[Incipit] Sofocle, Edipo re – Edipo a Colono – Antigone

Edipo re

La scena è in Tebe, davanti alla reggia di Edipo. Sono visibili altari, e un’effige di Apollo.
Edipo parla ai supplici che gremiscono la soglia del palazzo.

EDIPO
Creature, carne in cui Cadmo antico vive! Che è questo posarvi, inerti, qui da me, nel cerchio delle fronde, simbolo implorante? Tebe è carica di fumi, impasto di preghiere, di singhiozzi. Io sono retto: non da diverse labbra udrò le cose, creature. Vengo io. Eccomi: Edipo leggendario, polo di voi tutti.
(Al sacerdote di Zeus) Vecchio, chiarisci – sei tu la loro lingua, bravo interprete – che v’inchioda in questa posa: ansia, struggimento? Sta’ certo, mi protendo a tutto io, per impulso mio. Sarei ottuso con la sofferenza, a non curvarmi palpitando sulla vostra inerzia.

SACERDOTE
Ah sì! Edipo, che impugni la mia Tebe, tu vedi gli anni nostri, noi aggrappati ai tuoi rialzi sacri: chi con gli inermi ai grandi spazi, ancora, chi con addosso il piombo dell’età. Noi siamo sacerdoti: io appartengo a Zeus. E questi, poi, scelta adolescenza. L’altra folla è irrigidita, sulle piazze. Cerchio di fronde. Olà, tesi all’uno, all’altro santuario della dea, e alla cenere veridica d’Ismeno. Tebe – tu lo vedi – altalena sugli abissi, ormai, non ha forza, soffoca, là sotto! Macabra altalena! È agonia di petali – frutti chiusi – sulle zolle. Agonia di mandrie, bestie sui poderi. Di seme che non vive nelle donne. È il dio arroventato che, piombando, frusta Tebe. È Contagio, nemico sanguinario. Smagrisce il paese di Cadmo: buio Nulla ingrassa di singhiozzi, e lutti.
Non sei all’altezza degli dèi, no, no. Non per questo ci aggrappiamo ai tuoi bracieri, io e i giovani che vedi. Ma noi scorgiamo in te l’eroe, il primo, nelle cadenze della vita, nelle svolte volute dai Potenti. Tu toccasti l’abitato di Cadmo, e subito sperdesti la quota che noi offrivamo alla ferrea, ritmica voce. Tutto senza schiarimenti nostri, proprio, senza scuola: fu mano benevola di dio. Noi diciamo, convinti, che la vita ci ha rimesso in rotta!
Anche oggi, Edipo – volto che per noi sei tutto – siamo qui, ci vedi, folla protesa, a chiederti difese, non importa quali: forse percependo, tu, sovrumane voci, o scienza, da una fonte d’uomo. Ah, lo so bene: vividi successi, anche di semplici consigli, per chi ha sperimentato tutto. Fiore dei viventi, rimetti in rotta Tebe! Curala, da adesso! Senti, questa gente continua a dirti uomo del miracolo, per il caldo slancio tuo d’allora. Ah no, non voglio che i racconti nostri del tuo regno siano di noi rimessi in rotta salda, poi colati a picco. Raddrizza Tebe, fa’ che non barcolli! Fu presagio di festa, quel giorno, e ci ridesti occasione di vivere. Devi ripeterti, oggi. Se sarai capo, ancora, del paese, come adesso domini, meglio dominio popoloso, non svuotato. Non hanno senso scafo, baluardo deserti d’uomini, senza interna vita.

EDIPO
Piango con voi, figli. Conosco, non è incognita per me la febbre che vi spinge qui. E decifra, Edipo, tutto: che malati siete, tutti voi, e con voi nel male, anch’io… no, non c’è là in mezzo a voi malato quanto sono io. Ah sì, la vostra è fitta che aggredisce uno, solo lui, se stesso. Non dilaga. Ma io no. La mia anima è tutta un pianto, per Tebe, per me, per te. Vedi, non siete voi, adesso, a scuotermi da beati sogni. Lacrimo da tanto, ve lo dico; da tanto scorro strade, brancola il cervello.
Ho studiato tutto, io. E so una terapia, nessun’altra. L’ho applicata già. Eccola: Creonte, di Meneceo, il cognato, va su mio comando alle magiche sale di Febo. Deve farsi dire il gesto, o la parola, con cui faccia scudo, io, alla mia gente. Ma già confronto i giorni, calcolo tempi, e m’angoscia l’esito del viaggio: eh sì, mi pare assenza strana, che supera i limiti del tempo. Arriverà, arriverà. E allora sarà colpa mia, solo mia, se non concreterò le scelte, fino in fondo, che dio limpidamente dice.

SACERDOTE
Parola felice, la tua! Proprio ora questa gente m’annuncia il passo di Creonte, che s’accosta.

Sofocle, Edipo re – Edipo a Colono – Antigone (tit. originali Oidipoys Tyrannos – Oidipoys Epi Kolōnōi – Antigonī), Garzanti, Milano 2010 (prima edizione greca 429-425 a.C. – 406 a.C. – 442 a.C.). Traduzione di Ezio Savino.

L’autore su Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Sofocle

Il libro sul sito dell’editore italiano: http://www.garzantilibri.it/default.php?page=visu_libro&CPID=666

La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2014/04/11/sofocle-edipo-re-edipo-a-colono-antigone-grecia/

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