come tale?

Tutta questa atmosfera di irrealtà culmina nell’incubo peggiore del professore, la cosa che ha sempre temuto fortemente: la perdita del passaporto che, come vedremo ben presto, implica una perdita totale e assoluta dell’identità. Chi è il professore senza passaporto? Come farà a recuperarlo? A chi si deve rivolgere: agli organi del comune o all’università? Come farà a dimostrare la sua identità? Come farà a tornare a casa sua, al Cairo? Come potrà, in ultima analisi, sopravvivere a questa perdità di identità? Il romanzo diventa qui del tutto kafkiano e perciò, secondo i miei gusti, tanto più interessante. Bisogna dire che al-Ghitani compie un ottimo lavoro nel rendere l’angoscia della situazione e allo stesso tempo il suo carattere di ineluttabilità.

Il romanzo appare confuso a causa dei continui salti di narrazione: dal professore alla storia della città ai luoghi agli aneddoti. Tuttavia questa confusione fa per forza di cose parte della realtà/irrealtà di quanto avviene nel romanzo. La domanda che il lettore si pone è: quello che accade sta accadendo veramente o è frutto della fantasia sovreccitata del professore? Siamo nella realtà o in un sogno/incubo? È finzione/narrativa o vita vera? Nonostante l’apparenza confusionaria, che di fatto non è confusionarietà ma vera e propria confusione, ovvero un’incertezza tra realtà e finzione, il romanzo è svolto in maniera magistrale e al-Ghitani si mostra un autore di grande stile e forza narrativa.

Personalmente, se è ancora possibile trovarlo, mi sento di consigliarlo caldamente. Inoltre, dovrò inforarmi sull’eventuale esistenza di altri libri dello stesso autore tradotti in italiano, perché mi sembra che meriti una conoscenza più approfondita.

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3 pensieri su “Gamal al-Ghitani, Al di là della città

  1. Marina Autore articolo

    Molto bello, se per qualche miracolo riesci a trovarlo te lo consiglio. Peccato davvero che certi libri siano difficili da trovare.

  2. Pingback: Gli appunti di lettura di Sonnenbarke

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