I peggiori libri del 2016

Ieri vi ho parlato dei migliori libri del mio 2016, oggi invece vi voglio parlare dei peggiori. È vero, non si spara sulla Croce Rossa, e inoltre un blog, per come lo intendono molti, dovrebbe parlare solo di libri belli senza “gettare fango” su quelli brutti. Ma come sappiamo io non amo fare quello che fanno tutti e ho una certa vena polemica, perciò ecco anche l’elenco dei libri più brutti letti quest’anno. In rigoroso ordine di non gradimento. (E ben sapendo che mi attirerò gli strali di molti fan dei libri in questione).

  1. Christopher Moore, Fool: Moore non mi piace, ma per qualche motivo che mi sfugge continuo a leggere i suoi libri, sarà una compulsione di qualche tipo. L’unico suo libro che mi sia davvero piaciuto è Un lavoro sporco, gli altri oscillano, per me, fra il “carino” e la noia. Questo libro invece non è noioso, è proprio brutto, oscenamente brutto. Nella mia edizione si avverte il lettore, nella quarta di copertina, di non leggere questo libro se non si ama la volgarità ma, avendo comprato il libro online, questa parte mi è sfuggita. Altrimenti me ne sarei tenuta ben alla larga, dato che io la volgarità, soprattutto se gratuita e fine a se stessa, non la sopporto proprio. Il romanzo è una riscrittura in chiave comica (?) del Re Lear, ma non mi ha fatto ridere per niente, mi ha solo irritata per la volgarità del tutto gratuita. So che molti fan di Moore amano questo romanzo, ma per me, se vi posso consigliare, tenetevene alla larga.
  2. William Faulkner, Zanzare: secondo romanzo di Faulkner, suo primo e ultimo che leggo. Lo comprai per caso in una libreria dell’usato tanti anni fa, non sapendo che fosse uno dei suoi meno rappresentativi. Chi ama questo autore mi ha detto che si tratta di un romanzo misconosciuto. Volevo provare Faulkner, ma purtroppo è un errore che, credo, non farò mai più, sebbene io sia stata spronata a dargli un’altra chance con libri più famosi. Brutta copia di Francis Scott Fitzgerald (che invece mi piace molto), questo romanzo segue una serie di ricchi annoiati, artisti e mecenati, in una crociera sul lago. Argomento di cui non percepisco il fascino e personaggi di cui non mi potrebbe importare di meno. È stato uno strazio finirlo. Noia allo stato puro.
  3. Voltaire, Candido o l’ottimismo: me ne rendo conto, questa è una vera e propria bestemmia, ma è l’unico libro che io abbia abbandonato quest’anno. Non lo metto tuttavia in cima alla mia classifica di libri brutti, perché ne riconosco il valore filosofico e letterario. Tuttavia, al povero Candido ne capitavano così tante, e con tanta dovizia di particolari rivoltanti, che non sono proprio riuscita a proseguire nella lettura. È vero, sapevo cosa mi aspettava, ma non ce l’ho comunque fatta.
  4. Alfred Jarry, Ubu: se avete amato questo famosissimo libro spiegatemi, vi prego, il suo significato. Lo volevo leggere da tanto perché amo il teatro e perché questo libro è considerato uno dei capisaldi della letteratura teatrale. Non ci ho capito niente, l’ho trovato noioso, confusionario, assurdo e senza capo né coda. Forse un problema mio.

I veramente brutti sono i primi tre, ma ho voluto aggiungerne anche un quarto. Non bruttissimi, ma comunque non di mio gradimento: Franny e Zooey di J.D. Salinger, Il pozzo della solitudine di Radclyffe Hall, The Experiment di Myrto Azina Chronides (per fortuna non tradotto in italiano), Il padre di mia figlia di Nenad Veličković.

Così così, ma da menzionare in quanto la delusione più cocente nella storia delle delusioni cocenti: Stoner di John Williams.

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